{"id":20495,"date":"2015-04-21T13:03:29","date_gmt":"2015-04-21T11:03:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20495"},"modified":"2015-04-21T13:04:19","modified_gmt":"2015-04-21T11:04:19","slug":"la-chiesa-e-i-divorziati-risposati-qualche-riflessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-chiesa-e-i-divorziati-risposati-qualche-riflessione.html","title":{"rendered":"LA CHIESA E I DIVORZIATI RISPOSATI  &#8211; Qualche riflessione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Intervento al convegno \u201cFamilles: fragilt\u00e9s et Esp\u00e9rance\u201d promosso dalla Diocesi di Orl\u00e9ans.<\/strong><\/p>\n<p><em>Durante il Sinodo i Padri sinodali si sono confrontati ampiamente su tale questione tra chi poneva l\u2019accento pi\u00f9 sulla misericordia e la carit\u00e0 e quanti ribadivano la disciplina attuale. Ambedue le parti non hanno minimamente messo in dubbio la dottrina della indissolubilit\u00e0, come il Papa stesso ha ribadito. Il problema verteva sulla possibilit\u00e0 o meno di ammettere, in alcuni casi e in determinate condizioni, i divorziati risposati ai sacramenti. La maggioranza \u2013 sebbene non qualificata, ossia dei due terzi \u2013 ha ritenuto opportuno che si continuasse a riflettere evitando \u00absoluzioni uniche o ispirate alla logica del \u201ctutto o niente\u201d\u00bb. A che punto \u00e8 il dibattito?<\/em><\/p>\n<p>Credo sia importante procedere per gradi in una materia cos\u00ec complessa. La prima cosa che vorrei far notare \u00e8 il cambio di atteggiamento avvenuto nella Chiesa, da alcuni decenni a questa parte, nei confronti delle persone credenti divorziate e risposate. Fino a qualche decennio fa, questi fedeli erano considerati \u00abipso facto infames\u00bb (CJC 1917, can. 2356). Non erano soltanto esclusi dal sacramento della Confessione e dell\u2019Eucarestia, ma erano anche indicati pubblicamente come spregevoli: \u00abpublice indigni\u00bb (can. 855 \u00a7 1) senza distinzione. Il Codice di Diritto Canonico del 1983 si esprime con toni pi\u00f9 blandi. E successivamente il magistero, a diversi livelli, descrive la loro situazione come di credenti che appartengono alla Chiesa anche se non in piena comunione: \u00abil coniuge risposato si trova\u2026 in una condizione di adulterio pubblico e permanente\u00bb, ma la comunit\u00e0 cristiana deve \u00abastenersi\u00bb dal giudicare l\u2019intimo della loro coscienza, dove solo Dio vede e giudica. Non si tratta solamente di un cambio di linguaggio ma, appunto, di atteggiamento pastorale certamente molto pi\u00f9 inclusivo rispetto al passato.<\/p>\n<p><em>\u00c8 senza dubbio un cambiamento non indifferente. E questo richiede un effettivo e concreto mutamento nel rapporto della comunit\u00e0 cristiana nei confronti di queste persone.<\/em><\/p>\n<p>Tale nuovo atteggiamento dovrebbe coinvolgere tutti i membri della comunit\u00e0 cristiana. Purtroppo spesso non accade. Peraltro c\u2019\u00e8 anche una notevole dose di ignoranza, talora anche presso il clero. Ci sono, ad esempio, sacerdoti che non danno la Comunione neppure a quei fedeli, divorziati, ma che non si sono uniti ad un\u2019altra persona. Con questo atteggiamento contraddicono la prassi della Chiesa e soprattutto pongono sulle spalle di questi fedeli, gi\u00e0 gravati dalla fatica di un fallimento, un peso che non debbono affatto sostenere. La Relazione sinodale interviene esplicitamente a tale proposito, per allontanare definitivamente tale ingiustificato e crudele abuso. Un arcivescovo di una grande citt\u00e0 europea mi raccontava qualche tempo fa che, recatosi a confessare in un noto santuario mariano della citt\u00e0, riceve la confessione di una donna &#8211; docente universitaria, separata dal marito e con due figli, ma non risposata -, che da 27 anni si reca mensilmente in pellegrinaggio al santuario e il sacerdote non le permette di fare la comunione perch\u00e9 separata. Credo ovviamente che quel sacerdote fosse in buona coscienza. Questo mostra l\u2019urgenza e l\u2019ampiezza di lavoro da fare in questo campo.<\/p>\n<p>La questione che noi stiamo affrontando \u00e8 diversa: si tratta di quei fedeli che dopo aver divorziato si sono risposati. Ebbene \u2012 esorta unanimemente il magistero contemporaneo \u2012 tutti dobbiamo avere un atteggiamento di accoglienza verso costoro. Tra l\u2019altro dobbiamo tutti essere consapevoli della sofferenza che molti di loro e dei loro familiari stanno vivendo. Non pochi tra loro hanno subito ingiustizie e molti sono poco responsabili di quanto accaduto. Credo, inoltre, che sia opportuno evitare di creare la categoria dei \u00abdivorziati risposati\u00bb, come se ci trovassimo davanti a uno scaffale di casi uguali. In verit\u00e0, le storie sono l\u2019una diversa dall\u2019altra, ciascuna con le sue tonalit\u00e0 e i suoi dolori. Lo sanno bene gli operatori pastorali che in molte diocesi hanno da tempo posto un\u2019attenzione particolare a queste situazioni. E non sono pochi i frutti che raccolgono, proprio perch\u00e9 si avvicinano con cura ad ogni situazione.<\/p>\n<p>Credo che questo sia il primo e pi\u00f9 urgente compito: accogliere con amore queste persone. Non semplicemente per pietismo. Esse fanno parte della Chiesa e quindi vanno amate e sostenute con spirito di fraternit\u00e0. In tale contesto vorrei spendere almeno una parola \u2013 ce ne vorrebbero molte di pi\u00f9 \u2013 in favore di coloro che, pur essendo stati abbandonati dal coniuge, non hanno intrapreso una nuova unione e restano fedeli alla prima unione che giustamente ritengono indissolubile, al di l\u00e0 dell\u2019abbandono del coniuge. Si tratta di credenti il cui esempio invita tutti a riflettere. \u00c8 una straordinaria testimonianza di fedelt\u00e0 alla indissolubilit\u00e0 del matrimonio. \u00c8 per\u00f2 vero che non tutti riescono a vivere in questo modo. Anzi, il numero dei divorziati risposati \u00e8 cresciuto in maniera esponenziale. E la Chiesa, che \u00e8 madre, non pu\u00f2 non farsene carico. E il primo modo da mettere in atto \u00e8 cercare di accoglierli e renderli partecipi della vita della comunit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Senza dubbio \u00e8 un grande progresso pastorale essere passati dall\u2019accusa di pubblici peccatori, al dire che anch\u2019essi fanno parte della comunit\u00e0 ecclesiale. Non le pare per\u00f2 che sia importante anche esaminare la questione dell\u2019accesso ai sacramenti? Del resto, gi\u00e0 nella disciplina attuale si prevede tale possibilit\u00e0, se si rispettano alcune condizioni.<\/em><\/p>\n<p>In effetti, la disciplina attuale prevede che i divorziati risposati possano accedere alla Confessione e all\u2019Eucarestia ma solo alle seguenti condizioni: se in coscienza essi si impegnano a vivere senza avere rapporti sessuali (\u00abcome fratello e sorella\u00bb), e facendo attenzione a non creare confusione nei fedeli che non sanno della loro scelta interiore; insomma, di nascosto. Credo che sarebbe opportuno, intanto, abolire l\u2019esortazione a vivere \u00abcome fratello e sorella\u00bb. Se infatti si ammette che questi fedeli possono continuare la loro unione di tipo familiare, sebbene con l\u2019impegno all\u2019astinenza dal rapporto strettamente coniugale, si deve lasciare loro almeno una ragionevole possibilit\u00e0 di \u00abtenerezza reciproca\u00bb che non sia identica a quella di fratelli o amici. Del resto, i figli \u2013 ignari \u2013 ne hanno bisogno.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 di non poco conto il fatto che la Chiesa ritenga che tale unione, sebbene irregolare, possa (anzi, in alcuni casi, debba) permanere per evitare ingiustizie peggiori. E si esortano questi fedeli, proprio perch\u00e9 sono membri della Chiesa, a partecipare attivamente alla sua vita: dalla frequenza alla Santa Messa all\u2019ascolto della Parola di Dio, dalle pratiche di piet\u00e0 alla vita di carit\u00e0, e cos\u00ec oltre. Non possono per\u00f2 esercitare alcune responsabilit\u00e0 ecclesiali: il lettore, il ministro straordinario della Comunione, l\u2019ufficio di catechista, il padrino o la madrina, essere membri del Consiglio Pastorale. E questo perch\u00e9 tali ruoli comportano un aspetto di esemplarit\u00e0 che non si accorda con la loro situazione oggettivamente irregolare.<\/p>\n<p>Benedetto XVI, consapevole dei problemi aperti che lascia l\u2019attuale disciplina canonica, ha continuato fino alla fine del suo pontificato a sottolineare che il problema \u00e8 \u00abspinoso e complesso\u00bb, che \u00e8 \u00abdoloroso, e che non possediamo la ricetta semplice che lo risolva\u00bb, \u00abanche perch\u00e9 le situazioni sono sempre diverse\u00bb. Da cardinale, a chi gli sottoponeva casi complessi, rispondeva che il Codice di Diritto Canonico non pu\u00f2 contemplare tutti i casi. Papa Francesco fa capire che non si pu\u00f2 dire a queste persone di essere parte della Chiesa e poi trattarle praticamente come scomunicate! Insomma, c\u2019\u00e8 materia per riflettere e per andare avanti alla ricerca di qualche ipotesi per aiutare questi fedeli a vivere il Battesimo che hanno ricevuto e che li incorpora a Cristo facendoli membri della Chiesa. Essi non sono affatto \u00abscomunicati\u00bb, ma resi \u00abfigli di Dio\u00bb. Andrebbe approfondita la teologia del Battesimo anche in questo contesto.<\/p>\n<p><em>Nella \u00abRelatio Synodi\u00bb si recepisce l\u2019esortazione dei Padri sinodali a riflettere \u00absulla possibilit\u00e0 che i divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell\u2019Eucaristia\u00bb. Che ne pensa?<\/em><\/p>\n<p>Il testo della \u00abRelazione finale\u00bb del Sinodo recepisce il parere della maggioranza (sebbene non dei due terzi) dei vescovi presenti ad approfondire tale questione. E aggiunge: \u00abL\u2019eventuale accesso ai sacramenti dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale sotto la responsabilit\u00e0 del Vescovo diocesano. Va ancora approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti, dato che \u201cl\u2019imputabilit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 di un\u2019azione possono essere sminuite o annullate\u201d da diversi \u201cfattori psichici oppure sociali\u201d (<em>Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em>, 1735)\u00bb. Sono parole che esortano con decisione ad andare avanti nella ricerca delle possibili piste di soluzione. Nella vita della Chiesa ci sono sempre stati <strong>\u2013 <\/strong>e sempre ci saranno \u2013 passi in avanti che hanno comportato dei cambiamenti nella prassi pastorale, e anche sviluppi della dottrina. La Chiesa \u00e8 viva e la sua fede vive. \u00c8 avvenuto cos\u00ec, ad esempio, per la libert\u00e0 religiosa al tempo del concilio Vaticano II, oppure per la dottrina sociale circa la propriet\u00e0 privata, come pure nel campo della morale sessuale nel caso del concetto di fine primario e secondario del matrimonio.<\/p>\n<p>San Giovanni XXIII, con grande sapienza pastorale, a chi lo criticava per le sue aperture, diceva: \u00abNon \u00e8 il Vangelo che cambia, siamo noi che lo comprendiamo meglio\u00bb. Sono convinto che anche per la questione che stiamo trattando si debba procedere in tale prospettiva, ossia comprendere la dottrina in maniera pi\u00f9 profonda: non per assecondare il cedimento a un&#8217;attitudine lassista nei confronti dello spirito mondano, ma per illuminare l&#8217;azione pastorale in modo coerente con il senso della fede. Il pastore autentico, nella Chiesa, aiuta i fedeli \u2013 anche i dispersi \u2013 a confidare nel Signore: incoraggiando il riconoscimento delle colpe, ma anche sostenendo il cammino di conversione.<\/p>\n<p><em>Quali sono i punti fermi della dottrina della Chiesa che anche al Sinodo nessuno ha messo in questione, pur in presenza di proposte innovative che hanno suscitato la resistenza da parte di diversi Padri sinodali?<\/em><\/p>\n<p>Il primo punto fermo \u00e8 l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio. Tale dottrina va presa sul serio. Il Nuovo Testamento ne parla cinque volte: 1Cor 7,10-16; Mt 5,31-32; Mt 19,3-12; Mc 10,1-2; Lc 16,18. E san Paolo lo dice chiaramente: \u00abagli sposati, poi, ordino, non io ma il Signore: la moglie non si separi dal marito\u2026 e il marito non ripudi la moglie\u00bb (1Cor 7,12). Non c\u2019\u00e8 dubbio che ci troviamo davanti a delle parole tra le pi\u00f9 originali del Nuovo Testamento. John P. Meier, il noto studioso del Ges\u00f9 storico, afferma che tale interdetto evangelico \u00e8 senza dubbio tra le parole pi\u00f9 certe di Ges\u00f9. Per un battezzato non ci pu\u00f2 essere altro matrimonio valido che quello sacramentale. La Chiesa, quindi, non pu\u00f2 celebrare un secondo matrimonio n\u00e9 pensare ad ambigue benedizioni di una nuova unione. Essa ha davanti a s\u00e9 una serie di doveri che le provengono dal suo Signore. La legislazione canonica prevede, quando l\u2019unione \u00e8 impossibile che continui, la separazione dei due coniugi, ma non che essi possano risposarsi con altri.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un secondo punto, non meno importante, ossia la missione della Chiesa di \u00absalvare le anime\u00bb. Lo afferma il Codice di Diritto Canonico nel suo ultimo canone, come a dare la chiave di lettura dell\u2019intero impianto disciplinare. Credo sia importante sottolinearlo. La grave responsabilit\u00e0 della salvezza delle anime \u2013 non dimentichiamo la grave affermazione di Ges\u00f9 nel descrive la volont\u00e0 di Dio: \u201cche io non perda nulla di quanto egli mi ha dato\u201d(Gv 6,39) &#8211; ha portato la Chiesa, nel corso della sua storia, a prendere misure importanti nella prospettiva della salvezza come, ad esempio, quando riammise nella comunione della Chiesa coloro che avevano rinnegato la fede (i cosiddetti <em>lapsi<\/em>), o anche quando permette l\u2019accesso alla Comunione anche se si \u00e8 in stato di peccato ma ci si impegna a confessarsi appena possibile, ed anche a battezzare i bambini nella fede della Chiesa.<\/p>\n<p><em>Tenuti saldi questi due punti, questi due pilastri, come aiutare quei fedeli divorziati risposati che non possono tornare indietro? Quali cammini si possono aprire all\u2019interno della comunit\u00e0 ecclesiale? Come conciliare verit\u00e0 e misericordia, senza creare confusioni e smarrimenti all\u2019interno del \u00abpopolo di Dio\u00bb?<\/em><\/p>\n<p>La Chiesa non pu\u00f2 proporre scelte alternative al messaggio evangelico e neppure pu\u00f2 stabilire un diritto per casi singoli appellandosi a una generica misericordia che aprirebbe la strada a forme di sregolato soggettivismo. Peraltro, non si deve svilire il valore del sacramento del matrimonio, soprattutto in questo tempo. Si recherebbe un danno alla\u00a0 stessa societ\u00e0 che \u00e8 gi\u00e0 spinta da una cultura ostile alla famiglia a indebolire ogni legame matrimoniale saldo. \u00c8 per\u00f2 evidente che il testo sinodale suggerisce di fare un passo in avanti rispetto a come la Chiesa fino ad oggi ha tenuto insieme la verit\u00e0 e la misericordia. Non si tratta di negare la tradizione ma, nella fedelt\u00e0, di aprirla a ulteriori sviluppi.<\/p>\n<p>L\u2019ho appena accennato, \u00e8 accaduto altre volte sia nel terreno della teologia che della morale. Una comprensione maggiore del contenuto della dottrina \u00e8 parte integrante della tradizione stessa. La Tradizione infatti non \u00e8 un monolite inerte. Semmai \u00e8 piuttosto come un talento che bisogna far fruttare; un suo pigro possesso rischia di renderci simili a quel servo che, per paura non certo per amore o per zelo, lo nasconde sottoterra impedendone cos\u00ec l\u2019augurabile sviluppo. Come si pu\u00f2 pensare di bloccare una vita che deve crescere e allargarsi? Mi pare che nel dibattito sinodale \u00e8 emersa un chiara linea di marcia: evitate sia la chiusura totale che l\u2019apertura indiscriminata. Non si tratta quindi di individuare una soluzione generale comune per tutti i divorziati risposati, la cui condizione rimane incoerente con il Vangelo. Ma di tener presente che la Chiesa \u00e8 chiamata dal suo Signore stesso alla <em>salus animarum<\/em>, e non solo dei fedeli a pieno titolo, ma di tutti e quindi ad accompagnare con pazienza e con amore chi chiede un sostegno sulla via della salvezza. La tradizione spirituale, peraltro, sa bene che Chiesa ed Eucarestia si compenetrano e che appartenenza ecclesiale e comunione eucaristica possono essere separate provvisoriamente ma non per sempre. E si deve tener presente quanto papa Francesco afferma nella <em>Evangelii Gaudium<\/em>: \u201cL\u2019Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non \u00e8 un pre\u00admio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni han\u00adno anche conseguenze pastorali che siamo chia\u00admati a considerare con prudenza e audacia\u201d(47).<\/p>\n<p><em>Insomma, mi pare che a suo parere la Relazione finale del Sinodo esorti ad una audacia nella ricerca, anche perch\u00e9 se tale situazione permane irrisolta si rischia una certa schizofrenia spirituale e pastorale.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 indubbio che nella disciplina attuale della Chiesa emergono non poche aporie, che reclamano una riflessione pi\u00f9 attenta e una pastorale pi\u00f9 adeguata. Accenno ad alcune di queste anomalie. \u00c8 proprio lineare, ad esempio, affermare che la vita cristiana ruota attorno alla centralit\u00e0 della celebrazione dei sacramenti e poi ridimensionarne l\u2019importanza suggerendo che i divorziati possono pur sempre fare la comunione spirituale? E ancora: \u00e8 possibile \u00abappartenere alla comunit\u00e0\u00bb essendo stabilmente esclusi dall\u2019Eucarestia e dalla Penitenza? E qual \u00e8 il valore di queste parole di Ges\u00f9 per i divorziati risposati: \u00abSe non mangiate la carne del Figlio dell\u2019uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita\u00bb (Gv 6,53)? Come comporre la saldezza di queste parole di Ges\u00f9 con quelle della Chiesa che essi sono comunque parte della comunit\u00e0 cristiana? Non \u00e8 un\u2019anomalia vietare a questi fedeli (ovviamente a coloro che lo desiderano e che sono preparati) di fare i catechisti se poi sono invitati a educare cristianamente i figli?<\/p>\n<p><em>Nel testo sinodale si parla esplicitamente di un cammino penitenziale per far accedere i divorziati risposati alla Penitenza e all\u2019Eucarestia, sul modello delle Chiese orientali o delle prime comunit\u00e0 cristiane. In che cosa consiste, concretamente, questo cammino o via penitenziale? Come si attuerebbe nella Chiesa?<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 senza dubbio una pista da percorrere e da approfondire. Con un apposito gruppo di teologi, giuristi ed esperti di pastorale, \u00e8 da alcuni mesi che stiamo studiando tale prospettiva. E presto offriremo a tutti le conclusioni della ricerca. Intanto, si pu\u00f2 dire che la ipotizzata \u00abvia penitenziale\u00bb \u00e8 da attuarsi, in ogni modo, per casi particolari e dentro un serio percorso di vita cristiana. Quindi non per tutti e in maniera indiscriminata, anche se questo sembra suggerire l\u2019attesa da parte della stampa. E comunque parlerei meglio di una <em>via discretionis<\/em>, ossia di un percorso di discernimento che comporta anche un cammino penitenziale. Tale via deve avere un carattere \u00abpubblico\u00bb, ossia accompagnata dal vescovo o da chi da lui incaricato. Questo mi pare un passaggio decisivo, perch\u00e9 va evitato ogni soggettivismo. All\u2019interno di questo quadro si potranno valutare le intenzioni della coppia e le motivazioni che li hanno portato a chiedere di accedere a tale percorso. In ogni caso \u00e8 indispensabile \u2013 come ho accennato sopra \u2013 che la coppia divorziata e risposata che si presenta sia avviata alla integrazione nella vita della comunit\u00e0. E, all\u2019interno di questa nuova vita, verr\u00e0 accompagnata in un cammino di verit\u00e0 per riconoscere eventuali colpe legate al matrimonio che si \u00e8 infranto. Il percorso avr\u00e0 dei tratti penitenziali nel caso emergano colpe personali evidenti. Se si tratta del coniuge innocente, il percorso dovr\u00e0 prevedere un cammino che porti al perdono e a un\u2019autentica riconciliazione con un passato carico di ferite. Porto solo alcuni brevi cenni. Ma una cosa \u00e8 chiara: non si tratta di trovare una regoletta che possa dispensarci dalla grave responsabilit\u00e0 di farci carico di situazioni umane e spirituali spesso drammatiche e non sempre facilmente risolvibili.<\/p>\n<p><em>Quali altre considerazioni si possono fare per evitare che passi nella mente della gente il concetto di una \u00abmisericordia a buon mercato\u00bb, priva di un serio impegno da parte dei singoli fedeli?<\/em><\/p>\n<p>Tale itinerario di discernimento deve essere molto serio. \u00c8 importante, ad esempio, che si comprendano bene i motivi che hanno portato al fallimento del matrimonio e prendere coscienza di aver tradito un comando del Signore. Solo allora \u00e8 possibile riconciliarsi con questo passato fino al perdono. \u00c8 indispensabile in tale itinerario l\u2019accompagnamento del vescovo o di chi lui incarica. \u00c8 ovvio che circa il valore da attribuire alla seconda unione, non \u00e8 possibile parlare di sacramento perch\u00e9 il sacramento rimane quello che purtroppo \u00e8 stato infranto, sapendo bene comunque che indissolubilit\u00e0 non significa incorruttibilit\u00e0, nel senso di infallibilit\u00e0 metafisica del risultato, ovvero di impossibilit\u00e0 fisica del fallimento. La storia del fallimento, tuttavia, pu\u00f2 anche aprirsi, di fatto, all&#8217;attuazione di un legame di mutuo aiuto e di cura della prole che, per quanto irregolare, esibisce contenuti di valore umano e anche di impegno spirituale che la stessa <em>Familiaris consortio<\/em> ritiene degni di essere custoditi, per evitare danni peggiori.<\/p>\n<p><em>In questi ultimi decenni, a livello teologico, non sono mancate diverse ipotesi di soluzione al problema dei divorziati risposati e il loro accesso ai sacramenti. Quale di essa le sembra la pi\u00f9 idonea?<\/em><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una riflessione previa e riguarda il rapporto tra la fede dei coniugi e la celebrazione del matrimonio. La questione \u00e8 stata posta dall\u2019allora cardinale Ratzinger quando esort\u00f2 ad affrontarla senza indugi: \u00abMerita un ulteriore approfondimento la questione se cristiani credenti \u2012 battezzati, che non hanno mai creduto o non credono pi\u00f9 in Dio \u2013 possano veramente contrarre un matrimonio sacramento\u00bb. Con questa affermazione Ratzinger metteva in discussione la prassi che distingueva un matrimonio valido da un matrimonio fruttuoso. La disciplina attuale ritiene che quando due battezzati credono nel valore della fedelt\u00e0, indissolubilit\u00e0, fecondit\u00e0 e intendono fare quello che la Chiesa crede celebrando il matrimonio, celebrano un sacramento valido. La fruttuosit\u00e0 potr\u00e0 venire nel tempo grazie alla maturazione di una fede e a una consapevolezza esplicita, come di fatto spesso accade. Diventato papa, Ratzinger continuer\u00e0 a riflettere su tale tema. Poche settimane prima delle dimissioni, parlando agli Uditori rotali, disse: \u00abSe \u00e8 importante non confondere il problema dell\u2019intenzione (di fare ci\u00f2 che intende la Chiesa) con quello delle fede personale dei contraenti, non \u00e8 tuttavia possibile separarli totalmente\u00bb.<\/p>\n<p>E, citando Giovanni Paolo II, afferma: \u00abUn atteggiamento dei nubendi che non tenga conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio pu\u00f2 renderlo nullo solo se ne intacca la validit\u00e0 sul piano naturale nel quale \u00e8 posto lo stesso segno sacramentale\u00bb. Alla luce di questa affermazione papa Benedetto sviluppa una riflessione molto lucida, chiedendosi se senza un\u2019apertura a Dio sia possibile vivere le esigenze dello stesso matrimonio sia naturale, sia sacramentale. E conclude: \u00abNon si deve, quindi, prescindere dalla considerazione che possano darsi dei casi nei quali, proprio per l\u2019assenza di fede, il bene dei coniugi risulti compromesso e cio\u00e8 escluso dal consenso stesso\u00bb. Sono parole precise che invitano a percorrere ancora il cammino della ricerca. Ma siamo ancora all\u2019interno della questione circa la validit\u00e0 o meno del sacramento celebrato.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi l\u2019ipotesi della <em>via discretionis<\/em>. Tale ipotesi si muove tra due pilastri irrinunciabili: da una parte quello della indissolubilit\u00e0 dell\u2019unico matrimonio sacramentalmente valido in cui la Chiesa si attua e si riconosce pienamente, e dall\u2019altra quello della responsabilit\u00e0 della Chiesa per la salvezza dei suoi figli che il Signore ha acquistato a prezzo del suo sangue. Non dobbiamo dimenticare che la Chiesa \u00e8 soprattutto amministratrice e dispensatrice di questa grazia, e non padrona della fede che Dio dona (2 Cor 1, 24). Questi due pilastri debbono restare saldi per sostenere l\u2019arcata del ponte. In tale contesto \u00e8 possibile individuare le condizioni per porre <em>un atto ecclesiale, eccezionale e non arbitrario<\/em>, per coloro che, riconosciuta la loro colpa di aver rotto l\u2019unione e di stare in una situazione irregolare, ma che \u00e8 ormai irreversibile, mostrano tuttavia la sincera volont\u00e0 di <em>comprendere le ragioni della Chiesa<\/em> e intendono <em>custodire la loro fede in Ges\u00f9 Cristo<\/em>.<\/p>\n<p>Si tratta di un <em>atto ecclesiale<\/em> che non deve essere n\u00e9 un secondo rito matrimoniale, n\u00e9 una benedizione pi\u00f9 o meno equivalente. Tale <em>atto ecclesiale<\/em> dovrebbe essere una specie di simbolico \u00abGiubileo\u00bb annuale della grazia <em>gratis data<\/em>, che il vescovo concede \u2012 non in maniera automatica \u2012 a quei fedeli divorziati risposati che lo chiedono per sostenere la <em>penitenza necessaria<\/em> e incoraggiare <em>l\u2019appartenenza possibile<\/em>. \u00c8 ovvio che rimangono i limiti di una loro appartenenza ecclesiale e che in qualche modo la Chiesa deve evidenziare. Ma, in coerenza con il precetto solenne che la Chiesa <em>prescrive per tutti<\/em>, si potrebbe concedere loro di accostarsi alla Penitenza e alla Comunione sacramentale \u00abalmeno una volta all\u2019anno\u00bb nella Pasqua, secondo la prassi del Giubileo cristiano.<\/p>\n<p>Il cammino di conversione di questi fedeli che chiedono di progredire nella sequela di Ges\u00f9 non sarebbe un processo automatico, ma appunto un itinerario di conversione che il vescovo stesso \u2013 o chi da lui autorizzato \u2012 dovrebbe stabilire magari concedendo tale grazia, ad esempio, anche alla celebrazione dei sacramenti dell\u2019iniziazione cristiana dei figli. Questo atto simbolico dovrebbe spingere a riorganizzare l\u2019intera disciplina sacramentale e penitenziale anche in rapporto ad altri peccati \u00abinfamanti\u00bb (aborto e omicidio, sistematica frode agli operai, pratica abituale di violenza familiare, pratica mafiosa\u2026) che si oppongono ad una degna recezione della Comunione. Questo aspetto della pastorale \u00e8 del tutto disatteso e mi pare davvero incongrua la durezza in un caso e un vero e proprio lassismo nell\u2019altro.<\/p>\n<p>Vorrei inoltre sottolineare che nella ipotesi proposta \u00e8 la Chiesa che compie il primo passo verso questi fratelli e sorelle, ricordando le parole di sant\u2019Ambrogio: \u00abCome pu\u00f2 chi patisce la fame nella sua anima pregare Dio con vero impegno, se dispera di ottenere il sacro cibo?\u00bb. La Chiesa, come il Buon Samaritano, prende sulle proprie spalle questi fedeli che fanno fatica a camminare, chiedendo loro di fidarsi e di riflettere sulla loro condizione, affidandosi alla maternit\u00e0 della Chiesa. Quanto pu\u00f2 durare il cammino tra questo primo passo e la \u00ablocanda\u00bb ove ci si pu\u00f2 rimettere pienamente in salute, solo il Signore lo conosce. Ma questo ci basti. Non possiamo per\u00f2 lasciare questi fedeli appesi ad una norma che per sua natura resta astratta. E neppure \u00e8 saggio ribadire una norma e magari lasciar correre soluzioni \u00abnascoste\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/leglise-et-les-divorces-remaries-quelques-reflexions.html\"><em><strong>version fran\u00e7aise<\/strong><\/em><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento al convegno \u201cFamilles: fragilt\u00e9s et Esp\u00e9rance\u201d promosso dalla Diocesi di Orl\u00e9ans. Durante il Sinodo i Padri sinodali si sono confrontati ampiamente su tale questione tra chi poneva l\u2019accento pi\u00f9 sulla misericordia e la carit\u00e0 e quanti ribadivano la disciplina attuale. 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