{"id":19927,"date":"2015-01-14T10:49:14","date_gmt":"2015-01-14T09:49:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19927"},"modified":"2015-01-14T10:49:26","modified_gmt":"2015-01-14T09:49:26","slug":"un-bellissimo-azzardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/un-bellissimo-azzardo.html","title":{"rendered":"Un bellissimo azzardo"},"content":{"rendered":"<p>La celebrazione del sinodo sulla famiglia \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 straordinaria per approfondire la recezione della rivelazione e arricchire la trasmissione della dottrina. Non potremo farlo, per\u00f2, con la cura che ci \u00e8 richiesta, senza porci una domanda di fondo: la nostra comprensione delle trasformazioni culturali avvenute, nel campo della cultura della sessualit\u00e0 e della famiglia \u00e8 realmente all\u2019altezza del discernimento richiesto della sapienza cristiana che la Chiesa pu\u00f2 e deve offrire? Molti credenti lamentano di non sentirsi compresi, essi stessi, nelle parole e nei toni della predicazione cristiana. Molti lamentano un difetto di comprensione, e quasi una mancanza di amore, per la comune condizione umana. L\u2019immagine evangelica dell\u2019insegnamento e l\u2019azione del Signore, che pure hanno conosciuto attraverso la Chiesa, appare oscurata. Questa percezione di lontananza va seriamente analizzata, con l\u2019intelligenza e l\u2019affetto del buon pastore, capace di ascoltare e di comprendere, per farsi ascoltare e seguire l\u2019indicazione evangelica.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" title=\"Ben Crowder, \u00abFamily art\u00bb (2012)\" src=\"http:\/\/vaticanresources.s3.amazonaws.com\/images%2F64efe8cfa764eacd8ed3a34c2ac645a2.jpg\" alt=\"Ben Crowder, \u00abFamily art\u00bb (2012)\" \/><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 bisogno di trovare parole e azioni che portino la verit\u00e0 del vangelo nella condizione umana di questo tempo. Parole e azioni che siano all\u2019altezza delle forme effettive della vita e dell\u2019esperienza in cui gli uomini e le donne del nostro tempo si trovano a fare le loro scelte, nell\u2019ambito degli affetti, dei legami, della famiglia. Lo scarto, infatti, ha qualcosa di paradossale. Nella sua realt\u00e0 vissuta e condivisa la Chiesa non \u00e8 certo estranea all\u2019esperienza umana pi\u00f9 comune. Potremmo anzi dire che la sua prossimit\u00e0 alla condizione familiare degli affetti e dei legami \u00e8 oggi pressoch\u00e9 unica, fra le istituzioni di riferimento per le comunit\u00e0 umane. Si tratta del resto di una realt\u00e0 riconosciuta: che appare ancora pi\u00f9 diffusamente percepita in questo momento di crisi. \u00c8 vero per\u00f2 che il linguaggio ecclesiastico corrente appare talora troppo schematico e comunque insufficiente a dare il senso del suo rapporto con la realt\u00e0. La Chiesa, in altri termini, sul piano dei fondamentali della vita comune, fa di pi\u00f9 e di meglio di quanto le sue stesse parole e formule non sappiano attualmente comunicare. Mettiamo pure in conto le deformazioni dei media e i pregiudizi dell\u2019opinione secolarizzata, che non aiutano la trasparenza della recezione. La necessit\u00e0 di sviluppare un\u2019intelligenza pi\u00f9 ampia della parola di Dio sulla vita dell\u2019uomo, per\u00f2, rimane fuori discussione. Ed \u00e8 preciso compito nostro non accontentarci della pigra ripetizione di formule teologiche convenzionali e astratte, che incoraggia poi l\u2019arbitrio di soluzioni pastorali improvvisate e arbitrarie. L\u2019elaborazione della dottrina e della prassi va condotta nel solco della loro limpida armonizzazione. Il <em>kairos<\/em> attuale stimola a porre deciso rimedio a questo scarto, nella convinzione che nella Chiesa non manchino n\u00e9 la sapienza n\u00e9 la generosit\u00e0 necessaria per un nuovo slancio di evangelizzazione e di azione pastorale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" title=\"\" src=\"http:\/\/vaticanresources.s3.amazonaws.com\/images%2Fe4cc965fa68fd2b9aa558c00e47811cf.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>La parola del Signore \u00e8 chiara e ci sostiene: \u00abPer questo, ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli \u00e8 simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche\u00bb (<em>Matteo,<\/em> 13, 52). L\u2019urgenza \u00e8 dunque obiettiva, non ideologica: rispetto alle epoche precedenti, il fatto nuovo \u00e8 che la famiglia non va pi\u00f9 da s\u00e9. La cultura del mondo non le \u00e8 favorevole. Nello stesso tempo, con ogni evidenza, l\u2019assetto della condizione familiare appare come il punto di snodo cruciale per gli assetti futuri della stessa societ\u00e0 umana. Tralasciando di ripetere gli elementi fondamentali della dottrina cristiana del sacramento, mi fermo solamente a esporre alcuni nuclei di elaborazione della sua originalit\u00e0 antropologica strettamente connessi alla forma cristiana. \u00c8 ovvio che si tratter\u00e0 poi di approfondire ed esplicitare tutte le necessarie implicazioni, di fatto molto trascurate, di questo rapporto \u2014 assolutamente tradizionale, nella dottrina \u2014 fra l\u2019aspetto creaturale del legame e quello cristiano del sacramento. Una certa separazione dei registri in cui la Chiesa stessa ha operato discernimenti e precisazioni (teologia, canonistica, pastorale), chiede di essere, come minimo, organicamente chiarita e ricomposta. In quanto destinatario ed erede dell\u2019alleanza creaturale di Dio, il legame coniugale e generativo dell\u2019uomo e della donna \u00e8 confermato nel suo rigore, e riconsegnato nella sua purezza da un\u2019esplicita parola del Signore. \u00abL\u2019uomo non separi ci\u00f2 che Dio ha unito\u00bb (<em>Matteo,<\/em>19, 6 e paralleli). Nella consegna di questa parola ai discepoli, il vincolo dell\u2019alleanza coniugale-generativa \u00e8 per ci\u00f2 stesso assunto nell\u2019economia evangelica-cristologica definitiva dell\u2019alleanza creaturale dell\u2019uomo e della donna con Dio. La compiuta esplicitazione di questa potenza di purificazione e di riscatto appare nella celebre formula di <em>Efesini,<\/em> 5, 32, che enfatizza la rilevanza di questo mistero creaturale dell\u2019uomo e della donna \u00abper riguardo a Cristo e alla Chiesa\u00bb. La tradizione apostolica ha pienamente riconosciuto la portata antignostica \u2014 antropologica e teologica \u2014 di questo pronunciamento, che apre la strada alla sua interpretazione e attuazione come vero sacramento ecclesiale della grazia, e non come semplice premessa naturale o simbolo esteriore della nuova alleanza. Questo legame, dunque, \u00e8 sacro fin dalla sua origine creaturale: ed \u00e8 ci\u00f2 che Ges\u00f9 stesso ribadisce autorevolmente. In pi\u00f9, la dottrina della creazione \u00e8 in grado di illustrare, con tutta la precisione e l\u2019ampiezza desiderabili, che la coppia umana dell\u2019uomo e della donna \u00e8 il principio di ogni umanesimo della storia e di ogni umanizzazione del mondo. Dunque, il suo riconoscimento e la sua protezione, in ogni popolo e trib\u00f9, in ogni nazione e religione, \u00e8 un compito sacrosanto. La fede cristiana in questa alleanza primordiale (e fondante) deve sentirsi impegnata nella riabilitazione intelligente del suo umanesimo e della sua benedizione. Essa non \u00e8 ancora il sacramento della testimonianza ecclesiale della fede, ma \u00e8 certamente una testimonianza essenziale del bene che in quel sacramento \u00e8 custodito. La storia del mondo, e la storia della sua salvezza, camminano sulle gambe di questa alleanza di Dio con l\u2019uomo e la donna. Dove essa \u00e8 attiva e feconda, l\u2019umanesimo cresce e la promessa custodita dalla fede viene sostenuta e onorata. Dove quell\u2019alleanza si sfalda, l\u2019umanesimo si arresta, e la promessa della fede viene mortificata. La consegna dell\u2019amore umano dell\u2019uomo e della donna alla fede nel Figlio redentore e nello Spirito dell\u2019agape di Dio che rinnova tutte le cose, attesta il carattere irrevocabile dell\u2019alleanza creaturale. E la rende capace di irradiare la concreta evidenza della grazia che ci salva: anche quando ci scopriamo deboli e vulnerabili, peccatori e incapaci, sopraffatti dalla nostra debolezza e traditi dalla nostra stessa infedelt\u00e0. La dottrina rivelata della creazione non \u00e8 dunque una semplice deduzione razionale, che attiene alla natura umana cos\u00ec come la concepiscono le scienze biologiche o l\u2019astrazione filosofica, nella cornice di una pregiudiziale separazione della verit\u00e0 della creazione dall\u2019economia della grazia (difetto dal quale, del resto, neppure la teologia \u00e8 rimasta sempre immune). Una pi\u00f9 approfondita teologia del matrimonio, in questa luce, dovrebbe riconoscere pi\u00f9 chiaramente che l\u2019unione coniugale-generativa dell\u2019uomo e della donna entra comunque nella sfera dell\u2019originaria benedizione di Dio. In altri termini, questa benedizione creaturale non \u00e8 in se stessa estranea, n\u00e9 tanto meno alternativa, rispetto alla grazia della (sua) radicale redenzione cristologica e della (sua) compiuta integrazione ecclesiale. La seriet\u00e0 di questa obiettiva approssimazione al sacramento andrebbe forse pi\u00f9 coerentemente riconosciuta. Ma al tempo stesso, non dovrebbe neppure essere astrattamente iscritta in una sorta di automatismo giuridico del sacramento. L\u2019alleanza creaturale dell\u2019uomo e della donna, nella seriet\u00e0 del suo impegno generativo e familiare, non ha motivo di essere cristianamente disprezzata e ripudiata: anche l\u00e0 dove essa rimanga soggettivamente e\/o congiunturalmente in una condizione di distanza temporale, o in uno stato di virtuale approssimazione, rispetto alla celebrazione cristiana del sacramento. In tale prospettiva si muove la relazione finale del sinodo straordinario. Si potrebbe dire che Dio non fa eccezione di famiglia: lo Spirito raccoglie i vagiti della creatura e la Chiesa deve essere generosa nel confermare la grazia ricevuta e la salvezza destinata, pur annunciando l\u2019appello alla fede che deve indirizzarla al suo compimento nella riconoscenza e nella testimonianza della fede. La garanzia istituzionale di una seria forma civile, o di una collaudata forma consuetudinaria, dovrebbe poter essere apprezzata come oggettivamente convergente con la bont\u00e0 del sacramento primordiale consegnato con la creazione (e confermato anche nella condizione decaduta). Oggi poi, nel momento in cui la coppia uomo-donna configura una vera e propria questione antropologica, sembra profilarsi una specifica opportunit\u00e0 di riconoscere e sostenere comunque la bont\u00e0 della forma coniugale-familiare dell\u2019uomo e della donna, quando essa sia orientata secondo il comandamento di Dio. Nel momento in cui l\u2019uomo e la donna volessero riscoprire la loro fede personale, e fossero pronti a farlo, la Chiesa ha naturalmente la facolt\u00e0 e l\u2019obbligo di accertarne le condizioni e di sostenerne il compimento. Non c\u2019\u00e8 dubbio che una migliore trasparenza di questa articolazione fra alleanza creaturale e sacramento ecclesiale, sarebbe in grado di dissolvere molti pregiudizi e molti ostacoli che oscurano l\u2019appello alla qualit\u00e0 della fede cristiana, che chiama al pieno compimento e alla generosa testimonianza del sacramento ecclesiale. Si deve pur comprendere che la decisione personale e di coppia, circa il grado di coinvolgimento testimoniale-ecclesiale con la fede cristiana, \u00e8 tema pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 ampio, che non si pu\u00f2 risolvere con pochi incontri prematrimoniali, magari stipati di istruzioni sulla regolazione delle nascite e di commenti poetici al <em>Cantico dei cantici<\/em>. Proviamo ad allargare l\u2019orizzonte, dunque. E facciamo qualche esempio. \u00abIl seme di lei ti schiaccer\u00e0 il capo\u00bb (<em>Genesi,<\/em> 3, 15). Pensiamo per\u00f2 a quale bellezza e a quale forza potrebbe arrivare, nel frattempo, una parola cristiana della fede che rilanciasse il nesso fra l\u2019alleanza creaturale di Dio e il mistero del seme, della donna, della generazione, della trasmissione dell\u2019umano e del senso del divino che sono iscritti nell\u2019universale esperienza dell\u2019essere figlio. Questo tema \u00e8 stato molto esplorato riguardo all\u2019eredit\u00e0 del peccato, ma totalmente disatteso riguardo all\u2019eredit\u00e0 della salvezza. Incominciando proprio da quel nato \u00abda donna\u00bb ridotto alla nascita \u00abnel peccato\u00bb, invece che predicato come il modo in cui Dio ha deciso di \u00abdare la vita\u00bb umana al Figlio che vince il male per \u00abogni uomo che viene in questo mondo\u00bb. Se dovessimo svolgere questa implicazione dovremmo incominciare proprio di qui: dalla rivelazione del maltrattato capitolo 3 del libro della <em>Genesi<\/em>. La grazia e la salvezza passano di l\u00ec, dal grembo della donna. Abbiamo una teologia e un\u2019antropologia della grazia all\u2019altezza di questa rivelazione? Se l\u2019avessimo, un grosso e bellissimo capitolo di teologia del matrimonio, dove il nesso della salvezza e del nascere da donna sarebbero centrali, sarebbe a disposizione. Ma a questo punto, non sarebbe pi\u00f9 soltanto una teologia del matrimonio: sarebbe anche una cristologia e un\u2019ecclesiologia, in cui il grembo della donna \u2014 tanto per cominciare \u2014 sarebbe un luogo teologico. E ancora. \u00abNon separare ci\u00f2 che Dio ha unito\u00bb. La parola del Signore si riferisce direttamente al vincolo dell\u2019uomo e della donna, nel contesto di una discussione sull\u2019interpretazione della tradizione a proposito del ripudio. Nondimeno, soprattutto se si tiene conto del contesto della rivelazione genesiaca evocata da Ges\u00f9 (\u00aball\u2019inizio\u00bb), non sembra affatto improprio estendere e approfondire la pertinenza di questa parola nei confronti dell\u2019intera trama dei rapporti implicati nell\u2019atto creatore di Dio. Non solo uomo e donna non vanno separati, ma anche differenza sessuale e socializzazione umana, unione familiare e lavoro della vita, governo del mondo e custodia del creato. Dio ha pensato questi elementi nella bellezza della loro unione, e li ha affidati all\u2019alleanza dell\u2019uomo e della donna. Dove l\u2019intima profondit\u00e0 di questi nessi \u2014 che sono biologici e psichici, come anche spirituali e sociali \u2014 si perde o viene violata, l\u2019intera ricchezza dell\u2019atto di \u00abdare la vita\u00bb, nell\u2019armonia delle sue molte componenti, \u00e8 destinata a vanificarsi nella coscienza collettiva. E come potremo sostenere l\u2019intero ordine degli affetti umani, che proprio dalla potenza di questa alleanza generativa trae forme e forze, linguaggi e conoscenza? L\u2019unione dell\u2019uomo e della donna \u00e8 una grammatica elementare dell\u2019umano, la cui decifrazione \u00e8 alla portata di tutti. Ma \u00e8 anche sintassi complessa, piena di incanti e di enigmi che ci superano, e che vanno esplorati e riconosciuti con delicatezza e rispetto. Il richiamo al rigore dell\u2019impianto personalistico, che chiede unicit\u00e0 e fedelt\u00e0 del rapporto, insieme con la sua irrevocabilit\u00e0 di evento che cambia la vita per sempre, ha impressionato gli stessi discepoli di Ges\u00f9. \u00abSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra\u00bb (<em>Genesi,<\/em> 1, 28). L\u2019alleanza coniugale e generativa \u2014 fisica e spirituale \u2014 andr\u00e0 restituita alla sua alta vocazione, non surrogabile da nessun\u2019altra alleanza d\u2019amore, della quale una nuova cultura dovr\u00e0 sviluppare la potenza e la fecondit\u00e0. La nostra infatti \u00e8 diventata sterile, non per caso, sui due fronti del legame sociale: quello generativo e quello simbolico. La complicit\u00e0 di uomo e donna \u00e8 discriminante per la riuscita dell\u2019intera storia del legame umano con il mondo creato: la signoria delle cose, lo sviluppo del sapere, la cultura del lavoro, l\u2019istituzione della giustizia, la riparazione della terra, l\u2019armonia dell\u2019habitat, dipendono dalla loro complicit\u00e0. L\u2019uomo viene a sapere troppo poco dell\u2019umano, senza la donna. E la donna viene a sapere troppo poco dell\u2019umano, senza l\u2019uomo. Il mistero dell\u2019umano si trasmette solo nell\u2019alleanza dei due. \u00c8 in questo orizzonte che si gioca la nuova vocazione e missione della famiglia, oggi: sia nella Chiesa, sia nel mondo. Come la fede, il sacramento non \u00e8 cosa che si possa imporre. Il comandamento divino dell\u2019amore, infatti, \u00e8 altra cosa: \u00e8 l\u2019autorizzazione di un azzardo, del quale nessuno si sentirebbe all\u2019altezza, confidando solo nelle sue forze. La grazia del sacramento non \u00e8 una benedizione ornamentale, \u00e8 una forza efficace. L\u2019uomo e la donna che si dispongono ad accogliere la sfida di una durevole alleanza coniugale e familiare sono perci\u00f2 degni di ogni ammirazione e di ogni onore. La stessa Chiesa, come del resto l\u2019intera comunit\u00e0 civile, dovranno restituire molto di pi\u00f9, per quello che ogni giorno, da sempre, ne ricevono.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.osservatoreromano.va\/it\/news\/un-bellissimo-azzardo\"><em>(dall&#8217;<strong>Osservatore Romano<\/strong>)<\/em><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La celebrazione del sinodo sulla famiglia \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 straordinaria per approfondire la recezione della rivelazione e arricchire la trasmissione della dottrina. 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