{"id":20259,"date":"2015-03-20T14:03:51","date_gmt":"2015-03-20T13:03:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=20259"},"modified":"2015-03-20T14:03:51","modified_gmt":"2015-03-20T13:03:51","slug":"ecco-la-verita-storica-su-un-pastore-fedele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/ecco-la-verita-storica-su-un-pastore-fedele.html","title":{"rendered":"Ecco la verit\u00e0 storica su un pastore fedele"},"content":{"rendered":"<p>\u00abRomero \u00e8 il primo grande testimone della Chiesa del Concilio. Il riconoscimento sancito dal Papa del suo martirio in odio della fede \u00e8 dirimente, non lascia pi\u00f9 spazio n\u00e9 a riserve sulla natura del suo agire, n\u00e9 a interpretazioni strumentali della sua figura\u00bb. Lo afferma monsignor Vincenzo Paglia, postulatore della causa dal 1996, in questa intervista esclusiva ad \u00abAvvenire\u00bb che sar\u00e0 pubblicata nell\u2019edizione di mercoled\u00ec 4.<\/p>\n<p><strong>Papa Francesco ha autorizzato oggi, marted\u00ec 3 febbraio, la promulgazione del decreto di beatificazione di Romero. Sono passati ventidue anni dall&#8217;inizio della causa. Perch\u00e9 \u00e8 trascorso cos\u00ec tanto tempo?<\/strong><br \/>\n\u00abLa figura del vescovo Romero divenne da subito oggetto di strumentalizzazioni politiche. Una simile situazione comport\u00f2 pertanto la necessit\u00e0 di esaminare contestualmente la condotta e soprattutto gli scritti di Romero per arrivare alla verit\u00e0 storica della sua azione nella difficile e controversa situazione salvadoregna del suo tempo. Il percorso, quindi, \u00e8 stato segnato da soste, sospensioni e altre misure dilatorie\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ci sono state riserve di carattere dottrinale?<\/strong><br \/>\n\u00abDopo l&#8217;inizio della fase romana del processo, nel 1998 la Congregazione per la dottrina della fede prese l&#8217;esame del caso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E quali sono stati i risultati?<\/strong><br \/>\n\u00abIl risultato finale dello studio delle testimonianze processuali, dei documenti e delle oltre cinquantamila carte dell&#8217;archivio di Romero \u00e8 che il suo pensiero teologico era &#8220;uguale a quello di Paolo VI definito nell&#8217;esortazione Evangelii nuntiandi&#8221;, come rispose egli stesso nel &#8217;78 a chi gli chiedeva se appoggiasse la teologia della liberazione. E che, in sostanza, in un contesto storico caratterizzato da estrema polarizzazione e da cruenta lotta politica, si scambi\u00f2 per connivenza con l&#8217;ideologia marxista la difesa concreta dei poveri, che Romero sosteneva non per vicinanza alle idee socialiste ma per fedelt\u00e0 alla Tradizione, la quale da sempre riconosce la predilezione dei poveri come scelta stessa di Dio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come si \u00e8 arrivati a stabilire che la sua uccisione \u00e8 stata in odio della fede?<\/strong><br \/>\n\u00abSi \u00e8 dimostrato che l&#8217;odio profondo della repressione oligarchica che arm\u00f2 la mano dell&#8217;assassino di Romero (&#8220;ex parte persecutoris&#8221;) era motivato solo dall&#8217;amore mostrato dal vescovo per la giustizia e la difesa dei poveri, degli indifesi e degli oppressi. Un odio che si rivers\u00f2 barbaramente anche su altri membri della Chiesa. In definitiva Romero pagava non una partecipazione politica in un contesto violento di guerra civile, ma una opzione totalmente evangelica. Si \u00e8 inoltre dimostrato (&#8220;ex parte Servi Dei&#8221;) che Romero \u00e8 stato un vero pastore che ha dato la vita per il suo gregge e sub\u00ec la morte per coerenza con la fede, con la dottrina e il magistero della Chiesa. La sua disposizione a dare la vita si \u00e8 compiuta all&#8217;altare della mensa eucaristica. E questa immagine finale di Romero \u00e8 quella che lo qualifica. San Giovanni Paolo II afferm\u00f2 a riguardo: &#8220;Lo hanno ucciso proprio nel momento pi\u00f9 sacro, durante l&#8217;atto pi\u00f9 alto e divino&#8230; mentre esercitava la propria missione santificatrice offrendo l&#8217;Eucaristia&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo l&#8217;icona del Romero &#8220;militante&#8221; non c&#8217;\u00e8 per\u00f2 il rischio di farne ora una solo &#8220;spirituale&#8221;?<\/strong><br \/>\n\u00abIl riconoscimento sancito dal Papa del suo martirio in odio della fede \u00e8 dirimente, non lascia pi\u00f9 spazio n\u00e9 a riserve sulla natura del suo agire, n\u00e9 a interpretazioni strumentali della sua figura. Un ritratto di Romero aderente alla realt\u00e0 \u00e8 quello che mi ha lasciato in una testimonianza scritta Gustavo Gutierrez: &#8220;Monsignor Romero \u00e8 stato anzitutto un pastore, questa \u00e8 la prima condizione che appariva fin dal primo contatto con lui. \u00c8 stato un testimone autentico della verit\u00e0 evangelica, con una formazione spirituale e teologica che possiamo dire tradizionale. Non era una persona che stava alla merc\u00e9 delle opinioni altrui, non era manipolabile. La sua fede lo portava a discernere i punti di vista e le realt\u00e0 che gli si presentavano. \u00c8 stato un uomo libero. La ragione di questa libert\u00e0 stava nel suo senso di Dio, che gli permise di conservare la serenit\u00e0 anche davanti alla morte&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Si parl\u00f2 allora di una &#8220;conversione&#8221; di Romero: da prete conservatore a rivoluzionario&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abSubito dopo la sua elezione ad arcivescovo di San Salvador, Romero assistette a un&#8217;escalation della violenza: quella repressiva del governo militare e quella eversiva dei gruppi di guerriglia rivoluzionaria. I suoi preti vengono trucidati, torturati. Di fronte a questo clima di violenza e di persecuzione della Chiesa, Romero reagisce da vescovo e chiede con forza giustizia alle autorit\u00e0, il rispetto per i diritti umani e comincia a denunciare pubblicamente le atrocit\u00e0 e le ingiustizie. Protegge gli oppressi, il clero e i fedeli perseguitati, e lo fa proprio in forza degli insegnamenti dei Padri della Chiesa e attraverso il magistero conciliare e pontificio. Pochi mesi prima di morire, quando un giornalista venezuelano gli rif\u00e0 l&#8217;ennesima domanda sulla sua conversione da &#8220;prete in talare&#8221; a pastore militante sbilanciato in politica, risponde: &#8220;La mia unica conversione \u00e8 a Cristo, e lungo tutta la mia vita&#8221;. Certamente l&#8217;assassinio di padre Rutilio Grande, suo amico fraterno, determin\u00f2 in lui uno spirito di &#8220;fortaleza&#8221;, come la chiam\u00f2 egli stesso. Una coscienza di dover agire in quel momento con pi\u00f9 coraggio come &#8220;defensor civitatis&#8221;, richiamando all&#8217;amore evangelico nella vita sociale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Chi era questo prete?<\/strong><br \/>\n\u00abEra un gesuita. Ma non apparteneva al gruppo dei gesuiti intellettuali, accademici, che teorizzavano il cambiamento culturale e politico del Paese. Padre Rutilio aveva scelto la periferia, viveva in mezzo ai campesinos. Romero sottolineava particolarmente la motivazione d&#8217;amore che aveva guidato Rutilio nel suo lavoro pastorale: &#8220;L&#8217;amore vero \u00e8 quello che porta Rutilio Grande alla morte mentre d\u00e0 la mano a due contadini. Cos\u00ec ama la Chiesa. Non per ispirazione rivoluzionaria ma per ispirazione d&#8217;amore&#8221;. Quello che Romero fece proprio di quel sacerdote missionario \u00e8 la conversione pastorale conforme al paragrafo 28 della &#8220;Evangelii nuntiandi&#8221;. &#8220;Finch\u00e9 non si vive una conversione del cuore tutto sar\u00e0 debole, rivoluzionario, passeggero, violento. Non cristiano&#8221; aveva detto nell&#8217;omelia al funerale del gesuita. Quando incontrai Papa Francesco, poco dopo la sua elezione, egli mi sollecit\u00f2 subito ad andare avanti con la causa di Romero, anzi mi disse di correre&#8230; e mi parl\u00f2 anche dell&#8217;importanza di padre Rutilio Grande, che egli aveva conosciuto, attraverso il quale si comprende a fondo l&#8217;azione pastorale di Romero\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;agire pastorale che spesso per\u00f2 incontrava opposizioni da parte del nunzio e di altri nell&#8217;episcopato&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abCome scrive Romero nel diario, riferendosi ad alcuni confratelli, &#8220;la fedelt\u00e0 a questo popolo cos\u00ec paziente che essi non riescono a comprendere \u00e8 tra le cose essenziali&#8221;, e sulla quale egli non poteva cedere. Il rapporto con il Papa costituiva un riferimento essenziale e decisivo per identificare le sue responsabilit\u00e0 e modellare la sua fisionomia di vescovo sulle esigenze del Vangelo, del Concilio e del magistero. Fin dal primo incontro con Paolo VI egli ricevette sostegno a proseguire con coraggio nella sua difficile missione, ostacolata da incomprensioni, contrasti e calunnie verso la sua persona. Venti giorni prima della morte aveva detto in una predica: &#8220;Per me il segreto della verit\u00e0 e dell&#8217;efficacia della mia predicazione \u00e8 stare in comunione con il Papa&#8221;. Anche con l&#8217;espressione di questa fedelt\u00e0 ha vissuto pienamente il suo motto episcopale: &#8220;Sentire cum ecclesia&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che cosa caratterizza il caso di Romero rispetto ai tanti martiri del Novecento?<\/strong><br \/>\n\u00abLa Chiesa ha canonizzato molti martiri dei regimi totalitari del comunismo e del nazismo. La vicenda martiriale di Romero s&#8217;inserisce nelle persecuzioni della Chiesa dell&#8217;America latina negli anni Settanta-Ottanta. Romero, come altri sacerdoti, \u00e8 stato ucciso da un sistema oligarchico formato da persone che si professavano cattoliche e che vedevano in lui un nemico dell&#8217;ordine sociale occidentale e di quella che gi\u00e0 Pio XI, nella &#8220;Quadrigesimo anno&#8221;, chiama &#8220;dittatura economica&#8221;. \u00c8 stato il primo esempio noto in questo senso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 oggi l&#8217;opportunit\u00e0 di questa beatificazione? Cosa pu\u00f2 significare per il tempo presente e futuro della Chiesa?<\/strong><br \/>\n\u00abMi ha sempre impressionato il fatto che Romero pur essendo arcivescovo, primate della Chiesa salvadoregna, prefer\u00ec abitare non nella residenza episcopale ma nella casa del portiere di un ospedaletto. Penso che la sua beatificazione, se dopo tante vicende, trova proprio in questo tempo ecclesiale il suo compimento, ci\u00f2 risponda a un disegno provvidenziale. Romero \u00e8 un vescovo che con spirito di fortezza ha messo in pratica le beatitudini evangeliche. Ha perseguito la giustizia, la riconciliazione e la pace sociale. Ha sentito l&#8217;urgenza di annunciare la Buona notizia e proclamare ogni giorno la Parola di Dio. Ha amato una Chiesa povera per i poveri, viveva con loro, pativa con loro. Ha servito Cristo nella gente del suo popolo. La sua fama di uomo di Dio oltrepassa i confini della stessa cattolicit\u00e0. \u00c8 il primo grande testimone della Chiesa del Concilio Vaticano II. Un esempio di Chiesa in uscita. In questo senso credo rappresenti una figura emblematica per la Chiesa di oggi e ne illumini il ministero presente e futuro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il Papa ha detto che non celebrer\u00e0 la sua beatificazione. \u00c8 stata gi\u00e0 fissata la data?<\/strong><br \/>\n\u00abPapa Francesco, come sua consuetudine, non celebra beatificazioni. Con certezza sar\u00e0 celebrata prossimamente a San Salvador dal prefetto della Congregazione per le Cause dei santi, il cardinale Amato. La data esatta per\u00f2 non \u00e8 stata ancora definita\u00bb.<\/p>\n<p>(da <strong><a href=\"http:\/\/www.avvenire.it\/Chiesa\/Pagine\/Il-postulatore-monsignor-Paglia-ecco-la-verita-storica-su-un-pastore-fedelebr-.aspx\"><em>Avvenire<\/em><\/a><\/strong>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abRomero \u00e8 il primo grande testimone della Chiesa del Concilio. Il riconoscimento sancito dal Papa del suo martirio in odio della fede \u00e8 dirimente, non lascia pi\u00f9 spazio n\u00e9 a riserve sulla natura del suo agire, n\u00e9 a interpretazioni strumentali della sua figura\u00bb. 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