{"id":20817,"date":"2015-07-09T12:24:11","date_gmt":"2015-07-09T10:24:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20817"},"modified":"2015-07-09T12:24:11","modified_gmt":"2015-07-09T10:24:11","slug":"funerale-di-franco-scaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/funerale-di-franco-scaglia.html","title":{"rendered":"Funerale di Franco Scaglia"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo ascoltato l\u2019ultimo capitolo dell\u2019Apocalisse ove si descrive la conclusione della vicenda umana secondo la visione profetica dell\u2019apostolo Giovanni: \u201ce vidi anche la citt\u00e0 santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, pronta come una sposa adorna per il suo sposo\u201d. E\u2019 la citt\u00e0 definitiva, l\u2019ultima: essa non ha bisogno pi\u00f9 n\u00e9 del sole n\u00e9 della luna perch\u00e9 la sua luce \u00e8 l\u2019Agnello ed \u00e8 la citt\u00e0 verso cui tutte le nazione della terra camminano, finalmente una citt\u00e0 patria comune di tutti i popoli della terra.<\/p>\n<p>Cari amici, questa pagina biblica descrive anche questa santa liturgia che stiamo celebrando per Franco. Noi siamo attorno a lui, lo siete voi anzitutto cari famigliari, cara Mascia, carissima Elisabetta, carissime Beatrice, Rosy \u2013 e un saluto alla mamma lontana -; lo siamo anche tutti noi che da tanti anni lo conosciamo, lo stimiamo e che non vogliamo mancare nel dargli con non poca tristezza l\u2019ultimo saluto. E Dio sa se ci mancher\u00e0. S\u00ec, ci mancheranno le sue riflessioni, le sue analisi, i suoi scritti, i suoi sogni\u2026e ognuno di noi ricorda le sue chiacchierate ovunque\u2026 Siamo, sono, molto triste questa mattina. C\u2019\u00e8 una piccola consolazione: \u00e8 morto senza dolore con un sorriso a chi le stava accanto. Noi siamo qui per un funerale, ed \u00e8 vero.<\/p>\n<p>Ma lasciamoci guidare dalle parole dell\u2019Apocalisse. Esse ci svelano almeno un poco il mistero di questo ultimo tratto della vita di Franco, che per noi per\u00f2 \u00e8 indubbiamente pieno di tristezza. Per lui forse \u00e8 altra cosa. Mi aveva detto qualche domenica fa che non aveva paura della morte: nella caduta che ha avuto negli ultimi tempi l\u2019aveva come intravista e \u2013 diceva \u2013 era fatta di una luce azzurra e serena. Ma pi\u00f9 che queste parole sono quelle della \u201crivelazione\u201d \u2013 questo vuol dire Apocalisse &#8211; della Gerusalemme del cielo che oggi scende qui per venire incontro a Franco \u2013 \u00e8 pronta come una sposa adorna per il suo sposo \u2013 e viene per accogliere ed esaltare, rendere eterno, indissolubile, quel legame che ha unito Franco in maniera davvero profonda con la Gerusalemme della terra. Vorrei dire che \u00e8 come il debito di amore a spingere la Gerusalemme del cielo a scendere fin qui perch\u00e9 Franco da oggi viva in quella piazza di oro puro, come cristallo trasparente, dove ogni lacrima \u00e8 asciugata e dove non vi sar\u00e0 pi\u00f9 la morte. E\u2019 la storia definitiva di Franco con Gerusalemme, la sua la nostra citt\u00e0.<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 \u00a0difficile, direi impossibile, comprendere Franco senza Gerusalemme, senza questa citt\u00e0 che lui ha amato, conosciuto, visitato, studiato, percorsa, descritta, scavata. Quasi tutte le sue opere parlano di lei, e da essa Franco continuava ad attingere in profondit\u00e0 quell\u2019acqua \u2013 una sapienza complessa, religiosa ed umana, e talora anche drammatica -, che quella citt\u00e0 non cessa di far scaturire. La stessa amicizia con Padre Piccirillo &#8211; il don Matteo de \u201cIl custode dell\u2019acqua\u201d -, uno dei pi\u00f9 attenti archeologi della Terra Santa, \u00e8 il segno di questo scavare in profondit\u00e0 da parte di Franco. Scavare l\u00ec, ma scavare in generale nella vita, nella storia di questo tempo, nella storia di quelle terre, ma anche del nostro paese, del Mediterraneo, dell\u2019Europa. Non era la sua pura passione archeologica, ma la convinzione che solo scendendo in profondit\u00e0, e non una sola volta, si pu\u00f2 comprendere il senso della vita e l\u2019orientamento per l\u2019oggi.<\/p>\n<p>Gerusalemme per Franco rappresentava il sogno della pace e della convivenza tra i popoli, tra tutti i popoli. Era la metafora della vita e della storia. Ne aveva fatto la sua vera patria di uomo, di scrittore, di credente. Per questo Franco amava dire: \u201ca Gerusalemme, chi non crede nei miracoli, non \u00e8 realista\u201d. Quante volte ne abbiamo parlato! E il realismo era anche il pianto per il dramma della citt\u00e0 e del mondo di oggi. Franco mi parlava talora del pianto di Ges\u00f9 su Gerusalemme, ma non solo. Lo abbiamo ascoltato dal vangelo di Luca: alla vista della citt\u00e0 Ges\u00f9 \u201cpianse su di essa\u201d. E quanta ragione abbiamo oggi di piangere su Gerusalemme, su quella terra, sul medio oriente, sul mediterraneo, sul nostro paese, sull\u2019Europa! Talora mi diceva che si piange troppo poco. Forse perch\u00e9 siamo troppo concentrati su noi stessi e degli altri poco ci importa.<\/p>\n<p>L\u2019amore per Gerusalemme lo portava a conoscerla fin nei dettagli. Del resto l\u2019amore \u00e8 proprio questo, la passione per i dettagli. E per lui quelle pietre parlavano perch\u00e9 custodiscono millenni di storia. E vi tornava almeno ogni anno, convinto che non si potesse capire la vita senza quella terra. Era desolato negli ultimi tempi per la superficialit\u00e0 che vedeva allargarsi sempre pi\u00f9. Il nostro paese \u2013 volle che lo scrivessimo &#8211; stava come perdendo l\u2019anima nella rincorsa dei tanti particolarismi che lasciavano sempre pi\u00f9 il campo libero alla banalit\u00e0 del male. Nell\u2019ultimo libro che aveva pensato e programmato, quasi a raccogliere l\u2019intera sua vita \u2013 ne abbiamo parlato in una domenica di giugno scorso -, l\u2019ultimo capitolo voleva dedicarlo proprio a Gerusalemme, \u201cil tesoro che va scoperto dentro e fuori di s\u00e9\u201d, mi disse. Quella citt\u00e0 era il sogno per se stesso e per il mondo. Un sogno che andava cercato e custodito e che oggi in tanti hanno come perduto. Nessuno pi\u00f9 sogna Gerusalemme!<\/p>\n<p>E\u2019 il sogno che in maniera pi\u00f9 o meno evidente ha animato la vita di Franco soprattutto negli anni della maturit\u00e0, dopo essere venuto a Roma da ragazzo da Camogli dov\u2019era nato nel 1944. Qui a Roma ha speso la sua intera vita di scrittore, di giornalista e poi di dirigente alla RAI. Non spetta a me descrivere la ricchezza del suo impegno. Credo che l\u2019intera RAI &#8211; a cui Franco ha dato circa quaranta anni di vita percorrendone tutti gradi &#8211; testimoni la saggezza del suo impegno. E lui era consapevole della \u201cmissione pubblica\u201d della rai che riteneva essere un tesoro prezioso per il Paese. I molti premi ricevuti, compreso il premio Campiello, testimoniano il valore di uno scrittore che aveva fatto di questo impegno un servizio per la crescita culturale del paese. Ma voi ne siete testimoni autorevoli ancor pi\u00f9 di me. E sar\u00e0 bene che tutto ci\u00f2 non venga dimenticato. Certo ci mancher\u00e0 la sua presenza, ci mancher\u00e0 la vicinanza di Franco, un uomo ricco nell\u2019animo, mite nei comportamenti che ha fatto dell\u2019amicizia uno stile di vita, capace di scavalcare dissidi e creare quel clima di impegno per il bene di questo paese che ha amato e che ha servito.<\/p>\n<p>Oggi ti siamo tutti accanto per accompagnarti con il nostro saluto e la nostra preghiera. Una delle ultime volte mi ricordavi il monte Nebo \u2013 dove volesti sposarti con Mascia e la celebrazione di padre Piccirillo &#8211; il monte dove \u00e8 morto Mos\u00e9 e dal quale vide la terra promessa da Dio al suo popolo. Mos\u00e8 finalmente vi era giunto, dopo la lotta contro la potenza del Faraone e dopo la fatica dei quaranta anni nel deserto. Ma non poteva entrarvi. Vide quella terra da lontano. Me lo raccontavi con quel senso di nostalgia profonda propria di ogni uomo pensoso e dall\u2019animo religioso. Sentivi questo mistero dolce e amaro assieme.<\/p>\n<p>Ma oggi \u2013 come canta il salmo \u2013, caro Franco: i tuoi piedi sono davanti alle porte di Gerusalemme. Sulla porta c\u2019\u00e8 Ges\u00f9 che ti accoglie. Quante volte ne hai parlato e scritto. Lo abbiamo fatto anche assieme nel libro dal titolo \u201cCercando Ges\u00f9\u201d che tu immaginasti come un ritorno di Ges\u00f9 a Gerusalemme a ritroso, come una via crucis all\u2019indietro, per riscoprire il senso profondo della vita, per assaporare la forza del vangelo che cambia la vita. Oggi vedrai il suo volto e sentirai il suo abbraccio. Che consolazione per te! E, lasciamelo dire, anche per Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo tuo libro, L\u2019erede del tempo, scrivevi, a proposito dell\u2019incontro con Ges\u00f9: \u201cOra pensate alla misericordia intelligente di Ges\u00f9 verso Pietro, dove il passaggio \u00e8 dalla vergogna di Pietro alla fiducia di Ges\u00f9. Il Risorto gli pone tre volte la domanda: \u2018Pietro, mi ami tu?\u2019. E questo permette implicitamente a Pietro di risolvere il suo tradimento, senza alcun rimprovero. Anzi gli rinnova la fiducia: \u2018Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore\u2019. Questo \u00e8 meraviglioso: non approfittare mai dell\u2019umiliazione altrui per schernire, schiacciare, mettere da parte, ma ridare coraggio e responsabilit\u00e0. Per essere cos\u00ec bisogna prendere esempio da Ges\u00f9, cio\u00e8 avere in s\u00e9 una grande gioia perch\u00e9 solo allora \u00e8 possibile comunicarla\u201d. Caro Franco, a noi molti tristi questa mattina donaci almeno una goccia della gioia che tu senti nell\u2019abbracciare Ges\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo ascoltato l\u2019ultimo capitolo dell\u2019Apocalisse ove si descrive la conclusione della vicenda umana secondo la visione profetica dell\u2019apostolo Giovanni: \u201ce vidi anche la citt\u00e0 santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, pronta come una sposa adorna per il suo sposo\u201d. 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