{"id":20727,"date":"2023-06-24T12:03:58","date_gmt":"2023-06-24T10:03:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20727"},"modified":"2023-06-14T14:43:15","modified_gmt":"2023-06-14T12:43:15","slug":"undicesima-domenica-del-tempo-ordinario-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/undicesima-domenica-del-tempo-ordinario-2.html","title":{"rendered":"Dodicesima domenica del Tempo Ordinario"},"content":{"rendered":"<p class=\"versetti\"><em>Dal vangelo di Marco 4,35-41<\/em><\/p>\n<p class=\"brano\"><em>In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: &#8220;Passiamo all&#8217;altra riva&#8221;. E, congedata la folla, lo presero con s\u00e9, cos\u00ec com&#8217;era, nella barca. C&#8217;erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: &#8220;Maestro, non t&#8217;importa che siamo perduti?&#8221;. Si dest\u00f2, minacci\u00f2 il vento e disse al mare: &#8220;Taci, calmati!&#8221;. Il vento cess\u00f2 e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: &#8220;Perch\u00e9 avete paura? Non avete ancora fede?&#8221;. E furono presi da grande timore e si dicevano l&#8217;un l&#8217;altro: &#8220;Chi \u00e8\u00a0dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?&#8221;.<\/em><\/p>\n<p class=\"brano\"><!--more--><\/p>\n<p class=\"brano\">&#8220;Passiamo all&#8217;altra riva&#8221;. Questo comando di Ges\u00f9 ai discepoli, che apre il Vangelo di questa domenica, interroga in maniera particolare coloro che sono tentati dal fermarsi, dal rinchiudersi in se stessi, nel proprio orizzonte abituale. La narrazione evangelica ci fa intuire che la traversata non \u00e8 affatto facile. Sembra iniziare di sera (lo fa pensare il sonno di Ges\u00f9). C&#8217;\u00e8 una analogia con i nostri giorni: la caduta di orizzonti ideali, l&#8217;assenza di visioni nuove ci fa stare tutti nel buio, appunto, senza chiarezza di prospettive. \u00c8 perci\u00f2 urgente che la nebbia si diradi e appaia un orizzonte nuovo, pi\u00f9 grande. Solo obbedendo a Ges\u00f9 \u00e8 possibile andare oltre. \u00c8 quel che fecero i discepoli obbedendo all&#8217;invito di Ges\u00f9 a salire sulla barca e andare all&#8217;altra riva. Ma ecco che, poco dopo, si scatena una tempesta; un fenomeno frequente nel lago di Genezaret. I pescatori, in genere, fanno appena in tempo ad accorgersi della furia del vento che gi\u00e0 l&#8217;imbarcazione \u00e8 in bal\u00eca delle onde. La scena accennata dall&#8217;evangelista \u00e8 emblematica. La barca, bassa e con una capienza per circa dodici persone, \u00e8 sballottata nella tempesta e Ges\u00f9 dorme; gli apostoli si preoccupano sempre pi\u00f9 e la loro paura cresce, mentre Ges\u00f9 continua a dormire tranquillo. Tale atteggiamento di Ges\u00f9 appare sconcertante ai discepoli. Sembra che a Ges\u00f9 non importi nulla di loro, della loro vita, delle loro famiglie. Lo spavento cresce sempre pi\u00f9 sino a che i discepoli svegliano Ges\u00f9 e lo rimproverano: &#8220;Non t&#8217;importa nulla che moriamo?&#8221;. \u00c8 certamente un grido di disperazione, ma possiamo leggervi anche la fiducia che essi hanno in quel maestro. \u00c8 una richiesta forse un po&#8217; rozza, ma contiene una speranza. Anche la nostra preghiera talvolta \u00e8 simile ad un grido di disperazione teso a svegliare il Signore. Quanti di noi sono colti dalla tempesta e non hanno altro a cui aggrapparsi se non il grido di aiuto, mentre sembra che il Signore dorma? Quel grido \u00e8 vicino a tante situazioni umane, talora a popoli interi provati sino alla morte. Il sonno di Ges\u00f9 pu\u00f2 significare il trovarsi a suo agio tra i discepoli in quella traversata, ma certamente indica la sua piena fiducia nel Padre: sa che non abbandoner\u00e0 nessuno. Prendere con noi il Signore vuol dire imbarcare la sua fiducia e il suo potere.<br \/>\nAl nostro grido si sveglia, si alza ritto sulla barca, e minaccia il vento e il mare in tempesta. Subito il vento tace e si fa bonaccia. Dio vince le potenze ostili che non permettono la traversata (a tale proposito va notato che nell&#8217;Antico Testamento la creazione viene descritta come un combattimento di Dio contro il mare, rappresentato come un mostro). L&#8217;episodio si chiude con una notazione singolare. I discepoli sono presi da una grande paura, e si dicono l&#8217;un l&#8217;altro: &#8220;Chi \u00e8 dunque costui?&#8221;. Il testo di Marco parla di paura pi\u00f9 che di stupore. Ed \u00e8 una paura pi\u00f9 grande di quella che hanno sentito poco prima per la tempesta: non si identifica con l&#8217;angoscia, ma pu\u00f2 accompagnarsi ad una completa fiducia nel Signore. Questa seconda paura, pur essendo forte come la precedente, ha per\u00f2 dei caratteri incisivi che penetrano fin nel profondo dell&#8217;anima. \u00c8 il santo timore di stare alla presenza di Dio. S\u00ec, il timore di chi si sente piccolo e povero di fronte al salvatore della vita; il timore di chi, debole e peccatore, viene comunque accolto da colui che egli ha offeso e che lo supera nell&#8217;amore; il timore di non disperdere l&#8217;unico vero tesoro di amore che abbiamo ricevuto; il timore di non saper profittare della vicinanza di Dio nella nostra vita di ogni giorno; il timore di non disperdere il &#8220;sogno&#8221; di un nuovo mondo che Ges\u00f9 ha iniziato anche in noi e con noi. \u00c8 proprio questo timore il segno che ci fa comprendere di stare gi\u00e0 sull&#8217;altra riva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Marco 4,35-41 In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: &#8220;Passiamo all&#8217;altra riva&#8221;. E, congedata la folla, lo presero con s\u00e9, cos\u00ec com&#8217;era, nella barca. C&#8217;erano anche altre barche con lui. 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