{"id":21419,"date":"2016-02-10T14:37:03","date_gmt":"2016-02-10T13:37:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=21419"},"modified":"2016-02-10T14:41:14","modified_gmt":"2016-02-10T13:41:14","slug":"la-vocazione-e-la-missione-della-famiglia-nella-chiesa-e-nel-mondo-contemporaneo-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-vocazione-e-la-missione-della-famiglia-nella-chiesa-e-nel-mondo-contemporaneo-3.html","title":{"rendered":"La Vocazione e la missione della Famiglia  nella Chiesa e nel mondo contemporaneo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Relazione tenuta ai Corsi di aggiornamento del clero in Portogallo<\/strong><\/p>\n<p><em>Una Chiesa missionaria <\/em><\/p>\n<p>Abbiamo appena terminato il Sinodo dei Vescovi e nel documento finale si offrono non poche indicazioni sul tema della Famiglia. Siamo in attesa dell\u2019Esortazione Apostolica post-Sinodale per poter accogliere le prospettive che Papa Francesco ci offrir\u00e0. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 per\u00f2 l\u2019orizzonte nel quale iscrivere le nostre riflessioni e la nostra azione pastorale: \u00e8 il nuovo slancio missionario che Papa Francesco ha proposto a tutta la Chiesa particolarmente con l\u2019Enciclica <em>Evangelii Gaudium<\/em>. Il Papa invita le Chiese \u2013 e tutti i credenti \u2013 ad una vera \u201cconversione pastorale\u201d, ossia a intraprendere con nuovo slancio e nuova passione la comunicazione del Vangelo della Famiglia e della Vita.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario mettersi \u201cin uscita\u201d \u2013 scrive il Papa \u2013 per raggiungere coloro che sono nelle periferie urbane ed esistenziali e comunicare loro il Vangelo in maniera non solo comprensibile ma soprattutto attrattiva. E\u2019 evidente perci\u00f2 che non basta pi\u00f9 continuare come sempre abbiamo fatto, non basta qualche semplice aggiornamento. Il Papa chiarisce: \u201cLa pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del \u2018si \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u2019. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunit\u00e0\u201d (33). E\u2019 necessario sintonizzarsi personalmente con questa passione missionaria che il Papa ci comunica e che sgorga da Ges\u00f9 stesso, il quale, come scrive il Vangelo: \u201cvedendo le folle, ne sent\u00ec compassione, perch\u00e9 erano stanche e sfinite come pecore senza pastore\u201d (Mt 9,36ss), chiese di pregare per i futuri operai della messe e invi\u00f2 i discepoli in missione (Mt 10).<\/p>\n<p>E\u2019 necessario fare nostro lo stile stesso di Ges\u00f9 cos\u00ec come appare nei Vangeli. Ges\u00f9 \u00e8 l\u2019esempio da avere davanti ai nostri occhi. E dobbiamo seguirlo con gioia. Questo \u00e8 il cuore del messaggio della Enciclica <em>Evangelii Gaudium<\/em>.\u00a0 Papa Francesco, dissociandosi da un modo difensivo e negativo di pensarsi nella societ\u00e0, scrive: \u201cLa Chiesa in uscita \u00e8 la comunit\u00e0 di discepoli missionari che prendono l\u2019iniziativa, che si coinvolgono, che fruttificano e festeggiano\u201d (24). La sfida \u00e8 profonda, come un cambiamento di ottica e di orientamento: \u201cCostituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione\u201d (25). E\u2019 la \u201cconversione missionaria\u201d: \u201cOgni Chiesa particolare, porzione della Chiesa Cattolica sotto la guida del suo Vescovo, \u00e8 anch\u2019essa chiamata alla conversione missionaria. Essa \u00e8 il soggetto dell\u2019evangelizzazione\u2026\u201d (30).<\/p>\n<p>Sono parole che impegnano e che chiedono un diverso paradigma nell\u2019azione pastorale anche per quel che concerne la Famiglia. Dicevo che attendiamo l\u2019Esortazione Apostolica del Papa sulla Famiglia. Ma ci sono gi\u00e0 i testi del Sinodo dei Vescovi e le Catechesi di Papa Francesco sulla Famiglia. Per parte mia desidero offrire alcune riflessioni che tengono conto di questo ricco materiale che gi\u00e0 abbiamo a disposizione. E vorrei partire dalla situazione nella quel si trovano le famiglie oggi soprattutto nel nostro mondo Occidentale. Del resto, come sapete, Papa Francesco non ha voluto impegnare la Chiesa in nuove definizioni. Lo scopo del Sinodo era quello di riscoprire la vocazione e la missione della Famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, partendo dalla situazione concreta nella quale si trovano le famiglie oggi nelle diverse societ\u00e0.<\/p>\n<p><em>Una situazione paradossale<\/em><\/p>\n<p>Vorrei iniziare queste mie riflessioni partendo dalla situazione nella quale si trovano oggi le famiglie soprattutto nel contesto occidentale. E dire che si trovano in una situazione \u201cparadossale\u201d. Da un lato infatti si attribuisce un grande valore ai legami familiari, sino a farne la chiave della felicit\u00e0. I dati statistici mostrano che la famiglia \u00e8 sentita dalla maggioranza delle popolazioni di tutti i paesi come il luogo della sicurezza, del rifugio, del sostegno per la propria vita. La stabilit\u00e0 coniugale resta pertanto un valore importante e un\u2019aspirazione profonda, anche se la convinzione di stare insieme \u201cper sempre\u201d ha sempre meno dignit\u00e0 culturale, anzi si ritiene sia impossibile.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato la famiglia \u00e8 divenuta il crocevia di numerose fragilit\u00e0: i legami vanno a pezzi, le rotture coniugali sono sempre pi\u00f9 frequenti e, con esse, l\u2019assenza a casa di uno dei due genitori. Le famiglie si disperdono, si dividono, si ricompongono. E c\u2019\u00e8 chi sostiene che \u201cla deflagrazione delle famiglie \u00e8 il problema numero uno della societ\u00e0 odierna\u201d. Un fenomeno sempre pi\u00f9 rilevante \u00e8 la moltiplicazione delle forme di famiglia. E\u2019 divenuto normale pensare che gli individui possano \u201cfare famiglia\u201d nelle maniere pi\u00f9 diverse: qualsiasi forma di \u201cvivere insieme\u201d pu\u00f2 essere detta famiglia, l\u2019importante \u2013 si sottolinea &#8211; \u00e8 che ci sia l\u2019amore. In tale orizzonte, la famiglia non \u00e8 negata, essa viene posta accanto a nuove forme di vita e di esperienza relazionale che sono <em>apparentemente <\/em>compatibili con essa, anche se in verit\u00e0 la <em>scardinano<\/em>. E i dati gi\u00e0 dimostrano l\u2019affermarsi di una sorta di circuito disincentivante verso il \u201cfare famiglia\u201d. In diverse aree del mondo cresce il numero delle persone che scelgono di stare da sole. La deriva verso cui ci si dirige \u00e8 chiara: una societ\u00e0 de-familiarizzata o, se si vuole, a basso tasso di familiarit\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Globalizzazione e \u201cindividualizzazione\u201d della societ\u00e0 <\/em><\/p>\n<p>Tale tendenza si iscrive all\u2019interno di quel processo di \u201cindividualizzazione\u201d che caratterizza la societ\u00e0 contemporanea. Nel corso degli ultimi secoli abbiamo visto l\u2019affermarsi della soggettivit\u00e0, un passo positivo perch\u00e9 ha permesso l\u2019affermarsi della dignit\u00e0 delle singole persone. Ma l\u2019esasperazione di questo processo sta portando la societ\u00e0 verso una deriva patologica. Il noto filosofo francese, Gilles Lipovetsky, parla di una \u201c<em>seconda rivoluzione individualista<\/em>\u201d, con l\u2019affermarsi di un \u201cindividuo ipermoderno\u201d, sottolinea il sociologo francese, Nicole Aubert. Massimo Recalcati, uno psichiatra italiano, rileva una \u201cesasperazione interna\u201d della modernit\u00e0, passata dalla centralit\u00e0 teologica di Dio a quella morale e psicologica dell\u2019<em>io<\/em>.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019<em>io<\/em> sembra prevalere ovunque sul <em>noi<\/em> e l\u2019<em>individuo<\/em> sulla <em>societ\u00e0, <\/em>cos\u00ec pure i diritti dell\u2019<em>individuo<\/em> avanzare su quelli della <em>famiglia<\/em>. Diviene normale, anzi logico, che in una cultura individualista si preferisca la coabitazione al matrimonio, l\u2019indipendenza individuale alla dipendenza reciproca. La famiglia, con un capovolgimento totale, pi\u00f9 che \u201ccellula base della societ\u00e0\u201d viene concepita come \u201ccellula base per l\u2019individuo\u201d.\u00a0 Ognuno dei due coniugi pensa l\u2019altro in funzione di se stesso. Nel matrimonio ciascuno cerca la propria singolare individualizzazione pi\u00f9 che la creazione di un \u201csoggetto plurale\u201d che trascende le individualit\u00e0 per creare un \u201cnoi\u201d che affronta la costruzione di un futuro comune. L\u2019<em>io<\/em>, nuovo padrone della realt\u00e0, diviene padrone assoluto anche nel matrimonio e nella famiglia. La cultura esaspera a tal punto la nozione di individualit\u00e0 da provocare una vera e propria idolatria dell\u2019<em>io<\/em>. Il sociologo italiano, Giuseppe De Rita, parla di \u201cegolatria\u201d, di un vero e proprio culto dell\u2019<em>io<\/em>.<\/p>\n<p>E\u2019 ovvio che in tale contesto la famiglia non trovi pi\u00f9 un orizzonte nel quale iscriversi e ancor meno considerata nella sua effettiva forza e dignit\u00e0. Purtroppo, per\u00f2, con l\u2019indebolimento della cultura della famiglia, si incrina anche quella della stessa societ\u00e0. In effetti, non \u00e8 pi\u00f9 lo \u201cstare insieme\u201d ma lo \u201cstare separati\u201d a diventare la principale strategia per sopravvivere nelle megalopoli contemporanee. C\u2019\u00e8 ovunque una crisi della socialit\u00e0 e delle numerose forme comunitarie conosciute siano ad oggi, dagli storici partiti di massa alla comunit\u00e0 cittadina, dalla crisi della societ\u00e0 delle nazioni alla stessa famiglia intesa come dimensione associata di esistenza. Alain Touraine, un sociologo francese, parla chiaramente di <em>La fin des soci\u00e9t\u00e9s<\/em>, con tutte le conseguenze di riorientamento che questo comporta.<\/p>\n<p>A conferma di questa tendenza \u00e8 piuttosto preoccupante rilevare, in Europa, la crescita di famiglie \u201cunipersonali\u201d. Se per un verso assistiamo al crollo delle famiglie tradizionali (padre-madre-figli), per l\u2019altro verso vediamo crescere le famiglie formate da una sola persona. Questo vuol dire che la diminuzione dei matrimoni religiosi e di quelli civili non si \u00e8 trasferita nella formazione di altre forme di convivenza, come ad esempio le cosiddette coppie di fatto o quelle omosessuali, ma nella crescita di persone che scelgono di vivere da sole.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la ragione di fondo? La scelta di stare da soli significa che qualsiasi legame impegnativo viene sentito come insopportabile. La conseguenza che ne deriva \u00e8 che andiamo verso una societ\u00e0 de-familiarizzata, fatta cio\u00e8 di persone sole che se si uniscono lo fanno senza alcun impegno duraturo. L\u2019esaltazione assoluta dell\u2019individuo porta allo sgretolamento di quei legami che siano un minimo saldi e duraturi. Insomma, il \u201cper sempre\u201d non gode pi\u00f9 di cittadinanza culturale. Una tale cultura individualista comporta l\u2019indebolimento di ogni legame e rende incerto il presente e il futuro sia dei singoli che delle societ\u00e0. Quando Zigmund Baumann parla di \u201csociet\u00e0 liquida\u201d, fotografa una societ\u00e0 strutturalmente incerta nei legami: insomma, non ci si pu\u00f2 fidare di nessuno. I rapporti stabili, ritenuti impossibili, non sono neppure da cercare. Anche l\u2019amore \u00e8 \u201cliquido\u201d. E se nel profondo dell\u2019animo umano c\u2019\u00e8 un forte desiderio di stabilit\u00e0, questo viene falciato non appena esce allo scoperto. La globalizzazione contemporanea trasferisce tale tendenza a livello planetario. Quel che si globalizza \u00e8 pertanto il mercato e l\u2019individualismo, due dimensioni che si legano perfettamente l\u2019un l\u2019altro.<\/p>\n<p><em>Il bisogno di \u201cFamiglia\u201d <\/em><\/p>\n<p>Si badi bene, comunque, che i legami affettivi duraturi e capaci di aiutare nelle vicende difficili della vita, continuano ad essere un\u2019aspirazione generale, come prima ho gi\u00e0 accennato. Tutte le ricerche lo rilevano. Questo significa che quando la cultura contemporanea prospetta l\u2019obiettivo dell\u2019autonomia assoluta dei singoli, in realt\u00e0 inganna perch\u00e9 propone un obiettivo del tutto irreale e, cosa ancor pi\u00f9 grave, non prepara ad affrontare le fatiche e i sacrifici che ogni rapporto duraturo e vero richiede. Tale inganno \u00e8 il risultato di facili ideologie delle quali l\u2019ultima, quella propagandata dalla rivoluzione sessuale, resta tra le pi\u00f9 perniciose. Gli effetti sono davvero problematici: quanti abissi di dolore e di solitudini ci sono nelle nostre citt\u00e0 contemporanee! Si afferma sempre pi\u00f9 una subdola dittatura dell\u2019individualismo, un potere invisibile che scardina affetti, legami e responsabilit\u00e0. E ovviamente non fa bene a nessuno. Anzi, scava abissi di dolore soprattutto in coloro che si separano, si allontanano, si combattono. Gli effetti negativi appaiono devastanti sui pi\u00f9 deboli. Quel desiderio di stabilit\u00e0, scritto nelle radici dell\u2019animo umano, viene falciato non appena esce allo scoperto. La cultura dominante non lo sostiene, anzi lo contrasta, lo ricaccia indietro.<\/p>\n<p>Resta saldo tuttavia un bisogno di \u201cfamiliarit\u00e0\u201d. Esso definisce in radice la persona umana: siamo fatti per la comunione, non per la solitudine. Appare evidente nei racconti biblici della creazione dell\u2019uomo e della donna. Dio \u2013 si scrive nel racconto del capitolo secondo (Gn 2, 18) -,\u00a0 dopo aver creato l\u2019uomo, si rese conto che mancava qualcosa a quel suo capolavoro. E disse immediatamente: \u201cNon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d. E cre\u00f2 la donna, una compagnia \u201cche gli fosse simile\u201d. Il cuore di tale racconto \u00e8 evidente: la vocazione dell\u2019uomo non \u00e8 la solitudine, ma la comunione. Ciascun uomo ha bisogno dell\u2019altro, anzi di un altro che lo completi. Da solo non pu\u00f2 esistere. Nel racconto del capitolo primo (Gn 1, 27) l\u2019autore sacro sottolinea questa dimensione comunionale quando scrive: \u201cDio cre\u00f2 l\u2019uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo cre\u00f2; maschi e femmina li cre\u00f2\u201d. La persona umana, fin\u00a0 dalle origini, non \u00e8 un singolo, ma un \u201cnoi\u201d: l\u2019<em>io<\/em> e l\u2019<em>altro<\/em> sono l\u2019uno complementare dell\u2019altro. L\u2019<em>io<\/em> senza l\u2019<em>altro<\/em> non \u00e8 un\u2019immagine piena di Dio, che \u00e8 invece il \u201cnoi\u201d, l\u2019unione complementare tra l\u2019uomo e la donna. Nella creazione stessa, pertanto, \u00e8 negata l\u2019autosufficienza e iscritto invece il bisogno del \u201cnoi\u201d, della comunione, di cui la famiglia \u00e8 l\u2019archetipo. Credo sia importante affermare che, nonostante le difficili prove a cui la famiglia \u00e8 sottoposta, essa resta il genoma della societ\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Se vogliamo dare solidit\u00e0 alla societ\u00e0 \u00e8 necessario ridarla a partire dalla famiglia. E\u2019 in essa, infatti, che si inizia a costruire, difendere e promuovere il \u201cnoi\u201d dell\u2019umanit\u00e0. Tale prospettiva \u00e8 ancor pi\u00f9 urgente in un contesto di globalizzazione come quello della societ\u00e0 contemporanea. La dimensione \u201cfamiliare\u201d, che si apprende in famiglia, si allarga alle diverse forme di societ\u00e0 fino alla famiglia dei popoli. C\u2019\u00e8 come un filo rosso che lega la famiglia sino alla famiglia dei popoli e delle nazioni. I tratti della \u201cfamiliarit\u00e0\u201d sono una grande sfida di fronte all\u2019anonimato e all\u2019individualismo delle societ\u00e0 contemporanee e delle grandi aree metropolitane. Le comunit\u00e0 cristiane sono chiamate ad un alto compito: avendo in se stesse i tratti della famiglia debbono divenire fermento di fraternit\u00e0 per i popoli. Depotenziare la famiglia significa essere in balia dei sentimenti e della loro instabilit\u00e0 e incertezza. E\u2019 significativa la riflessione di Benedetto XVI che legava l\u2019eclissi della famiglia nella societ\u00e0 contemporanea all\u2019eclissi stessa di Dio. Senza un riferimento all\u2019Oltre (con la lettera maiuscola) difficile che si comprenda l\u2019oltre se stessi, anche quello vicino.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 globalizzata potr\u00e0 trovare un futuro saldo di civilt\u00e0 se e nella misura in cui sar\u00e0 capace di promuovere una nuova cultura della famiglia, che resta la risorsa pi\u00f9 importante delle societ\u00e0. Nessun\u2019altra forma di vita, infatti, pu\u00f2 realizzare quei beni relazionali che la famiglia crea. La famiglia \u00e8 unica nella sua capacit\u00e0 generatrice di relazioni. In essa si apprende il <em>noi<\/em> dell\u2019oggi e si pongono le basi per il futuro attraverso la generazione dei figli. Papa Francesco ribadisce che la famiglia \u201c\u00e8 il luogo dove si impara ad amare, il centro naturale della vita umana. Essa \u00e8\u00a0 fatta di volti, di persone che amano, dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita, soprattutto quella pi\u00f9 fragile, pi\u00f9 debole. Si potrebbe dire, senza esagerare, che la famiglia \u00e8 il motore del mondo e della storia\u201d.<\/p>\n<p>Volendo riprendere l\u2019immagine biblica che ho appena evocato, si potrebbe dire che oggi ci troviamo in un delicatissimo crinale storico che, in maniera sintetica, possiamo cos\u00ec semplificare: da una parte, vi \u00e8 l\u2019affermazione biblica che dice: \u201cnon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d (da cui \u00e8 originata la famiglia e la stessa societ\u00e0); dall\u2019altra, l\u2019esatto opposto della cultura contemporanea, ossia: \u201c\u00e8 bene che l\u2019individuo sia solo\u201d (da cui deriva l\u2019individualismo sociale ed economico). L\u2019<em>io<\/em>, l\u2019individuo, sciolto da qualsiasi vincolo, viene contrapposto al <em>noi<\/em>, alla famiglia e alla societ\u00e0. Di conseguenza, la famiglia, pur essendo il fondamento del disegno di Dio sull\u2019umanit\u00e0, diviene l\u2019ostacolo pi\u00f9 forte per frenare un individualismo senza freno.<\/p>\n<p><em>La famiglia di nuovo al centro<\/em><\/p>\n<p>Di qui l\u2019urgenza di ridare dignit\u00e0 culturale e centralit\u00e0 sociale alla famiglia. Essa va riportata nel cuore del dibattito, nel centro della visione della politica e della stessa economia, come pure della vita delle comunit\u00e0 cristiane. La societ\u00e0 globalizzata potr\u00e0 trovare un futuro di civilt\u00e0 se e nella misura in cui sar\u00e0 capace di promuovere una cultura della famiglia che la ripensi come nesso vitale tra la felicit\u00e0 privata e la felicit\u00e0 pubblica. La famiglia non \u00e8 morta. Al contrario, nonostante il difficilissimo momento che sta traversando, resta nei fatti la risorsa pi\u00f9 importante delle societ\u00e0 contemporanee. Essa \u00e8 risorsa per la societ\u00e0 perch\u00e9 crea dei beni relazionali che nessun\u2019altra forma di vita pu\u00f2 creare. E\u2019 unica nella sua forza generatrice di relazioni. Il suo genoma non cessa di esistere perch\u00e9 rappresenta quanto di pi\u00f9 umanizzante vi \u00e8 nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>La famiglia resta la risorsa pi\u00f9 preziosa della societ\u00e0, il luogo ove si apprende la decisivit\u00e0 del <em>noi<\/em> per l\u2019edificazione e il sostegno di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 solidale. E\u2019 nella famiglia che la societ\u00e0 trova il suo proseguimento attraverso la nascita dei figli, e quindi l\u2019intreccio generazionale. In tal senso \u00e8 poco lungimirante la tendenza ad avere un solo figlio. Se questo fenomeno crescer\u00e0, cosa ne sar\u00e0 tra qualche anno del termine \u201cfratello\u201d, \u201csorella\u201d? Purtroppo appaiono pubblicazioni che esaltano tale prospettiva come positiva (<em>One and Only<\/em>) o anche la decisione di non averne nessuno (E.Rosci, <em>La maternit\u00e0 pu\u00f2 attendere. Perch\u00e9 si pu\u00f2 essere donna senza essere madre<\/em>, Milano 2013). Pretendere che sia possibile il matrimonio tra chiunque perch\u00e9 c\u2019\u00e8 l\u2019amore, significa non comprendere la forte differenza che c\u2019\u00e8 tra l\u2019amore coniugale, che per sua natura richiede anche la generazione, e le altre molteplici <em>forme<\/em> di amore. E non si pu\u00f2 esaltare quella uguaglianza che richiede l\u2019abolizione della diversit\u00e0. L\u2019uguaglianza nella dignit\u00e0 \u00e8 decisiva, come decisiva \u00e8 anche la permanenza delle diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi, ci troviamo ad un delicatissimo crinale storico, ad una sorta di spartiacque antropologico. Semplificando si potrebbe dire che da una parte vi \u00e8 l\u2019affermazione biblica \u201cNon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d \u2013 da cui \u00e8 originata la famiglia \u2013 e dall\u2019altra il suo esatto opposto, ossia \u201c\u00e8 bene che l\u2019individuo sia solo\u201d. L\u2019<em>io<\/em>, l\u2019individuo assoluto, sciolto da qualsiasi vincolo, viene contrapposto al <em>noi<\/em>. E la a famiglia, fondamento del disegno di Dio sull\u2019umanit\u00e0, \u00e8 divenuta la pietra d\u2019inciampo dell\u2019individualismo, che deve essere quindi quanto meno scansata, se non distrutta. La famiglia, per\u00f2, nonostante tutti gli attacchi, resta salda, per sua forza interna, visto che \u00e8 radicata nel profondo della creazione. Non esistono sostituti o equivalenti funzionalit\u00e0 della famiglia. Per questo \u00e8 un ideale alto che vuole stabilit\u00e0. Va pertanto riproposto e perseguito. E\u2019 uno dei cardini di quel nuovo umanesimo che siamo chiamati a immaginare e costruire all\u2019inizio di questo nuovo millennio.<\/p>\n<p><em>La vocazione e la missione della famiglia <\/em><\/p>\n<p>Il Sinodo si \u00e8 posto su questa linea, ossia sul bisogno di \u201cpi\u00f9 famiglia\u201d sia nella Chiesa che nella societ\u00e0. Papa Francesco \u2013 e il Sinodo \u2013 chiedono di tornare a riflettere sul \u201cmistero dell\u2019inizio\u201d. Ges\u00f9 stesso rinvi\u00f2 a quel che era nel principio, quando gli posero la domanda sulla legittimit\u00e0 del ripudio: \u201call\u2019inizio non fu cos\u00ec\u201d(Mt 19,8). Gi\u00e0 nelle prime pagine della Bibbia infatti viene tracciata la vocazione e la missione della famiglia. Non posso approfondire ora il testo biblico e mi fermo solo a rilevare che all\u2019inizio della storia umana Dio affida ad Adamo ed Eva (in questa prima comunit\u00e0 sono presenti sia la \u201cfamiglia umana\u201d che le singole famiglie) il compito di custodire il creato e la responsabilit\u00e0 della generazione: \u201cSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela\u201d(Gn 1, 28). E\u2019 la sintesi della vocazione e della missione che Dio affida alla famiglia umana, di ieri e di oggi. Non siamo stati creati per rinchiuderci in se stessa, ma per rendere abitabile da tutti quella \u201ccasa comune\u201d che Dio ha donato.<\/p>\n<p>E\u2019 in questa prospettiva che si comprende l\u2019esortazione di Papa Francesco ai giovani che si avviano al matrimonio a sognare in grande, a pensare la famiglia come il luogo per rendere il mondo pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 bello. Siamo ben lontani da quel sogno romantico di \u201cdue cuori e una capanna\u201d. In effetti, la famiglia resta la via privilegiata per la piena <em>umanizzazione<\/em> di coloro che nascono alla vita, la via che pu\u00f2 evitare le derive disumane di una societ\u00e0 ipertecnica e iperindividualista. La famiglia \u2013 potremmo dire anche grazie ai suoi difetti e limiti &#8211; rimane il luogo della vita, il luogo del mistero dell\u2019essere, il luogo della prova e della storia. La sua unicit\u00e0 rende la famiglia un insostituibile \u00abpatrimonio dell\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>E il miracolo della vita Dio lo affida all\u2019amore fecondo tra l\u2019uomo e la donna: il matrimonio \u00e8 una chiamata (una vocazione) alla generativit\u00e0. E\u2019 sulla differenza sessuale che si costruisce la \u201cpotenza\u201d generativa. L\u2019unione tra due uguali non sa generare (al massimo soddisfa un bisogno), mentre solo unendo la radicale differenza \u00e8 possibile all\u2019essere umano adempiere al proprio mandato (alla propria vocazione) di generare e di accogliere la vita. Per questo \u00e8 nella famiglia che viene scritta la prima pagina della sacralit\u00e0 della vita che nasce, \u00e8 dall\u2019amore tra l\u2019uomo e la donna che nasce l\u2019accoglienza e la cura delle nuove generazioni, che si genera il dono responsabile della vita. La natura generativa dell\u2019amore di coppia la rende poi capace di accoglienza di ogni vita, capace di accogliere anche chi viene rifiutato. Cos\u00ec l\u2019adozione, l\u2019affido, la cura delle persone fragili in famiglia sono frutto e compito dell\u2019amore tra l\u2019uomo e la donna. Andrebbe maggiormente tematizzato il tema relativo alla dimensione della paternit\u00e0 e maternit\u00e0 responsabile, come lo stesso testo sinodale sottolinea richiamando i testi del magistero. So che in questi giorni continuerete a riflettere con attenzione su questo tema.<\/p>\n<p><em>La famiglia e la sequela di Ges\u00f9<\/em><\/p>\n<p>Dicevamo all\u2019inizio che non basta ripetere le formule e tanto meno continuare ad accusare chi la pensa diversamente. Dobbiamo piuttosto lasciarci ferire dall\u2019impoverimento di una societ\u00e0 che sta smarrendo la bellezza e la forza del matrimonio e della famiglia. E\u2019 urgente recuperare la profezia del\u00a0 Vangelo della famiglia sia nel viverlo che nel testimoniarlo. Non dobbiamo dimenticare quel che diceva Sant\u2019Ignazio di Antiochia mentre veniva portato a Roma per subire il martirio: \u201cNei momenti difficili il cristianesimo non si trasmette per via di convincimento, ma per via di grandezza\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 urgente passare dal familismo, ossia dalla chiusura delle famiglie in se stesse, alla sequela di Ges\u00f9. Partiamo da un interrogativo di fondo che pone al centro non la famiglia ma Ges\u00f9: come la famiglia comunica la fede sia dentro che fuori casa? Oppure, ed \u00e8 la stessa cosa: come la famiglia segue Ges\u00f9? Come la famiglia diventa discepola di Ges\u00f9? Tali interrogativi vanno compresi bene, proprio perch\u00e9 non \u00e8 la famiglia come tale che salva. Ges\u00f9 conosce bene i pericoli che si annidano nella famiglia se le persone che la compongono si lascano guidare solo dall\u2019amore per loro stessi. Quando \u00e8 cos\u00ec, la famiglia rischia facilmente di diventare una gabbia da cui fuggire e spesso anche un luogo ove accadono violenza a volte terribili. La Bibbia ci ammaestra su questo punto sin dalla prima pagina. Certamente ci dice che non \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo. Quindi la solitudine \u00e8 sempre causa di infelicit\u00e0 e di conflitto. Ma se una anche in famiglia si lascia trasportare da sentimenti egocentrici e di orgoglio, accade l\u2019irreparabile. Pensiamo a quel che accadde alla prima famiglia: il litigio tra Adamo ed Eva e poi al primo fratricidio di Caino che uccide Abele. Tale consapevolezza fa dire a Ges\u00f9 quelle parole che a prima vista sembrerebbero contrapporre i legami famigliari con l\u2019invito a seguirlo: \u201cChi ama il padre e la madre pi\u00f9 di me non \u00e8 degno di me, chi ama il figlio o la figlia pi\u00f9 di me non \u00e8 degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue non \u00e8 degno di me\u201d (Mt10, 37-38)?<\/p>\n<p>Ges\u00f9 non vuole affatto cancellare il quarto comandamento. \u201conora il padre e la madre\u201d! Nella Bibbia vi \u00e8 una grande chiarezza su questo comandamento, anche se noi lo abbiamo spesso banalizzato riducendolo ai bambini che debbono obbedire ai genitori. In realt\u00e0, quelle parole bibliche sono rivolte ai figli adulti perch\u00e9 non abbandonino i loro genitori anziani, anche quando \u201cperdono il senno\u201d. Ges\u00f9 non vuole abolire tale comandamento, ma affermare che il legame con lui vale pi\u00f9 di ogni altro legame. S\u00ec, la sequela del Vangelo \u00e8 il primo legame su cui fondare tutti gli altri. La stessa famiglia cristiana si edifica su questa roccia che \u00e8 la fede in Ges\u00f9. Questo significa \u201csposarsi nel Signore\u201d e creare una famiglia nel Signore. Vale anche qui la parola evangelica: \u201cDove sono riuniti due persone nel mio nome io sono in mezzo a loro\u201d.<\/p>\n<p>La prima opera della famiglia come soggetto evangelizzatore, pertanto, \u00e8 seguire il Vangelo. La sequela di Ges\u00f9 non solo non cancella il quarto comandamento e i legami famigliari &#8211; basti pensare alla tenerezza delle nozze di Cana, alla guarigione dei figli chiesta da tanti padri e mamme nel Vangelo \u2013 ma li trasforma profondamente rendendoli pi\u00f9 creativi, pi\u00f9 robusti e capaci di superare i confini di se stessi e anche quelli della propria famiglia. I legami famigliari, irrorati dal Vangelo, spingono ad uscire di casa per creare una paternit\u00e0 e una maternit\u00e0 pi\u00f9 ampie, per accogliere come fratelli e sorelle anche coloro che sono soli o emarginati dalla societ\u00e0. Ricordiamo cosa rispose Ges\u00f9 a chi gli disse che fuori della casa c\u2019erano la madre e i fratelli che lo aspettavano: \u201cEcco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volont\u00e0 di Dio, costui \u00e8 mio fratello, sorella e madre\u201d (Mc 3, 35).<\/p>\n<p>I legami famigliari irrorati dal Vangelo svincolano dall\u2019egoismo, dal familismo, dalla chiusura e rendono responsabili di tutti gli altri legami che si stabiliscono. La famiglia diviene un motore di legami da instaurare e da difendere. E riguardano tutte le et\u00e0 della vita: pensiamo ai bambini, agli anziani, ai deboli, ai malati non solo quelli legati dai vincoli di sangue ma a tutti. Le famiglie cristiane sono guidate dall\u2019amore stesso di Dio, dall\u2019amore di Dio Padre-Figlio-Spirito, che \u00e8 un amore che per sua natura va sempre oltre se stessi e si dirige verso tutti soprattutto verso chi \u00e8 debole. Tale amore \u00e8 una forza cos\u00ec forte da essere capace di cose impensabili, di operare veri e propri miracoli.<\/p>\n<p>Le famiglie che vivono nella sequela di Ges\u00f9, che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica, che sanno allargare le porte di casa per accogliere chi ha bisogno, che sanno uscire per aiutare i poveri e i deboli, che conoscono la strada degli ospedali e delle carceri, che sanno vedere nelle pieghe nascoste del quartiere e delle citt\u00e0 le persone sole bisognose di una visita (pensiamo agli anziani soli), che sanno scorgere altre famiglie pi\u00f9 deboli che fanno fatica e magari sono sull\u2019orlo della crisi, che sanno accorrere l\u00e0 dove c\u2019\u00e8 un grido che nessuno ascolta perch\u00e9 tutti sono assordati dai propri rumori, e cos\u00ec oltre, queste famiglie stanno compiendo miracoli. S\u00ec, sono come quei servi a Cana che sanno offrire un vino buono a chi ha la festa della vita ormai rovinata. Ed \u00e8 cos\u00ec \u2013 attraverso queste famiglie &#8211; che il vangelo arriva nei nostri quartieri, nelle nostre citt\u00e0.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 intuire da questi pochi cenni, una famiglia che vive la sequela di Ges\u00f9 non \u00e8 affatto isolata e chiusa in se stessa. E non solo perch\u00e9 vive comunque \u201cin uscita\u201d, ossia con gli occhi e il cuore aperti, con le braccia allargate e i piedi in movimento, ma anche perch\u00e9 l\u2019energia dell\u2019amore la riceve dall\u2019altare e dalla comunione con la comunit\u00e0 cristiana con la quale ascolta le Scritture e celebra la comunione con l\u2019unico pane e l\u2019unico calice. Purtroppo, tale rapporto oggi \u00e8 opaco e talora cos\u00ec debole da inficiare la sua stessa forza. C\u2019\u00e8 bisogno di una pi\u00f9 chiara alleanza tra la famiglia e la parrocchia.<\/p>\n<p><em>La parrocchia: dal funzionalismo alla familiarit\u00e0 <\/em><\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che la famiglia non pu\u00f2 vivere per se stessa, anche la parrocchia, la comunit\u00e0 cristiana non pu\u00f2 vivere per se stessa. La parrocchia \u00e8 la famiglia di coloro che seguono Ges\u00f9. Quando la parrocchia, la comunit\u00e0 cristiana, si rinchiude in se stessa ecco che appare quella malattia che chiamerei il parrocchialismo. Tale malattia spinge la parrocchia a diventare pi\u00f9 una organizzazione che una fraternit\u00e0, pi\u00f9 un corpo funzionale che una famiglia, pi\u00f9 un luogo ove si offrono servizi pi\u00f9 che una casa ospitale.<\/p>\n<p>Torniamo un momento ai vangeli. E prendiamo esempio da Ges\u00f9. L\u2019assemblea-tipo di Ges\u00f9 non ha la forma di una organizzazione chiara ed efficiente, non ha i tratti di una setta esclusiva, o quelli di un club compatto e interessato solo al suo sviluppo, ha invece i tratti di una famiglia ospitale e quasi senza confini: ci troviamo Pietro e Giovanni, ma anche l\u2019affamato e l\u2019assetato, lo straniero e il perseguitato, la peccatrice e il pubblicano, il fariseo e le folle che si accalcano. E Ges\u00f9 non cessa di accogliere e di parlare con tutti, anche con chi non si aspetta pi\u00f9 di incontrare Dio nella sua vita.<\/p>\n<p>Ecco, questa \u00e8 la lezione da apprendere ancora oggi. Quanto \u00e8 bella scena descritta da Marco quando parla di tutta la citt\u00e0 raccolta davanti alla porta della casa dove stava Ges\u00f9. Sono cos\u00ec le porte delle nostre parrocchie? E Ges\u00f9 sceglie i discepoli per pendersi cura di questa assemblea, di questa famiglia. E i membri che ne fanno parte non siamo noi a deciderli, sono invece gli invitati da Dio, sono i suoi ospiti, di cui noi dobbiamo essere servitori. Non riconosciamo in questa immagine lo stile evangelico che papa Francesco vorrebbe fosse di tutte le nostre parrocchie?<\/p>\n<p>Cari amici, per ricomporre questa immagine nei nostri giorni \u00e8 indispensabile una nuova alleanza tra la famiglia cristiana che si sforza di seguire Ges\u00f9 e la comunit\u00e0 cristiana che si sforza di essere essa stessa \u201cfamiglia di Dio\u201d. Insomma, famiglia e parrocchia sono i due luoghi \u201cprivilegiati\u201d dove dobbiamo realizzare quella comunione d\u2019amore che trova la sua fonte ultima in Dio stesso. Una Chiesa davvero evangelica non pu\u00f2 che avere la forma di una casa accogliente, ospitale, larga, senza confini. E questo avverr\u00e0 se non ci sar\u00e0 solo il parroco e qualcuno di buona volont\u00e0, ma se ci saranno famiglie che si offrono lietamente, esse stesse, perch\u00e9 si realizza la \u201cforma domestica\u201d della Chiesa. Le famiglie \u201cin uscita\u201d invadono le parrocchie e le comunit\u00e0 parrocchiali assumono i tratti della famiglia di Dio che \u00e8 davvero come un\u2019arca di No\u00e8 sommersa dalle acque dell\u2019individualismo e dei conflitti. In tale orizzonte si comprendono anche le varie modalit\u00e0 di costituire gruppi famigliari per un mutuo aiuto ed anche per una presenza pi\u00f9 efficace nella societ\u00e0 civile. In certo modo, la parrocchia con le famiglie debbono costituire una presenza che evidenzia la bellezza di un nuovo modo di vivere, non chiuso in se stesso ma aperto a tutti e particolarmente ai poveri. In un tale orizzonte vanno accolti con generosit\u00e0 coloro che non hanno famiglia, ossia le persone sole e deboli perch\u00e9 facciano parte della pi\u00f9 larga famiglia di Dio. Ed \u00e8 in questo orizzonte che si pone il tema dei divorziati risposati o di quelle famiglie imperfette e in fieri. Verso costoro deve affrettarsi il nostro passo, irrobustirsi il nostro ascolto, intensificarsi la nostra compagnia.<\/p>\n<p>Oggi, purtroppo, dobbiamo constatare un profondo divario tra la famiglia e la parrocchia: le famiglie sono troppo poco ecclesiali perch\u00e9 facilmente si rinchiudono in se stesse, e le parrocchie sono poco famigliari perch\u00e9 appesantite dalla burocratizzazione, o ingrigite dal funzionalismo, c\u2019\u00e8 poco calore, poca accoglienza, poco accompagnamento. Emblematico in tale senso \u00e8 la povert\u00e0 della preparazione dei giovani al matrimonio: sono pochi momenti quasi come quei corsi di inglese per sopravvivere. E quanto grande \u00e8 l\u2019abbandono dei giovani sposi da parte della comunit\u00e0 parrocchiale: queste giovani famiglie si trovano ad essere sole proprio mentre appaiono i problemi!\u00a0 E che dire inoltre della comunicazione della fede ai figli? C\u2019\u00e8 da ripensare interamente l\u2019iniziazione cristiana! Questi ultimi due campi sono solo due esempi di una riflessione pi\u00f9 ampia da intraprendere.<\/p>\n<p>In ogni caso \u00e8 urgente sconfiggere sia il familismo che parrocchialismo e ritrovare una nuova alleanza tra la famiglia e la parrocchia. Una breve riflessione ci fa capire dov\u2019\u00e8 la radice di queste due malattie. La radice \u00e8 l\u2019individualismo che ha invaso anche il campo della fede. Insomma, si crede da soli, si pensa di salvarsi da soli. Benedetto XVI, nell\u2019enciclica <em>Spe Salvi<\/em>, si chiedeva: \u201ccom\u2019\u00e8 potuto accadere che nel cristianesimo moderno si sia affermata la concezione della salvezza come un affare individuale, per cui ciascuno crede che deve impegnarsi per salvare la propria anima, mentre l\u2019intera tradizione biblica e cristiana che ci salviamo in un popolo?\u201d Il Concilio Vaticano II lo afferma con grande chiarezza: \u201cDio avrebbe potuto salvare gli uomini in maniera individuale, ma ha scelto di salvarli radunandoli in un popolo\u201d. Tale individualismo religioso \u00e8 divenuto complice di quell\u2019individualismo della cultura contemporanea che sta avvelenando l\u2019intera umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Il cristianesimo \u00e8 per sua natura comunitario, quindi sempre \u201cin uscita\u201d da se stesso. In tal senso familismo e parrocchialismo impoveriscono il Vangelo della sua forza di cambiamento. Il cardinale Bergoglio \u2013 con uno sguardo critico sulla situazione sociale contemporanea \u2013 esortava a ritrovare questo rapporto tra la famiglia e la parrocchia: \u201cContro i \u2018centri di potere\u2019 ideologici, finanziari e politici, riponiamo le nostre speranze in questi centri dell\u2019amore, evangelizzatori, ricchi di calore umano, basati sulla solidariet\u00e0 e la partecipazione\u201d. In effetti, una societ\u00e0 di individui autoreferenziali, isolati gli uni dagli altri, \u00e8 destinata alla sterilit\u00e0 e al conflitto. Ma anche una Chiesa fatta di funzionari del sacro e di fruitori passivi dei sacramenti, perde il suo contatto con la societ\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Legare assieme famiglia e comunit\u00e0 \u00e8 urgente. Molte famiglie talora si tirano indietro, proclamando di non essere all\u2019altezza: \u201cPadre, siamo una povera famiglia e anche un po\u2019 sgangherata\u201d, \u201cNon ne siamo capaci\u201d, \u201cAbbiamo gi\u00e0 tanti problemi in casa\u201d, \u201cNon abbiamo le forze\u201d. E\u2019 vero! Ma nessuno \u00e8 degno, nessuno \u00e8 all\u2019altezza, nessuno ha le forze! Senza la grazia di Dio, non potremmo fare nulla. Ricordiamoci per\u00f2 che il Signore con quei cinque pani e solo due pesci sfam\u00f2 cinquemila uomini. Se mettiamo nelle mani del Signore il poco che abbiamo, egli compie miracoli.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 cristiana deve fare la sua parte, ossia uscire da un atteggiamento troppo direttivo e funzionale. Le famiglie debbono prendere l\u2019iniziativa e sentire la responsabilit\u00e0 di portare i loro doni preziosi per la comunit\u00e0. La fede si gioca sul campo aperto della vita condivisa con tutti, la famiglia e la parrocchia debbono compiere il miracolo di una vita pi\u00f9 famigliare sia per gustare l\u2019amore evangelico sia per servire l\u2019intera societ\u00e0.<\/p>\n<p><em>La famiglia, profezia di comunione in un mondo di soli<\/em><\/p>\n<p>Famiglia e comunit\u00e0 cristiana debbono trovare la loro alleanza non per rinchiudersi nel loro circolo ma per fermentare in maniera \u201cfamigliare\u201d l\u2019intera societ\u00e0. Le famiglie e le parrocchie debbono riscoprire il sogno stesso di Dio sul mondo. S\u00ec, le famiglie e le parrocchie non debbono vivere per se stesse, neppure per la Chiesa deve vivere per se stessa, siamo chiamati, anche come famiglie e comunit\u00e0 cristiane a vivere per realizzare il disegno di Dio sul mondo, ossia fare dei della terra popoli un\u2019unica grane e variegata famiglia.<\/p>\n<p>Nello scenario di un mondo segnato dalla tecnocrazia economica e dalla subordinazione dell\u2019etica alla logica del profitto, \u00e8 strategico pertanto riproporre il Vangelo della famiglia come forza di umanesimo. La famiglia deve tornare a occupare il centro della politica, dell\u2019economia e della convivenza civile: la famiglia infatti decide dell\u2019abitabilit\u00e0 della terra, della trasmissione della vita, dei legami nella societ\u00e0. La famiglia cristiana \u00e8 una profezia di amore in un mondo di soli. E\u2019 questo che noi dobbiamo riscoprire e vivere con l\u2019entusiasmo di chi riceve un grande compito da Dio per la storia umana. Non ci si sposa per se stessi e neppure si va in chiesa per se stessi, ma per essere di aiuto a Dio nel suo disegno di salvezza per il mondo. Il Concilio vaticano II afferma con chiarezza la vocazione della Chiesa, delle comunit\u00e0 cristiane, delle famiglie: essere segno e strumento dell\u2019unit\u00e0 di tutto il genere umano. E\u2019 questo l\u2019amore di cui si tratta quando si parla della famiglia e della Chiesa. Siamo lontani mille miglia da quel romanticismo sentimentale che \u00e8 in balia di ogni vento egocentrico.<\/p>\n<p>La sapienza cristiana sulla famiglia \u00e8 un tesoro preziosissimo da esplorare e offre un contributo a mio avviso indispensabile per un nuovo umanesimo. Pensiamo al libro della Genesi. Purtroppo la parola della creazione \u2013 ricchissima di tesori \u2013 \u00e8 trascurata e dimenticata, eppure offre ampiezze e profondit\u00e0 nuove. E\u2019 un grande lavoro che ci aspetta. Ma entusiasmante. Dio affida il mondo creato e le generazioni all\u2019uomo e alla donna congiuntamente: quello che accade tra loro decide tutto. Quando i due progenitori si lasciarono prendere dal delirio di onnipotenza e quindi di fare a meno di Dio rovinarono tutto. Il racconto del primo peccato\u00a0 mostra le tragedie che conseguono nel rifiutare la benedizione di Dio sul legame generativo tra l\u2019uomo e la donna. E\u2019 una lezione da approfondire oggi e da non dimenticare.<\/p>\n<p>Ma, nonostante ci\u00f2, non siamo maledetti, n\u00e9 abbandonati a noi stessi. Seguendo l\u2019antico racconto, Dio non abbandona l\u2019uomo e la donna al loro destino e ribadisce la forza di quel legame generativo dell\u2019inizio. Dio dice al serpente ingannatore: \u201cIo porr\u00f2 inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe\u201d (Gn 3, 15a). Con queste parole, Dio segna la donna con una barriera protettiva, di inimicizia verso male: \u00e8 una benedizione a cui essa pu\u00f2 ricorrere \u2013 se vuole \u2013 in ogni generazione. Vuol dire che la Donna porta una segreta e speciale benedizione, per la difesa della sua creatura dal Maligno! Come la Donna dell\u2019Apocalisse, che corre a nasconderlo dal Drago. E Dio la protegge (cfr. Ap 12, 6). E la protezione di Dio, nei confronti dell\u2019uomo e della donna, non viene comunque mai meno per entrambi. Prima di far uscire i peccatori dal mondo-giardino, Dio \u201cfece all\u2019uomo e alla donna tuniche di pelle e li vest\u00ec\u201d (cfr. Gn 3, 21). Anche nelle dolorose conseguenze del nostro peccato, Dio fa attenzione che non rimaniamo nudi e abbandonati al nostro destino!<\/p>\n<p>La famiglia \u00e8 una benedizione insostituibile per la terra, che \u00e8 la nostra casa comune, la casa di tutti i popoli di ieri, di oggi e di domani. La promessa che Dio fa all\u2019uomo e alla donna, all\u2019origine dell\u2019umanit\u00e0, include tutti gli esseri umani, sino alla fine della storia. Se abbiamo fede \u2013 anche poca ne basta -, le famiglie dei popoli della terra guarderanno le famiglie cristiane e le comunit\u00e0 parrocchiali che gi\u00e0 vivono questa solidariet\u00e0 ampia e si riconosceranno in questa benedizione. E\u2019 il grande sogno di Dio sul mondo: riunire tutti nell\u2019unica famiglia umana. Chiunque si lascia commuovere da questa visione, a qualunque popolo, nazione, religione appartenga, si metta in cammino con noi. Sar\u00e0 nostro fratello, sorella e madre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Relazione tenuta ai Corsi di aggiornamento del clero in Portogallo Una Chiesa missionaria Abbiamo appena terminato il Sinodo dei Vescovi e nel documento finale si offrono non poche indicazioni sul tema della Famiglia. 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