{"id":19576,"date":"2014-09-18T13:54:33","date_gmt":"2014-09-18T11:54:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19576"},"modified":"2014-09-18T13:54:33","modified_gmt":"2014-09-18T11:54:33","slug":"famiglie-e-poverta-una-sfida-pastorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/famiglie-e-poverta-una-sfida-pastorale.html","title":{"rendered":"Famiglie e povert\u00e0: una sfida pastorale"},"content":{"rendered":"<p><em>Intervento al convegno promosso dalla Caritas Internationalis e il Pontificio Consiglio per la famiglia<\/em><\/p>\n<p>La Caritas Internationalis e il Pontificio Consiglio per la Famiglia hanno voluto realizzare questa giornata di riflessione su Famiglia e Povert\u00e0 nel contesto del Sinodo Straordinario dei Vescovi sulla Famiglia che fra pochi giorni avr\u00e0 inizio. Gi\u00e0 da qualche mese i due Dicasteri hanno invitato le Caritas e le Commissioni per la Famiglia delle Chiese locali a riflettere assieme su tale prospettiva che potrebbe sfuggire alla riflessione sui temi della famiglia. L\u2019attualit\u00e0, o meglio l\u2019urgenza, del tema \u00e8 sotto gli occhi di tutti anche a motivo della crisi economica che da alcuni anni sta coinvolgendo l\u2019intero pianeta. Lo stesso <em>Instrumentum Laboris <\/em>rileva il peso che le condizioni di povert\u00e0 riversano sulle famiglie. Il testo scrive: \u201cnelle risposte e nelle osservazioni, ricorrente e diffuso \u00e8 il riferimento alle ristrettezze economiche che attanagliano le famiglie, cos\u00ec come alla mancanza di mezzi materiali, alla povert\u00e0 e alla lotta per la sussistenza. Si tratta di un fenomeno esteso, che non coinvolge solo i Paesi in via di sviluppo, ma \u00e8 menzionato con insistenza anche in Europa e in America del Nord. Si constata come nei casi di povert\u00e0 estrema e crescente, la famiglia si trovi a lottare per la sussistenza, nella quale concentra la maggior parte delle sue energie\u201d(73).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi una seconda linea di riflessione che riguarda l\u2019impegno che le famiglie debbono avere verso le famiglie pi\u00f9 povere o comunque verso i poveri. Tale prospettiva non riguarda solo le famiglie cristiane ma tutte. La famiglia, ogni famiglia, \u00e8 chiamata a vivere la carit\u00e0, l\u2019ospitalit\u00e0, l\u2019accoglienza verso i poveri. Di fronte alle possibili ritrosie di molti, Dom Helder Camara amava rispondere: &#8220;Nessuno \u00e8 cos\u00ec ricco da non poter ancora ricevere qualcosa, e nessuno \u00e8 talmente povero da non avere niente da dare&#8221;. Faceva eco a quel che diceva gi\u00e0 prima Raoul Follereau: \u201cNessuno \u00e8 cos\u00ec povero da non aver qualcosa da offrire agli altri, n\u00e9 cos\u00ec\u00a0 ricco da non aver bisogno degli altri\u201d. Lo stesso <em>Instrumentum laboris<\/em>, dopo aver rilevato le difficolt\u00e0 che la povert\u00e0 riversa sulle famiglie, aggiunge: \u201cAlcune osservazioni chiedono una forte parola profetica della Chiesa in relazione alla povert\u00e0, che mette duramente alla prova la vita familiare. Una Chiesa \u201cpovera e per i poveri\u201d, si afferma, non dovrebbe mancare di far sentire alta la sua voce in questo ambito\u201d(73).<\/p>\n<p><strong><em>\u201cUna Famiglia povera per i poveri\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Credo sia necessaria una riflessione previa che fa da sfondo di queste brevi riflessioni. In sintesi direi che va estesa anche alla famiglia l\u2019affermazione di papa Francesco: \u201cuna Chiesa povera per i poveri\u201d; quindi, anche \u201cuna famiglia povera per i poveri\u201d. E mi riferisco certo alle famiglie cristiane, ma non solo. Lo dico perch\u00e9, nella situazione nella quale ci troviamo, mi pare indispensabile acquisire uno sguardo spirituale per leggere, per comprendere, il \u201cmistero\u201d presente nei poveri che per i credenti ha il volto di Cristo e per chi non crede il volto dell\u2019 \u201caltro\u201d da amare, da accogliere, da aiutare.<\/p>\n<p>Prendo in prestito le parole di Padre Davide Maria Turoldo, il quale gi\u00e0 negli anni Ottanta del secolo scorso, notava: \u201cOggi, in questo tempo cos\u00ec balordo e diseguale; in un tempo nel quale sempre pi\u00f9 si concentrano ricchezze nella mani di pochi, e sempre pi\u00f9 dilaga la miseria e la fame nel mondo\u2026 Con la prospettiva che sar\u00e0 sempre peggio. Vorrei che fossimo tutti convinti di quanto sia giusta la tesi, condivisa oggi anche da scienziati, di rifarci alla povert\u00e0 quale valore ispirante la stessa economia. Diversamente \u00e8 sempre pi\u00f9 certo che non ci sono soluzioni\u201d (<em>Profezia della povert\u00e0<\/em>, p. 29). E aggiungeva: \u201cLa disgrazia \u2013 quindi la perdita della grazia \u2013 sta nel negare la povert\u00e0, invece di accoglierla, sta nel volerne uscire da soli o nel pretendere di non appartenervi o di esserne usciti. Insomma la povert\u00e0 \u00e8 una dimensione essenziale all\u2019uomo. E i poveri ce la ricordano\u201d. Di qui la forza profetica dei poveri! E se vengono emarginati \u00e8 perch\u00e9 non vogliamo vederli e soprattutto non vogliamo \u00a0ascoltarli.<\/p>\n<p>Il mistero dei poveri svela che tutti siamo poveri e che la povert\u00e0 non riguarda perci\u00f2 solo qualcuno o un gruppo, i cosiddetti esclusi, ma tutti, famiglie comprese. La beatitudine evangelica, \u201cBeati, i poveri!\u201d, traversa come un lampo che rischiara l\u2019intera storia, anche se abbaglia e subito scompare alla vista. La beatitudine fa intuire che se \u00e8 vero che tutti siamo poveri, beati per\u00f2 sono solo coloro che lo riconoscono, solo coloro che non negano questa verit\u00e0 del loro essere, solo coloro che non sono disperatamente alla ricerca e al possesso della ricchezza, del denaro, dell\u2019autosufficienza. In questa luce, la povert\u00e0 non \u00e8 una disgrazia di qualcuno, \u00e8 piuttosto la grazia per tutti. E\u2019 in tale contesto che vorrei porre come un alto valore spirituale ed umanistico la considerazione della povert\u00e0 intesa come sobriet\u00e0 ma soprattutto come libert\u00e0 dalla schiavit\u00f9 del consumo.<\/p>\n<p>Turoldo, in questa lunghezza d\u2019onda, chiarisce: \u201cQui, per povert\u00e0, prima di tutto si intende libert\u00e0 dalle cose; sconfitta delle cupidigie; si intende superamento del diritto di propriet\u00e0, almeno come \u00e8 stato concepito e gestito fino ad ora; s\u2019intende giustizia che sia finalmente, veramente distributiva e comunitaria. Per povert\u00e0 non si intende certo miseria, e meno ancora miserabilit\u00e0: si intende che l\u2019uomo sia preso nel suo assoluto valore e non per quello che possiede\u201d(<em>Ivi<\/em>, p.32). Purtroppo oggi pi\u00f9 che i beni \u2013 ce ne sono per tutti \u2013 manca il senso universale del diritto di ogni uomo ad avere almeno il necessario. Per questo la povert\u00e0 e i poveri sono una profezia da ascoltare. E questo \u201c\u00e8 vero anche nel senso negativo della profezia; che cio\u00e8, ad esempio, non ci pu\u00f2 essere pace sulla terra finch\u00e9 ci sar\u00e0 un solo uomo umiliato e offeso nel mondo. Ma per questo bisognerebbe che la Chiesa \u2013 almeno la chiesa \u2013 fosse Chiesa dei poveri, essa stessa Chiesa povera; non bastando neppure che sia Chiesa dei poveri. O \u00e8 o non \u00e8. E infatti non \u00e8. O almeno cos\u00ec com\u2019\u00e8, non convince, non persuade nessuno\u201d (<em>Ivi<\/em>, p.33).<\/p>\n<p>Padre Turoldo canterebbe la forza delle seguenti parole che Papa Francesco ha come inciso con ilo fuoco nella <em>Evangelii Gaudium<\/em>: \u201cL\u2019opzione per i poveri \u00e8 una categoria teologica prima che culturale. Sociologica, politica o filosofica. Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere \u2018gli stessi sentimenti di Ges\u00f9\u2019 (Fil 2,5)\u2026 Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci\u2026 E\u2019 necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro. La nuova evangelizzazione \u00e8 un invito a riconoscere la forza salvifica delle loro esistenze e a porle al centro della Chiesa\u201d(EG 198).<\/p>\n<p><strong><em>Povert\u00e0 e famiglia: una sfida ancora da vincere<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Una prima riflessione riguarda gli squilibri generati nelle famiglie dall\u2019aggravarsi delle situazioni di povert\u00e0. Chiunque di noi sa bene che sono mo9lteplici i volti con cui si manifesta la povert\u00e0 in rapporto alle famiglie. C\u2019\u00e8 da dire anzitutto che la relazione \u201cfamiglia-povert\u00e0\u201d fa i conti con i rapidi cambiamenti di entrambi i due poli: da un lato sono evidenti i significativi mutamenti delle forme familiari, la crescente fragilit\u00e0 dei legami di coppia e genitoriali, le trasformazioni dei valori e degli stili di vita ed affettivi; dall\u2019altro, vi \u00e8 una crescente disuguaglianza socio-economica che sembra caratterizzare vaste aree del pianeta che pone sfide prima del tutto inedite. In particolare la povert\u00e0 \u00e8 ancora saldamente determinata da una \u201cscambio iniquo\u201d tra nazioni e parti del mondo (la tradizionale contrapposizione tra Nord e Sud del pianeta), ma essa si manifesta in modo pervasivo ormai in quasi tutti gli aggregati nazionali. Nessun Paese pu\u00f2 ritenere di non avere forti fenomeni di povert\u00e0 al proprio interno, e l\u2019accrescersi delle disuguaglianze sociali ed economiche sembra una cifra ineliminabile dei processi di globalizzazione, anche all\u2019interno dei Paesi che sembrano guadagnare da tali processi. In tutte le citt\u00e0 e in tutti i Pesi ormai la povert\u00e0 traversa l\u2019intera societ\u00e0 e crea squilibri al proprio interno. Il demone del \u201cprofitto a qualsiasi costo\u201d e del \u201cconsumismo senza freni\u201d devasta sia il Nord ricco che il Sud povero.<\/p>\n<p>Questa dinamica si percepisce bene nei cosiddetti \u201cPaesi emergenti\u201d (dai BRICS ad altre nazioni, meno importanti ma al centro di forti incrementi del PIL pro-capite, come il Vietnam o Singapore, o la Polonia, in ambito europeo), dove il maggior benessere a livello complessivo riesce solo marginalmente ad impedire l\u2019accrescersi delle disuguaglianze. In altre parole, a livello aggregato il Paese diventa pi\u00f9 ricco, ma questo non significa che tutti diventino pi\u00f9 ricchi; anzi, \u00e8 pi\u00f9 facile che i ricchi divengano ancora pi\u00f9 ricchi, e i poveri vengano lasciati ancora pi\u00f9 indietro. E\u2019 ormai un costatazione comune l\u2019allargarsi della forbice tra povert\u00e0 e ricchezza.<\/p>\n<p>Di fronte a questi trend macroeconomici, le reti familiari, spesso ultima risorsa di protezione per tanti emarginati, spesso fanno fatica, vengono messe alla prova e a volte sfilacciate dalla povert\u00e0 economica, dall\u2019emarginazione sociale, dalla vulnerabilit\u00e0 complessiva che il sistema sociale ed economico scarica su di esse. A volte poi sono i legami familiari a non durare, generando spesso ulteriore vulnerabilit\u00e0 sociale, domanda di assistenza, fragilit\u00e0 educativa e povert\u00e0 economica. Nella stragrande maggioranza dei casi, ad esempio, la separazione dei coniugi, oltre alle ferite e difficolt\u00e0 relazionali, genera un deciso impoverimento economico per entrambi i partner, e per i loro figli ove presenti.<\/p>\n<p>Famiglia e povert\u00e0, in altre parole, si fronteggiano, e a volte combattono, con esiti alterni: in alcuni casi le famiglie resistono, non solo per la propria capacit\u00e0 di adattamento e di reazione, ma anche per il possibile sostegno del sistema sociale (politiche sociali ed assistenziali pubbliche e private, ma anche solidariet\u00e0 informali, reti di auto-aiuto, presenza di volontariato). In altri casi, invece, le stesse fragilit\u00e0 familiari generano, potenziano e rendono ancora pi\u00f9 drammatiche le sfide di un sistema economico che sempre pi\u00f9 frequentemente espone un numero crescente di persone al rischio della povert\u00e0, emarginazione, isolamento e miseria.<\/p>\n<p>Se poi guardiamo le societ\u00e0 pi\u00f9 avanzate vediamo gi\u00e0 da ora le conseguenze tragiche della crisi della famiglia sia in termini umani e sociali che economici e demografici. La famiglia \u00e8 il luogo della vita, dove si perpetua l\u2019esperienza della procreazione generosa e responsabile di nuovi esseri umani, unici ed irripetibili. Il venir meno del naturale ricambio generazionale sta portando il mondo occidentale ad un rapido invecchiamento della popolazione con tragiche conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali. L\u2019inverno demografico nei paesi occidentali gi\u00e0 impegna pesantemente il sistema di welfare, penalizza le opportunit\u00e0 di sviluppo, condiziona paesi con fenomeni di iniquit\u00e0 intergenerazionale, di blocco della mobilit\u00e0 sociale, di democrazia incompiuta e di gerontocrazia tutti ancora da sconfiggere. E queste dinamiche sembrano interessare diversi Paesi delle cosiddette \u201ceconomie avanzate\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>Le responsabilit\u00e0 di bene comune delle famiglie<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Di fronte a questa situazione credo sia utile richiamare le famiglie ad una nuova consapevolezza e a una nuova responsabilit\u00e0. Prendo in prestito le parole del profetico appello di Giovanni Paolo II nella <em>Familiaris Consortio<\/em>: \u201cil compito sociale delle famiglie \u00e8 chiamato ad esprimersi anche in forma di intervento politico: le famiglie, cio\u00e8, devono per prime adoperarsi affinch\u00e9 le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia. In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere \u00abprotagoniste\u00bb della cosiddetta \u00abpolitica familiare\u00bb ed assumersi la responsabilit\u00e0 di trasformare la societ\u00e0: diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza\u201d(n. 44).<\/p>\n<p>\u00c8 indispensabile perci\u00f2 la costruzione di soggetti sociali aggregativi (associazionismo, famiglie insieme\u2026). Le famiglie possono cio\u00e8 mettersi insieme ad altre famiglie sia per fare meglio al proprio interno che per \u201cfare pi\u00f9 famiglia nella societ\u00e0\u201d, potremmo dire. Le famiglie associate possono diventare soggetti sociali collettivi sia per aiutarsi vicendevolmente (servizi, relazioni, esperienze di condivisione e di auto mutuo aiuto, gruppi di acquisto solidale) sia per avere pi\u00f9 voce e pi\u00f9 peso per edificare una societ\u00e0 appunto pi\u00f9 a misura di famiglia.<\/p>\n<p>La famiglia, come luogo di educazione al bene comune, edifica la societ\u00e0: \u00e8 il primo luogo dell\u2019accoglienza dell\u2019altro, della valorizzazione e del riconoscimento delle differenze individuali, e in particolare delle distinzioni di genere (maschile e femminile) e delle relazioni tra le diverse generazioni (genitori, figli, generazioni precedenti\u2026). La famiglia \u00e8 il luogo privilegiato dove apprendere una \u201cdiversit\u00e0 buona\u201d, perch\u00e9 in essa esiste e si sperimenta in modo unico il rapporto fra le diversit\u00e0 radicali dell\u2019umano: la differenza sessuale e la differenza tra le generazioni.<\/p>\n<p>La vera sfida dell\u2019accoglienza, in questa prospettiva, \u00e8 quindi amare l\u2019altro in quanto diverso da s\u00e9, anzi, <em>\u201cproprio perch\u00e9\u201d <\/em>\u00e8 diverso da s\u00e9. Intendiamoci, le diversit\u00e0 non generano automaticamente legami buoni. Al contrario, il diverso, l\u2019altro da s\u00e9, genera spesso estraneit\u00e0, senso di minaccia, paura del nemico: anche tra uomo e donna pu\u00f2 inserirsi la violenza, la sopraffazione, lo sfruttamento, cos\u00ec come tra le generazioni pu\u00f2 spesso regnare la legge del pi\u00f9 forte. In questo senso, la famiglia pu\u00f2 essere definita lo strumento naturale pi\u00f9 efficace \u2013 una sorta di \u201claboratorio culturale\u201d &#8211; per poter riconciliare queste differenze radicali dell\u2019umano. Nella famiglia la diversit\u00e0 viene trattata, diventa buona, \u00e8 riconciliata, perch\u00e9 e in quanto sa costruire un <em>legame,<\/em> una connessione tra le persone. Ovviamente tutto ci\u00f2 suppone che il cuore di chiunque sia educato, ammaestrato, corretto se necessario.<\/p>\n<p>Se poi si estende questa riflessione ai rapporti esterni alla famiglia, ci si rende conto che l\u2019accoglienza della diversit\u00e0, tema oggi socialmente molto complesso e controverso, esige anch\u2019esso un percorso di educazione e di riconoscimento all\u2019interno delle famiglie. Solo famiglie capaci di riconoscere e valorizzare la diversit\u00e0 delle persone al proprio interno sapranno educare cittadini capaci di apprezzare ad accogliere la diversit\u00e0 come valore da promuovere, e non come minaccia da cui difendersi. Questo vale per la multiculturalit\u00e0, per l\u2019accoglienza dei disabili, per l\u2019inserimento sociale degli emarginati, per l\u2019accoglienza dei bambini abbandonati attraverso affido e adozione, e per tutte quelle diversit\u00e0 che oggi vengono spesso escluse, anzich\u00e9 integrate.<\/p>\n<p>La famiglia rafforza la sua capacit\u00e0 di avere \u201cbuone relazioni\u201d aprendole ad altre persone, pensandosi come un ambito di \u201cbuona vita\u201d da poter condividere con gli altri. Non mancano esperienze in tal senso. Ci sono famiglie ad esempio che vivono tale dimensione attraverso l\u2019adozione nazionale e internazionale accogliendo bambini, facendosi carico dei propri parenti in difficolt\u00e0, dei propri genitori anziani, ma anche, pi\u00f9 semplicemente e quotidianamente, accogliendo a casa propria, nel pomeriggio, pi\u00f9 bambini per fare i compiti, o mantenendo relazioni di aiuto e di vicinato capaci di sostegno reciproco. Tutto ci\u00f2 si radica nella consapevolezza, anche se spesso non riflessa, che la capacit\u00e0 solidaristica di una famiglia cresce mentre la si pratica. E si sperimenta cos\u00ec quanto Ges\u00f9 dice: \u201cC\u2019\u00e8 pi\u00f9 gioia nel dare che nel ricevere\u201d(At 20,35).<\/p>\n<p>Nel complesso e spesso controverso versante dell\u2019accoglienza, probabilmente solo famiglie capaci di riconoscere e valorizzare la diversit\u00e0 delle persone al proprio interno sapranno educare cittadini capaci di apprezzare ad accogliere la diversit\u00e0 come valore da promuovere, e non come minaccia da cui difendersi. Questo vale per la multiculturalit\u00e0, per l\u2019accoglienza dei disabili, per l\u2019inserimento sociale degli emarginati, e per tutte quelle diversit\u00e0 che oggi vengono spesso escluse, anzich\u00e9 integrate. La famiglia pu\u00f2 essere, ad esempio, un operatore culturale virtuoso di mediazione e reciprocit\u00e0 interculturale, rispetto alla presenza degli immigrati:<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong><em>Oltre la crisi, la responsabilit\u00e0 della testimonianza<\/em><\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un\u2019altra dimensione da sottolineare che si lega strettamente alla precedente. Se la prima aveva un carattere pi\u00f9 spiccatamente politico, questa seconda possiamo porla sul piano della carit\u00e0 consapevoli che ha un\u2019altrettanto forza politica di trasformazione. Anzi direi che la prima sar\u00e0 tanto pi\u00f9 efficace se questa seconda appare nella sua chiarezza. Potremmo richiamare qui il tradizionale binomio di \u201cgiustizia e carit\u00e0\u201d. Per parte mia credo che <em>simul stabunt, simul cadent<\/em>, in maniera sintetica credo che i due termini sono inseparabili, non sar\u00e0 mai possibile edificare una societ\u00e0 che non contempli le due dimensioni.<\/p>\n<p>Ogni famiglia deve riscoprire il primato dell\u2019amore per i poveri. Ges\u00f9 ha messo sull\u2019avviso coloro che si rinchiudono nei legami famigliari in una sorta di familismo egoista. Dicevamo all\u2019inizio \u201cuna famiglia povera per i poveri\u201d. Credo che in una societ\u00e0 iperindividualista e consumista come quella nella quale viviamo, le famiglie sono chiamate a riscoprire l\u2019amore privilegiato che tutti dobbiamo avere per i poveri. Papa ha raccontato questo episodio: \u201cUna volta una mamma mi raccontava &#8211; nell\u2019altra diocesi &#8211; che voleva insegnare questo ai suoi figli e diceva loro di aiutare e dare da mangiare a chi ha fame; ne aveva tre. E un giorno a pranzo &#8211; il pap\u00e0 era fuori al lavoro, c\u2019era lei con i tre figli, piccolini, 7, 5, 4 anni pi\u00f9 o meno &#8211; e bussano alla porta: c\u2019era un signore che chiedeva da mangiare. E la mamma gli ha detto: \u201cAspetta un attimo\u201d. E\u2019 rientrata e ha detto ai figli: \u201cC\u2019\u00e8 un signore l\u00ec che chiede da mangiare, cosa facciamo?\u201d \u201cGliene diamo, mamma, gliene diamo!\u201d. Ognuno aveva sul piatto una bistecca con le patate fritte. \u201cBenissimo \u2013 dice la mamma -, prendiamo la met\u00e0 di ciascuno di voi, e gli diamo la met\u00e0 della bistecca di ognuno di voi\u201d. \u201cAh no, mamma, cos\u00ec non va bene!\u201d. \u201cE\u2019 cos\u00ec, tu devi dare del tuo\u201d. E cos\u00ec questa mamma ha insegnato ai figli a dare da mangiare del <em>proprio.<\/em> Questo \u00e8 un bell\u2019esempio che mi ha aiutato tanto. \u201cMa non mi avanza niente\u2026\u201d. \u201cDa\u2019 del tuo!\u201d. Cos\u00ec ci insegna la madre Chiesa. E voi, tante mamme che siete qui, sapete cosa dovete fare per insegnare ai vostri figli perch\u00e9 condividano le loro cose con chi ha bisogno. La madre Chiesa insegna a stare vicino a chi \u00e8 malato. Quanti santi e sante hanno servito Ges\u00f9 in questo modo! E quanti semplici uomini e donne, ogni giorno, mettono in pratica quest\u2019opera di misericordia in una stanza di ospedale, o di una casa di riposo, o nella propria casa, assistendo una persona malata\u201d(mercoled\u00ec 10 settembre 2014).<\/p>\n<p>Le famiglie sono chiamate a mostrare a se stesse e all\u2019intera societ\u00e0 il primato dell\u2019amore gratuito. E questo avviene appunto attraverso l\u2019attenzione ai deboli che, peraltro, si apprende gi\u00e0 \u2013 o si dovrebbe apprendere \u2013 nelle famiglie. E questo \u00e8 ancor pi\u00f9 importante se ci troviamo di fronte a societ\u00e0 in cui sembrano sempre pi\u00f9 forti quelle \u201cstrutture di peccato\u201d che sostengono meccanismi apparentemente indiscutibili ed invincibili. Ogni persona, e quindi ogni famiglia, ha in s\u00e9 una forza, una potenzialit\u00e0 che nessuna tirannia sapr\u00e0 estirpare o mettere a tacere, nemmeno riducendolo al silenzio della povert\u00e0, dell\u2019esclusione sociale, della miseria. Il \u201cpotere dei poveri\u201d, ossia di chi non fa del guadagno e de consumo la sua idolatria, ma crede nell\u2019amore, \u00e8 incredibile. E lo dimostrano le tante famiglie che cercano di vivere l\u2019amore come una forza che cambia i cuori e che rende pi\u00f9 umana la vita di chi \u00e8 pi\u00f9 debole. Nelle parole e nelle azioni di tante famiglie divenute testimoni dell\u2019amore si manifesta la forza di cambiamento anche della societ\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 correre il rischio, in questo tempo di crisi, di cedere alla tentazione di rinchiudersi in se stesse, magari dicendo che si hanno gi\u00e0 tanti problemi interni. Ed \u00e8 certamente vero. Ma attenzione \u2013 l\u2019ho accennato gi\u00e0 prima &#8211; nessuna famiglia \u00e8 mai talmente povera da non poter essere di aiuto a qualcun altro. E\u2019 indispensabile mettere in atto una pi\u00f9 audace pratica di carit\u00e0 verso i poveri. Certo, questo nuovo dinamismo di amore richiesto alle famiglie esige una conversione del cuore ed anche un cambiamento degli stili di vita, quindi \u00a0la ricerca di sobriet\u00e0, di apertura, di solidariet\u00e0, di testimonianza e soprattutto di amore gratuito verso i pi\u00f9 deboli. E\u2019 inevitabile, davanti alla parola povert\u00e0, interrogarsi (e agire) dovendo misurarsi con (e dovendo contemperare) due accezioni opposte: con la povert\u00e0 da sradicare, grande e condivisibile obiettivo dei governi e degli organismi internazionali (a volte forse pi\u00f9 retorico che concreto), e la \u201cpovert\u00e0\u201d come presentata dal Vangelo. L\u2019esempio di Francesco di Assisi e di Francesco di Roma, sono davanti ai nostri occhi. E\u2019 una grande sfida per ogni famiglia, particolarmente per ogni famiglia cristiana. Lo era agli inizi del cristianesimo \u2013 e non dobbiamo dimenticare che all\u2019inizio la predicazione cristiana si \u00e8 appoggiata alla rete delle famiglie \u2013 deve tornare ad esserlo ancora oggi.<\/p>\n<p>Scrive papa Francesco: \u201cQuando San Paolo si rec\u00f2 dagli apostoli a Gerusalemme per discernere se stava correndo o aveva corso invano (cfr Gal 2,2) il criterio-chiave di autenticit\u00e0 che gli indicarono fu che non si dimenticasse dei poveri (cfr Gal 2,10). Questo grande criterio, affinch\u00e9 le comunit\u00e0 paoline non si lasciassero trascinare dallo stile di vita individualista dei pagani, ha una notevole attualit\u00e0 nel contesto presente, dove tende a svilupparsi un nuovo paganesimo individualista. La bellezza stessa del Vangelo non sempre pu\u00f2 essere adeguatamente manifestata da noi, ma c\u2019\u00e8 un segno che non deve mai mancare: l\u2019opzione per gli ultimi, per quelli che la societ\u00e0 scarta e getta via [\u2026] Per la Chiesa l\u2019opzione per i poveri \u00e8 una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica\u201d (Evangelii Gaudium, nn. 195,198).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento al convegno promosso dalla Caritas Internationalis e il Pontificio Consiglio per la famiglia La Caritas Internationalis e il Pontificio Consiglio per la Famiglia hanno voluto realizzare questa giornata di riflessione su Famiglia e Povert\u00e0 nel contesto del Sinodo Straordinario dei Vescovi sulla Famiglia che fra pochi giorni avr\u00e0 inizio. 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