{"id":19424,"date":"2021-07-17T15:28:52","date_gmt":"2021-07-17T13:28:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19424"},"modified":"2021-06-08T13:46:44","modified_gmt":"2021-06-08T11:46:44","slug":"xvi-domenica-del-tempo-ordinario-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/xvi-domenica-del-tempo-ordinario-2.html","title":{"rendered":"XVI Domenica del Tempo Ordinario"},"content":{"rendered":"<p class=\"versetti\" style=\"color: #3d3d3d;\"><strong>Dal vangelo di Matteo 13,24-43<\/strong><\/p>\n<p class=\"brano\" style=\"color: #3d3d3d;\"><em>Espose loro un&#8217;altra parabola, dicendo: &#8220;Il regno dei cieli \u00e8 simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, semin\u00f2 della zizzania in mezzo al grano e se ne and\u00f2. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spunt\u00f2 anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: &#8220;Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?&#8221;. Ed egli rispose loro: &#8220;Un nemico ha fatto questo!&#8221;. E i servi gli dissero: &#8220;Vuoi che andiamo a raccoglierla?&#8221;. &#8220;No, rispose, perch\u00e9 non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.\u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p class=\"brano\" style=\"color: #3d3d3d;\"><em>Lasciate che l&#8217;una e l&#8217;altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dir\u00f2 ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece ripon\u00e9telo nel mio granaio&#8221;&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Espose loro un&#8217;altra parabola, dicendo: &#8220;Il regno dei cieli \u00e8 simile a un granello di senape, che un uomo prese e semin\u00f2 nel suo campo. Esso \u00e8 il pi\u00f9 piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, \u00e8 pi\u00f9 grande delle altre piante dell&#8217;orto e diventa un albero, tanto che\u00a0gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Disse loro un&#8217;altra parabola: &#8220;Il regno dei cieli \u00e8 simile al lievito, che una donna prese e mescol\u00f2 in tre misure di farina, finch\u00e9 non fu tutta lievitata&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Tutte queste cose Ges\u00f9 disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perch\u00e9 si compisse ci\u00f2 che era stato detto per mezzo del profeta:<\/em><\/p>\n<p><em>Aprir\u00f2 la mia bocca con parabole,<br \/>\nproclamer\u00f2 cose nascoste\u00a0fin dalla fondazione\u00a0del mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi conged\u00f2 la folla ed entr\u00f2 in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: &#8220;Spiegaci la parabola della zizzania nel campo&#8221;. Ed egli rispose: &#8220;Colui che semina\u00a0il buon seme \u00e8 il Figlio dell&#8217;uomo. Il campo \u00e8 il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l&#8217;ha seminata \u00e8 il diavolo. La mietitura \u00e8 la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, cos\u00ec avverr\u00e0 alla fine del mondo. Il Figlio dell&#8217;uomo mander\u00e0 i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquit\u00e0 e\u00a0li getteranno nella fornace ardente, dove sar\u00e0 pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!<\/em><\/p>\n<p class=\"brano\" style=\"color: #3d3d3d;\">In questa sesta domenica dopo Pentecoste continua la lettura del capitolo 13 del Vangelo di Matteo, iniziato domenica scorsa. \u00c8 il \u201ccapitolo delle parabole\u201d, centrato tutto sull\u2019immagine del \u201cRegno dei cieli\u201d. Si tratta di un tema centrale della predicazione di Ges\u00f9, e quindi decisivo per la comprensione stessa del Vangelo e della volont\u00e0 di Dio sugli uomini. Con tre parabole, il Regno viene paragonato prima agli steli del grano costretti a convivere con la zizzania, poi a un seme microscopico, quello della senape, che diviene per\u00f2 un grande albero e, infine, a pochi grammi di lievito capaci di fermentare una massa di farina. L\u2019ascolto di queste parole evangeliche provoca l\u2019allargamento del cuore e della intelligenza per giudicare e vivere la vicenda umana. La parabola della zizzania \u00e8 stata forse tra le parole evangeliche pi\u00f9 decisive in alcuni momenti storici quando gli uomini religiosi videro minacciati i diritti della verit\u00e0 e sentirono l\u2019esigenza di difenderli. Si pu\u00f2 dire che una lunga vicenda di guerre di religione, condotte da cristiani, abbia trovato principalmente in questo testo scritturistico un ostacolo capace di indurre riflessioni, ripensamenti e dubbi. Il padrone del campo, infatti, ha un comportamento assolutamente singolare. Egli si rende conto che un nemico ha seminato la zizzania l\u00e0 dov\u2019egli aveva seminato il seme buono. Eppure, ai servi che gli fanno notare l\u2019accaduto, impedisce di tagliare l\u2019erba cattiva fin dall\u2019inizio.<br \/>\nPerch\u00e9\u0082 questo padrone ferma lo zelo di quanti in definitiva vogliono solo difendere l\u2019opera sua? La domanda ci introduce nel mistero abissale dell\u2019amore di Dio. Nel libro della Sapienza (\u00e8 la prima lettura) si legge: Signore, \u201cpadrone della forza, tu giudichi con mitezza &#8230; dopo i peccati, tu concedi il pentimento\u201d. La giustizia degli uomini deve fermarsi davanti al mistero della misericordia. Potremmo dire che da questa parabola inizia la storia della tolleranza cristiana, come anche quella del suo tradimento. \u00c8 una parola che secca in radice l\u2019erba davvero malvagia del manicheismo, di ogni distinzione possibile tra buoni e cattivi, tra giusti e ingiusti. C\u2019\u00e8 qui in luce, non solo l\u2019invito ad una illimitata tolleranza, ma persino al rispetto per il nemico, anche quando fosse nemico non solo personale ma della causa pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 santa, di Dio, della giustizia, della nazione, della libert\u00e0.<br \/>\nQuesta parabola, cos\u00ec lontana dalla nostra logica e dai nostri comportamenti, fonda una cultura della pace. Oggi che assistiamo al proliferare di tragici conflitti locali e alla facile corsa al bersaglio (quando ci si sente pi\u00f9 forti), \u00e8 necessario riproporre questa parola evangelica per privilegiare, o quantomeno non escludere, il momento del dialogo e delle trattative. Non \u00e8 segno di debolezza e di cedimento. \u00c8 concedere ad ogni uomo la possibilit\u00e0 di scendere nel profondo del proprio cuore per ritrovare l\u2019impronta di Dio e della sua giustizia. Questo richiede l\u2019intelligenza e, perch\u00e9 no, la furbizia di guardare in faccia il proprio nemico e di riconoscergli la buona fede e lo stesso desiderio sincero di pace. Questo vuol dire superare la logica del nemico.<br \/>\nLa parabola non dice che non ci sono nemici. Tutt\u2019altro. Indica per\u00f2 un modo diverso di trattarli: piuttosto che la mietitura violenta, che rischia di strappare anche la pianta buona, \u00e8 da preferire la paziente selezione ed attesa. \u00c8 una grande saggezza che contiene una forza incredibile. Davvero questa parola di tolleranza e di pace \u00e8 simile a quel granellino di senape e quel pugno di lievito. Se la lasciamo crescere dentro di noi e nel profondo della vicenda umana sconfigger\u00e0 l\u2019inimicizia e lo spirito di guerra. La decisione del padrone del campo, se accolta, pu\u00f2 trasformare l\u2019umanit\u00e0 intera. La crescita della pianta cattiva non deve spaventarci. Quel che conta \u00e8 far crescere il pi\u00f9 possibile la pianta buona. Cos\u00ec si afferma gi\u00e0 sulla terra il Regno dei cieli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Matteo 13,24-43 Espose loro un&#8217;altra parabola, dicendo: &#8220;Il regno dei cieli \u00e8 simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, semin\u00f2 della zizzania in mezzo al grano e se ne and\u00f2. 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