{"id":20263,"date":"2015-02-20T14:11:33","date_gmt":"2015-02-20T13:11:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20263"},"modified":"2015-03-20T14:20:49","modified_gmt":"2015-03-20T13:20:49","slug":"una-chiesa-che-accoglie-tutte-le-famiglie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/una-chiesa-che-accoglie-tutte-le-famiglie.html","title":{"rendered":"Una chiesa che accoglie tutte le famiglie"},"content":{"rendered":"<div class=\"evenparagraph\">\n<p class=\"paragraphdescription\"><em>Il 2015 sar\u00e0 l\u2019<strong>anno della famiglia<\/strong> grazie all\u2019intuizione di <strong>papa Francesco<\/strong>, che ha voluto due Sinodi a essa dedicati.<br \/>\nDal 4 al 25 ottobre ci sar\u00e0 la seconda tornata dei lavori sinodali, sul tema \u201cLa vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo\u201d.<br \/>\nMa di famiglia si parler\u00e0 anche a <strong>Philadelphia, dal 22 al 27 settembre 2015, in occasione dell\u2019VIII Incontro mondiale delle famiglie<\/strong>, e poi per la celebrazione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che ha per tema: \u201cComunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell\u2019incontro nella gratuit\u00e0 dell\u2019amore\u201d.<br \/>\nNasce da qui questo libro, frutto di serrate riflessioni con monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, del quale presentiamo parte del capitolo sui divorziati risposati.<\/em><\/p>\n<p>don Antonio Sciortino<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"evenparagraph\">\n<p class=\"paragraphdescription\"><strong>&#8211; Durante il Sinodo i Padri sinodali si sono confrontati ampiamente sulla questione dei divorziati risposati, tra chi poneva l\u2019accento pi\u00f9 sulla misericordia e la carit\u00e0 e quanti ribadivano la disciplina attuale. Ambedue le parti non hanno messo in dubbio la dottrina della indissolubilit\u00e0, come il Papa stesso ha ribadito. Il problema verteva sulla possibilit\u00e0 o meno di ammettere, in alcuni casi e in determinate condizioni, i divorziati risposati ai sacramenti. La maggioranza \u2013 sebbene non quali\u0005cata, ossia dei due terzi \u2013 ha ritenuto opportuno che si continuasse a rifl\u0012ettere evitando soluzioni uniche o ispirate alla logica del \u201ctutto o niente\u201d. A che punto \u00e8 il dibattito? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abCredo sia importante procedere per gradi in una materia cos\u00ec complessa. La prima cosa che vorrei far notare \u00e8 il cambio di atteggiamento avvenuto nella Chiesa, da alcuni decenni a questa parte, nei confronti delle persone credenti divorziate e risposate. Fino a qualche decennio fa, questi fedeli erano considerati ipso facto infames. Non erano soltanto esclusi dal sacramento della Confessione e dell\u2019Eucaristia, ma erano anche indicati pubblicamente come spregevoli. E successivamente il magistero, a diversi livelli, descrive la loro situazione come di credenti che appartengono alla Chiesa anche se non in piena comunione: \u201cIl coniuge risposato si trova in una condizione di adulterio pubblico e permanente\u201d, ma la comunit\u00e0 cristiana deve \u201castenersi\u201d dal giudicare l\u2019intimo della loro coscienza, dove solo Dio vede e giudica. Non si tratta solamente di un cambio di linguaggio ma, appunto, di atteggiamento pastorale certamente molto pi\u00f9 inclusivo rispetto al passato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>&#8211; \u00c8 senza dubbio un cambiamento non indifferente. E questo richiede un effettivo e concreto mutamento nel rapporto della comunit\u00e0 cristiana nei confronti di queste persone. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abEsattamente. E tale nuovo atteggiamento dovrebbe coinvolgere tutti i membri della comunit\u00e0 cristiana. Purtroppo spesso non accade. Peraltro c\u2019\u00e8 anche una notevole dose di ignoranza, talora anche presso il clero. Ci sono, ad esempio, sacerdoti che <strong>non danno la Comunione neppure a quei fedeli, divorziati, ma che non si sono uniti a un\u2019altra persona. <\/strong><br \/>\nCon questo atteggiamento contraddicono la prassi della Chiesa e soprattutto pongono sulle spalle di questi fedeli, gi\u00e0 gravati dalla fatica di un fallimento, un peso che non debbono affatto sostenere. La Relazione sinodale interviene esplicitamente a tale proposito, per allontanare de\u008cnitivamente tale ingiusti\u008c- cato e crudele abuso.<br \/>\nQuesto mostra l\u2019urgenza e l\u2019ampiezza di lavoro da fare in questo campo. La questione che noi stiamo affrontando \u00e8 diversa: si tratta di quei fedeli che dopo aver divorziato si sono risposati. Ebbene \u2013 esorta unanimemente il magistero contemporaneo \u2013 tutti dobbiamo avere un atteggiamento di accoglienza verso costoro. Credo che questo sia il primo e pi\u00f9 urgente compito: accogliere con amore queste persone. Non semplicemente per pietismo. Esse fanno parte della Chiesa e quindi vanno amate e sostenute con spirito di fraternit\u00e0. In tale contesto vorrei spendere almeno una parola \u2013 ce ne vorrebbero molte di pi\u00f9 \u2013 in favore di coloro che, pur essendo stati abbandonati dal coniuge, non hanno intrapreso una nuova unione e restano fedeli alla prima unione che giustamente ritengono indissolubile, al di l\u00e0 dell\u2019abbandono del coniuge. <strong>Si tratta di credenti il cui esempio invita tutti a ri\u0097ettere<\/strong>. \u00c8 una straordinaria testimonianza di fedelt\u00e0 alla indissolubilit\u00e0 del matrimonio. \u00c8 per\u00f2 vero che non tutti riescono a vivere in questo modo. Anzi, il numero dei divorziati risposati \u00e8 cresciuto in maniera esponenziale. E la Chiesa, che \u00e8 madre, non pu\u00f2 non farsene carico\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"oddparagraph\">\n<h3 class=\"paragraphtitle\"><strong>&#8211; Senza dubbio \u00e8 un grande progresso pastorale essere passati dall\u2019accusa di pubblici peccatori al dire che anch\u2019essi fanno parte della comunit\u00e0 ecclesiale. Non le pare per\u00f2 che sia importante anche esaminare la questione dell\u2019accesso ai sacramenti? Del resto, gi\u00e0 nella disciplina attuale si prevede tale possibilit\u00e0, se si rispettano alcune condizioni.\u00a0<\/strong><\/h3>\n<p class=\"paragraphdescription\">\u00abS\u00ec, la disciplina attuale prevede che i divorziati risposati possano accedere alla Confessione e all\u2019Eucaristia solo alle seguenti condizioni: se in coscienza essi si impegnano a vivere senza avere rapporti sessuali e facendo attenzione a non creare confusione nei fratelli che non sanno della loro scelta interiore; insomma, di nascosto.<br \/>\n\u00c8 per\u00f2 di non poco conto il fatto che la Chiesa ritenga che tale unione, sebbene irregolare, possa (anzi, in alcuni casi, debba) permanere per evitare ingiustizie peggiori. E si esortano questi fedeli, proprio perch\u00e9 sono membri della Chiesa, a partecipare attivamente alla sua vita. Non possono per\u00f2 esercitare alcune responsabilit\u00e0 ecclesiali: il lettore, il ministro straordinario della Comunione, l\u2019ufficio di catechista, il padrino o la madrina, essere membri del Consiglio pastorale. E questo perch\u00e9 tali ruoli comportano una esemplarit\u00e0 che non si accorda con la loro situazione oggettivamente irregolare.<br \/>\n<strong>Papa Francesco fa capire che non si pu\u00f2 dire a queste persone di essere parte della Chiesa e poi trattarle praticamente come scomunicate<\/strong>! Insomma, c\u2019\u00e8 materia per riflettere e per andare avanti alla ricerca di qualche ipotesi per aiutare questi fedeli a vivere il Battesimo che hanno ricevuto e che li incorpora a Cristo facendoli membri della Chiesa. Essi non sono \u201cscomunicati\u201d, ma resi \u201c\u008cgli di Dio\u201d. Andrebbe approfondita la teologia del Battesimo anche in questo contesto\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2015 sar\u00e0 l\u2019anno della famiglia grazie all\u2019intuizione di papa Francesco, che ha voluto due Sinodi a essa dedicati. Dal 4 al 25 ottobre ci sar\u00e0 la seconda tornata dei lavori sinodali, sul tema \u201cLa vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo\u201d. 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