{"id":20986,"date":"2015-09-17T12:12:49","date_gmt":"2015-09-17T10:12:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20986"},"modified":"2015-09-17T12:32:02","modified_gmt":"2015-09-17T10:32:02","slug":"famiglia-dei-bambini-e-delle-donne-di-strada-alla-luce-dellinsegnamento-di-papa-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/famiglia-dei-bambini-e-delle-donne-di-strada-alla-luce-dellinsegnamento-di-papa-francesco.html","title":{"rendered":"FAMIGLIA DEI BAMBINI E DELLE DONNE DI STRADA  ALLA LUCE DELL\u2019INSEGNAMENTO DI PAPA FRANCESCO"},"content":{"rendered":"<p>Ringrazio di cuore per l\u2019invito rivoltomi a partecipare a questo Simposio Internazionale. Di fronte a quel che sta accadendo proprio in queste ultime settimane, con la drammatica fuga di tanti uomini e donne dalla guerra e dalla disperazione, appare con evidenza l\u2019attualit\u00e0 del tema scelto, come pure la sollecitudine di questo Dicastero che, nel cuore della Chiesa Cattolica, tiene alta la sensibilit\u00e0 evangelica per venire incontro a queste nuove tragedie del mondo contemporaneo. Purtroppo, c\u2019\u00e8 voluta la foto di un bambino morto adagiato dalle onde del mare su una spiaggia, per aprire almeno un varco di umanit\u00e0 nel cuore della societ\u00e0 contemporanea, ormai indurito dall\u2019abitudine alla violenza. Quanta amarezza, di fronte a tanta durezza! E quel bambino \u00e8 solo un episodio di una tragedia ben pi\u00f9 ampia, come voi ben sapete.<\/p>\n<p>Per restare nell\u2019ambito del fenomeno migratorio sarebbe sufficiente anche solo mettere in fila le immagini che ci giungono in questi giorni dalle televisioni e dai giornali per comprendere la vastit\u00e0 del fenomeno e la novit\u00e0 che rappresenta con le migliaia e miglia di donne e di bambini che fanno parte di questa lunga catena umana che fugge in cerca di pace e di un futuro migliore. L\u2019associazione <em>Save the Children<\/em> \u2013 per portare un solo dato &#8211; ha calcolato che almeno 7.600 minori non accompagnati sono sbarcati in Europa dall\u2019inizio del 2015 dopo aver subito ogni tipo di abusi e di violenza. Per questi bambini sono preferibili tali violenze, all\u2019inferno della guerra, ch\u2019\u00e8 davvero la madre di tutte le povert\u00e0. Il tema delle migrazioni, che da sempre traversa la storia umana, sta diventando in questi ultimi tempi una questione sempre pi\u00f9 decisiva per il futuro del mondo: da come la si affronta dipende la qualit\u00e0 dello sviluppo della convivenza umana.<\/p>\n<p>La Chiesa, esperta in umanit\u00e0, come amava dire il beato Paolo VI, non a caso, anche attraverso questo Dicastero, si china su queste tragedie e le fa sue. Il\u00a0 tema stesso di questo Simposio internazionale si iscrive in questo orizzonte di misericordia. Mi avete chiesto, come Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, una riflessione che leghi la famiglia alle situazioni dei bambini di strada e delle donne di strada alla luce della <em>Evangelii Gaudium<\/em>. Ho pensato di allargare il fascio di luce facendo cenno al pensiero di papa Francesco in questo campo, sin da quando era cardinale arcivescovo di Buenos Aires. Gi\u00e0 allora il cardinale Bergoglio \u00e8 intervenuto pi\u00f9 volte su questi temi. Da quando poi \u00e8 divenuto Papa continua a denunciarne lo scandalo. Fin dal viaggio nelle Filippine, Papa Francesco chiese a sorpresa di visitare un centro per bambini di strada, dopo la messa nella cattedrale di Manila. E chi era presente a questo incontro con i bambini sottratti dalla fondazione Anak-Tnk ai giri di droga e prostituzione, ha scritto: &#8220;L&#8217;incontro con ragazzi salvati dalla strada, accanto alla Cattedrale \u00e8 stato un momento fortissimo&#8221;. Non poteva che essere cos\u00ec per un Papa che chiede una Chiesa \u201cin uscita\u201d o, se si vuole, di mettersi \u201csulle strade\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 inoltre importante che questo Simposio avvenga alle soglie del Sinodo Ordinario dei Vescovi che, dopo un cammino sinodale di due anni, si concentrer\u00e0 a riflettere su \u201cLa vocazione e la missione della Famiglia nella Chiesa e nel mondo\u201d. Come sapete il tema dei ragazzi di strada e delle donne di strada \u00e8 entrato nell\u2019<em>Instrumentum laboris<\/em> nei numeri dal 24 al 30. E\u2019 ovvio riconoscere che dietro ogni bambino di strada, come anche dietro ogni donna che si prostituisce, c\u2019\u00e8 una famiglia distrutta, magari in estrema povert\u00e0, un padre senza lavoro o mal pagato, un figlio non desiderato, un padre e una madre maltrattati in un ambiente ostile e, nella maggior parte dei casi, tutti questi fattori messi assieme. E\u2019 perci\u00f2 particolarmente utile il lavoro di questi giorni anche in vista del prossimo Sinodo di ottobre.<\/p>\n<p>Per parte mia, dopo qualche cenno sulla situazione delle donne e dei ragazzi di strada, mi fermer\u00f2 a proporre qualche semplice riflessione sul pensiero di papa Bergoglio su questi temi e sulla centralit\u00e0 dello spirito di \u201cfamigliarit\u00e0\u201d per affrontarli. Si tratta perci\u00f2 di ritessere a tutti i livelli, da quelli della famiglia di origine di queste donne e di questi ragazzi a quelli della Chiesa e della stessa societ\u00e0, relazioni di carattere \u201cfamiliare\u201d che solo potranno sanare queste drammatiche ferite che coinvolgono non solo i corpi ma l\u2019animo di questi milioni di fratelli e di sorelle.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Bambini di strada nel mondo<\/em><\/p>\n<p>Non \u00e8 mio compito entrare nell\u2019esame dettagliato della loro situazione che voi conoscete molto meglio di me. Fa comunque impressione che il numero sia cos\u00ec elevato e il silenzio cos\u00ec forte. E gi\u00e0 qui c\u2019\u00e8 un nodo problema: l\u2019ignoranza infatti lascia pi\u00f9 libert\u00e0 ai padroni di queste nuove schiavit\u00f9. Diviene cos\u00ec pi\u00f9 difficile arginare il male e promuovere la liberazione. C\u2019\u00e8 bisogno di una nuova cultura della dignit\u00e0 umana per provocare uno sdegno di fronte a tali tragedie. Sappiamo bene che la sola repressione non basta.<\/p>\n<p>Uno sguardo seppure sommario ai numeri ci dice la vastit\u00e0 del fenomeno dei ragazzi di strada. Essi affermano che \u00e8 difficile farne una stima perch\u00e9 questi bambini, pur vivendo sotto gli occhi di tutti, sono per assurdo i pi\u00f9 invisibili: sfuggono alle statistiche, ai censimenti, alle istituzioni, sono esclusi dai dibattiti pubblici, dai programmi e dalle politiche statali. E non c&#8217;\u00e8 neanche un consenso internazionale circa la definizione di bambino di strada: quella pi\u00f9 utilizzata, anche dall&#8217;Unicef, considera <em>street children<\/em> i minori per i quali la strada costituisce la casa o la principale fonte di sostentamento, senza adeguata protezione o sorveglianza. In questo concetto sono compresi sia i bambini che lavorano sulla strada (<em>street-working children<\/em>) e che la sera rientrano a casa o in qualche altra struttura protetta, sia i bambini che invece non hanno un luogo sicuro a cui fare ritorno <em>(street-living children<\/em>). Sempre l&#8217;Unicef ricorda, inoltre, che sono 640 milioni i bambini nel mondo che non hanno un&#8217;abitazione adeguata, 400 milioni non hanno accesso all&#8217;acqua potabile e 140 milioni sono <em>drop out<\/em>, fuori dal circuito scolastico. Comunque, per quel che riguarda i bambini di strada la cifra comunemente accettata \u00e8 quella che ritiene si aggirino tra i 100 e i 150 milioni nel mondo. I dati mostrano inoltre che dagli inizi degli anni &#8217;90 il fenomeno \u00e8 divenuto ormai di natura urbana, ovunque nel mondo, e si presenta con maggiore crudezza nelle megalopoli soprattutto del Sud del mondo. E\u2019 il frutto amaro di un processo doloroso e graduale di un sistema neoliberale e colonizzatore che si affida solo alla legge del mercato. Negli ultimi anni si \u00e8 visto chiaramente che le periferie delle grandi citt\u00e0, nelle quali arrivano i contadini attratti dalla possibilit\u00e0 di lavoro come la vendita ambulante, generano i \u201cragazzi di strada\u201d, dai quartieri di una zona industrializzata, dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lavoro come in Edimburgo, Liverpool e Birminghan, fino alle strade di Mosca, di Shangai, di Citt\u00e0 del Messico, di Buenos Aires.<\/p>\n<p>Le statistiche rivelano che sono milioni i ragazzi di strada orfani oppure fuggiti (o cacciati) da situazioni familiari disumane sia a livello affettivo, che morale ed economico. C\u2019\u00e8 da rilevare che non sono i ragazzi a scegliere di vivere in strada, ma la povert\u00e0 estrema, la disgregazione familiare e l\u2019abbandono, la violenza e gli abusi sempre pi\u00f9 spesso di natura sessuale sono il denominatore comune che li spinge verso la strada; oppure vi sono costretti dalla dipendenza dei genitori dall&#8217;alcool e dagli stupefacenti. Ci sono poi da considerare gli oltre 50 milioni i bambini nel mondo ai quali, ogni anno, viene negato un diritto di nascita basilare: essere riconosciuti come cittadini. Si tratta di milioni di bambini che, proprio perch\u00e9 senza un\u2019identit\u00e0 ufficiale e senza diritti, rischiano maggiormente di diventare invisibili ragazzi di strada.<\/p>\n<p>La strada per\u00f2 non solo un caso. Talora, per questi bambini, \u00e8 un\u2019alternativa effettiva rispetto ad una vita di stenti. La strada, paradossalmente, offre loro una speranza. Se da un lato, in famiglia, vi sono uno stress psicologico fortissimo e varie forme di abuso, dall&#8217;altro c&#8217;\u00e8 la strada, senza controlli, che rappresenta l&#8217;idea, errata, di libert\u00e0 dai bisogni ed appare come l&#8217;unica alternativa alla disperazione. La strada attrae, vivere in strada \u00e8 un modo migliore di provvedere a se stessi; il bambino sente di avere migliori opportunit\u00e0 poich\u00e9 la strada appare quasi accogliente e materna, offrendo le risorse materiali ed emozionali che la famiglia o la societ\u00e0 continua a negargli. L&#8217;attrazione della strada \u00e8 data proprio dalla presenza di bande di coetanei che si conquistano una zona, una piazza, un quartiere. La banda diventa la famiglia, risponde, in apparenza, alla necessit\u00e0 di sicurezza e di protezione, nonostante abbia poi anch&#8217;essa le sue regole, le sue dinamiche, la sua violenza; ci sono dei capi a cui ubbidire, invidie e vendette. Rispetto alla violenza subita in casa, per\u00f2, quella della strada appare meno certa e forse pi\u00f9 controllabile.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, non \u00e8 poi cos\u00ec semplice. La violenza diviene praticamente l&#8217;elemento comune a tutti i bambini di strada; i pericoli e l&#8217;emarginazione della strada finiscono per riportali in situazioni di sopruso, simili a quelli dai quali sono fuggiti. Amnesty International rileva che i <em>meninos de rua<\/em> sono particolarmente esposti a sfruttamento, violenze ed abusi di tutti i tipi, da quello di natura psicologica a quello fisico e sessuale. La violenza psicologica \u00e8 esercitata da chi li disprezza, li sfugge, li vive come criminali. La societ\u00e0, in genere, li vede come un pericolo e li abbandona anche alla violenza fisica: \u201cSono come dei topi o dei cani rabbiosi\u201d. Un giornale brasiliano, qualche anno fa, scriveva: \u201cVolete mantenere pulita la citt\u00e0? Collaborate uccidendo un bambino di strada\u201d. Le forze dell&#8217;ordine sono responsabili di molti atti di violenza quali pestaggi, torture fisiche e psicologiche, abusi, estorsioni, arresti arbitrari e pretestuosi (ad esempio, per accattonaggio); il rilascio avviene spesso dietro ricompense in denaro o in natura. Alle retate della polizia (spesso notturne, per evitare la presenza di scomodi testimoni) si aggiunge anche l\u2019ipocrisia delle autorit\u00e0 che, se da un lato condannano tali soprusi, dall\u2019altro invitano a \u201cripulire\u201d le strade in concomitanza di grandi eventi nazionali od internazionali che richiamano l\u2019interesse dei media. Il bambino di strada \u00e8 trattato come un essere sub-umano (pestaggi con manganelli, catene e scosse elettriche), indegno dei diritti umani fondamentali.<\/p>\n<p>Tale drammatica situazione trasforma i bambini che vivono in strada facendoli divenire violenti: entrano nelle fila di gang, assaltano i turisti, commettono reati e ripropongono le angherie e le prevaricazioni di cui sono stati vittime. Sono facile preda di malviventi che li utilizzano per commettere furti o spaccio di droga e, poco a poco, sono coinvolti in delitti pi\u00f9 gravi. Nel momento in cui si comincia a creare una certa dipendenza da gruppi di fuorilegge organizzati, i bambini non hanno altra scelta che continuare a praticare furti e altre attivit\u00e0 delinquenziali, diventando l&#8217;obiettivo principale degli squadroni della morte. Se tentano di abbandonare il gruppo sono ugualmente a rischio perch\u00e9 ricercati dai malviventi. Cari amici, non vado oltre, ma anche solo questi brevi cenni mostrano la gravit\u00e0 e la drammaticit\u00e0 di questa piaga.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Le donne sulla strada<\/em><\/p>\n<p>Non dissimile \u00e8 la gravit\u00e0 dell\u2019altra forma di schiavit\u00f9: la tratta delle donne a scopo di prostituzione e sfruttamento sessuale. Gli studiosi parlano di 240.000 milioni di persone vittime del traffico, con un volume d&#8217;affari annuale che rende agli sfruttatori circa di 10 miliardi di dollari. Questo Pontificio Consiglio, nel primo Incontro Internazionale sulla Pastorale per la Liberazione delle Donne di strada, realizzato nel giugno del 2005, rilevava che il numero di queste donne cresceva in maniera esponenziale a motivo di una variet\u00e0 di squilibri economici, sociali e culturali. \u201cIn alcuni casi \u2013 si scrive nel rapporto finale \u00a0&#8211; le donne coinvolte hanno sperimentato violenza patologica o abuso sessuale fin dall&#8217;infanzia. Altre sono state indotte alla prostituzione con l&#8217;obiettivo di un sufficiente sostentamento per loro stesse e le loro famiglie. Alcune abbandonano situazioni di povert\u00e0 nel loro Paese di origine, pensando che il lavoro offerto all&#8217;estero cambier\u00e0 la loro vita\u201d. E molte arrivano in Europa \u201cper rispondere ad una crescente domanda di &#8216;consumatori&#8217;\u201d.<\/p>\n<p>Il testo del documento delinea anche un identikit del cliente: \u00abUna gran parte supera i 40 anni, ma \u00e8 coinvolto un crescente numero di giovani tra i 16 e i 24 anni\u00bb. Con un risvolto inquietante: \u00abUn numero sempre maggiore di uomini cerca le prostitute pi\u00f9 per dominare che per soddisfazione sessuale. Nelle relazioni sociali e personali, in effetti, essi sperimentano una perdita di potere e di mascolinit\u00e0 e non riescono a sviluppare relazioni di reciprocit\u00e0 e di rispetto. Tali uomini cercano pertanto le prostitute perch\u00e9 ci\u00f2 d\u00e0 loro un&#8217;esperienza di totale dominio e controllo su una donna per un certo periodo di tempo\u00bb. Nei loro confronti non basta la \u00abcondanna sociale\u00bb e legale: occorre il sostegno per la soluzione di disagi profondi. Infatti \u00abcomprare sesso da una prostituta non risolve problemi che sorgono dalla solitudine, dalla frustrazione o mancanza di relazioni autentiche\u00bb. Prevenire la richiesta, dunque, ma anche il traffico, e riabilitare le vittime della coercizione sia maschile che femminile: purtroppo, anche alcune donne \u00abpartecipano all&#8217;oppressione e alla violenza verso altre donne e alcune, anzi, sono spesso scoperte all&#8217;interno di reti criminali collegate alla crescita della prostituzione\u00bb.<\/p>\n<p>Nella parte finale del documento si sottolinea il bisogno di \u00abuna rinnovata solidariet\u00e0 nella Chiesa e tra le congregazioni religiose, i movimenti laicali, le istituzioni e le associazioni al fine di dare maggiore visibilit\u00e0 e attenzione a questa cura pastorale\u00bb. E, non a caso, si ricorda l&#8217;impegno generoso ed efficace di molte suore in centri di accoglienza, alloggi e case sicure, programmi di formazione ed educazione; e anche alcuni ordini contemplativi si fanno solidali attraverso la preghiera e l&#8217;aiuto finanziario. Il testo richiama l\u2019urgenza di formare appositi operatori pastorali (compresi seminaristi, religiosi e sacerdoti), in collaborazione con le Chiese di origine, di transito e di destinazione delle ragazze: \u00abLe Conferenze episcopali \u2013 scrive il testo &#8211; devono assumere la responsabilit\u00e0 di denunciare questa piaga sociale. Si suggerisce ai vescovi di incoraggiare nelle loro Lettere pastorali la promozione e la protezione della dignit\u00e0 umana delle donne e dei minori\u00bb. Con questa notazione finale entro nella seconda parte di queste mie semplici riflessioni.<\/p>\n<p><em>La Chiesa si fa prossima <\/em><\/p>\n<p>In questi ultimi decenni la Chiesa \u00e8 stata pronta nell\u2019avvicinare bambini e donne di strada. Ed ha cercato di comprendere le ragioni e individuarne le soluzioni. Ho accennato al Primo Incontro Internazionale di Pastorale per la Liberazione delle Donne di strada promosso da questo Dicastero. Si debbono ricordare anche altri convegni sui bambini di strada, come pure gli interventi della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali con la promozione di riflessioni in materia coinvolgendo non solo studiosi ma anche rappresentati delle diverse fedi religiose. Questo per restare solo nell\u2019ambito della curia romana. Innumerevoli sono gli interventi a livello locale: un fittissima rete di amore e di misericordia che con tenerezza e coraggio, talora davvero eroico, cerca di raccogliere e salvare queste sorelle e questi fratelli dalle catene della schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 bisogno tuttavia di continuare a riflettere su queste drammatiche schiavit\u00f9 che deturpano la societ\u00e0 umana. Ed \u00e8 indispensabile promuovere in ogni modo una nuova responsabilit\u00e0 sia dei fedeli che degli uomini di buona volont\u00e0 per commuoversi e piegarsi su questo notevole numero di nuovi schiavi e nuove schiave. E\u2019 quanto mai opportuno perci\u00f2 che questo Pontificio Consiglio continui con tenacia a riflettere, a denunciare e a suggerire proposte. C\u2019\u00e8 bisogno di occhi pi\u00f9 attenti per leggere la storia anche nelle sue pieghe pi\u00f9 nascoste. Aveva ragione papa Benedetto XVI nel dire che la Chiesa ha \u201cun cuore che vede\u201d. L\u2019intelligenza della fede infatti porta i credenti a leggere con maggiore profondit\u00e0 le ferite e a suggerire con pi\u00f9 creativit\u00e0 il farsi \u201cprossimi\u201d ai colpiti. E non dimentichiamo che \u201cprossimo\u201d \u00e8 il superlativo di \u201cproper\u201d, quindi \u201ci pi\u00f9 vicini\u201d. \u00a0S\u00ec, la Chiesa \u00e8 chiamata ad essere \u201cla pi\u00f9 vicina\u201d ai bambini di strada e alle donne di strada. La Chiesa deve, per definizione, farsi prossima, la pi\u00f9 vicina, come suggerisce la parabola evangelica. Del resto quale immagine evangelica mete pi\u00f9 in relazione l\u2019uomo mezzo morto lasciato ai bordi della strada e i ragazzi e le donne della strada? La strada che porta da Gerusalemme a Gerico oggi \u00e8 rappresentata dalle strade delle periferie delle megalopoli; e l\u2019uomo mezzo morto di queste grandi citt\u00e0 non \u00e8 uno solo, sono milioni di bambini e di donne che i nuovi briganti sbattono ai margini della strada.<\/p>\n<p><em>La donna e la sua stirpe come argine al male<\/em><\/p>\n<p>Mi son chiesto perch\u00e9 in questo convegno viene trattato congiuntamente il tema dei ragazzi di strada con quello delle donne di strada. E non mi \u00e8 parso casuale. Vi scorgo piuttosto una ragione che ho trovato in un passo biblico delle origini. E\u2019 il momento della cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre. Dio, nonostante la gravissima disobbedienza, non li abbandona. E compie due gesti. Anzitutto li \u201criveste\u201d, perch\u00e9 non affrontino \u201cnudi\u201d la nuova vita con le sue durezze: &#8220;Il Signore Dio fece all&#8217;uomo e alla donna tuniche di pelle e li vest\u00ec&#8221; (Gn 3, 21). Non \u00e8 questa un\u2019immagine di tenerezza verso quella coppia che pure \u00e8 peccatrice? Ma non solo questo. Dio si rivolge poi al serpente, che potrebbe apparire come il vero vincitore della scena, e gli annuncia la sua sconfitta che avverr\u00e0 ad opera di un\u2019alleanza tra la donna e la sua stirpe: \u201cIo porr\u00f2 inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccer\u00e0 la testa e tu le insidierai il calcagno\u201d(Gen 5, 15-17). E\u2019 come se Dio ponesse un freno all\u2019avanzate del male attraverso l\u2019opera della donna e della sua stirpe, attraverso l\u2019opera della madre con i suoi figli.<\/p>\n<p>Il brano biblico \u00e8 interpretato quasi unicamente in rapporto a Maria e a Ges\u00f9. Tale interpretazione cristologica e mariana non \u00e8 per\u00f2 slegata a quella pi\u00f9 generale della donna con i suoi figli. La donna e il bambino, le donne e i bambini, sono un argine, una barriera al dominio del male nel mondo. Anche le donne e i bambini di strada. Ges\u00f9, \u201cnato da donna\u201d, come dice Paolo, porta al suo culmine quella dimensione di argine del male sino alla sua sconfitta. E\u2019 una missione per certi versi propria della donna e dei suoi figli. E\u2019 vero che il nostro tema sembra apparire come l\u2019esatto contrario, ossia come la vittoria del serpente. In verit\u00e0 quella parola biblica ci spinge a leggere pi\u00f9 in profondit\u00e0 la drammaticit\u00e0 della situazione nella quale si trovano tanti milioni di bambini e di donne. In loro, Dio stesso si nasconde: nei bordi delle strade delle megalopoli Dio stesso si nasconde in questi bambini e in queste donne.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 di qui, da queste periferie, che deve iniziare la risurrezione della societ\u00e0. E avviene attraverso la loro liberazione, la loro risurrezione. Di qui deve allora riapparire quella alleanza dell\u2019inizio tra la donna e la sua stirpe contro il serpente. E la vittoria potremmo dire \u00e8 la ripresa della famiglia, intesa in senso ampio, ossia la ripresa della dimensione della famigliarit\u00e0, dell\u2019incontro, del legame reciproco. Riprendendo l\u2019esempio della parabola evangelica del buon samaritano direi che l\u2019albergo \u00e8 la famiglia, \u00e8 la Chiesa, \u00e8 la societ\u00e0 stessa quando diviene appunto \u201cfamiliare\u201d. E c\u2019\u00e8 da aggiungere che forse l\u2019albergatore, questa volta, ha il volto di una donna, di quella donna dell\u2019inizio che Dio ha posto come argine al male. E la donna, nel contesto di cui parliamo, ha una forza tutta particolare. S\u00ec, direi che le donne, nel contesto dei ragazzi di strada e delle donne di strada, hanno una forza in pi\u00f9, una vocazione pi\u00f9 forte, pi\u00f9 efficace di quella degli uomini. Ho letto in questo orizzonte l\u2019impegno che, ad esempio, gli ordini religiosi femminili hanno preso per fronteggiare questo problema gi\u00e0 nel primo incontro sulla tratta delle donne a cui ho accennato.<\/p>\n<p><em>Il cardinale Bergoglio, i ragazzi e le donne di strada<\/em><\/p>\n<p>Vorrei ora introdurre una pagina che riguarda il cardinale Bergoglio nella prospettiva di cui stiamo trattando. C\u2019\u00e8 un suo passaggio che vorrei ricordare come a sottolineare questa alleanza tra la madre e il figlio, tra la donna e la sua stirpe. Nell\u2019omelia tenuta in occasione della celebrazione della Messa per la vita il 25 marzo 2011 nella Cattedrale di Buenos Aires, il cardinale richiamava a concentrarsi sullo sguardo di Maria per i piccoli, per i ragazzi. E diceva: \u00abSappiamo accompagnare la vita? La vita dei nostri ragazzi, dei nostri figli e di coloro che non lo sono\u2026 sappiamo dare ai ragazzi degli incentivi durante la loro crescita? Sappiamo porre dei limiti nella loro educazione? E i ragazzi che non sono nostri, quelli che \u2013 perdonatemi l\u2019espressione \u2013 sembrano i \u201cfigli di nessuno\u201d preoccupano anche me? Sono vita! \u00c8 alito di Dio! O mi preoccupa di pi\u00f9 prendermi cura del mio animale domestico [\u2026]? Mi prendo cura della vita dei bambini quando crescono? Mi preoccupo per le compagnie che frequentano? Mi preoccupo affinch\u00e9 crescano maturi e liberi? So educare i figli nella libert\u00e0? Mi preoccupo dei loro svaghi [\u2026]?\u201d.<\/p>\n<p>Lui per primo, come vescovo, richiam\u00f2 l\u2019attenzione da avere per i ragazzi di strada. In uno dei pellegrinaggi dei giovani al Santuario di Nuestra Se\u00f1ora di Luj\u00e1n, scrisse una bellissima lettera sull\u2019infanzia e l\u2019adolescenza a rischio. Dopo aver stigmatizzato la brutalit\u00e0 di questa condizione, scrive: \u201cIn questi ultimi anni si sono incorporate al paesaggio cittadino nuove realt\u00e0: blocchi stradali, picchetti, persone che vivono nei villaggi\u2026 Una realt\u00e0, a mio parere la pi\u00f9 dolorosa, che si \u00e8 imposta in questo paesaggio ha come protagonisti i bambini. La presenza di situazioni ingiuste e rischiose di cui sono vittime i nostri bambini e i nostri adolescenti ci rende colpevoli e ci commuove. Bambini e giovani che vivono per le strade, medicando, dormendo nelle stazioni della metropolitana e in quelle ferroviarie, talvolta in ricoveri di fortuna, da soli o in gruppo, sono realt\u00e0 di tutti i giorni nel paesaggio cittadino. Bambini e adolescenti che raccolgono cartone e rovistano nell\u2019immondizia alla ricerca di quello che sar\u00e0 probabilmente il loro unico pasto quotidiano, anche a tarda notte. Bambini e giovani, spesso sotto gli occhi dei grandi che li controllano, sono occupati in diversi lavori formali e informali, vendono cose, puliscono i parabrezza delle auto, aprono le porte delle automobili o distribuiscono santini nelle metropolitane.&#8221; (Carta por la Ni\u00f1ez, 2 ottobre 2005).<\/p>\n<p>Questa sua sensibilit\u00e0 la trasfer\u00ec anche nel documento di Aparecida: \u201cVediamo con dolore le esperienze di povert\u00e0, di violenza familiare (soprattutto nelle famiglie irregolari e disgregate), di violenza sessuale, per le quali passano in gran numero i nostri bambini: il lavoro minorile, i bambini di strada, i bambini portatori di HIV, gli orfani, i bambini soldato, i bambini e le bambine illusi ed esposti alla pornografia e alla prostituzione forzata, tanto virtuale quanto reale. Soprattutto la prima infanzia (da 0 a 6 anni) ha bisogno di attenzione e di speciale sollecitudine. Non si pu\u00f2 rimanere indifferenti davanti alla sofferenza di cos\u00ec tanti bambini innocenti\u201d (DA 439).<\/p>\n<p>\u201cQuesta realt\u00e0 \u2013 sosteneva nella lettera citata sopra &#8211; parla di un degrado morale sempre pi\u00f9 esteso e profondo, che porta a domandarci su come recuperare il rispetto per la vita e per la dignit\u00e0 dei bambini. A molti di loro stiamo rubando l\u2019infanzia e ipotecando il futuro: \u00e8 una responsabilit\u00e0 che pesa su tutti e in particolare su coloro che hanno maggior potere, educazione e ricchezza\u201d. Il cardinale esorta poi a prendere coscienza del fatto che \u201cogni bambino emarginato, abbandonato o che vive per la strada, con limitato accesso ai benefici dell\u2019educazione e della salute, \u00e8 espressione completa non solo di un\u2019ingiustizia ma anche di un fallimento istituzionale che comprende la famiglia ma anche chi la circonda, le istituzioni del quartiere, la parrocchia e i diversi dipartimenti dello Stato, nelle varie espressioni\u201d.<\/p>\n<p>E ancora: \u201cmolte di queste istituzioni reclamano una risposta immediata, ma non con l\u2019immediatezza della luce di un razzo. La ricerca e la messa in atto di risposte che non siano di ripiego non pu\u00f2 farci dimenticare che \u00e8 necessario un cambiamento di cuore e di mentalit\u00e0, che ci porti a dare maggior valore e maggiore dignit\u00e0 alla vita di questi bambini sin dal grembo della madre, e fino al riposo eterno tra le braccia di Dio Padre, e ad agire ogni giorno di conseguenza. Dobbiamo addentrarci nel cuore di Dio e iniziare ad ascoltare la voce dei pi\u00f9 deboli, questi bambini e adolescenti, e ricordare le parole del Signore: &#8220;Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me &#8221; (Mt 18,5); e &#8220;Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perch\u00e9 vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che \u00e8 nei cieli&#8221; (Mt 18,10)\u201d.<\/p>\n<p>Alla lettera, il cardinale, fece seguire un allegato nel quale richiamava la politica al grave compito di edificare una societ\u00e0 umana a misura dei piccoli. Non \u00e8 questione di qualche provvedimento in pi\u00f9 \u2013 sosteneva \u2013 ma di ripensare l\u2019intera societ\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 solo da un armonioso sviluppo della societ\u00e0 che si evitano piaghe purulente come queste dei bambini di strada. Non manca di richiama il compito della scuola e delle altre istituzioni educative. Ma si ferma di pi\u00f9 a sottolineare l\u2019urgenza di \u201crafforzare i legami familiari\u201d. E richiama la Convenzione dei Diritti del Bambino citandone alcuni passaggi. Tra gli altri questo: \u201cConvinti che la famiglia, unit\u00e0 fondamentale della societ\u00e0 e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli, deve ricevere la protezione e l\u2019assistenza di cui necessita per poter svolgere integralmente il suo ruolo nella collettivit\u00e0\u2026 riconoscendo che il fanciullo ai fini dello sviluppo armonico e completo della sua personalit\u00e0 deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicit\u00e0, di amore e di comprensione\u201d (Convenzione dei Diritti del Bambino). <em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Papa Francesco, la vocazione e la missione della famiglia<\/em><\/p>\n<p>Avviandomi alla conclusione vorrei iscrivere quanto detto nell\u2019orizzonte della vocazione e missione della famiglia cos\u00ec come papa Francesco l\u2019ha delineata nel corso delle catechesi del mercoled\u00ec di questo anno, soprattutto nelle ultime tre ove delinea la vocazione e la missione della famiglia, liberandola dalla sua involuzione familistica. Se la famiglia \u2013 com\u2019\u00e8 iscritta nel disegno della creazione \u2012 si apre al pi\u00f9 vasto orizzonte del legame sociale, pu\u00f2 ben conquistarsi il diritto di stare al timone della storia, della cultura, della politica e dell\u2019economia dei popoli: sarebbe un\u2019autentica rivoluzione per la comunit\u00e0 umana. La riapertura di questo orizzonte \u00e8 la visione che deve guidare il rinnovamento ecclesiale di questa fase storica, come pure il suo compito di essere famiglia per chi non l\u2019ha o per quelle che sono lacerate dalle ferite. C\u2019\u00e8 bisogno di ritessere quella rete di familiarit\u00e0 che purtroppo oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 sfrangiata che sola pu\u00f2 accogliere e salvare coloro che sono messi ai margini e i ragazzi e le donne di strada tra i primi.<\/p>\n<p>Nella prospettiva della fede, la famiglia \u00e8 condotta oltre se stessa. Si potrebbe dire che per sua natura deve essere \u201cin uscita\u201d, appunto, \u201csulla strada\u201d e nello stesso tempo sempre \u201caperta\u201d per accogliere. E questo pu\u00f2 accadere se si riscopre quella vocazione che Dio all\u2019origine della creazione ha dato all\u2019alleanza dell\u2019uomo e della donna perch\u00e9 con Lui custodissero il creato e formassero le generazioni. Il sacramento cristiano ha incorporato questa vocazione e questa missione nel legame indissolubile di Cristo e della Chiesa.<\/p>\n<p>Una Chiesa che si rende disponibile a sostenere questo protagonismo, \u00e8 una Chiesa che prende sul serio la sua stessa ricomposizione come alleanza famigliare e popolo di famiglie. Dobbiamo affermare che la Chiesa \u00e8 chiamata a riscoprire la sua dimensione di \u00abfamiglia di Dio\u00bb. E il popolo dei credenti \u2013 al cui interno la famiglia cristiana trova il suo posto essenziale \u2013 \u00e8 chiamato a riapparire come la fioritura comunitaria di un ordine degli affetti che si apre all\u2019amore di Dio e che si allarga senza porre nessun confine. E la sua grammatica \u00e8 quella che viene appresa nel passaggio attraverso la condizione famigliare dell\u2019uomo e della donna, del bambino e dell\u2019anziano, del forte e del debole, del sapiente e del semplice, dell\u2019uomo e della donna.<\/p>\n<p>Papa Francesco allarga ancora il suo sguardo. Vuole una Chiesa che, attraverso una fitta rete delle comunit\u00e0 famigliari, rilanci una trasversale riapertura che accolga chiunque ha bisogno di fraternit\u00e0, scardinando il familismo deteriore di \u00abdue cuori e una capanna\u00bb. \u00c8 sul filo di un nuovo entusiasmante appello alle famiglie ad allargare il cuore e le braccia perch\u00e9 nessuno sia escluso. E\u2019 una storia che Papa Francesco, nelle catechesi, fa partire da Nazareth. Ma che deve andare lontano. Anche i ragazzi di strada e le donne di strada rientrano in questo orizzonte della familiarit\u00e0. L\u2019immagine della Chiesa allora deve acquistare i tratti di comunit\u00e0 famigliari credenti, che abitano la citt\u00e0 e le case e a allargare il cuore a chiunque ha bisogno di affetto e di aiuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ringrazio di cuore per l\u2019invito rivoltomi a partecipare a questo Simposio Internazionale. 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