{"id":19914,"date":"2014-05-07T13:34:49","date_gmt":"2014-05-07T11:34:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19914"},"modified":"2015-01-07T13:49:41","modified_gmt":"2015-01-07T12:49:41","slug":"ho-ricevuto-ho-trasmesso-la-crisi-dellalleanza-tra-le-generazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/ho-ricevuto-ho-trasmesso-la-crisi-dellalleanza-tra-le-generazioni.html","title":{"rendered":"Ho ricevuto, ho trasmesso. La crisi dell&#8217;alleanza tra le generazioni"},"content":{"rendered":"<p><em>Introduzione<\/em><\/p>\n<p>L\u2019incontro di studio tenutosi nel novembre scorso a Roma presso il Pontificio Consiglio per la Famiglia <em>(<\/em><em>\u00abHo ricevuto, ho trasmesso. La crisi dell\u2019alleanza tra le generazioni\u00bb<\/em>) \u00e8 stato la felice occasione per riflettere e discutere su un problema molto sentito nell\u2019esperienza comune, ma insieme trascurato dalla comunicazione pubblica. Studiosi di discipline e orientamenti diversi, cattolici e laici, hanno proposto analisi, diagnosi e interpretazioni su una questione che ci preoccupa non poco e che manifesta la profonda crisi in cui versa la societ\u00e0 contemporanea, soprattutto nell\u2019Occidente. \u00c8 difficile sopravvalutare l&#8217;importanza del rapporto tra le generazioni. Si tratta infatti di una struttura antropologica fondamentale sotto il profilo sia dell&#8217;esperienza personale sia dei legami sociali e quindi della configurazione della civilt\u00e0 stessa. E tuttavia, se volessimo rappresentare il susseguirsi delle generazioni come i piani di un palazzo, dovremmo purtroppo dire che stiamo correndo il rischio di costruire i diversi piani senza pi\u00f9 n\u00e9 gli ascensori n\u00e9 le scale. Ciascun piano crede di dover bastare a se stesso, costringendosi a una triste autoreferenzialit\u00e0. Come non pensare con qualche angoscia a questa situazione? Sentiamo tutti l\u2019urgenza che le generazioni ritrovino il modo per comunicare tra loro.<\/p>\n<p>Occorre francamente riconoscerlo: la generazione adulta attuale ha in larga misura mancato la sua responsabilit\u00e0. Spesso semplicemente perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 stata, preoccupata com\u2019era a pensare solo a se stessa, oppure a credere che bastasse saturare di merci e di consumi il paesaggio in cui le nuove generazioni nascevano e cominciavano a muoversi. In verit\u00e0 \u2013 e bisognava comprenderlo per tempo e per bene \u2013 la scena di quel \u2018misterioso appuntamento tra le generazioni\u2019, secondo la suggestiva immagine di W. Benjamin ripresa nel contributo di Francesco Stoppa, non doveva essere disertata dagli adulti e, ovviamente, neppure occupata per intero e troppo a lungo, come esclusivo monopolio dei padri. Nella scena occorreva e occorre starci, ma con la consapevolezza del proprio limite e nella prospettiva di lasciare il campo. Lo splendore di questo atteggiamento e di questo gesto \u00e8 condizione perch\u00e9 alle giovani generazioni si schiuda quel futuro che oggi \u00e8 loro tendenzialmente negato. Appare significativo quanto scrive un intellettuale italiano, Michele Serra, nel suo recente romanzo, <em>Gli sdraiati<\/em>, a proposito dello scarto che separa la nuova generazione da quella dei padri. La finale che vede il figlio procedere sul cammino oltre il padre, indica quell\u2019indispensabile rapporto che si crea tra consegna e distacco. Ristabilire questo rapporto tra le generazioni \u00e8 una questione decisiva perch\u00e9 costitutiva della civilt\u00e0, di tutte le civilt\u00e0.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da dire anzitutto che il disagio dei giovani di questo tempo non sembra pi\u00f9 causato da una eccessiva presenza del padre, come poteva accadere nel recente passato quando si sentiva l\u2019urgenza di liberarsi da un peso troppo ingombrante. Ricordo a questo riguardo un libro che ebbe grande fortuna negli anni \u201860\/\u201970, <em>Verso una societ\u00e0 senza padre<\/em>, di A. Mitscherlich, studioso di psicologia sociale. Sono passati 50 anni ed \u00e8 avvenuto quanto evocato dal titolo. Fin troppo. \u00c8 la <em>fin du dogme paternel<\/em>, l\u2019<em>evaporazione<\/em>, il <em>tramonto<\/em> del padre. In effetti, il dramma dei giovani oggi sembra l\u2019opposto di ieri: abbandonati dai padri, attendono ora un ritorno della paternit\u00e0. Non alla stregua dell\u2019impossibile ritorno di una figura del passato. Ma \u00e8 comunque chiara una inedita domanda di padre. Per riprendere l\u2019immagine della mitologia greca \u2013 sulla scia di Massimo Recalcati \u2212, si potrebbe dire che la figura di Telemaco bene esprime le attese dei giovani oggi. I figli, infatti, stanno in riva al mare e scrutano l\u2019orizzonte aspettando che il padre ritorni e metta ordine nell\u2019isola dominata e saccheggiata dai Proci. Telemaco cerca il padre, non come rivale con il quale battersi, ma come una speranza, come la possibilit\u00e0 di riportare una Legge nell\u2019isola devastata dalla sua assenza.<\/p>\n<p>Mi chiedo \u2013 per fare un salto nella realt\u00e0 attuale \u2212 se qualcosa del padre non sia tornato con Papa Francesco che continua a radunare persone provenienti da ogni dove e di qualunque et\u00e0. \u00c8 re-iniziata un\u2019alleanza? Ovviamente ce lo auguriamo. Fa comunque riflettere che tale alleanza si riaccenda in un contesto religioso che appare fresco, diretto, ospitale. Mi fa piacere sottolineare, a tale proposito, la realizzazione da parte del Pontificio Consiglio per la Famiglia dell\u2019icona della Presentazione di Ges\u00f9 al tempio, che ha presieduto il pellegrinaggio delle famiglie a Roma per l\u2019anno della fede. Il suo titolo, <em>\u00abD<\/em><em>i generazione in generazione<\/em><em>\u00bb<\/em>, intende sollecitare la comprensione della famiglia all\u2019interno dell\u2019intreccio delle generazioni. Papa Francesco ha voluto sottolinearlo parlando esplicitamente del compito degli anziani verso i pi\u00f9 giovani e dell\u2019importanza che i giovani ascoltino la loro voce per apprenderne l\u2019esperienza.<\/p>\n<p>Nell\u2019intera tradizione biblica, sia giudaica sia cristiana, l&#8217;alleanza tra le generazioni \u00e8 centrale. Basti pensare al fatto che la trasmissione della fede nella Scrittura assume la forma della narrazione dei padri ai figli di quanto Dio ha fatto per il suo popolo. Generare \u00e8 narrare: \u00abCi\u00f2 che abbiamo udito e conosciuto, che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo terremo nascosto ai nostri figli, che racconteranno alla generazione seguente le lodi del Signore e la sua potenza, le meraviglie che egli ha compiuto\u00bb (<em>Sal<\/em> 78, 3-4) .Tutta la storia biblica \u00e8 innervata sulla trama del succedersi delle generazioni. Pensiamo anche a quanto siano importanti le figure della paternit\u00e0 e della filiazione nella Scrittura, fino ad assumere la valenza simbolica pi\u00f9 alta per esprimere il rapporto tra Dio e l&#8217;uomo e la natura stessa di Dio.<\/p>\n<p>Ma questo essenziale movimento della trasmissione della fede \u00e8 messo a rischio, come rileva mons. F.G. Brambilla nel suo intervento, dall\u2019odierna difficolt\u00e0 anche semplicemente a trasmettere i valori fondamentali dell&#8217;umano. In un&#8217;epoca come la nostra di vertiginoso cambiamento sociale, economico, valoriale, la generazione adulta rischia di vivere come inutile o irrealizzabile il passaggio del testimone, la consegna ai giovani degli \u2018attrezzi\u2019 per vivere. Qualcuno parla anche di un inedito nella storia dell&#8217;Occidente, di una sorta di cesura nella successione tra le generazioni. Quando i figli sono capaci di utilizzare le tecniche infinitamente meglio dei genitori, si pu\u00f2 trasmettere ancora qualcosa a chi viene dopo di noi, ai nostri figli? E comunque c&#8217;\u00e8 qualcosa che vale la pena di trasmettere? Sono domande radicali che spesso inquietano i padri e le madri di oggi, mettendone in discussione l&#8217;impegno e la tenuta nella dedizione. Il rischio \u00e8 che i padri e le madri si percepiscano come l\u2019ultimo anello di una catena ormai spezzata.<\/p>\n<p>Tuttavia, la nitida percezione della crisi in atto non deve indurre alla tentazione di idealizzare il passato o di coltivare l&#8217;illusione di un suo possibile ritorno. Infatti, l&#8217;atto stesso della trasmissione in ogni tempo e in ogni luogo \u00e8 \u2018a rischio\u2019 per l\u2019intrinseca precariet\u00e0 che lo caratterizza. Si tratta cio\u00e8 di un \u2018meccanismo\u2019 molto delicato, perch\u00e9 \u00e8 il luogo in cui il nuovo e l&#8217;altro si fanno strada oltre ci\u00f2 che li precede. Il succedersi delle generazioni non \u00e8 come un lungo fiume tranquillo. Anche la storia biblica a cui prima si accennava \u00e8 piena di passaggi falliti, dei drammi della paternit\u00e0: quante volte si parla della generazione dei padri che ha peccato e dei figli che scontano le colpe dei padri; Davide stesso, figura del Messia, \u00e8 un padre che conosce nella morte del figlio Assalonne il dolorosissimo scacco del fallimento. E perfino nelle genealogie evangeliche di Ges\u00f9 non tutto scorre tranquillo; l\u2019evangelista Matteo, ad esempio, inserisce nell&#8217;elenco anche rappresentanti del paganesimo e donne tutt\u2019altro che esemplari.<\/p>\n<p>In un saggio del 1964 sul \u2018tradimento\u2019, James Hillman proponeva una interpretazione del tradimento come passaggio necessario, da parte del padre, per iniziare i figli alla vita. La fiducia originaria del figlio nei confronti del padre deve spezzarsi, affinch\u00e9 il figlio possa intraprendere, da solo, il proprio cammino di \u2018individuazione\u2019, quel cammino che secondo C.G. Jung \u00e8 indispensabile perch\u00e9 ciascuno diventi se stesso. Il tradimento avviene anche da parte dei figli nei confronti dei padri, quando i figli reinterpretano in modo nuovo quei valori che i padri hanno loro consegnato. Potremmo dire che tradizione e tradimento sono stretti tra loro in un rapporto reciproco per cui non si d\u00e0 l\u2019uno senza l\u2019altro. I valori e l\u2019insieme di saperi consegnati dalla generazione precedente, per essere vivi, aperti al presente e orientati al futuro, debbono trasformarsi, \u2018tradire\u2019 quindi qualcosa del significato che rivestivano in passato. Insomma, c\u2019\u00e8 bisogno della reinterpretazione da parte della nuova generazione dei valori trasmessi dai padri.<\/p>\n<p>In tal senso dobbiamo evitare di indulgere al catastrofismo, sempre facile quando si parla di questo tema. La parola \u2018crisi\u2019 allude s\u00ec a un rischio, all\u2019esposizione al pericolo, ma insieme essa annuncia la possibilit\u00e0 del nuovo. Il momento della crisi pu\u00f2 rappresentare il varco generatore di un futuro inedito, l\u2019incubazione di una rinascita. Anche in questo la storia biblica ci \u00e8 di estremo aiuto, attraversata, com\u2019\u00e8, dalla dinamica del passaggio alla vita nuova, cominciando dall\u2019esodo di Israele per finire con la Pasqua di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Il Convegno, e i testi che ne sono il frutto, \u00e8 entrato con consapevolezza e fiducia in questo territorio cos\u00ec importante, delicato e difficile. Facendo registrare una singolare e sorprendente convergenza, pur da punti di vista e riferimenti diversi. L\u2019imprescindibile apporto delle scienze umane, e della psicanalisi in particolare, ha consentito di ravvisare nell\u2019individualismo della societ\u00e0 dell\u2019iperconsumo la genesi mortifera del disagio tra le generazioni. Se il paradigma dell\u2019umano \u00e8 l\u2019individuo principio e fine di s\u00e9, tutto teso all\u2019autorealizzazione nella forma di un godimento senza limiti, come potranno incontrarsi le generazioni nella loro insuperabile diversit\u00e0? \u00abUn tale individuo onnipotente ha interesse a sviluppare solo se stesso, non \u00e8 interessato a trasmettere nulla\u00bb (L. Scaraffia). E se il modello oggi indiscusso dell\u2019amore sta nell\u2019eros romantico che vive della fusione emotiva nell\u2019attimo senza storia, che ne \u00e8 di quella distensione temporale di cui sono necessariamente intessuti i legami famigliari e sociali (P. Sequeri)? Si pu\u00f2 essere generativi (M. Magatti) \u2013 cio\u00e8 diventare il tramite perch\u00e9 qualcuno o qualcosa posse esistere oltre noi stessi \u2013 senza stare con tenacia nel laborioso flusso della storia? Queste domande hanno ispirato una prima disamina della problematica, senza evidentemente pretese di completezza o di sistematicit\u00e0, ma con l\u2019intento di favorire la consapevolezza\u00a0 delle radici ultime della questione e dell\u2019importanza della posta in gioco. Questo passaggio appare indispensabile nella prospettiva della fede cristiana e pi\u00f9 precisamente del compito che si dischiude per la missione della Chiesa.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 dei credenti \u00e8 chiamata a svolgere un suo ruolo prezioso per promuovere la buona qualit\u00e0 del legame tra le generazioni, cos\u00ec essenziale per la sua stessa vita come per il futuro della nostra societ\u00e0. La Chiesa, \u00ab<em>esperta in umanit\u00e0<\/em><em>\u00bb<\/em>, \u00e8 chiamata, oggi pi\u00f9 che mai, a \u2018trafficare\u2019 quel tesoro prezioso di sapienza umana che ha ricevuto dal suo Signore, che ha custodito nei secoli trasmettendolo alle nuove generazioni e che si mantiene nella sua forza unicamente se riesce a fermentare legami che tengono in vita e che nello stesso tempo aprono alla storia. Mettere a frutto questi suoi talenti, significa \u2018sporcarsi le mani\u2019 con la realt\u00e0 cos\u00ec come essa si d\u00e0, lasciandosi coinvolgere e interrogare. \u00c8 in questa prospettiva di vicinanza, di prossimit\u00e0, e di dialogo, che la parola dei credenti pu\u00f2 risuonare persuasiva e quindi dischiudere un nuovo cammino. Tragici sarebbero i toni del rimpianto, della lamentazione o della rimozione. \u00c8 urgente intraprendere un intelligente accompagnamento, critico se necessario, ma assieme sempre cordiale e partecipe.<\/p>\n<p>La crisi, soprattutto quella che tocca l\u2019alleanza tra le generazioni, domanda a tutti noi, ai credenti e anche a chi non crede ma ha a cuore la vita buona della societ\u00e0, un sagace discernimento dei segni di questo tempo. \u00c8 un compito faticoso, ma che va svolto con decisione e con piena fiducia. Sappiamo infatti che la storia umana \u00e8 abitata senza pentimento dallo spirito di Dio e che la fine di un mondo non \u00e8 la fine del mondo, che i momenti critici misteriosamente preludono alla nascita del nuovo.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione L\u2019incontro di studio tenutosi nel novembre scorso a Roma presso il Pontificio Consiglio per la Famiglia (\u00abHo ricevuto, ho trasmesso. 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