{"id":19321,"date":"2014-06-20T00:20:00","date_gmt":"2014-06-19T22:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19321"},"modified":"2014-06-20T00:27:50","modified_gmt":"2014-06-19T22:27:50","slug":"19321","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/19321.html","title":{"rendered":"Festa del Corpo e del Sangue di Cristo"},"content":{"rendered":"<p class=\"versetti\"><strong>Dal vangelo di Giovanni 6,51-58<\/strong><\/p>\n<p><em>Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivr\u00e0 in eterno e il pane che io dar\u00f2 \u00e8 la mia carne per la vita del mondo&#8221;.<\/em><br \/>\n<em> Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: &#8220;Come pu\u00f2 costui darci la sua carne da mangiare?&#8221;.<br \/>\nGes\u00f9 disse loro: &#8220;In verit\u00e0, in verit\u00e0 io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell&#8217;uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciter\u00f2 nell&#8217;ultimo giorno. Perch\u00e9 la mia carne \u00e8 vero cibo e il mio sangue vera bevanda. <\/em><!--more--><\/p>\n<p><em>Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cos\u00ec anche colui che mangia me vivr\u00e0 per me. Questo \u00e8 il pane disceso dal cielo; non \u00e8 come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivr\u00e0 in eterno&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>La festa del Corpus Domini esprime l\u2019antico e radicato amore per l\u2019Eucarestia, per il corpo e il sangue del Signore. L\u2019apostolo Paolo scrive ai Corinzi: \u201cIo ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Ges\u00f9, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezz\u00f2 e disse: \u00abQuesto \u00e8 il mio corpo, che \u00e8 per voi; fate questo in memoria di me\u00bb. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: \u00abQuesto calice \u00e8 la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me\u00bb. Il Signore stesso esorta i discepoli di ogni tempo a ripetere in sua memoria quella santa cena. E l\u2019apostolo aggiunge: \u201cOgni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finch\u00e9 egli venga\u201d. Non \u00e8 un\u2019altra cena che si ripete, magari stancamente come tante volte noi rischiamo di fare. L\u2019Eucarestia che celebriamo \u00e8 sempre la Pasqua che Ges\u00f9 ha celebrato. \u00c8 questa la grazia dell\u2019Eucarestia: essere partecipi dell\u2019unica Pasqua del Signore.<br \/>\nLa Chiesa custodisce la concretezza delle parole di Ges\u00f9 e venera in quel pane e in quel vino il suo corpo e il suo sangue, perch\u00e9 ancora oggi lo si possa incontrare. Potremmo aggiungere che in quel pane e in quel vino non \u00e8 presente il Signore in qualsiasi modo. Egli vi \u00e8 presente come corpo \u201cspezzato\u201d e come sangue \u201cversato\u201d, ossia come colui che pass\u00f2 tra gli uomini non conservando se stesso ma donando tutta la sua vita, sino alla morte in croce, sino a quando dal suo cuore non usc\u00ec che \u201csangue ed acqua\u201d. Non risparmi\u00f2 nulla di se stesso. Nulla trattenne per s\u00e9, sino alla fine. Quel corpo spezzato e quel sangue versato, sono di scandalo per ognuno di noi e per il mondo, abituati come siamo a vivere per noi stessi e a trattenere il pi\u00f9 possibile della nostra vita. Il pane e il vino, che pi\u00f9 volte durante la Santa Liturgia ci vengono mostrati, contrastano con l\u2019amore per noi stessi, con l\u2019attenzione scrupolosa che abbiamo per il nostro corpo, con la meticolosa cura che poniamo per risparmiarci e per evitare impegni e fatica. Tuttavia, essi ci vengono donati e continuano a essere spezzati e versati per noi, perch\u00e9 siamo liberati dalle nostre schiavit\u00f9, perch\u00e9 sia trasformata la nostra durezza, sgretolata la nostra avarizia, intaccato l\u2019amore per noi stessi. Il pane e il vino, mentre ci strappano da un mondo ripiegato in se stesso e condannato alla solitudine, ci raccolgono assieme e ci trasformano nell\u2019unico corpo di Cristo.<br \/>\nL\u2019apostolo Paolo, riconoscendo la ricchezza di questo mistero al quale partecipiamo, con severit\u00e0 ammonisce di accostarci ad esso con timore e tremore perch\u00e9 \u201cchiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sar\u00e0 colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice\u201d (1 Cor 11,27-28). Ma dopo questo esame chi mai di noi pu\u00f2 avvicinarsi? Sappiamo bene quanto siamo deboli e peccatori, come cantiamo nel salmo: \u201cLe mie iniquit\u00e0 io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi\u201d (Sal 50, 5). Ma la Liturgia ci viene incontro e mette sulle nostre labbra le parole del centurione: \u201cO Signore non sono degno di sedere alla tua mensa, ma d\u00ec soltanto una parola ed io sar\u00f2 salvato\u201d. D\u00ec soltanto una parola. S\u00ec, \u00e8 la Parola del Signore che invita ad accostarsi, \u00e8 questa parola che rende degni, perch\u00e9 \u00e8 una parola che perdona e guarisce. Alla tavola del Signore si giunge dopo l\u2019ascolto della Parola, dopo che il cuore \u00e8 stato da essa purificato e riscaldato. C\u2019\u00e8 allora come una continuit\u00e0 tra il pane della parola e il pane dell\u2019Eucarestia. \u00c8 come un\u2019unica mensa in cui il nutrimento \u00e8 sempre lo stesso: il Signore Ges\u00f9, fattosi cibo per tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Giovanni 6,51-58 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. 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