{"id":21229,"date":"2015-12-16T13:28:38","date_gmt":"2015-12-16T12:28:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=21229"},"modified":"2015-12-17T10:45:08","modified_gmt":"2015-12-17T09:45:08","slug":"la-casa-comune-e-la-famiglia-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-casa-comune-e-la-famiglia-umana.html","title":{"rendered":"La \u201cCasa comune\u201d e la \u201cFamiglia umana\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Intervento al convegno\u00a0<em><strong>LECTURAS DE LA ENC\u00cdCLICA \u201cLAUDATO SI\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Barcelona, 16 de diciembre de 2015<\/strong><\/p>\n<p>Questo nostro incontro avviene immediatamente dopo la 21 Conferenza mondiale sul clima svoltasi a Parigi e dopo pochi mesi dalla Enciclica \u201cLaudato s\u00ec\u201d di Papa Francesco sulla cura del creato. Ovviamente non si possono dimenticare i numerosi interventi dei resposabili delle nazioni e delle religioni che da alcuni decenni richiamano l\u2019urgenza della salvaguardia del creato. Un filo rosso li riuniosce tutti, ossia la consapevolezza, sempre pi\u00f9 chiara, che siamo in un crinale della storia nel quale per la prima volta gli uomini possono distruggere la vita su tutto il pianeta. Basti pensare alla minaccia nucleare e alla devastazione ambiental\u00f2e. Papa Francesco emana questa enciclica sulla cura della \u201ccasa comune\u201d legandola alla enciclica di Giovanni XXIII sulla pace, la \u201cPacem in terris\u201d. L\u2019umanit\u00e0 intera in tutte le sue manifestazioni, dalla religione alla politica, dall\u2019economia alla cultura, dalla scienza all\u2019organizzazione della vita quotidiana delle societ\u00e0, \u00e8 interpellata di fronte a questa sfida epocale. E\u2019 perci\u00f2 quanto mai opportuno anche questoi nostro incontro di riflessione su questi temi.<\/p>\n<p>A me \u00e8 stato chiesto una riflessione legata all\u2019aspetto spirituale di questa enorme sfida. Com\u2019\u00e8 facile intuire, si tratta di un aspetto che traversa le pagiune dell\u2019enciclica di Papa Francesco. Sarebbe riduttivo, ad esempio, pensarla come una enciclica \u201cverde\u201d. Il Papa, infatti, mentre auspica l\u2019attuazione di proposte di politica economica e ambientale, sottolinea l\u2019urgenza di un radicale cambiamento di vita da parte dei popoli della terra. Propone una \u201cecologia integrale\u201d per la quale richiede una vera e propria conversione interiore degli animi che chiama: \u201cconversione ecologica\u201d. Solo nell\u2019orizzonte ampio di una ecologia integrale \u00e8 possibile trovare una risposta adeguata alla crisi sia dell\u2019ambiente che della societ\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Sono quanto mai attuali le parole di un teologo, Gunter Anders, il quale qualche tempo fa scriveva: \u201cL\u2019epoca in cui viviamo, anche se dovesse durare all\u2019infinito, \u00e8 in modo definitivo l\u2019ultima epoca dell\u2019umanit\u00e0\u2026 Viviamo nel tempo della fine, vale a dire, in quell\u2019epoca la cui fine pu\u00f2 essere provocata da noi in ogni istante\u201d. E auspica almeno il sorgere del \u201ccoraggio della paura\u201d. Sembre dire: \u201csiamo talmente addormentati e vigliacchi da non avere neppure il coraggio di aver paura! Attenzione: la \u201ccrisi ecologica\u201d pu\u00f2 provocare un \u201cmorte ecologica\u201d del pianeta\u201d. A queste osse4rvazioni aggiungerei che non basta solo la paura, che pure \u00e8 oggi il primo passo. Ma si richiede una nuova visione del mondo che coinvolga i popoli della terra. Papa Francesco, rivolge la sua Enciclica\u00a0 a tutti gli abitanti del pianeta, nella convinzione che che \u201cl\u2019umanit\u00e0 ha ancorta la capacit\u00e0 di collaborare (con Dio) per costruire la casa comune\u201d(n.13).<\/p>\n<p>I due relatori che mi precedono illustrano con abbondanza i limiti dello sviluppo umano come sino ad oggi \u00e8 stato realizzato. In verit\u00e0, gi\u00e0 nel lontano 1972, il Club di Roma metteva in guardia dalla cieca fiducia nel progresso apportato dalla civilt\u00e0 tecnico-scientifica. La sostanza di quell\u2019avvertimento era chiara: lo sfruttamento della natura mediante la produzione tecnica non pu\u00f2 essere portato avanti all\u2019infinito. Sono ormai passati pi\u00f9 di quaranta anni da allora e purtroppo quegli avvertimenti non sono stati presi sul serio. La 21 conferenza sul clima ci conferma che siamo al capolinea.<\/p>\n<p>L\u2019enciclica \u201cLaudato s\u00ec\u201d, pur essendo un documento religioso, si sofferma con attenzione sui problemi dell\u2019ambiente (soprattutto nel capitolo primo), rilevando il pericolo di consumare letteralmente la terra, danneggiando le funzioni essenziali al mantenimento della vita come la stabilit\u00e0 del clima, la rigenerazione della fertilit\u00e0 dei terreni, la ricarica delle riserve di acqua dolce e pulita.<\/p>\n<p>Sottolinea poi il gravissimo problema della povert\u00e0 nel mondo con la crescente disparit\u00e0 tra paesi ricchi e paesi poveri. Contraddicendo il comandamento originario della terra come casa comune di tutti. Purtoppo, le crisi ecologiche innescano gravi crisi umane o aggravano quelle pre-esistenti, come carestie, fame, guerre per il possesso di risorse sempre pi\u00f9 scarse, guerre perfino per l\u2019acqua, diffusione di malattie, causando un gran numero di rifugiati per motivi ambientali. Il destino dei poveri e la sorte del pianeta siano strettamente collegati.<\/p>\n<p>Si deve aggiungere il flagello delle guerre che provocano disastri anche sul piano della salvaguardia del creato. Nonostante che accordi internazionali proibiscano la guerra chimica, batteriologica e biologica, sta di fatto che nei laboratori si continua la ricerca per lo sviluppo di nuove armi offensive, capaci di alterare gli equilibri naturali. Ma oggi qualsiasi forma di guerra causa incalcolabili danni ecologici. Le guerre locali o regionali, per limitate che siano, non solo distruggono le vite umane e le strutture della societ\u00e0; danneggiano la terra, rovinano raccolti e vegetazione, avvelenano terreni e acque. E i sopravvissuti si trovano nella necessit\u00e0 di iniziare una nuova vita in condizioni difficilissime che creano a loro volta situazioni di grave disagio sociale, con conseguenze negative anche di ordine ambientale. Non mi dilungo su questi aspetti, per fermarmi a considerare l\u2019obbligo morale di porre fine a tale drammatica situazione. Del resto, se \u00e8 vero che siamo al capolinea, comunque non abbiamo un pianeta B su cui salire.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Indispensabile un sussulto morale <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che fare, dunque? Senza alcun dubbio \u00e8 urgente individuare strade innovative e coraggiose stabilendo i criteri di un nuovo rapporto con la \u201cnatura\u201d e mettendo al centro lo sviluppo ogni persona e l\u2019intera famiglia umana. Tali strade vanno certamente ricercate sul piano tecnico e politico, ed \u00e8 il compito precipuo delle classi dirigenti delle societ\u00e0 del pianeta. Ma tale impresa \u00e8 difficile che avvenga senza un pi\u00f9 generale sussulto morale che porti a individuare e ad accogliere un comune orizzonte per l\u2019intera famiglia umana. E\u2019 questop il senso della \u201cconversione ecologica\u201d che Papa Francesco auspica nella parte conclusiva dell\u2019Enciclica. Credo che questo sia cruciale. Oggi \u00e8 possibile salvare il pianeta dal disastro unicamente con una nuova visione dcel mondo e una profonda trasformazione dei cuori.<\/p>\n<p>Mi piace riportare quanto scriveva negli anni Settanta del secolo scorso il filosofo ebreo tedesco, Hans Jonas, che \u00e8 stato tra i primi a porre sul tavolo la gravit\u00e0 della questione ecologica. Egli chiama in causa la responsabilit\u00e0 delle persone di fronte alla crisi ecologica, ritenendola l\u2019unica via per intaccare in radice l\u2019edonismo della moderna cultura del godimento e dell\u2019uomo tecnologico come \u201cmacchina desiderante\u201d. Jonas rileva che il martellante <em>carpe diem<\/em> che ripropone il benessere individuale come legge suprema dei comportamenti, rende sempre pi\u00f9 discutibile il primato del benessere individuale o di gruppo. La ricerca del proprio benessere a qualsiasi costo si scontra con il benessere collettivo e mette a rischio la continuit\u00e0 stessa della vita del pianeta. A suo parere il problema \u00e8 di tali proporzioni da chiamare in causa non solo una nuova etica ma anche una nuova ascesi che coinvolga le diverse culture e le stesse grandi religioni del mondo. E fa riferimento a ci\u00f2 che signific\u00f2 il cristianesimo per la societ\u00e0 romana dell\u2019epoca. Scrive Jonas: \u201cAll\u2019inizio del Cristianesimo vi furono uomini che sotto l\u2019influsso di una potente religione ultraterrena fecero di tutto per l\u2019ascesi. Per amore della vita terrena ci\u00f2 non \u00e8 mai stato fatto. C\u2019\u00e8 solo in particolari momenti, quando un popolo \u00e8 in pericolo e i giovani fremono per difendere la patria. Non so se \u00e8 possibile ottenere senza religione trascendente un\u2019ascesi nella massa, laddove il pericolo non \u00e8 cos\u00ec chiaro come su una nave che affonda, ma si estende per decenni e attraverso i continenti\u201d.<\/p>\n<p>Si tratta di riflessioni che puntano in alto, tese a coiunvolgere non solo i credenti, ma tutti gli uomini di buona volont\u00e0: l\u2019autore auspica passioni forti e scelte audaci da parte di tutti, una vera rivoluzione delle coscienze. Non bastano perci\u00f2 scelte politiche e tecniche per quanto lungimiranti. Esse \u2013 che sono indispensabili \u2013 sarnno tuttavia possibili solo in presenza di un generale sussulto delle coscienze, sia dei responsabili che della gente. Tanto \u00e8 negativo il rapporto tra abbassamento della tensione morale e dissesto ecologico, diviene ovviamente positivo quello di una risurrezione morale con la cura della casa comune. Negli anni Novanta, Giovanni Paolo II, in uno strardinario messaggio (1 gennaio 1990), affermava: \u201cLa societ\u00e0 odierna non trover\u00e0 soluzione al problema ecologico, se non rivedr\u00e0 seriamente il suo stile di vita. In molte parti del mondo essa \u00e8 incline all&#8217;edonismo e al consumismo e resta indifferente ai danni che ne derivano\u201d.<\/p>\n<p>Per questo non bastano pi\u00f9 semplici esortazioni morali. Sono velleitarie. C\u2019\u00e8 bisogno di un&#8217;autentica conversione nel modo di pensare e di comportarsi. Si debbono alzare gli occhi da se stessi e sentire la responsabilit\u00e0 per la vita degli altri, non solo quella dei vicini e del tempo presente, ma quella delle future generazioni nel vasto mondo. Lo stile di vita pi\u00f9 austero, l\u2019autodisciplina nei comportamenti, la temperanza nei desideri e lo spirito di sacrificio per offrire agli altri il proprio aiuto devono informare la vita quotidiana della maggioranza della gente per non essere costretti a subire tutti le conseguenze negative della noncuranza dei pochi. Deve, insomma, affermarsi un nuovo senso della vita, dello sviluppo e della felicit\u00e0 nell\u2019orizzointe di una nuova visione del mondo e del suo destino. Ma \u00e8 proprio qui il problema. Purtroppo, siamo entrati nel nuovo secolo scarichi di visioni e di passioni. Viviamo tutti, singoli e collettivit\u00e0, un p\u00f2 a testa bassa, ripiegati su noi stessi. Impauriti di fronte ad un futuro incerto, preferiamo rinchiuderci a difenderci come in un fortino assediato. In questo contesto mioppe e triste si staglia la profezia dell\u2019enciclica \u201cLaudato s\u00ec\u201d: ritrovare il gusto per il sogno di Dio sul mondo, ossia il sogno di una casa comune per l\u2019unica famiglia umana, quella di oggi e quella delle generazioni future.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019uomo, amministratore, non padrone, del creato<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era il sogno dell\u2019inizio. Non dobbiamo dimeticare che la crisi ecologica non arriva per caso e tanto meno \u00e8 senza cause. \u201cAlla radice della distruzione dell\u2019ambiente naturale c\u2019\u00e8 un errore antropologico\u201d scriveva Giovanni Paolo II nella <em>Centesimus annus <\/em>(n.37). L\u2019errore \u00e8 la pretesa dell\u2019uomo di essere padrone assoluto della terra, <em>ab-solutus<\/em>, sciolto da ogni vincolo, e quindi di disporne arbitrariamente, come se la terra non avesse una sua propria forma e una destinazione anteriore a ciascun individuo o gruppo.<\/p>\n<p>La tradizione ebraico-cristiana (che in parte anche l\u2019Islam accetta) \u00e8 chiara su questo. L&#8217;uomo riceve da Dio la responsabilit\u00e0 di custodire, assieme a Lui, la creazione. Dio lo ha creato a sua mmagine e somiglianza(Gen 1,26) perch\u00e9 lo rappresentasse. La creazione, di cui l\u2019uomo \u00e8 il culmine, gli \u00e8 affidata perch\u00e9 &#8220;egli domini sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra&#8221;(Gen 1,26). Anche la benedizione data da Dio ridice questa responsabilit\u00e0: &#8220;Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra&#8221; (Gen 1,28).<\/p>\n<p>L&#8217;uomo deve essere fecondo, ossia vivere e affermare la qualit\u00e0 della vita lottando contro la morte: non deve sparire n\u00e9 ritrarsi, ma moltiplicarsi abitando l&#8217;estensione della terra. Riempirla non significa calpestarla, n\u00e9 moltiplicarsi senza misura, ma abitarla rendendola una dimora buona per tutti. Il verbo &#8220;soggiogare&#8221; <em>(kavash), <\/em>pu\u00f2 significare &#8220;camminare su, dominare sessualmente&#8221;, ma come tra uomo e donna ci pu\u00f2 essere un rapporto che non sia di soggiogamento, cos\u00ec deve essere tra l&#8217;uomo e la terra. E il verbo <em>radah, <\/em>ossia &#8220;dominare&#8221;, va inteso come l&#8217;azione di chi deve guidare il popolo verso una vita piena e nella pace. I due verbi citati non significano l&#8217;esercizio di un potere oppressivo, arbitrario e violento; anzi, escludono totalmente lo sfruttamento e la distruzione della terra.<\/p>\n<p>E\u2019 questo il senso del \u201cgiubileo\u201d, ossia di un tempo di riposo e di ri-inizio, sia per gli uomini che per la terra. L&#8217;uomo \u00e8 signore della creazione (Sal 8) in quanto mandatario di Dio. C&#8217;\u00e8 perci\u00f2 convergenza tra questo comando e quanto \u00e8 scritto nel pi\u00f9 antico racconto della creazione, l\u00e0 dove si dice: \u201cIl Signore Dio pose l&#8217;uomo in un giardino perch\u00e9 lo coltivasse <em>(&#8216;avad) <\/em>e lo custodisse <em>(shamal)<\/em>\u201d (Gen 2,15). La terra non \u00e8 sua, continua ad appartenere a Dio. Tra l\u2019altro, va notato che il comando a soggiogare la terra e a dominare sugli animali \u00e8 dato a un uomo che non \u00e8 carnivoro, semmai vegetariano, visto che Dio gli d\u00e0 come cibo &#8220;ogni <em>erba, <\/em>ogni <em>seme <\/em>e frutto <em>che <\/em>cresce <em>dalla <\/em>terra&#8221; (Gen 1,29). Gli esseri che hanno \u201cnefesh\u201d, ossia vita animale, non possono servire da cibo agli uomini secondo la volont\u00e0 creazionale di Dio, sicch\u00e9 il cosmo \u00e8 chiamato a vivere un rapporto che \u00e8 di grande e totale rispetto per la vita.<\/p>\n<p>Il potere dato da Dio all\u2019uomo ha un limite. L\u2019autore sacro lo descrive con la proibizione di mangiare il frutto dell\u2019albero della vita. Quando il tentatore si avvicina ad Eva per convincerla a mangiarne e lei avanza l\u2019obiezione della morte, le dice: \u201cNon morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui ne mamgiaste si aprirebbero I vostri occi e sareste come Dio\u201d(Gen 3, 4). E\u2019 la tentazione prometeica che ricorre continuamente nella storia sia personale che collettiva: l\u2019uomo non si sente solo <em>faber<\/em> ma <em>creator<\/em>, non pi\u00f9 limitato ma onnipotente. E\u2019 qui la radice profonda del sovvertimento dell\u2019ordine della natura. E si deve ricordare che questa tentazione \u00e8 come il peccato: \u00a0\u201caccovacciato alla tua porta\u201d(Gen 4,7). Lo scatto etico &#8211; ed anche religioso \u2013 significa pertanto ricacciare indietro il peccato di onnipotenza che forzando la porta \u00e8 entrato nel cuore dell\u2019uomo. E\u2019 urgente che l\u2019uomo riprenda il suo essere <em>dominus<\/em> non <em>creator<\/em> stabilendo un rapporto dialettico con la creazione per trasformarla senza tradirla, per servirsene come casa senza distruggerla.<\/p>\n<p>La crisi ecologica sta interrogando anche la riflessione teologica cristiana. Si stanno moltiplicando gli studi sulla creazione. La \u201cconversione ecologica\u201d specifica che la signoria dell\u2019uomo sul creato \u00e8 il \u201criflesso reale dell\u2019unica e infinita signoria di Dio\u201d. Moltman, noto teologo protestante, invita a ripensare un\u2019antropologia cristiana in maniera pi\u00f9 integrata all\u2019intera creazione. E, dopo aver accennato ai rischi di una certa teologia che pu\u00f2 anche aver avallato il dispotismo dell\u2019uomo sulla natura, si spinge ad esortare ad una sorta di \u201cspiritualit\u00e0 cosmica\u201d, che peraltro non \u00e8 assente nella tradizione della Chiesa. Per non citare solo San Francesco, riporto quanto un antico monaco, Zosimo, diceva ai suoi discepoli: \u201cMiei fratelli, non temete il peccato, amate l\u2019uomo anche nel peccato, c\u2019\u00e8 in lui l\u2019immagine dell\u2019amore divino. Amate tutta la creazione insieme e in tutti i suoi elementi, ogni foglia, ogni solco, gli animali e le piante. Amando ogni cosa, voi comprenderete il mistero di Dio nelle cose. E avendolo compreso ne trarrete vantaggio ogni giorno. E finirete per amare il mondo intero di un amore universale\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 una visione pienamente in linea con la visione biblica della creazione che Papa Franccesco ha ripreso e consacrata con l\u2019enciclica \u201cLaudato s\u00ec\u201d. Nella Bibbia, il cielo, la terra e tutte le creature non sono entit\u00e0 estraneee tra loro, immobili e fisse, fanno invece parte di uno scenario che abita il tempo e lo spazio. La creazione d\u00e0 inizio al tempo e termina con il settimo giorno, durante il quale tutto l\u2019universo si riposa, sicch\u00e9 tutte le creature sono nel tempo, nella storia: non fanno parte di uno scenario a se stante e staccato dall\u2019uomo che dall\u2019esterno vi \u00e8 collocato. No, l&#8217;uomo, che la Scrittura pone all&#8217;apice della creazione, viene dalla terra. Dio ha plasmato l&#8217;<em>adam, <\/em>l\u2019uomo, a partire dall&#8217;<em>adam\u00e0, <\/em>ossia dalla terra (cfr. Gen 2,7). L&#8217;uomo \u00e8 il terrestre perch\u00e9 tratto dalla terra! Si potrebbe dire che la terra \u00e8 in qualche modo, se non madre, almeno matrice dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo non potr\u00e0 mai dimenticare questa origine, anche perch\u00e9 alla terra torner\u00e0 (cfr. Gen 3,19). La terra \u00e8 creatura di Dio e l&#8217;uomo \u00e8 creatura tratta dalla terra, co-creatura con la terra. Alcuni esegeti traducono: &#8220;Dio plasm\u00f2 l&#8217;uomo, che \u00e8 polvere del suolo&#8221;(Gen 2,7), e non &#8220;Dio plasm\u00f2 l\u2019uomo con polvere del suolo&#8221;. Dio ha creato liberamente l&#8217;uomo, senza il consenso della terra, tuttavia la terra \u00e8 matrice dell&#8217;uomo. Ma, si badi bene, anche gli animali sono plasmati dal suolo, dall&#8217;<em>adam\u00e0, <\/em>come l&#8217;uomo (cfr. Gen 2,19). Essi sono subito portati davanti all&#8217;uomo perch\u00e9 dia loro un nome, come segno di superirit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli animali non sono in grado di costituire un faccia a faccia per l&#8217;umano, e tuttavia sono destinatari di una relazione con l&#8217;uomo che li abilita a ricevere un nome, cio\u00e8 ad essere soggetti, compagni, ausiliari per l&#8217;uomo. Ma la co-\u00adcreaturalit\u00e0 come comunione \u00e8 completa solo con la creazione della dualit\u00e0, dell&#8217;alterit\u00e0: cos\u00ec \u00e8 creata la donna, che la Scrittura dice tratta dall&#8217;uomo per affermare l&#8217;uguaglianza con lui; ma la donna \u00e8 anche diversa o, meglio, &#8220;altra&#8221; da lui, in modo che sia possibile il faccia a faccia, la relazione, la comunione. L&#8217;uomo e la donna sono co-creature per volere di Dio, chiamate a diventare una sola carne (cfr. Gen 2,24), e questa relazione tra maschio e femmina dovr\u00e0 prevalere sulla stessa relazione familiare&#8230; Insomma, la creazione, secondo il racconto biblico (Gen. 2), \u00e8 una comunit\u00e0 di co-creature, perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 in stretta relazione con la terra, le piante, gli animali ed \u00e8 relazione in se stesso: maschio e femmina!<\/p>\n<p>Ci sono altre indicazioni che rivelano la creazione come comunione di co-creature. Nel racconto della creazione Dio d\u00e0 una benedizione agli animali del cielo e a quelli delle acque, dicendo: &#8220;Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari, e gli uccelli si moltiplichino sulla terra!&#8221;(Gen 1,22). E\u2019 la stessa benedizione che d\u00e0 anche agli uomini (cfr. Gen 1,28), mettendo cos\u00ec in evidenza come ci sia una solidariet\u00e0 nel crescere e nell&#8217;abitare l&#8217;universo da parte di uomini e di animali: Dio ha dato a entrambi l&#8217;universo come il luogo da abitare, e il rapporto tra uomo e animale \u00e8 innanzitutto di somiglianza, di solidariet\u00e0, di condivisione dello spazio vitale. Proprio per questo la creazione delle piante e degli animali \u00e8 cosa &#8220;buona&#8221; e quella dell&#8217;uomo &#8220;molto buona&#8221;, e tutte le creature sono destinate al settimo giorno, giorno nel quale trovano destino e pienezza di esistenza. L&#8217;uomo insomma non esiste senza le altre creature, e il mondo esiste come casa dell&#8217;uomo. Certo c\u2019\u00e8 una differenza sostanziale tra l\u2019uomo e le altre creature. Lo esprimeva bene Romano Guardini quando affermava: le cose nascono per comando di Dio, mentre l\u2019uomo per una chiamata di Dio. E\u2019 la dimensione della persona che lega in maniera unica l\u2019uomo a Dio sino a renderlo suo rappresentante nella creazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Verso un\u2019ecologia umana<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non si deve dimenticare, tuttavia, che oltre ad una ecologia ambientale vi \u00e8 anche una ecologia \u201cumana\u201d che riguarda la vita stessa dell\u2019uomo e la sua dimensione spirituale, a partire dai molti comportamenti inquinanti che rivelano una generalizzata mancanza di rispetto per la vita. Quante volte, ad esempio, le ragioni della produzione prevalgono sulla dignit\u00e0 del lavoratore e gli interessi economici prevalgono sul bene delle persone, se non addirittura su quello di intere popolazioni? Non dovrebbe poi mancare l\u2019inquietudine per le enormi possibilit\u00e0 della ricerca scientifica e biologica che possono introdurre turbamenti devastanti. Non tutto ci\u00f2 che l\u2019uomo pu\u00f2 fare, va fatto. Basti pensare al dramma della bomba nucleare. E\u2019 stato davvero un progresso? E non credo siamo in grado di misurare i danni di una indiscriminata manipolazione genetica e di uno sviluppo sconsiderato di nuove specie di piante e forme di vita animale, per non parlare di inaccettabili interventi sulle origini della stessa vita umana. A nessuno sfugge come, in un settore cos\u00ec delicato, l&#8217;indifferenza o il rifiuto delle norme etiche fondamentali portino l&#8217;uomo alla soglia stessa dell&#8217;autodistruzione. Il rispetto della vita e, in primo luogo, della dignit\u00e0 della persona umana deve diventare la fondamentale norma ispiratrice di un sano progresso economico, industriale e scientifico.<\/p>\n<p>E dovremmo porre maggiore attenzione anche all\u2019inquinamento etico che, attraverso comportamenti irresponsabili, devastano la cultura dei piccoli e dei grandi ispirando convinzioni devastanti. Il dissesto della vita morale, che sta minando nelle radici la stessa convivenza delle nostre societ\u00e0, richiede un\u2019attenta consapevolezza da parte di tutti e una grave responsabilit\u00e0 per edificare una societ\u00e0 a misura dell\u2019uomo e del creato. Dissesto ecologico e dissesto morale richiedono un profondo sussulto spirituale per suscitare nuove passioni per il mondo, per la societ\u00e0, per il bene comune di tutti.<\/p>\n<p>Senza questo profondo sussulto \u00e8 arduo fondare una prospettiva di solidariet\u00e0 universale. Solo nuovi grandi sogni possono spingere gli individui e i popoli ad uscire dall\u2019istintivo egocentrismo e proiettarsi con passione verso un progetto globale. Credenti e laici sono chiamati ad avviare un serrato e fecondo dibattito a tutto campo. Luc Ferry, un filosofo francese non credente, \u00e8 tra coloro che si cimentano in questa ricerca. Egli registra con preoccupazione la crescita di una concezione egocentrica del vivere derivata dalla perdita di senso: &#8220;Dopo il relativo regresso delle religioni, dopo la morte delle grandi utopie che inserivano le nostre azioni nell&#8217;orizzonte di un vasto disegno, la questione del senso non trova pi\u00f9 un luogo dove esprimersi a livello collettivo&#8230; resta confinata nell&#8217;intimit\u00e0 della pi\u00f9 stretta sfera privata. Traspare solo in occasioni eccezionali, lutti o malattie gravi&#8221;. E\u2019 il vuoto. E la situazione non appare passeggera.<\/p>\n<p>All&#8217;orizzonte \u2013 continua Ferry &#8211; non appaiono i segni di un nuovo &#8220;grande disegno&#8221; che dia significato forte alla vita e al mondo. E aggiunge: se si vuol evitare il rischio di cadere nel baratro del nulla non basta un semplice \u201critorno all\u2019etica\u201d. E\u2019 indispensabile un nuovo umanesimo, una nuova visone dell\u2019uomo e del suo destino, che deve avere tratti analoghi a quelli religiosi: &#8220;La morale \u00e8 utile e anche necessaria: ma rimane nell&#8217;ordine negativo del divieto. Se le etiche laiche, anche le pi\u00f9 sofisticate e pi\u00f9 perfette, dovessero costituire l&#8217;ultimo orizzonte della nostra esistenza, ci mancherebbe ancora qualche cosa, per la verit\u00e0 l&#8217;essenziale: l&#8217;amore (sia degli individui sia delle comunit\u00e0 di appartenenza)&#8221;. Parafrasando la nota frase di Heidegger, \u201cSolo un dio ci pu\u00f2 salvare!\u201d, si potrebbe dire che, di fronte al prevalere assoluto della cultura tecnologica, \u201cSolo l\u2019amore ci salver\u00e0!\u201d E\u2019 in questo orizzonte che si muove l\u2019enciclica papale che raccoglie gli insegnamentio del magistero rpecedente e quello del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli che con il Patriarca bartolomeo \u00e8 statop antesignano nella riflessione teologica.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>La trasfigurazione del creato <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Permettetemi infine un cenno al \u201csogno di Dio\u201d sul mondo, nel suo inizio e al suo termine. \u201cIn principio\u201d \u2013 nota la Bibbia nella Genesi &#8211; l&#8217;uomo riceve da Dio un giardino da coltivare e da custodire per renderlo spazio di vita e dimora per tutte le creature nella giustizia, nella pace, nella bellezza. C\u2019\u00e8 poi la \u201cfine\u201d della storia che l&#8217;Apocalisse rivela in una citt\u00e0 bella con un giardino (cfr. Ap 21-22) la cui costruzione spetta anche all&#8217;uomo mentre Dio la fa scendere dal cielo. Tra il \u201cprincipio\u201d e la \u201cfine\u201d vi \u00e8 l\u2019intera storia umana segnata sia dalle ferite degli uomini che cedono alla tentazione dell\u2019onnipotenza e che deturpano il creato, sia dall\u2019impegno di tanti credenti e di persone di buona volont\u00e0 che spendono la loro vita per il bene di tutti. L\u2019impegno a trasfigurare la creazione intera \u00e8 la grande fatica affidata ad ogni generazione.<\/p>\n<p>Deve crescere sempre pi\u00f9 la consapevolezza del legame tra l\u2019uomo e il creato: in effetti, o si salveranno assieme, o assieme periranno. Si potrebbe persino dire che che la salvezza dell&#8217;umanit\u00e0 condiziona quella della creazione. \u00c8 Paolo a fare questa connessione nella Lettera ai Romani quando scrive: &#8220;La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio\u2026 Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi&#8221;(8,19-22). C\u2019\u00e8 un&#8217;attesa in tutte le creature<em>, <\/em>un desiderio di salvezza cosmica, possibile per\u00f2 solo se gli uomini realizzano la loro vocazione a diventare figli di Dio. Quando gli uomini saranno figli di Dio, ossia legati a Ges\u00f9 Cristo, allora la creazione conoscer\u00e0 essa pure la sua trasfigurazione, la sua &#8220;novit\u00e0&#8221;, e saranno generati cieli nuovi e terra nuova.<\/p>\n<p>I profeti tante volte hanno annunciato questo futuro della creazione, descrivendolo con le immagini dell&#8217;agnello e del lupo che pascolano insieme, del lattante e della serpe che insieme giocano, del deserto che rifiorisce (cfr. Os 2,20; Is 11,6-8; 32,15-17&#8230;)! Sono visioni che volevano suscitare passioni per costruire un futuro non solo per se stessi ma per tutti. Ges\u00f9 Cristo rappresenta lo spartiacque decisivo della storia del creato nella sua ampiezza. Il giorno di Pasqua viene rotolata via dal sepolcro la pietra che lo chiudeva. Ges\u00f9, il \u201cprimogenito di ogni creatura\u201d diviene il \u201cprimogenito di coloro che risorgono dai morti\u201d(Col 1, 15-20). Il corpo di Cristo risorto \u00e8 lo \u201cspazio\u201d all\u2019interno del quale la creazione viene raccolta da Dio e trasfigurata. Con lui sono iniziati i tempi definitivi.<\/p>\n<p>I cristiani, di fronte &#8220;al deserto che avanza&#8221; come annunciava Nietzsche, di fronte alla terra sempre pi\u00f9 desolata, di fronte alla distruzione del creato, sono chiamati ad unirsi a Cristo che scende nelle profondit\u00e0 della creazione per salarla dalla corruzione e dirigerla verso l\u2019Alto. E\u2019 quel che i cristiani celebrano e sperano ogni domenica quando si radiunano attorno all\u2019Eucarestia. Celebrano una salvezza non individuale n\u00e9 astratta dal creato. Nella domenica gi\u00e0 vivono il futuro della creazione, ossia la famiglia umana che abita una citt\u00e0 pacificata e universale. L\u2019Eucarestia, quella piccolo pane trasfigurato, quel \u201cframmento\u201d ricapitola gi\u00e0 il \u201ctutto\u201d, anche se deve ancora venire la pienezza. Questo celebrano i credenti ogni domenica.<\/p>\n<p>E chi non crede, o crede in altro modo? Ciascuno \u00e8 chiamato ad aprirsi all\u2019amore: \u00e8 questa la via per trasfigurare, non solo per salvaguardare, il creato. Oggi siamo pi\u00f9 consapevoli che non si pu\u00f2 amare l\u2019uomo senza amare anche la terra, sua abitazione. La crisi ecologica pu\u00f2 essere un\u2019occasione opportuna non solo per suscitare \u201cil coraggio della paura\u201d, come qualcuno giustamente chiede al fine di ottenere decisioni e comportamenti sapienti, ma soprattutto per riscoprire la fede da parte dei credenti e l\u2019amore da parte di tutti. Solo l\u2019amore, infatti, salver\u00e0 il creato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento al convegno\u00a0LECTURAS DE LA ENC\u00cdCLICA \u201cLAUDATO SI\u201d Barcelona, 16 de diciembre de 2015 Questo nostro incontro avviene immediatamente dopo la 21 Conferenza mondiale sul clima svoltasi a Parigi e dopo pochi mesi dalla Enciclica \u201cLaudato s\u00ec\u201d di Papa Francesco sulla cura del creato. Ovviamente non si possono dimenticare i numerosi interventi dei resposabili delle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":20528,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-21229","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Paglia-e1450345495892.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21229","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21229"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21229\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20528"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21229"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21229"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21229"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}