{"id":20413,"date":"2015-04-21T10:00:48","date_gmt":"2015-04-21T08:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20413"},"modified":"2015-04-21T10:30:46","modified_gmt":"2015-04-21T08:30:46","slug":"cento-anni-di-elio-toaff","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/cento-anni-di-elio-toaff.html","title":{"rendered":"Elio Toaff e il nostro ponte tra le due rive del Tevere"},"content":{"rendered":"<p>Per tanti anni ho avuto la fortuna e la gioia di incontrare spesso il rabbino Elio Toaff e godere della sua amicizia, delle sue riflessioni, delle sue preoccupazioni, delle sue speranze. Non posso dimenticare il \u201cprimo\u201d incontro \u2013 non tanto in ordine di tempo quanto di intensit\u00e0 \u2013 che ho avuto con lui. Fu il sabato 9 ottobre 1982 qualche ora dopo l\u2019attentato al Tempio Maggiore che, tra l\u2019altro, caus\u00f2 la morte del bambino Stefano Gaj Tach\u00e9. Alla terribile notizia traversai velocemente il ponte dell\u2019Isola Tiberina per recarmi al Tempio Maggiore. Fui accolto con un affetto che non ho pi\u00f9 dimenticato e abbracciai il rabbino portandogli la solidariet\u00e0 mia e dell\u2019intera Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio. Potrei dire che in quell\u2019abbraccio, il giovanissimo germoglio della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, da poco stabilitosi a Trastevere, si intrecciava con l\u2019antichissimo albero della comunit\u00e0 ebraica di Roma, che da secoli era piantato nelle rive del Tevere. In effetti, da allora un profondo legame ci ha uniti gli uni gli altri nel corso degli anni. E non ha cessato di crescere. Ovunque la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio \u00e8 presente nel mondo, quel legame appare e porta frutti di amicizia, di dialogo, di pace, di impegno comune. E non c\u2019\u00e8 dubbio che il rabbino Toaff \u00e8 tra i protagonisti di questa storia bella di amicizia. Non ha voluto mancare mai agli appuntamenti della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio.<\/p>\n<p>Quel \u201cponte\u201d che unisce le due rive del Tevere \u00e8 divenuto \u201cnostro\u201d, di ambedue. Il rabbino amava ripetere che gli uni da una parte e gli altri dall\u2019altra, presidiavamo le due sponde del Tevere. Quel ponte \u00e8 stato traversato dall\u2019una altra sponda sempre pi\u00f9 spesso. Ricordo, per fare un esempio iniziale, le numerose assemblee promosse da Sant\u2019Egidio in decine e decine di licei romani \u2013 a seguito del terribile attentato al Tempio Maggiore &#8211; per spiegare ai giovani studenti romani cosa fosse stato l\u2019Olocausto e come era indispensabile e urgente abbattere ogni pregiudizio. Eravamo e siamo convinti ancora che l\u2019ignoranza porta sempre a ripetere il male del passato. La conoscenza reciproca \u00e8 la via della pace. E l\u2019impegno a traversare quel \u201cponte\u201d si \u00e8 sempre pi\u00f9 intensificato, sino a realizzare quella singolare marcia all\u2019incontrario per ricordare il 16 ottobre, divenuto un appuntamento cittadino. La Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio prese l\u2019iniziativa, in accordo con la Comunit\u00e0 ebraica di Roma guidata allora dal rabbino Toaff, per ricordare quel giorno terribile della deportazione degli ebrei di Roma, facendo il percorso inverso: partire da Trastevere e tornare nella piazza accanto al tempio Maggiore dove furono raccolti in quel giorno. E il rabbino non mancava mai ad accogliere le migliaia di uomini e donne con i cartelli che riportavano i nomi dei campi di sterminio nazisti e a offrire loro la sua parola di saluto e di gratitudine. Oggi quella piazza ha preso il nome di \u201cpiazza 16 ottobre\u201d e continua a vedere ogni anno raccogliersi migliaia di cittadini che non solo non vogliono dimenticare ma operano per stringere pi\u00f9 fortemente e largamente legami di amicizia e di pace.<\/p>\n<p>Mi sono sempre trovato come a casa nell\u2019ufficio del rabbino al secondo piano del Tempio Maggiore con lui seduto nella scrivania con alle spalle una grande Menor\u00e0 e accanto le Tavole della Legge. Parlavamo di tutto e con molta passione del dialogo tra ebraismo e cristianesimo che si intensificava sempre pi\u00f9, senza dimenticare i problemi pastorali comuni alle due comunit\u00e0, ricordo la sua preoccupazione per la formazione dei ragazzi e dei giovani e l\u2019attenzione che poneva alla grande questione relativa alla famiglia. A tale proposito mi ripeteva spesso: \u201cGiovanni Paolo II ha intuito bene, qui ci troviamo di fronte ad una questione che ci riguarda tutti, sia come credenti che come cittadini!\u201d. Il carattere gioviale, allegro e profondamente saggio, del rabbino rendeva ogni conversazione ricca di contenuti e sapienza.<\/p>\n<p>Ovviamente molte altre cose sarebbero da dire sul ruolo straordinario avuto dal rabbino Toaff per la comunit\u00e0 ebraica romana, ma anche italiana ed europea, come pure per quel che riguardano i rapporti con la Chiesa Cattolica. Vorrei accennare a due eventi, partendo dallo storico incontro avvenuto nel Tempio Maggiore tra Toaff e Giovanni Paolo II. Era il 13 aprile del 1986, pochi mesi prima che avvenisse quello straordinario evento di Assisi con l\u2019incontro dei responsabili delle grandi religioni mondiali per pregare per la pace. La visita di Giovanni Paolo II divenne argomento di qualche conversazione e il rabbino era consapevole del valore storico dell\u2019evento. \u00a0Mi disse che volle chiedere ai rabbini europei il parere. E decise positivamente. Non \u00e8 questa la sede per raccontare quell\u2019incontro. L\u2019atmosfera dentro il Tempio era piena di emozioni, tutti consapevoli della importanza di quel \u201cprimo\u201d incontro dopo due millenni. Arrivai qualche tempo prima del Papa e ricordo l\u2019abbraccio commosso di Toaff che mi disse: \u201cmi sembra un sogno\u201d. Era una realt\u00e0. E molto \u2013 davvero molto &#8211; si deve a lui se questo incontro pot\u00e9 realizzarsi. In effetti \u2013 ed \u00e8 la seconda cosa che voglio ricordare \u2013 era scattata una notevole simpatia di Giovanni Paolo II per Toaff. Nel corso del Giubileo del 2000 Giovanni Paolo II voleva che la \u201csua\u201d universit\u00e0 di Lublino, nella quale aveva insegnato ma senza poter conseguire la stabilit\u00e0 per le opposizioni de regime comunista, conferisse la laurea <em>honoris causa<\/em> a tre personalit\u00e0: per la Chiesa cattolica aveva indicato l\u2019arcivescovo di Baltimora, il cardinale William Henry Keeler, il Patriarca ortodosso di Romani, Teoctist, e il Rabbino Toaff. Ricordo che mi chiam\u00f2 il Papa dicendomi di convincere il rabbino ad andare e se c\u2019era bisogno di accompagnarlo io personalmente. Il rabbino non poteva rifiutare un invito cos\u00ec pressante del Papa: ambedue sapevano cosa poteva significare per la storia la visita di un rabbino in quella universit\u00e0 e insignirlo di un riconoscimento cos\u00ec alto. Stemmo assieme per quattro giorni, visitando le localit\u00e0 \u2013 o meglio i resti \u2013 della presenza ebraica in quella regione della Polonia. Vissi con un lui un vero e proprio pellegrinaggio, con il rabbino che ogni vota restava commosso. E fu straordinaria l\u2019accoglienza che ebbe all\u2019universit\u00e0 in quel pomeriggio del 7 novembre del 2000. E ricordo il compiacimento di Giovanni Paolo II che volle vedermi al ritorno. Per lui era ben di pi\u00f9 che una semplice laurea <em>honoris causa<\/em>. E il rabbino lo cap\u00ec perfettamente. E Toaff ancor pi\u00f9 lo comprese \u2013 e se ne stup\u00ec il mondo intero &#8211; il giorno in cui fu letto il testamento di Giovanni Paolo II: in quelle pagine, oltre al segretario del Papa, mons. Stanislao, veniva ricordato solo il rabbino Elio Toaff.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per tanti anni ho avuto la fortuna e la gioia di incontrare spesso il rabbino Elio Toaff e godere della sua amicizia, delle sue riflessioni, delle sue preoccupazioni, delle sue speranze. 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