{"id":19890,"date":"2014-12-30T21:47:56","date_gmt":"2014-12-30T20:47:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19890"},"modified":"2014-12-30T22:04:50","modified_gmt":"2014-12-30T21:04:50","slug":"le-conquiste-dei-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/le-conquiste-dei-poveri.html","title":{"rendered":"Le conquiste dei poveri"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Valerio Castornovo<\/strong><\/p>\n<p>A soccorrere i poveri \u00e8 stata per lungo tempo la Chiesa in base a quanto stava scritto nei Vangeli sulla predilezione di Ges\u00f9 verso i pi\u00f9 umili e bisognosi. Tant&#8217;\u00e8 che l&#8217;impegno fraterno al loro servizio, costituendo per la Chiesa un cardine fondamentale della propria missione, ha contribuito a differenziare il Cristianesimo, nel corso della sua storia bimillenaria, da altre tradizioni religiose.<br \/>\nLungo questo filo conduttore si snoda la ricostruzione delle concrete iniziative e modalit\u00e0 con cui la Chiesa ha corrisposto al mandato evangelico nel suo magistero e nella sua azione pastorale, che monsignor Vincenzo Paglia (presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia) ha compiuto attraverso un ampio profilo d&#8217;insieme. Si tratta di un&#8217;analisi animata da un vigoroso fervore personale, connaturato a uomo di fede qual \u00e8 il suo autore, e segnata peraltro da un sostanziale equilibrio di giudizio.<br \/>\nDi fatto, questa sua storia della povert\u00e0 colma, per taluni aspetti, una lacuna in campo storiografico. Sia perch\u00e9 copre l&#8217;intero arco di tempo dagli esordi delle prime comunit\u00e0 cristiane sino ai giorni nostri. Sia perch\u00e9 rende conto non solo delle risoluzioni e degli interventi della Chiesa riguardanti l&#8217;assistenza ai poveri ma anche dei complessi e alterni rapporti, quanto alla valutazione di un fenomeno come la povert\u00e0, susseguitisi fra le istituzioni ecclesiastiche e quelle civili. D&#8217;altra parte, il modo di raccordarsi con una gran messa di poveri e di occuparsi della loro sorte, se \u00e8 stato al centro dell&#8217;opera di evangelizzazione e delle riforme religiose interne alla Cristianit\u00e0, ha costituito una questione di fondo per le autorit\u00e0 pubbliche.<\/p>\n<p>La carit\u00e0 in forme diverse \u00e8 stata la leva per eccellenza di cui si sono avvalsi il clero e determinate confraternite per aiutare i miseri e gli emarginati, attingendo a tal fine al patrimonio della Chiesa e ai lasciti di vari notabili pi\u00f9 facoltosi (mossi da scrupoli religiosi e motivi etici), ma ricorrendo anche alle elemosine di tanti semplici fedeli. Queste risorse, impiegate per cercare di sollevare le condizioni dei poveri e alleviare le sofferenze, sono risultate provvidenziali in determinati periodi cruciali come quelli fra l&#8217;alto e il basso Medioevo, in cui alle perenni insidie della fame e delle guerre si aggiunsero particolari calamit\u00e0 naturali, carestie e pestilenze. Non a caso, del resto, sorsero o si affermarono proprio a quel tempo alcuni Ordini religiosi (a cominciare da quello francescano) che patrocinarono la causa dei diseredati all&#8217;insegna di un concetto precipuo come quello della solidariet\u00e0.<br \/>\nQuesto motivo, mentre and\u00f2 diffondendosi con i movimenti di riforma e rinnovamento della Chiesa, tard\u00f2 invece molto a trovare udienza al di fuori del mondo religioso. Trascorsero infatti vari secoli prima che la povert\u00e0 venisse considerata dai governanti meritevole di assistenza. Essa continu\u00f2 a essere vista, in genere, con sospetto e ostilit\u00e0, tanto da essere soggetta a dure sanzioni.<br \/>\nTra il Cinque e il Settecento l&#8217;universo dei poveri fu infatti identificato per lo pi\u00f9 con quello dei mendicanti e dei vagabondi, quando non associato sovente con le figure dei briganti, e perci\u00f2 con gente da reprimere e da recludere, o da deportare in lontane colonie. Muovendo dal pregiudizio che si trattasse comunque di persone che praticavano l&#8217;accattonaggio per mestiere o che si erano ridotte in miseria a causa di propri vizi e inettitudini, si giunse cos\u00ec a ritenere che l&#8217;unico modo per gestire i poveri fosse di utilizzarli attraverso il lavoro forzato, in funzione dell&#8217;interesse e della prosperit\u00e0 dello Stato.<br \/>\nSolo nell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;Illuminismo cominci\u00f2 a farsi strada l&#8217;idea che il lavoro libero da costrizioni e assecondato dalle applicazioni della scienza avrebbe potuto risolvere il problema del pauperismo e sorsero inoltre le prime organizzazioni filantropiche in nome di un sentimento umanitario. Fu questo il preludio di un orientamento che, ispirato da principi liberali, port\u00f2 lo Stato nel corso dell&#8217;Ottocento ad affrontare il problema della lotta alla povert\u00e0 con un proprio specifico indirizzo in materia di assistenza ai pi\u00f9 indigenti, sostitutivo o comunque complementare sia alla &#8220;carit\u00e0 cristiana&#8221; di matrice cattolica che al solidarismo delle associazioni di volontariato protestanti.<br \/>\nL&#8217;enciclica Rerum Novarum di Leone XIII diede poi un notevole impulso alle iniziative del cattolicesimo sociale nell&#8217;ambito del proletariato operaio; inoltre, oggi \u00e8 riconosciuta l&#8217;importanza di istituzioni come la Caritas e la Comunit\u00e0 di sant&#8217;Egidio per la loro opera a sostegno sia della causa dei diseredati che del dialogo fra le diverse culture e religioni. Note sono infine le motivazioni che hanno spinto papa Francesco a porre, richiamandosi al l&#8217;esempio del santo d&#8217;Assisi, l&#8217;azione a favore dei poveri al centro dell&#8217;apostolato della Chiesa.<br \/>\nSta di fatto che adesso rischia di indebolirsi, per via di una riduzione strutturale dei livelli occupazionali e sotto la pressione di congiunture economiche avverse, ma anche di una crescente lievitazione dei costi dovuta al progressivo invecchiamento della popolazione, quel sistema di Welfare che, dal secondo dopoguerra, ha rappresentato, nell&#8217;ambito delle democrazie europee e dei paesi pi\u00f9 avanzati del mondo occidentale, il principale antidoto alla povert\u00e0 e, insieme, uno strumento preminente di protezione sociale e di equit\u00e0 distributiva. Al punto che, mentre nei paesi emergenti e in via di sviluppo si assiste a una graduale riduzione delle pi\u00f9 stridenti diseguaglianze sociali, esse riemergono invece nel cuore del Vecchio Continente e al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico coinvolgendo anche parte del ceto medio.<\/p>\n<p><strong>Vincenzo Paglia<\/strong>, \u00abStoria della povert\u00e0. La rivoluzione della carit\u00e0 dalle radici del Cristianesimo alla Chiesa di Papa Francesco\u00bb, Rizzoli, pagg.607,<br \/>\neuro 20,00.<\/p>\n<p>(<em>da<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/cultura\/2014-12-28\/le-conquiste-poveri-081545.shtml?uuid=ABVLuEWC&amp;p=2\"><strong> Il sole 24 ore<\/strong><\/a><\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Valerio Castornovo A soccorrere i poveri \u00e8 stata per lungo tempo la Chiesa in base a quanto stava scritto nei Vangeli sulla predilezione di Ges\u00f9 verso i pi\u00f9 umili e bisognosi. 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