{"id":20394,"date":"2005-04-16T11:16:39","date_gmt":"2005-04-16T09:16:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20394"},"modified":"2015-04-16T11:18:00","modified_gmt":"2015-04-16T09:18:00","slug":"le-parole-della-fede-introduzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/le-parole-della-fede-introduzione.html","title":{"rendered":"Le parole della fede &#8211; introduzione"},"content":{"rendered":"<p>Con quali parole i cristiani debbono dire, all\u2019inizio di questo nuovo secolo, la loro fede di sempre? Da duemila anni, infatti, a ogni tornante della storia, i discepoli di Ges\u00f9 affrontano la grave ed esaltante avventura di comunicare il Vangelo al mondo. Fu lo stesso Maestro a esortare gli apostoli, proprio mentre li stava lasciando, ad andare e \u201cammaestrare tutte le nazioni\u2026 insegnando loro ad osservare tutto ci\u00f2 che vi ho comandato\u201d(Mt 28,19). Da allora ogni generazione cristiana ha vissuto l\u2019impegno di comunicare la fede ai contemporanei e nello stesso tempo di consegnarla alla generazione successiva. \u00c8 la fede di sempre quella che una generazione consegnata all\u2019altra. Tuttavia, la diversit\u00e0 dei destinatari (diversit\u00e0 di storia, di cultura, di civilt\u00e0, di sensibilit\u00e0) obbliga, di volta in volta, a trovare un linguaggio nuovo perch\u00e9 il contenuto di sempre sia comprensibile a coloro a cui \u00e8 rivolto. Qualora non lo si facesse si correrebbe il rischio di rendere incomprensibile lo stesso messaggio cristiano. Il Concilio Vaticano II \u00e8 stato pensato e si \u00e8 attuato, appunto, per mettere in dialogo la Chiesa con il mondo. Paolo VI, con grande sapienza, diceva che era necessario \u201crendere la Chiesa del XX secolo sempre pi\u00f9 idonea ad annunciare il Vangelo all\u2019umanit\u00e0 del XX secolo\u201d. E Giovanni Paolo II, nel traversare la soglia del nuovo millennio, riproponeva la stessa prospettiva: \u201cNon si tratta di inventare un \u2018nuovo programma\u2019. Il programma c\u2019\u00e8 gi\u00e0: \u00e8 quello di sempre\u2026 Esso si incentra in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento\u2026 \u00c8 un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma \u00e8 il nostro per i terzo millennio\u201d. Il <em>Credo <\/em>cristiano non \u00e8 un freddo monolite, immobile e fisso nei secoli. Paradossalmente, esso conserva la sua vera identit\u00e0 solo se diviene comprensibile alle diverse generazioni che si susseguono nella storia, ossia se riesce, come accadde alla prima predicazione di Pietro nel giorno di Pentecoste, a \u201ctrafiggere l\u2019anima\u201d di chi ascolta (At 2,37). Del resto, la Rivelazione non \u00e8 altro che la storia del colloquio di Dio con gli uomini. La Lettera agli Ebrei, nella sua apertura, lo afferma chiaramente: \u201cDio, che aveva gi\u00e0 parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio\u201d(Eb 1,1-2). Ebbene, ogni generazione cristiana deve comprendere il Vangelo di Dio per poterlo trasmettere in modo comprensibile agli uomini del proprio tempo. Ecco la domanda di oggi: quali le parole per l\u2019inizio di questo nuovo millennio? Claudio Magris notava che i nostri anni possono essere definiti, per un atteggiamento che li caratterizza nelle sfere pi\u00f9 diverse della vita e del pensiero, come l\u2019era dell\u2019<em>optional<\/em>. Non solo il credere \u00e8 un <em>optional<\/em>, ma anche il suo stesso contenuto. E aggiungeva: \u201cReligioni, filosofie, sistemi di valori, concezioni politiche si allineano in bell\u2019ordine sui banchi di un supermarket e ciascuno \u2013 a seconda del bisogno o della voglia del momento \u2013 prende da un ripiano o dall\u2019altro gli articoli che gli pare, due confezioni di cristianesimo, tre di buddismo zen, un paio di etti di liberalismo ultr\u00e0, una zolletta di socialismo, e\u00a0 li mescola a piacere in un suo coktail privato\u201d.\u00a0 L\u2019unica cosa in comune che tali acquirenti hanno \u00e8 che tutti si creano una religione a propria immagine e somiglianza. In un tale atteggiamento \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile definirsi in modo preciso, cristiano o buddista, persino credente o non credente, scegliere una cosa ed escluderne un\u2019altra. Tutto diviene confuso e senza pi\u00f9 confini. Anche i contenuti della fede cedono il passo a un credo magmatico senza pi\u00f9 identit\u00e0 e quindi senza pi\u00f9 forza. Di qui la ragione di comunicare nuovamente la fede cristiana nei suoi tratti e nei suoi contorni, per permettere a ciascuno di confrontarsi con essa fino in fondo. Sul credente grava il compito di trovare le parole adeguate perch\u00e9 la fede sia comprensibile all\u2019uomo contemporaneo. Gi\u00e0 all\u2019inizio della storia della Chiesa Pietro esortava i cristiani: \u201cSiate pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che \u00e8 in voi\u201d (I Pt 3,15). Una fede che non sa dirsi (ovviamente sono tanti i modi per dirla; a volte la testimonianza silenziosa \u00e8 ben pi\u00f9 eloquente di molte parole) rischia di essere vuota e inutile. Si potrebbero applicare anche in questo caso le parole evangeliche: \u201cSe il sale perde il suo sapore con che cosa lo si potr\u00e0 render salato?\u201d(Mt 5,13). Questa piccola raccolta di \u201cparole della fede\u201d, con semplicit\u00e0 e quasi sottovoce, vuole accompagnare quel lettore che cerca di entrare nel complesso e insieme affascinante mondo della fede cristiana. Non sono tutte le parole delle fede e neppure dello stesso spessore; mi auguro per\u00f2 che aiutino la mente e il cuore di chi legge a comprendere e a scaldarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con quali parole i cristiani debbono dire, all\u2019inizio di questo nuovo secolo, la loro fede di sempre? 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