{"id":19628,"date":"2023-10-21T13:44:06","date_gmt":"2023-10-21T11:44:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19628"},"modified":"2023-09-14T16:39:15","modified_gmt":"2023-09-14T14:39:15","slug":"xxx-domenica-del-tempo-ordinario-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/xxx-domenica-del-tempo-ordinario-2.html","title":{"rendered":"XXX Domenica del Tempo Ordinario"},"content":{"rendered":"<p class=\"versetti\"><em>Dal vangelo di Matteo 22,34-40<\/em><\/p>\n<p class=\"brano\"><em>Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrog\u00f2 per metterlo alla prova: &#8220;Maestro, nella Legge, qual \u00e8 il grande comandamento?&#8221;. Gli rispose: &#8220;Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo \u00e8 il grande e primo comandamento. Il secondo poi \u00e8 simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti&#8221;.<\/em><\/p>\n<p class=\"brano\"><!--more--><\/p>\n<p class=\"brano\">Questo brano del Vangelo di Matteo acquista tutto il suo spessore se lo leggiamo dentro la condizione delle nostre citt\u00e0 che sono divenute sempre pi\u00f9 simili a Babele: ossia citt\u00e0 ove gli uomini hanno perso il riferimento all\u2019unico Signore. In tale condizione di assenza di Dio, le citt\u00e0 sono preda della confusione dei linguaggi, della fatica del comprendersi, della facilit\u00e0 dei conflitti. Il testo biblico racconta il gigantesco impegno di quegli uomini che avrebbe dovuto consacrare la loro onnipotenza e soddisfazione. Ma, perso il contatto con Dio, ognuno ricercava il proprio individuale interesse perdendo cos\u00ec anche la capacit\u00e0 dell\u2019incontro. Babele era e resta il simbolo degli appuntamenti mancati, sia con Dio che con gli altri. Il Vangelo narra di alcuni farisei che si avvicinano a Ges\u00f9 per chiedergli quale sia il pi\u00f9 grande comandamento della legge. Per meglio comprendere questa domanda bisogna ricordare che le varie correnti religiose dell\u2019ebraismo avevano codificato ben 613 precetti, di cui 365 negativi e 248 positivi. Una notevole mole di disposizioni; anche se non tutte dello stesso valore. Nella tradizione biblica era chiaro quale fosse il primo. Nel libro del Deuteronomio lo si diceva chiaro: \u201cAscolta, Israele: il Signore \u00e8 il nostro Dio, unico \u00e8 il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore\u201d (Dt 6,4-5). Come pure era noto il precetto di amare il prossimo. Per la tradizione rabbinica basti ricordare la formula attribuita a R. Hillel (rabbino del I sec.): \u201cNon fare al prossimo tuo ci\u00f2 che \u00e8 odioso a te, questa \u00e8 tutta la legge. Il resto \u00e8 solo spiegazione\u201d. Un altro ebreo gli fa eco: \u201cTu devi amare il prossimo tuo come te stesso\u201d.<br \/>\nNon \u00e8 dunque esatto affermare che nella tradizione giudaica non ci fosse una gerarchia di precetti. L\u2019originalit\u00e0 evangelica non sta nel fatto di ricordare ambedue i principali precetti, ma nel collegarli strettamente al punto da unificarli. Il comandamento riguardante l\u2019amore del prossimo \u00e8 assimilato al primo e massimo comandamento sull\u2019amore integro e totale per Dio, in quanto appartiene alla stessa categoria di principio unificante e fondamentale. La strada per arrivare a Dio incrocia necessariamente quella che porta agli uomini. E a quegli uomini che maggiormente debbono essere difesi perch\u00e9 pi\u00f9 deboli. Difendendo loro, si difende Dio. Giovanni, l\u2019evangelista, arriva a dire che \u201csiamo passati dalla morte alla vita, perch\u00e9 amiamo i fratelli\u201d (1 Gv 3,14). Non solo. Dio non sembra neppure mettersi in concorrenza con l\u2019amore per gli uomini; in certo senso non insiste sulla reciprocit\u00e0 dell\u2019amore (\u00e8 ovvio che deve esserci). Ges\u00f9, infatti, non chiede: \u201cAmatemi, come io vi ho amati\u201d, ma: \u201cAmatevi allo stesso modo con cui io vi ho amati\u201d.<br \/>\nLa Scrittura, nelle sue disposizioni circa l\u2019ospitalit\u00e0 e l\u2019accoglienza, non fa altro che situarsi in questo orizzonte. Essa chiede di ospitare gli stranieri e di soccorrere l\u2019orfano e la vedova. Sono due condizioni che nella Babele del fervore consumista vengono accantonate. Ma Dio stesso si mette dalla parte dei deboli, e li difende. Da questi due comandamenti (o dall\u2019unico amore) dipende (letteralmente \u201cpende\u201d) tutta la legge e i profeti. Il principio d\u2019amore d\u00e0 senso e unit\u00e0 a tutta la rivelazione della Bibbia. Ma \u00e8 anche la lingua unificante i tanti linguaggi e le tante culture che ormai costituiscono la nostra Babele. Infatti, tutti possono parlare la lingua dell\u2019amore del prossimo, anche coloro che non credono; e Dio la capisce perch\u00e9 \u00e8 la sua lingua. Ce lo ricorda il noto brano di Matteo: \u201cHo avuto fame e mi avete dato da mangiare\u201d (Mt 25,35), dice Dio a quell\u2019ignaro uomo caritatevole. E lo salva. Questo modo di comportarsi salva anche Babele dalla confusione e dalla tragedia. E non a caso allora possiamo riscoprire l\u2019altro significato di Babele, ossia \u201cporta del cielo\u201d. S\u00ec! Se parliamo la lingua dell\u2019amore (una lingua che si pu\u00f2 parlare in tante culture e anche in tante fedi diverse), la nostra Babele pu\u00f2 diventare non la citt\u00e0 della confusione, dell\u2019ambiguit\u00e0 e degli appuntamenti mancati, bens\u00ec la citt\u00e0 che ci apre la \u201cporta del cielo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Matteo 22,34-40 Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrog\u00f2 per metterlo alla prova: &#8220;Maestro, nella Legge, qual \u00e8 il grande comandamento?&#8221;. 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