{"id":21287,"date":"2021-12-25T00:55:58","date_gmt":"2021-12-24T23:55:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=21287"},"modified":"2021-11-23T13:20:45","modified_gmt":"2021-11-23T12:20:45","slug":"natale-del-signore-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/natale-del-signore-2.html","title":{"rendered":"Natale del Signore"},"content":{"rendered":"<p class=\"versetti\">Dal vangelo di <strong>Luca<\/strong>\u00a0(2,15-20)<\/p>\n<p class=\"brano\"><em>Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l&#8217;un l&#8217;altro: &#8220;Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere&#8221;. Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ci\u00f2 che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com&#8217;era stato detto loro.<\/em><!--more--><\/p>\n<p class=\"brano\">&#8220;Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce&#8221; (Is 9,1). Sono le parole del profeta Isaia che annunciano quello che \u00e8 accaduto questa notte. \u00c8 una notte diversa dalle altre notti: ci vede tutti radunati qui, attorno a un bambino appena nato. Il Vangelo di Luca scrive cos\u00ec di quella notte: &#8220;C&#8217;erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all&#8217;aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge&#8221;. Sono parole che potremmo applicare anche alla nostra vita. Anche noi, infatti, siamo intenti &#8220;alle nostre greggi&#8221;, alle &#8220;nostre cose&#8221;, siano esse consolanti o dure, semplici o complesse, liete o dolorose. Certo ognuno ha, nel segreto del cuore, forse un problema, un&#8217;angoscia, una domanda, magari una preghiera. Questa notte, come accadde allora ai pastori, anche a noi appare un angelo; si presenta davanti a tutti e dice: &#8220;Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sar\u00e0 di tutto il popolo: oggi, nella citt\u00e0 di Davide, \u00e8 nato per voi un Salvatore, che \u00e8 Cristo Signore&#8221;. Noi, raccolti assieme in questa Santa Liturgia, abbiamo ascoltato questa voce; per alcuni \u00e8 risuonata pi\u00f9 forte, per altri meno e per altri pu\u00f2 affondare in ricordi lontani. Quello che conta in questa notte \u00e8 che tutti siamo usciti dalle nostre case per andare a vedere quel bambino ch&#8217;\u00e8 nato.<br \/>\nCerto, non basta entrare in chiesa. C&#8217;\u00e8 bisogno che il nostro cuore cammini ancora. Il Natale non \u00e8 dietro l&#8217;angolo, non \u00e8 a portata di mano come vorrebbero farci credere gli addobbi e le luci delle strade delle nostre citt\u00e0. Il Vangelo parlando del viaggio di Maria e di Giuseppe lo presenta come un cammino in salita: &#8220;Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla citt\u00e0 di Nazareth, sal\u00ec in Giudea alla citt\u00e0 di Davide chiamata Betlemme&#8221;. Questo sta a dire che il Natale non \u00e8 scontato; che non \u00e8 scontato comprendere quello che accade questa notte. Anzi, c&#8217;\u00e8 il rischio di essere sviati. Abbiamo bisogno di uscire dalle nostre case, magari di notte, come fece Nicodemo. Ma \u00e8 ancor pi\u00f9 necessario avere un cuore attento, vigile e pronto ad ascoltare la parola dell&#8217;angelo. S\u00ec, dobbiamo &#8220;salire&#8221; anche noi verso Betlemme, &#8220;salire&#8221; verso quella grotta. L&#8217;angelo del Natale ripete anche a noi quello che disse ai pastori: &#8220;Troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia&#8221;. Noi siamo venuti qui per vedere il Signore. S\u00ec! Vogliamo vedere Ges\u00f9. \u00c8 un bambino avvolto in fasce. \u00c8 piccolo e indifeso. Eppure \u00e8 il nostro Salvatore. Davvero ci sembra impossibile. Come pu\u00f2 un bambino essere il Salvatore?<br \/>\nEcco perch\u00e9 non \u00e8 scontato il Natale. E non \u00e8 scontato soprattutto per noi, abituati ad esaltare la forza e a dare credito solo alla potenza. Come \u00e8 possibile credere che quel piccolo bambino, nato per di pi\u00f9 in una stalla, sia colui che salva il mondo? Come \u00e8 possibile crederlo di fronte ai gravi problemi del mondo? L&#8217;impossibilit\u00e0 sembra ancora pi\u00f9 evidente se si pensa a come finir\u00e0 quel bambino. Nell&#8217;icona della Nativit\u00e0 la tradizione della Chiesa d&#8217;Oriente presenta il mistero della nascita unito a quello della morte di Ges\u00f9: la culla infatti \u00e8 come un piccolo sarcofago, le fasce sono come le bende del sepolcro e la montagna \u00e8 il Calvario. Eppure \u00e8 qui la nostra salvezza: in questo bambino fragile, debole e indifeso. Il mistero del Natale viene a dirci che non siamo condannati ad essere forti e potenti secondo il mondo per essere salvati. Certo suona strano alle nostre orecchie perch\u00e9 la nostra mentalit\u00e0 poco riconosce i segni evangelici della salvezza. \u00c8 quanto \u00e8 accaduto a Betlemme, citt\u00e0 distratta e festaiola; ma non solo. Noi ricordiamo l&#8217;accaduto con il presepe e ci commuoviamo. E facciamo bene, ma in quella scena c&#8217;\u00e8 la cruda realt\u00e0 di una citt\u00e0 che non sa accogliere due giovani stranieri e il loro figlio che sta per nascere. Gli uomini non sanno trovare loro un posto; tutto \u00e8 occupato e Ges\u00f9 deve nascere fuori, in una stalla. \u00c8 una storia tanto antica, eppure tanto attuale.<br \/>\nMa \u00e8 giusto commuoversi, certo non per la fredda indifferenza di Betlemme e nostra. \u00c8 giusto commuoversi per il grande amore di Dio. Egli \u00e8 venuto anche se noi non lo abbiamo riconosciuto, come scrive Giovanni nel prologo del suo Vangelo: &#8220;Venne tra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto&#8221;. E non se ne \u00e8 neppure andato via quando non gli abbiamo aperto la porta. Per questo \u00e8 giusto commuoversi e per questo \u00e8 salutare venire a vedere questo bambino. \u00c8 davvero grande, \u00e8 davvero diverso. Viene allora anche a noi quel desiderio struggente di Francesco d&#8217;Assisi quando nel lontano Natale del 1223 disse: &#8220;Voglio vedere Ges\u00f9&#8221;. E invent\u00f2 il presepio vivente. Racconta una tradizione che Francesco strinse fra le sue braccia un piccolo neonato venuto dal cielo. La fragilit\u00e0 di quel bambino tocc\u00f2 il cuore di Francesco e commosse tutti i contadini che erano accorsi. Cos\u00ec furono toccati nel cuore i primi pastori di Betlemme. Essi, forse rozzi e abbrutiti dal lavoro, riconobbero in quel bambino l&#8217;amore del Signore che si era avvicinato a loro. Se Ges\u00f9 fosse nato in un palazzo non lo avrebbero incontrato. Quel bambino ora \u00e8 davanti ai nostri occhi perch\u00e9 anche noi ci commuoviamo e, come quei pastori, come Francesco d&#8217;Assisi, lo abbracciamo, ce lo stringiamo al cuore perch\u00e9 resti sempre con noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Luca\u00a0(2,15-20) Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l&#8217;un l&#8217;altro: &#8220;Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere&#8221;. 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