{"id":20331,"date":"2015-03-24T17:24:00","date_gmt":"2015-03-24T16:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20331"},"modified":"2015-03-24T13:52:40","modified_gmt":"2015-03-24T12:52:40","slug":"cattolici-e-sciiti-in-dialogo-sulle-responsabilita-dei-credenti-in-un-mondo-plurale-per-la-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/cattolici-e-sciiti-in-dialogo-sulle-responsabilita-dei-credenti-in-un-mondo-plurale-per-la-pace.html","title":{"rendered":"Cattolici e sciiti in dialogo sulle responsabilit\u00e0 dei credenti in un mondo plurale per la pace"},"content":{"rendered":"<p>Parlare della famiglia nel contesto delle \u201cresponsabilit\u00e0 dei credenti in un mondo globale e plurale\u201d credo sia quanto mai opportuno. Anche nella famiglia, infatti, si gioca la grande sfida di questo inizio di millennio, ossia convivere in pace tra diversi. Cos\u2019\u00e8 infatti la famiglia se non il vivere insieme tra persone diverse? E se questo non accade emergono gi\u00e0 in questo ambito quei conflitti che, in maniera ben pi\u00f9 larga, ovviamente, affliggono i popoli e le nazioni. L\u2019uomo e la dona che decidono di unirsi per la vita generando una famiglia, mostrano che la pi\u00f9 radicale delle differenze, quella di genere, diviene luogo di comunione umanizzante e, per chi crede, segno dell\u2019amore di Dio per il suo popolo, e frammento dell\u2019esperienza ecclesiale.<\/p>\n<p>Nel primo libro della Bibbia, la Genesi, al capitolo secondo, si narra che Dio, subito dopo aver creato l\u2019uomo, disse: \u201cNon \u00e8 bene che sia solo, gli voglio fare uno che gli sia simile\u201d(Gn 2, 18). E nel primo capitolo \u00e8 scritto: \u201cmaschio e femmina li cre\u00f2. Dio li benedisse e disse loro: \u201cSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra\u201d(Gn 1, 27-28). Nel disegno di Dio per l\u2019intera umanit\u00e0 \u2013 gi\u00e0 al momento della creazione &#8211; la famiglia resta la prima e fondamentale manifestazione della comunione, la prima cellula \u2013 se cosi possiamo dire &#8211; del \u201cvivere insieme\u201d tra diversi. E in effetti sappiamo bene quanto impegno richieda anche nella famiglia la convivenza pacifica. Non a caso le religioni, nonostante le diverse modalit\u00e0 di realizzazioni storiche, ritengono la famiglia un patrimonio originario del proprio bagaglio di fede.<\/p>\n<p>Purtroppo nell\u2019ultimo scorcio del Novecento \u2013 soprattutto nei paesi pi\u00f9 industrializzati, ma non solo &#8211; si \u00e8 attuata una frattura profonda rispetto al passato. Per la prima volta nella storia \u00e8 stato messo in discussione quel trittico originario donato da Dio al mondo, ossia il matrimonio, la famiglia e la vita. Oggi \u00e8 facile destrutturare questo trittico e ricomporlo a proprio piacimento: qualsiasi legame si chiama matrimonio, qualsiasi forma di stare assieme \u00e8 famiglia e la vita pu\u00f2 costruirsi persino in laboratorio. Quel che \u00e8 stato pacifico per millenni, ora non lo \u00e8 pi\u00f9. Non \u00e8 questa la sede per percorrere quanto \u00e8 avvenuto. Tra gli antesignani degli attacchi alla famiglia possiamo porre un piccolo volume intitolato <em>La morte della famiglia <\/em>scritto\u00a0 da David Cooper, uno psichiatra sudafricano nel 1970. La tesi di fondo era chiara: la famiglia \u00e8 la principale cinghia di trasmissione di un sistema sociale, il capitalismo, che porta alla distruzione dell\u2019individuo. Questo piccolo libro ebbe una incredibile fortuna e si giunse sino al punto da ritenere la \u201cmorte della famiglia\u201d una sorta di slogan comune. L\u2019autore del volumetto, contrappone la famiglia all\u2019individuo. Scrive ad esempi: \u201cLa famiglia nelle sue metamorfosi sociali rende anonimi gli individui che lavorano o vivono insieme in una qualsiasi struttura istituzionale\u201d. E poco pi\u00f9 avanti, riferendosi al compiuto educativo della famiglia, scrive: \u201c<em>Tirare su<\/em> un bambino equivale in pratica a buttare gi\u00f9 una persona\u201d. Insomma, a parere dell\u2019autore: basta con la famiglia immagine della societ\u00e0 globale. Un\u2019affermazione analoga si applica al rapporto tra donna e famiglia: la famiglia per se stessa \u00e8 la condizione della schiavit\u00f9 femminile; per la liberazione della donna vanno modificate le idee convenzionali di coniugalit\u00e0 e maternit\u00e0. Al testo di Cooper si pu\u00f2 aggiungere quello di A. Mitscherlich, uno studioso di psicologia sociale, un volumetto degli anni Settanta dal titolo: <em>Verso una societ\u00e0 senza padre<\/em>. L\u2019autore sostiene che la societ\u00e0 deve emanciparsi da gerarchie rigide e ingombranti per esaltare il soggetto e la sua autonoma libert\u00e0.<\/p>\n<p>Tali auspici sembrano giunti a maturazione: in effetti, viviamo in una societ\u00e0 composta di individui ove l\u2019<em>io<\/em> prevale sul <em>noi<\/em>, l\u2019<em>individuo<\/em> sulla <em>societ\u00e0<\/em>, mentre la <em>solitudine<\/em> guadagna sempre pi\u00f9 terreno rispetto alla <em>comunione<\/em>, e i diritti dell\u2019<em>individuo<\/em> prevalgono su quelli della <em>famiglia<\/em>. Il conflitto tra lo \u201cspirito di famiglia\u201d e i \u201cdiritti dell\u2019individuo\u201d sembra insanabile. La famiglia, in una sorta di ribaltamento culturale, non \u00e8 pi\u00f9 \u201ccellula base della societ\u00e0\u201d ma \u201ccellula base dell\u2019individuo\u201d, mentre l\u2019individuo \u00e8 divenuto il nuovo padrone. Tutto ruota attorno a lui. Le famiglie si disgregano e il padre \u2013 per dirla con Lacan &#8211; \u00e8 evaporato. In tale orizzonte culturale si afferma sempre pi\u00f9 una concezione della vita labile e \u201cmovimentista\u201d: tutto \u00e8 \u201cliquido\u201d, afferma il sociologo Baumann. E\u2019 saltata ogni pretesa del \u201cper sempre\u201d, anche nel matrimonio. Quando i giovani si sposano \u00e8 ormai normale avere sempre il piano \u201cB\u201d, il divorzio. La paura del futuro, la crisi economica, aggravano e giustificano tale posizione. Insomma, per dirla con papa Francesco, \u00e8 difficile prendersi cura per sempre gli uni degli altri. Siamo nel terreno del trionfo dell\u2019individualismo!<\/p>\n<p>La famiglia \u2013 cos\u00ec come \u00e8 stata concepita per secoli &#8211; non trova pi\u00f9 un orizzonte nel quale iscriversi ed essere quindi considerata nella sua effettiva forza e dignit\u00e0. Rischia di scomparire quella che poteva chiamarsi una cultura della famiglia. Ovviamente, non si deve sottovalutare la conquista dei diritti individuali che in questi ultimi decenni \u00e8 stata ottenuta, ma questo non dovrebbe avvenire a scapito della dignit\u00e0 dei diritti della famiglia e del suo ruolo nella societ\u00e0. Purtroppo stiamo assistendo \u2013 nell\u2019ambito della societ\u00e0 civile &#8211; alla perdita delle protezioni che la famiglia aveva nel passato, mentre \u2013 anche a livello legislativo &#8211; si \u00e8 sempre pi\u00f9 attenti a sostenere i diritti degli individui. E questo accade anche se \u00e8 proprio la famiglia che, soprattutto in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo, sostiene in maniera capillare il tessuto sociale ed economico. Della famiglia, pi\u00f9 che il nucleo in quanto tale, interessa il singolo, mentre le sue altre \u201cqualifiche\u201d (marito-moglie, padre-madre, fratello-sorella, genitori-figli\u2026) sembrano non riguardare la vita pubblica. Se pensiamo a quanto affermava Cicerone a proposito della famiglia: \u201cprincipium urbis e quasi seminarium rei pubblicae\u201d, vediamo sia grande la distanza rispetto alla considerazione che la cultura contemporanea ha di essa.<\/p>\n<p>Di qui scaturisce il compito urgente di ridare dignit\u00e0 culturale alla famiglia, di riportarla nel cuore del dibattito sociale, di proporla al centro della vita politica e della stessa economia, come pure nella vita delle comunit\u00e0 cristiane. La preoccupazione predominante dell\u2019<em>io<\/em> e della propria soddisfazione individuale sta, di fatto, tradendo la famiglia e quindi la stessa societ\u00e0. Si tratta di un tradimento teorico oltre che pratico. Anche perch\u00e9 la famiglia resta nei fatti la risorsa pi\u00f9 importante della societ\u00e0. Nei sondaggi la famiglia resta comunque al primo posto come luogo di sicurezza, di rifugio, di sostegno per la propria vita. E resta l\u2019obiettivo della vita da parte della maggioranza.<\/p>\n<p>La famiglia pertanto non \u00e8 un residuo del passato, non \u00e8 una sopravvivenza di una realt\u00e0 tramontata, non \u00e8 un luogo che ostacola l\u2019emancipazione degli individui, particolarmente della donna, per favorire magari una societ\u00e0 pi\u00f9 libera, pi\u00f9 egualitaria, pi\u00f9 felice. Al contrario \u2013 e sono molte le indagini che lo dimostrano nei fatti \u2013 la famiglia resta la risorsa pi\u00f9 preziosa della societ\u00e0, il luogo ove si apprende la decisivit\u00e0 del <em>noi<\/em> per l\u2019edificazione e il sostegno di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 solidale. E non si pu\u00f2 dimenticare che la famiglia resta il luogo ove i pi\u00f9 deboli possono essere pi\u00f9 facilmente aiutati: penso ai bambini, agli anziani, ai malati, ai soli. Per quest\u2019ultimi la famiglia resta l\u2019ambito ove possono trovare protezione. Restano vere queste parole di Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale della Pace del 1 gennaio del 2006: \u201cA ragione la famiglia \u00e8 qualificata come la prima societ\u00e0 naturale, \u00ab<em>un&#8217;istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale<\/em>\u00bb. E aggiunge: \u201cIn effetti, in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l&#8217;amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell&#8217;autorit\u00e0 espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri pi\u00f9 deboli perch\u00e9 piccoli o malati o anziani, l&#8217;aiuto vicendevole nelle necessit\u00e0 della vita, la disponibilit\u00e0 ad accogliere l&#8217;altro e, se necessario, a perdonarlo. Per questo la famiglia \u00e8 <em>la prima e insostituibile educatrice alla pace<\/em>. Non meraviglia quindi che la violenza, se perpetrata in famiglia, sia percepita come particolarmente intollerabile. Pertanto, quando si afferma che la famiglia \u00e8 \u00abla prima e vitale cellula della societ\u00e0\u00bb, si dice qualcosa di essenziale. La famiglia \u00e8 fondamento della societ\u00e0 anche per questo:<em> perch\u00e9 permette di fare determinanti esperienze di pace<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Queste parole ci spingono a promuovere tra i credenti delle diverse religioni e gli uomini di buona volont\u00e0 una convergenza di attenzione per riportare la famiglia al centro dell\u2019attenzione della societ\u00e0, sia civile che politica. In tutte le religioni \u00e8 depositata la convinzione della centralit\u00e0 della famiglia per la vita sia delle persone che della societ\u00e0 oltre che per le stesse comunit\u00e0 dei credenti. E in tutte le religioni la tensione verso il <em>noi<\/em>, ossia alla comunione tra gli uomini, resta una dimensione fondamentale. Per i cristiani \u2013 come per gli ebrei e i musulmani &#8211; resta un punto di riferimento saldo la narrazione biblica della creazione, sulla quale si \u00e8 sviluppato un ricco bagaglio umanistico. L\u2019affermazione fatta da Dio stesso, ossia \u201cNon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d \u00e8 la pietra che sta a fondamento inamovibile del disegno di Dio sull\u2019umanit\u00e0. L\u2019affermazione biblica oggi si trova ad essere all\u2019esatto opposto di quanto afferma la cultura dominante contemporanea che pone l\u2019<em>io<\/em>, l\u2019individuo, al di sopra del <em>noi<\/em>. Un noto sociologo italiano. Giuseppe De Rita, parla a ragione di \u201cegolatria\u201d, ossia di un nuovo culto, quello dell\u2019io. Al contrario, nel profondo delle religioni c\u2019\u00e8 una tensione alla comunit\u00e0, al noi, particolarmente radicata. Potremmo dire che la tensione al <em>noi<\/em> \u00e8 il filo rosso che regge la storia e la salva.<\/p>\n<p>La famiglia \u2013 nella tradizione cristiana &#8211; si iscrive all\u2019interno di questo grande disegno di amore e di comunione di Dio sul mondo. E\u2019 la visione che le Sante Scritture ci manifestano e che il Concilio Vaticano II ha riproposto con forza all\u2019attenzione dei credenti e di tutti gli uomini. La Bibbia apre la storia umana con la famiglia dei progenitori, Adamo ed Eva e i loro figli, e fa terminare la vicenda umana \u2013 lo hanno indicato prima i profeti e manifestato l\u2019Apocalisse \u2013 con la famiglia dei popoli radunata attorno all\u2019unico Padre nella celeste Gerusalemme. E\u2019 in questa storia di comunione che si iscrive in maniera originalissima il matrimonio e la famiglia cristiana. Nella Chiesa cattolica, la famiglia viene elevata a Sacramento perch\u00e9 sia iscritta in maniera pi\u00f9 robusta nel primato del <em>noi<\/em>, ossia nella realizzazione del grande disegno di Dio sul mondo. Cos\u00ec arricchita e irrobustita la famiglia cristiana non solo \u00e8 aiutata a non chiudersi in se stessa \u2013 come il ricorrente virus individualista spinge a fare &#8211; ma \u00e8 esortata e sostenuta nell\u2019allargamento degli orizzonti per partecipare, come famiglia, alla missione stessa della Chiesa \u201csegno e strumento dell\u2019intima unione con Dio e dell\u2019unit\u00e0 della famiglia umana\u201d. E\u2019 la grande sfida che papa Francesco ha raccolto con l\u2019indizione di due Sinodi proprio su questo tema.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlare della famiglia nel contesto delle \u201cresponsabilit\u00e0 dei credenti in un mondo globale e plurale\u201d credo sia quanto mai opportuno. 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