{"id":20984,"date":"2015-09-17T11:39:28","date_gmt":"2015-09-17T09:39:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20984"},"modified":"2015-09-17T11:55:46","modified_gmt":"2015-09-17T09:55:46","slug":"la-famiglia-e-leducazione-nuovi-scenari-storici-e-pedagogici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-famiglia-e-leducazione-nuovi-scenari-storici-e-pedagogici.html","title":{"rendered":"LA FAMIGLIA E L\u2019EDUCAZIONE:  NUOVI SCENARI STORICI E PEDAGOGICI"},"content":{"rendered":"<p><em>Relazione al LIV convegno di Sho\u00e9 &#8211; Brescia<\/em><\/p>\n<p>Grazie dell\u2019invito a questo vostro convegno. Mentre nel mese di agosto, preparavo qualche nota per questo incontro, l\u2019opinione pubblica italiana \u00e8 stata sconvolta dalle notizie relative a quei giovani \u2013 alcuni anche giovanissimi, come quel dodicenne trovato in coma etilico \u2013 che hanno perso la vita. Alcuni l\u2019hanno persa nelle affollate discoteche, come a Riccione, oppure, nella solitudine della spiaggia, come a Messina. C\u2019\u00e8 chi, a ragione, ha commentato che vanno considerati come caduti sul campo della crisi che sta attraversando sia la famiglia che la societ\u00e0: quei giovani sono l\u00ec perch\u00e9 non ci sono pi\u00f9 genitori che si sono sentiti investiti di un ruolo di responsabilit\u00e0 e perch\u00e9 la societ\u00e0 ha perso quella qualifica fondamentale di solidariet\u00e0 che porta alla responsabilit\u00e0 gli uni degli altri.<\/p>\n<p>Sappiamo bene quanto sia paradossale la situazione nella quel si trova la famiglia nel mondo contemporaneo. Per un verso sta in cima ai desideri di tutti, ma nella sfera dei desideri e comunque strettamente personale, ma per l\u2019altro verso, quello pi\u00f9 pubblico, \u00e8 tra le istituzioni pi\u00f9 indebolite, infragilite, dimenticate e comunque sfruttate. E\u2019 perci\u00f2 indispensabile ritornare a riflettere, a pensare a tutto tondo questa dimensione centrale della societ\u00e0 umana, qual \u00e8 la famiglia, senza la quale la stessa societ\u00e0 viene come scossa nelle sue fondamenta.<\/p>\n<p>Papa Francesco ha chiamato tutta la Chiesa Cattolica a porre al centro della sua attenzione appunto la famiglia, o meglio la realt\u00e0 concreta nella quale vivono le famiglie. Non mi dilungo sul cammino che in questi ultimi due anni la Chiesa sta compiendo in tutte le sue articolazioni. E il Sinodo dei Vescovi dovr\u00e0 affrontare con sapienza il nuovo orizzonte nel quale riproporre la vocazione e la missione delle famiglie all\u2019inizio di questo nuovo secolo. E\u2019 un evento alto che richiede l\u2019abilit\u00e0 a non lasciarsi dettare l\u2019agenda da alcune questioni singole che, seppure importanti, sono per\u00f2 in certo modo marginali. In verit\u00e0, questo vale anche per la societ\u00e0 civile. Insomma, per esemplificare, non possiamo fermarci a dibattere unicamente se ammettere o no ai sacramenti i divorziati risposati, oppure se allargare il matrimonio e la procreazione alle coppie omosessuali. Il tema centrale \u00e8 che la famiglia vera, quella concreta, sta attraversando una crisi a tal punto grave che i suoi membri pi\u00f9 deboli possono morire appunto per mancanza di protezione. E\u2019 urgente ritrovare un nuovo orizzonte in cui ridisegnare la vocazione e la missione della famiglia. Si tratta insomma di ridare alla famiglia la centralit\u00e0 che le spetta, senza farne l\u2019idolo della propria vita ma neppure riducendola ad un sentimento vago ove solo l\u2019Io ha peso e valore.<\/p>\n<p><em>La famiglia nel cuore dello sviluppo<\/em><\/p>\n<p>Una prima considerazione da fare riguarda il ruolo che la famiglia ha svolto nella storia. Essa, in sintesi, ha reso possibile ci\u00f2 che normalmente chiamiamo <em>sviluppo<\/em>. Nelle culture in cui la doppia dimensione costituiva della famiglia \u2013 quella sessuale e quella generazionale &#8211; non \u00e8 stata sostenuta adeguatamente, lo sviluppo \u00e8 stato pi\u00f9 difficile. Ad esempio, nei paesi dove non si \u00e8 strutturata la responsabilit\u00e0 maschile nei confronti dei figli, il processo di sviluppo sociale \u00e8 stato penalizzato soprattutto nei riguardi delle donne e dei minori. Oppure, si pensi all&#8217;educazione dei figli, alla costituzione dei patrimoni familiari, alla nascita delle imprese, al ruolo di assistenza reciproca tra i membri della famiglia (specie lungo l&#8217;asse generazionale). Insomma, quella famiglia ove le due dimensioni sono state ordinate \u00e8 riuscita a tenere insieme la delicata dimensione relazionale con le complesse funzioni sociali, permettendo cos\u00ec lo sviluppo sociale nel suo insieme. Non si deve dimenticare che queste famiglie, aprendosi le une alle altre, hanno dato origine alle citt\u00e0 e successivamente alla cittadinanza, a partire dal riconoscimento del valore di ogni singolo individuo. Lo diceva gi\u00e0 Cicerone: \u201cfamilia est principium urbis et quasi seminarium rei pubblicae\u201d. In sintesi, senza la capacit\u00e0 di auto organizzazione espressa dalla famiglia, lo sviluppo, per come lo conosciamo, molto difficilmente avrebbe potuto avere luogo.<\/p>\n<p>Non si deve per\u00f2 mai dimenticare, per\u00f2, che la\u00a0 forma della famiglia non \u00e8 sempre stata la stessa nel corso del tempo. Anzi, la famiglia\u00a0 si \u00e8 organizzata\u00a0 secondo\u00a0 forme storiche molto diverse, con equilibri via via differenti\u00a0 rispetto alle sue due dimensioni costitutive, quella generazionale e quella sessuale. Allo stesso modo, il rapporto tra la sfera affettiva e quella materiale ha assunto, nel tempo e nello spazio, caratteristiche molto diverse. La famiglia non \u00e8 un organismo statico, rigido, ma una forma vitale e perci\u00f2 stesso adattabile, storicamente capace di prendere forme diverse al variare delle condizioni economiche, sociali, culturali di contesto.<\/p>\n<p>In ogni caso, la famiglia appare come una forma sociale preziosa che ha avuto &#8211; in molti casi, si potrebbe dire, suo malgrado &#8211; un\u00a0 ruolo\u00a0 importante nell&#8217;aiutare, senza dubbio l&#8217;Occidente ma non solo, a procedere lungo il proprio cammino di libert\u00e0 organizzando i rapporti sociali nella direzione della responsabilit\u00e0 reciproca: aver stabilizzato il rapporto tra uomo e donna, aver impegnato i genitori nell&#8217;accudimento e nella cura dei figli, aver rafforzato la pietas verso i genitori anziani, aver regolato i rapporti economici, lavorativi\u00a0 e ereditari che nascono nella dinamica famigliare sono tutti contributi fondamentali. \u00a0E questo nonostante che, nel corso del tempo, la stessa famiglia si sia profondamente trasformata,\u00a0 imparando a farsi pi\u00f9 rispettosa dell&#8217;alterit\u00e0 che la costituisce, che \u00e8 anche il segreto che la rende cos\u00ec dinamica.<\/p>\n<p>Non si deve dimenticare un limite ricorrente di cui soffre la famiglia, ossia una cronica tendenza verso la degenerazione\u00a0 particolaristica. Il &#8216;familismo&#8217;, ovvero l&#8217;incapacit\u00e0 di universalismo e la tendenza a favorire un ogni modo, anche fuori dal contesto familiare, i membri del nucleo \u00e8 stato causa di molteplici derive &#8216;amorali&#8217;: la contrapposizione tra il bene interno al gruppo familiare e il bene della comunit\u00e0 pi\u00f9 allargata non sempre ha trovato una soluzione accettabile. Riuscire a conservare il calore e l&#8217;affetto intrafamiliare senza compromettere la sfera pubblica e le condizioni dell&#8217;universalismo necessario alla societ\u00e0 avanzata \u00e8 stata, ed \u00e8 ancora oggi, una sfida difficile. Mentre, infatti, in alcune societ\u00e0 permangono problemi derivanti da forme di familismo regressivo, in altre a prevalere \u00e8 un individualismo radicale che, arrivando a distruggere la famiglia, stravolge il percorso di umanizzazione senza avere idea delle conseguenze di lungo periodo.<\/p>\n<p>Rimane il fatto che, nel corso di una storia secolare,\u00a0 la famiglia\u00a0 ha mostrato la capacit\u00e0 di sapersi adattare e di saper assorbire gli stimoli positivi che le provenivano dall&#8217;ambiente circostante. Si potrebbe perci\u00f2 dire, senza nostalgici rimpianti di una presunta &#8216;et\u00e0 dell&#8217;oro&#8217;, che la famiglia migliore &#8211; in grado di ospitare e rispettare pienamente tutti i suoi componenti, al di al dell&#8217;identit\u00e0 di genere e della generazione di appartenenza, e di trovare un equilibrio sensato tra il vincolo famigliare e il bene comune &#8211;\u00a0\u00a0 \u00e8 quella che ancora deve venire. Pi\u00f9 volte ho riflettuto su questa prospettiva con Mauro Magatti e Chiara Giaccardi, nella convinzione che questo tempo \u00e8 senza dubbio un \u201ctempo di crisi\u201d ma che pu\u00f2 divenire una straordinaria occasione di crescita. E proprio a partire dalla \u201cimperfezione\u201d della famiglia.<\/p>\n<p><em>La famiglia \u201cimperfetta\u201d<\/em><\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi decenni, via via che si \u00e8 affermato l&#8217;individualismo radicale, vediamo tutti quanto la famiglia sia diventata problematica. Attaccata (non senza buone ragioni), per alcune sue deformazioni storiche &#8211; come il paternalismo o il familismo -, la famiglia viene spesso difesa per le ragioni sbagliate. Per questo, quando si parla di famiglia occorre chiarire\u00a0 bene ci\u00f2 che si dice, cercare qual \u00e8 il suo nucleo incandescente e veramente qualificante, che \u00e8 la doppia e irriducibile trascendenza: quella sessuale (maschio-femmina) e quella generazionale (genitore-figlio). L&#8217;aspetto che la caratterizza \u00e8 la struttura asimmetrica delle relazioni che comporta nello stesso tempo tensioni e dinamismo. \u00a0Questa peculiare struttura la rende unica: la famiglia resta un plesso di relazioni che educa l\u2019individuo a rivolgersi all&#8217;altro in quanto altro, ossia ad un altro che \u00e8 irriducibile all\u2019Io.<\/p>\n<p>La famiglia \u00e8 la prima\u00a0 scuola di alterit\u00e0. Nella famiglia &#8211; con il suo intreccio di legami di\u00a0 sangue, di affetti e rancori profondi &#8211; l&#8217;altro non pu\u00f2 mai essere annullato, come invece accade nella quasi totalit\u00e0 delle esperienze contemporanee, dove \u00e8 sempre pi\u00f9 forte l\u2019abitudine a disconnettersi, a spostarci, a evitare l&#8217;alterit\u00e0 che interpella e a cercare solo chi si somiglia. Questo non vuol dire che famiglia \u00e8 di per se buona. Essa pu\u00f2 essere &#8220;cattiva&#8221;. Ma non per questo va cancellata. Proprio perch\u00e9 costituita su un doppio asse attorno a relazioni non simmetrizzabili, la famiglia eterosessuale e riproduttiva \u00e8 una forma sociale unica. \u00c8 attraverso di essa che noi siamo messi nel mondo. Al punto che si pu\u00f2 arrivare dire che non \u00e8 il dono che fonda la famiglia ma \u00e8 la famiglia a fondare il dono, l&#8217;eccedenza, la gratuit\u00e0, l&#8217;inatteso.<\/p>\n<p>La famiglia non \u00e8 solo una risorsa per la societ\u00e0, ma anche una sorgente che alimenta la\u00a0 socialit\u00e0: una socialit\u00e0 in cui la differenza non viene fagocitata e con-fusa, dissolta dentro tendenze panteistiche che si affermano nel mito di totalit\u00e0 e omogeneit\u00e0 indistinte (siano esse etniche, territoriali, religiose), o nell\u2019equivalenza spietata derivante dall&#8217;assolutizzazione di tante individualit\u00e0 autoreferenziali e assolute (risvolto della logica consumistica che invade ogni ambito della vita).<\/p>\n<p>In un mondo dove sembra che abbia valore solo ci\u00f2 che \u00e8 esalta la soggettivit\u00e0 individuale e dove la libert\u00e0 \u00e8 fatta coincidere con la libert\u00e0 di scelta, la famiglia resta il punto di incontro tra relazioni scelte e relazioni non scelte, nel bene e nel male (come ha mostrato in maniera inequivocabile la psicoanalisi).\u00a0 E proprio per questo, comunque sia, la famiglia ha a che fare con la nostra soggettivit\u00e0. L&#8217;idea tutta contemporanea di &#8220;sterilizzare&#8221; questa varianza originaria in nome di un principio astratto di uguaglianza (che pura va riconosciuta e con la quale occorre fare i conti) porta dritto alla disumananit\u00e0. La genitorialit\u00e0 stessa, come apertura alla trascendenza del figlio, implica un\u2019alterit\u00e0 e un amore senza preferenza. Il figlio, per fortuna e almeno fino ad oggi, non si sceglie.<\/p>\n<p>La genitorialit\u00e0 \u00e8 anche &#8220;autorit\u00e0\u00a0 senza competenza&#8221;, nel senso che si tratta di un caso in cui \u00e8 l&#8217;autorit\u00e0 che fonda la relazione, e non viceversa. Se\u00a0 ci\u00f2 \u00e8 vero, ne consegue che l&#8217;autorit\u00e0 famigliare non pu\u00f2 che essere umile, dato che il genitore \u00e8 consapevole che gli \u00e8 stato affidato qualcosa che va ben oltre le sue capacit\u00e0. In tal senso, questa autorit\u00e0 umile non dovrebbe debordare nell&#8217;autoritatismo, anche perch\u00e9 il genitore \u00e8 nello stesso tempo figlio. Non si\u00a0 pu\u00f2 essere buoni genitori\u00a0 se non\u00a0 si \u00e8 capaci di essere buoni figli. Laddove la bont\u00e0 non assume qui primariamente una connotazione morale ideale secondo norme astratte, bens\u00ec richiama quella responsabilit\u00e0 legata al &#8216;rispondere&#8217;, appunto, alla vita che, in questo specifico caso, richiede semplicemente \u2013 ma radicalmente &#8211; il riconoscimento del fatto che qualcuno e qualcosa ci precede (siamo figli, quindi sempre in debito); e, nel disporci a ospitare ci\u00f2, qualcuno e qualcosa ricever\u00e0 da noi quella vita che comunque ci supera (siamo genitori, esseri umani generanti e generativi).<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che storicamente le cose sono andate diversamente e che proprio la famiglia \u00e8 finita spesso per essere un luogo di oppressione dell&#8217;individuo. Cosa che non si pu\u00f2 certo negare. E si potr\u00e0 aggiungere, non senza ragione, che in una societ\u00e0 plurale la famiglia costituisce una forma di vita tra le altre, che non pu\u00f2 pi\u00f9 pretendere, come in passato, il monopolio nella determinazione della sfera affettiva. Ma tutto ci\u00f2 non toglie il fatto che, oggi pi\u00f9 di ieri, nella societ\u00e0 dei liberi, il significato pi\u00f9 profondo della famiglia pu\u00f2 emergere a beneficio di tutti, portando quei frutti che in passato sono andati troppo spesso perduti. A causa del groviglio che la costituisce, la famiglia pu\u00f2 anche essere definita quella forma\u00a0 sociale destinata a non funzionare. Proprio perch\u00e9 essa \u00e8 un plesso relazionale costituito <em>dalla<\/em> e <em>nella<\/em> differenza dell&#8217;altro. Si pu\u00f2 dire che la famiglia non &#8216;funziona&#8217;, che non \u00e8 efficiente, che non risolve tutti i problemi proprio perch\u00e9 \u00e8 troppo complicato l&#8217;intrico affettivo su cui nasce. Ma non \u00e8 forse proprio questa caratteristica a rendere la famiglia uno straordinario punto di resistenza a tutte le derive tecnocratiche dell&#8217;ipermodernit\u00e0, al tecno-nichilismo e alla sua logica funzionale imperante?<\/p>\n<p>La ragione profonda \u00e8 che la famiglia rimane, al di l\u00e0 o forse sarebbe meglio dire grazie ai suoi difetti e limiti, un luogo della vita, cio\u00e8 del mistero dell&#8217;essere, della prova e della storia. Come tale, essa \u00e8 anche il\u00a0 luogo della prima miseria e della possibile redenzione.\u00a0 Ecco perch\u00e9 il fallimento \u00e8 parte della vicenda famigliare e il perdono ne \u00e8 un tratto costitutivo. Ed ecco perch\u00e9 la preghiera ne \u00e8 un linguaggio essenziale: non tutto pu\u00f2 essere risolto dalla ragione. La famiglia, essendo vita, \u00e8 mistero. Dire questo significa affermare che oggi una famiglia capace di custodire la propria\u00a0 trascendenza costitutiva e consapevole insieme del suo limite e della grazia che ospita, rappresenta una risorsa preziosa per una societ\u00e0 che vuole sfuggire alla presa dell&#8217;individualismo consumistico e della prepotenza tecnocratica.<\/p>\n<p><em>Nuovi scenari e nuove e questioni <\/em><\/p>\n<p>Dicevo all\u2019inizio che \u00e8 davanti ai nostri occhi la difficile condizione nella quel si trova la famiglia, soprattutto in Occidente, a causa dell\u2019indebolimento dei due pilastri che ne sorreggono l&#8217;unicit\u00e0\u00a0: quello generazionale e quello della differenza sessuale. Sul piano della generazione, assistiamo sempre pi\u00f9 a famiglie nucleari che faticano a mantenere un rapporto tra le generazioni, se non sotto la forma strumentale di aiuto economico. La dimensione verticale delle differenze ha lasciato spazio a una dimensione orizzontale della &#8216;famiglia multipla&#8217;, dove bambini anche molto piccoli hanno ormai dimestichezza con complesse geografia relazionali; dove diversi adulti, che magari variano nel giro di tempi anche brevi, occupano il ruolo genitoriale, non tanto come scelta quanto come conseguenza di un rapporto affettivo per lo pi\u00f9 &#8216;a termine&#8217; (il compagno della mamma, la compagna del pap\u00e0&#8230;). La precariet\u00e0 diventa la configurazione ordinaria della vita quotidiana, con effetti imprevedibili sul senso di sicurezza ontologica, la fiducia nel futuro, la capacit\u00e0 di coltivare la speranza.<\/p>\n<p>Talvolta, tuttavia, le configurazioni possono divenire stabili, come nel caso dei divorziati risposati. In questo caso, dove si \u00e8 rotta l&#8217;indissolubilit\u00e0 eppure si afferma il riconoscimento della famiglia come valore insostituibile, vanno pensate vie di accompagnamento che valorizzino e facciano maturare la consapevolezza del significato della famiglia stessa. Ma anche sull&#8217;asse del &#8216;genere&#8217; la specificit\u00e0 della famiglia si va indebolendo, con le rivendicazioni di &#8216;equivalenza&#8217; delle coppie omosessuali rispetto ai diritti civili, compreso quello al figlio, attraverso l&#8217;adozione o la fecondazione artificiale. La famiglia \u0117 allora un guscio vuoto che pu\u00f2 essere riempito da qualsiasi contenuto? O, viceversa, \u00e8 una forma impenetrabile al cambiamento, un&#8217;etichetta che si applica solo a una struttura predefinita sulla base della tradizione? Forse, n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra cosa.<\/p>\n<p>La sfida \u00e8 proprio quella di riconoscere cosa del modello tradizionale pu\u00f2 essere abbandonato, cosa non ha funzionato, cosa forse ha persino tradito la potenziale pienezza della famiglia, grazie anche alle provocazioni del presente; ma, nello stesso tempo, non si deve cedere alla dittatura del dato di fatto, e a una violenza simbolica che in nome dell&#8217;equivalenza tende a cancellare. Insomma, come diceva H. Arendt, &#8216;bisogna fare delle differenze&#8217;. Senza cadere in una casistica che si perda nel particolare, impedendo di rintracciare criteri comuni per il discernimento.<\/p>\n<p>La questione dei figli in un certo senso \u00e8 cruciale. Visto come &#8216;diritto&#8217; da esercitare (specie quando \u00e8 negato) pi\u00f9 che come un dono da accogliere, e come &#8216;esperienza&#8217; da non farsi mancare, pi\u00f9 che come destinatario di una disponibilit\u00e0 da offrire perch\u00e9 un altro possa esistere, il figlio, cos\u00ec come le forme dell&#8217;unione, rischia di divenire un astratto oggetto di contesa. Che poi, quando abbiamo davanti nella sua concretezza, non siamo preparati ad accogliere (non lo saremo mai, se la logica \u00e8 solo autoreferenziale) e ci stressa sino a diventare un problema che ci da diritto a ritagliarci degli spazi &#8216;per noi stessi&#8217; (ovvero dei momenti di ritorno alla logica autoreferenziale dalla quale non siamo mai veramente usciti).<\/p>\n<p>Siamo tentati sempre pi\u00f9 di delegare la soluzione delle questioni antropologiche al diritto da un lato (come se la giurisprudenza fosse &#8216;neutra&#8217;) e alla tecnica dall&#8217;altro, nella quale riponiamo la nostra speranza di veder realizzare tutti i desideri, compreso quello di immortalit\u00e0. In realt\u00e0 la tecnica rischia di complicare le situazioni (come nell&#8217;attuale dibattito sulla fecondazione eterologa) e la giurisprudenza, in assenza di una riflessione comune sul significato dell&#8217;esistenza e della vita, rischia di operare in modo anche aberrante, o di arrivare a giustificare semplicemente lo <em>status<\/em> <em>quo<\/em> (come nei recenti casi di riconoscimento del &#8216;terzo sesso&#8217;).<\/p>\n<p>Nessuna questione che riguardi l&#8217;umano pu\u00f2 invece essere affrontata a prescindere da una riflessione comune, seria, su cosa vuol dire essere umani nel mondo di oggi. La famiglia, a\u00a0 causa della doppia relazionalit\u00e0 che la costituisce, \u00e8 un plesso relazionale costituito dalla e nella differenza dell&#8217;altro. La famiglia non funziona perch\u00e9 troppo complicato l&#8217;intrico affettivo su cui nasce. Proprio per questo rimane insostituibile nella strutturazione dei processi\u00a0 di costruzione dell&#8217;identit\u00e0 e della struttura\u00a0 psichica. E dunque della stessa libert\u00e0. Se in passato, la relazione della famiglia con lo sviluppo \u00e8 stato di tipo funzionale, oggi\u00a0 tale\u00a0 legame appare invece avere base molto diversa.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 ipertecnicizzata, la\u00a0 famiglia costituisce un baluardo nei confronti del\u00a0 completo\u00a0 assorbimento nel sistema tecnico: i suoi legami, i suoi rapporti, la sua quotidianit\u00e0, costituiscono qualche cosa che ci trattiene da una omologazione\u00a0 radicale nel sistema tecnico. Per questa via, la famiglia ci permette di arrivare a sostenere\u00a0 il riconoscimento dell&#8217;esistenza dell&#8217;Io personale e dell&#8217;altro, che poi \u00e8 anche la condizione dell&#8217;Io stesso. Da questo punto di vista, la famiglia ha un ruolo importante nel contribuire a collocarci\u00a0 nella societ\u00e0 in modo singolare e specifico, cio\u00e8 personalizzato: padre, madre, figli, fratelli non sono semplici ruoli, ma volti, mattoni grazie ai quali la nostra identit\u00e0 pi\u00f9 profonda e il nostro senso della realt\u00e0 possono\u00a0 radicarsi e rafforzarsi.<\/p>\n<p>Inoltre, la famiglia \u00e8 uno dei pochi luoghi in cui si pu\u00f2 apprendere che il passo dell&#8217;umano \u00e8 la pazienza, non la fretta. Nell&#8217;epoca in cui tutto diventa efficiente e potente &#8211; secondo il doppio principio della potenza e del godimento &#8211; la famiglia conserva una dimensione di \u201cumanit\u00e0\u201d ove la debolezza e l&#8217;impotenza (il bambino piccolo, l&#8217;handicappato, l&#8217;anziano, il disoccupato) viene amata e accompagnata &#8220;a prescindere&#8221;, ossia in maniera totalmente gratuita. Solo perch\u00e9 \u00e8 lui e perch\u00e9 esiste.<\/p>\n<p><em>La sfida educativa<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 in questo contesto che la famiglia \u00e8 chiamata ad affrontare oggi. Su questo aspetto vorrei porgere qualche breve riflessione a partire da quanto papa Francesco ha proposto in una delle catechesi su questo tema. Non c\u2019\u00e8 dubbio che la famiglia sia l\u2019ambito privilegiato nel quale i figli possano crescere nella responsabilit\u00e0 di s\u00e9 e degli altri, anche se purtroppo non c\u2019\u00e8 \u00a0stato da parte della societ\u00e0 un aiuto adeguato. Anzi, talora \u00e8 avvenuto il contrario. Papa Francesco lo nota: \u201cLa famiglia \u00e8 stata inquadrata, di volta in volta, come cinghia di trasmissione dell\u2019autoritarismo dispotico (\u201cil padre-padrone\u201d), o come principio di corruzione del legame sociale (il \u201cfamilismo amorale\u201d)\u2026 E persino come prigione affettiva che soffoca la libert\u00e0, generando frustrazione, esasperazione, conflitto permanente\u201d.<\/p>\n<p>Nella realt\u00e0 dei fatti si \u00e8 aperta come una frattura tra famiglia e societ\u00e0, minando la fiducia reciproca. E cos\u00ec, l\u2019alleanza educativa della societ\u00e0 e della famiglia, \u00e8 entrata in crisi. Papa Francesco porta l\u2019esempio della scuola minando, ad esempio, i rapporti fra i genitori e gli insegnanti, con la conseguenza che i figli sono cresciuti come in un branco sino ad essere orfani due volte. Non mi dilungo su questo. Basti per\u00f2 osservare che i genitori, espulsi dal loro ruolo, in favore dell\u2019esperienza degli \u201cesperti\u201d, sono diventati esageratamente apprensivi e possessivi nei confronti dei loro figli, fino a non correggerli mai. Il dialoghismo auspicato tra genitori e figli porta ad evitare la responsabilit\u00e0 dell\u2019incontro. I genitori debbono chiedersi: cerchiamo di capire dove i figli veramente sono, e dove nessun esperto pu\u00f2 arrivare? Dov\u2019\u00e8 realmente la loro anima, lo sappiamo? E soprattutto: lo vogliamo sapere? E siamo convinti che essi, in realt\u00e0, non aspettano altro?<\/p>\n<p>Papa Francesco non manca poi di richiamare la comunit\u00e0 cristiane ad offrire l\u2019aiuto indispensabile per non lasciare sola la famiglia e i suoi membri in questo difficilissimo eppure indispensabile compito. Si richiama, papa Francesco, alle parole Paolo che parla in modo molto appassionato della reciproca disponibilit\u00e0 e della uguale dedizione del marito e della moglie; come anche sollecita ad armonizzare il comandamento di onorare i genitori con il dovere dei padri di non avvilire l\u2019obbedienza dei figli (cfr Ef 6, 1-4; Col 3, 18-25). Ma \u00e8 Ges\u00f9 stesso che \u00e8 voluto passare attraverso l\u2019educazione famigliare per crescere \u201c sapienza, et\u00e0 e grazia\u201d. E\u2019 in questo modo che Ges\u00f9 \u00e8 cresciuto in umanit\u00e0. Luca lo sottolinea per ben due volte, parlando di Ges\u00f9 da piccolo (Lc 2, 40; 51-52). Quando poi il Signore dir\u00e0 che \u201csua madre e i suoi fratelli\u201d sono tutti coloro \u201cche ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica\u201d, mostrer\u00e0 precisamente fino a che punto la radice di questi legami pu\u00f2 fiorire, fino a portarli oltre loro stessi. E parlava anche dei suoi!<\/p>\n<p>L\u2019amore evangelico, che porta ad andare oltre la famiglia, non cancella la reciprocit\u00e0 dei diritti e dei doveri. In tale orizzonte, come prima accennavo, l\u2019autentica educazione famigliare \u00e8 il contrario dell\u2019autoritarismo e del familismo: \u00e8 la colonna vertebrale dell\u2019umanesimo. La sua irradiazione sociale, \u00e8 la risorsa che consente di compensare anche la mancanza, le ferite, l\u2019abbandono di paternit\u00e0 e maternit\u00e0 che in molti modi toccano i figli meno fortunati. Conclude papa Francesco: \u201cSe l\u2019educazione famigliare ritrova la fierezza del suo protagonismo, molte cose cambieranno in meglio, per i genitori incerti e i figli delusi della citt\u00e0 moderna. I padri e le madri devono ritornare dal loro esilio, con i loro figli per mano, e rioccuparla\u201d.<\/p>\n<p><em>La famiglia non va lasciata sola<\/em><\/p>\n<p>Cari amici, nel chiudere queste brevi riflessioni ribadisco che la famiglia non deve essere lasciata sola. Di fatto, proprio perch\u00e9 esiste, sulla famiglia vengono scaricati una serie di compiti socialmente indispensabili (la cura ed educazione dei bambini, l&#8217;assistenza ai malati e agli anziani, il sostegno al funzionamento della vita sociale attraverso il lavoro e la contribuzione fiscale, la protezione delle fasce deboli e l&#8217;assistenza nei momenti di vulnerabilit\u00e0 e precariet\u00e0 economica attraverso le alleanza intrafamiliari, solo per dirne alcuni). E spesso della famiglia si fa una bandiera da sventolare (in chiave per lo pi\u00f9 difensiva) nelle occasioni di contrapposizione e contesa, sia essa elettorale o ideologica, e anche religiosa.<\/p>\n<p>E\u2019 venuto il momento, per i soggetti sociali e istituzionali che sostengono di difenderla, di dimostrare nei fatti di avere a cuore una realt\u00e0 e non un&#8217;idea: da una parte, riconoscendo le mutate condizioni in cui la famiglia di oggi vive, con le quali deve fare i conti quotidianamente, e dall&#8217;altra dimostrando concretamente di voler fare tutto ci\u00f2 che \u00e8 nelle proprie possibilit\u00e0 per sostenerla, agevolarla, valorizzarla nel suo delicato e preziosissimo ruolo sociale. Molti passi devono essere fatti, sia dalla politica, sia dalla societ\u00e0 civile che dalla Chiesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Relazione al LIV convegno di Sho\u00e9 &#8211; Brescia Grazie dell\u2019invito a questo vostro convegno. 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