{"id":20323,"date":"2015-03-12T12:15:21","date_gmt":"2015-03-12T11:15:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20323"},"modified":"2015-03-24T12:25:56","modified_gmt":"2015-03-24T11:25:56","slug":"il-primo-martire-del-concilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/il-primo-martire-del-concilio.html","title":{"rendered":"Il primo martire del Concilio"},"content":{"rendered":"<p>\u00abPer Romero la fede era legata alla carit\u00e0, alla difesa dei pi\u00f9 poveri in nome del Vangelo. \u00c8 quello che ha chiesto il Concilio, quello che ha sancito anche la Conferenza di Medell\u00edn\u00bb. <strong>Monsignor Vincenzo Paglia<\/strong> si muove tra libri, appunti, documenti. E ripete, visibilmente soddisfatto, che \u00abil decreto per la beatificazione firmato il 3 febbraio sancisce che il vescovo salvadoregno, ucciso in odium fidei, \u00e8 il primo testimone della Chiesa del Vaticano II che sceglie di cambiare il mondo partendo dai poveri\u00bb.<br \/>\nUn iter lungo e travagliato, quello della causa di beatificazione. Ci sono voluti un Papa sudamericano e 18 anni di indagine per arrivare alla decisione. \u00abAnche se gi\u00e0 il 20 dicembre del 2012 papa Benedetto aveva sbloccato la causa\u00bb, spiega il postulatore, \u00abnon c&#8217;\u00e8 dubbio che \u00e8 papa Bergoglio che ci ha messo fretta\u00bb.<br \/>\nIl nodo da sciogliere, fin dal 1997 quando monsignor Paglia istru\u00ec la causa, era <strong>se, in un contesto cattolico come si definiva il Salvador di quegli anni, fosse possibile parlare di martirio<\/strong>. \u00abIn altre parole, ci si chiedeva se chi si diceva cattolico potesse aver assassinato un altro cristiano in odium fidei\u00bb. E non giovavano a dirimere il caso n\u00e9 le divisioni dell&#8217;episcopato salvadoregno, n\u00e9 il fatto che gli stessi mandanti dell&#8217;assassinio di Romero fossero ancora al Governo, e neppure che \u00ab<strong>una certa sinistra politica abbia cercato di impadronirsi della figura di Romero<\/strong> creando in altri molte perplessit\u00e0. Una Teologia della liberazione segnata dal marxismo ha richiesto uno studio della causa molto pi\u00f9 meticoloso rispetto a casi pi\u00f9 lineari\u00bb.<br \/>\nE sono per\u00f2 stati i documenti e le testimonianze, in particolare quella del capitano Alvaro Rafel Saravia, condannato per l&#8217;assassinio, a chiarire che l&#8217;uccisione era legata alla missione della Chiesa, al modo di essere prete e vescovo, a una scelta evangelica che il regime non tollerava. Era un&#8217;intera Chiesa &#8220;conciliare&#8221; che andava zittita.<br \/>\n\u00abQuella di Romero\u00bb, spiega monsignor Paglia, \u00ab<strong>non era una scelta politica, ma una scelta religiosa. E in questo Romero non si trov\u00f2 solo<\/strong>. In quegli anni tanti preti, catechisti, religiosi furono uccisi perch\u00e9, spinti dal Vangelo, sceglievano di stare accanto ai pi\u00f9 deboli\u00bb. Una scelta che non \u00e8 dell&#8217;ultima ora. \u00ab \u00c8 una forzatura\u00bb, dice il postulatore, \u00abdire che Romero si sia convertito dopo l&#8217;ingresso nella diocesi di San Salvador. Romero i poveri li amava gi\u00e0 da prima. Ci sono molte testimonianze della sua dedizione agli ultimi, del suo essere vicino a emarginati, carcerati, prostitute, a quanti perdevano il lavoro o erano sfruttati. In pi\u00f9 di un&#8217;occasione <strong>Romero aveva richiamato i proprietari fondiari a dare il giusto salario ai contadini<\/strong>. Non c&#8217;\u00e8 dunque una conversione da uomo di destra a uomo di sinistra. Lui stesso dice: &#8220;La mia unica conversione \u00e8 a Cristo ed \u00e8 lungo tutta la mia vita&#8221;\u00bb.<br \/>\nLa salute fragile, l&#8217;estrema fedelt\u00e0 a Roma, l&#8217;ortodossia evidente avevano forse rassicurato i reazionari che Romero avrebbe mantenuto lo status quo. Ma la freddezza con cui, proprio per questo, \u00e8 accolto in diocesi il 22 febbraio 1977 viene subito spazzata via. Romero fa i conti con una Chiesa perseguitata, che si cerca di ridurre al silenzio. E quando, <strong>un mese dopo la sua nomina, uccidono il suo braccio destro, il gesuita Rutilio Grande, per il vescovo non ci sono pi\u00f9 dubbi. <\/strong><br \/>\nDi fronte a un&#8217;oppressione evidente, Romero capisce e agisce. \u00c8 interessante ci\u00f2 che scrive a padre Sorge, che era andato a Puebla alla Conferenza del Celam, sull&#8217;uccisione del gesuita di cui sta per aprirsi, per volere di papa Francesco, la causa di beatificazione. Romero scrive: \u00abQuando assassinarono il mio braccio destro, padre Rutilio Grande, anche i campesinos rimasero orfani del loro padre e pi\u00f9 strenuo difensore. Fu durante la veglia di preghiera davanti alle spoglie dell&#8217;eroico padre gesuita (&#8230;) che io capii che toccava a me prenderne il posto ben sapendo che cos\u00ec anch&#8217;io mi sarei giocato la vita\u00bb. Romero scrive anche che \u00abin quella notte ebbe la grazia della &#8220;Fortaleza&#8221;\u00bb. Il vescovo ucciso dagli squadroni della morte mentre celebrava Messa, \u00abprimo martire del Novecento\u00bb, conclude mons. Paglia, \u00abscelse in quella notte di veglia di essere il <em>defensor pauperum<\/em>\u00bb<\/p>\n<p><em><strong>La vera storia del vescovo martire.<\/strong> Si intitola &#8220;Oscar Romero. Un vescovo tra guerra fredda e rivoluzione&#8221;, l&#8217;ha scritto Roberto Morozzo Della Rocca ed \u00e8 la ricostruzione pi\u00f9 completa della vita e dell&#8217;opera del religioso assassinato nel 1980. Pubblicato nella Biblioteca universale cristiana delle Edizioni San Paolo a soli euro 7,90, il volume ricostruisce la personalit\u00e0 di monsignor Oscar Romero, uomo timido e persino introverso, ma anche le sue scelte coraggiose di sacerdote al servizio esclusivo di Dio e del Vangelo.<\/em><\/p>\n<div class=\"pressReviewPageAuthor\">Annachiara Valle<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPer Romero la fede era legata alla carit\u00e0, alla difesa dei pi\u00f9 poveri in nome del Vangelo. \u00c8 quello che ha chiesto il Concilio, quello che ha sancito anche la Conferenza di Medell\u00edn\u00bb. Monsignor Vincenzo Paglia si muove tra libri, appunti, documenti. 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