{"id":19971,"date":"2014-04-20T16:26:45","date_gmt":"2014-04-20T14:26:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19971"},"modified":"2015-01-20T16:27:09","modified_gmt":"2015-01-20T15:27:09","slug":"come-dire-la-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/come-dire-la-fede.html","title":{"rendered":"Come dire la fede"},"content":{"rendered":"<p>Con quali parole i cristiani debbono dire, all\u2019inizio di questo nuovo secolo, la loro fede di sempre? Da duemila anni, infatti, a ogni tornante della storia, i discepoli di Ges\u00f9 affrontano la grave ed esaltante avventura di comunicare il Vangelo al mondo. Fu lo stesso Maestro a esortare gli apostoli, proprio mentre li stava lasciando, ad andare e \u201cammaestrare tutte le nazioni\u2026 insegnando loro ad osservare tutto ci\u00f2 che vi ho comandato\u201d(Mt 28,19). Da allora ogni generazione cristiana ha vissuto l\u2019impegno di comunicare la fede ai contemporanei e nello stesso tempo di consegnarla alla generazione successiva. \u00c8 la fede di sempre quella che una generazione consegnata all\u2019altra (il termine \u201cTradizione\u201d significa appunto trasmettere, dalla parola latina \u201ctradere\u201d). Tuttavia, la diversit\u00e0 dei destinatari (diversit\u00e0 di storia, di cultura, di civilt\u00e0, di sensibilit\u00e0) obbliga, di volta in volta, a trovare un linguaggio nuovo perch\u00e9 il contenuto di sempre sia comprensibile a coloro a cui \u00e8 rivolto. Qualora non lo si facesse si correrebbe il rischio di rendere incomprensibile lo stesso messaggio cristiano. Il Concilio Vaticano II \u00e8 stato esattamente questo: mettere la Chiesa in dialogo con la societ\u00e0 di oggi. Paolo VI, con grande sapienza, diceva che era necessario \u201crendere la Chiesa del XX secolo sempre pi\u00f9 idonea ad annunciare il Vangelo all\u2019umanit\u00e0 del XX secolo\u201d. E Giovanni Paolo II, nel traversare la soglia del nuovo millennio, riproponeva la stessa prospettiva: \u201cNon si tratta di inventare un \u2018nuovo programma\u2019. Il programma c\u2019\u00e8 gi\u00e0: \u00e8 quello di sempre\u2026 Esso si incentra in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento\u2026 \u00c8 un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma \u00e8 il nostro per i terzo millennio\u201d. Il <em>Credo <\/em>cristiano non \u00e8 un freddo monolite, immobile e fisso nei secoli. Paradossalmente, esso conserva la sua vera identit\u00e0 solo se diviene comprensibile alle diverse generazioni che si susseguono nella storia, ossia se riesce, come accadde alla prima predicazione di Pietro nel giorno di Pentecoste, a \u201ctrafiggere l\u2019anima\u201d di chi ascolta (At 2,37). Del resto, cos\u2019\u00e8 la Rivelazione se non la vicenda straordinaria di Dio che scende per parlare con gli uomini? L\u2019inizio della Lettera agli Ebrei lo dice chiaramente: \u201cDio, che aveva gi\u00e0 parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio\u201d(Eb 1,1-2). Cari amici, ogni generazione cristiana \u2013 anche la nostra &#8211; deve comprendere con la mente e con il cuore il Vangelo per poterlo trasmettere in maniera comprensibile agli uomini del proprio tempo. Dobbiamo perci\u00f2 interrogarci: con quali parole dobbiamo dire la fede all\u2019inizio di questo nuovo millennio? E\u2019 lo straordinario impegno che Benedetto XVI compie personalmente con il suo magistero. Ed egli chiede a noi cristiani di fare altrettanto. Pesa sulle nostre spalle la responsabilit\u00e0 di comprendere noi anzitutto e poi di \u201cdire\u201d Dio agli uomini e alle donne di questo tempo immersi un clima culturale slabbrato, confuso, ognuno crede di poter pensare come vuole. E\u2019 quel soggettivismo relativista che non fa bene a nessuno, nemmeno a se stessi. Tutto \u00e8 <em>optional<\/em>, anche la fede e i suoi contenuti. \u201cReligioni, filosofie, sistemi di valori, concezioni politiche \u2013 notava uno scrittore italiano &#8211; si allineano in bell\u2019ordine sui banchi di un supermarket e ciascuno \u2013 a seconda del bisogno o della voglia del momento \u2013 prende da un ripiano o dall\u2019altro gli articoli che gli pare, due confezioni di cristianesimo, tre di buddismo zen, un paio di etti di liberalismo ultr\u00e0, una zolletta di socialismo, e\u00a0 li mescola a piacere in un suo coktail privato\u201d. Tutto diviene confuso e senza pi\u00f9 confini. Anche i contenuti della fede cedono il passo a una fede magmatica senza pi\u00f9 identit\u00e0 e quindi senza pi\u00f9 forza. Di qui la ragione di comunicare nuovamente la fede cristiana nei suoi tratti e nei suoi contorni, per permettere a ciascuno di confrontarsi con essa fino in fondo. Sul credente grava il compito di trovare le parole adeguate perch\u00e9 la fede sia comprensibile, oggi. San Pietro esortava i cristiani: \u201cSiate pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che \u00e8 in voi\u201d (I Pt 3,15). Una fede che non sa dirsi (ovviamente sono tanti i modi per dirla; a volte la testimonianza silenziosa \u00e8 ben pi\u00f9 eloquente di molte parole) rischia di essere vuota e inutile. Si potrebbero applicare anche in questo caso le parole evangeliche: \u201cSe il sale perde il suo sapore con che cosa lo si potr\u00e0 render salato?\u201d(Mt 5,13). Attraverso questa rubrica, con semplicit\u00e0 e quasi sottovoce, vorremmo accompagnare i lettori nell\u2019affascinante tesoro della fede cristiana. Essa non solo rischiara le nubi, soprattutto riscalda il cuore e aiuta a vivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con quali parole i cristiani debbono dire, all\u2019inizio di questo nuovo secolo, la loro fede di sempre? Da duemila anni, infatti, a ogni tornante della storia, i discepoli di Ges\u00f9 affrontano la grave ed esaltante avventura di comunicare il Vangelo al mondo. Fu lo stesso Maestro a esortare gli apostoli, proprio mentre li stava lasciando, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":27566,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-19971","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/default.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19971","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19971"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19971\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27566"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19971"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19971"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19971"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}