{"id":19214,"date":"2014-05-24T04:09:26","date_gmt":"2014-05-24T02:09:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19214"},"modified":"2014-05-24T04:09:26","modified_gmt":"2014-05-24T02:09:26","slug":"sesta-domenica-di-pasqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/sesta-domenica-di-pasqua.html","title":{"rendered":"Sesta Domenica di Pasqua"},"content":{"rendered":"<p class=\"versetti\"><strong>Dal vangelo di Giovanni 14,15-21<\/strong><\/p>\n<p><em>Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregher\u00f2 il Padre ed egli vi dar\u00e0 un altro Par\u00e0clito perch\u00e9 rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verit\u00e0, che il mondo non pu\u00f2 ricevere perch\u00e9 non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perch\u00e9 egli rimane presso di voi e sar\u00e0 in voi. Non vi lascer\u00f2 orfani: verr\u00f2 da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedr\u00e0 pi\u00f9; voi invece mi vedrete, perch\u00e9 io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi \u00e8 colui che mi ama. Chi ama me sar\u00e0 amato dal Padre mio e anch&#8217;io lo amer\u00f2 e mi manifester\u00f2 a lui&#8221;.\u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p>In questo tempo, mentre continuiamo a vivere il mistero della Pasqua, la Santa Liturgia ci raccoglie in preghiera perch\u00e9 ci prepariamo, come gli apostoli, a ricevere il dono dello Spirito Santo. Il brano degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato ci narra di Pietro e Giovanni che scesero in Samaria tra coloro che avevano aderito al Vangelo, per invocare su di essi lo Spirito Santo: \u201cnon era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Ges\u00f9. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo\u201d (At 8,16-17). \u00c8 la prima testimonianza di quella che noi chiamiamo la \u201cCresima\u201d. Oggi, la Parola di Dio, come Pietro e Filippo, \u00e8 scesa in mezzo a noi per preparare il nostro cuore a ricevere questo mirabile dono. Domenica prossima celebreremo l\u2019Ascensione di Ges\u00f9 al cielo. Da quel giorno i discepoli non vedranno pi\u00f9 con i loro occhi quel maestro che avevano seguito, ascoltato, toccato, per tre interi anni. Il Vangelo, continuando la lettura di domenica scorsa, ci riporta alla sera dell\u2019ultima cena, quando Ges\u00f9 parl\u00f2 della sua dipartita da loro e li vide subito rattristarsi. Le sue parole subito si vestirono di consolazione e speranza; quegli uomini, che con gran fatica aveva tenuti assieme, erano suoi, gli appartenevano. Non voleva che si disperdessero; tanto meno che si perdessero. Egli stava per \u201cpartire\u201d. E non era scontato che avrebbero continuato a stare insieme; e non era affatto pacifico che pur restando insieme avrebbero continuato ad annunciare il Vangelo sino agli estremi confini della terra. \u201cNon vi lascer\u00f2 orfani: verr\u00f2 da voi\u201d, disse Ges\u00f9.<br \/>\nSenza dubbio nei pensieri di Ges\u00f9 era dominante la preoccupazione per il futuro di quel piccolo gruppo che aveva radunato. Una preoccupazione che aveva fin dall\u2019inizio, ma in quella sera appariva in tutta la sua chiarezza e drammaticit\u00e0. Da questo sentimento, non privo di tratti drammatici, nascevano le parole che aveva detto all\u2019inizio della cena: \u201cHo tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi\u201d. Il desiderio di incontrare i discepoli si sostanziava nel voler consegnare loro il suo testamento, la sua eredit\u00e0, che sarebbe dovuta perpetuarsi nel tempo. Quella cena era il momento alto di questa consegna. Ed ogni Liturgia domenicale fa rivivere anche a noi tale momento. Anzi, in quella cena erano gi\u00e0 presenti tutte le sante liturgie che sarebbero seguite in ogni parte della terra e in ogni tempo. Anche quella che stiamo celebrando oggi. Non a caso Ges\u00f9, rivolgendosi al Padre prega non solo per quel piccolo gruppo di discepoli \u201cma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola\u201d (Gv 17,20).<br \/>\nC\u2019\u00e8 un tratto della nostra spiritualit\u00e0 e della nostra pastorale che va pi\u00f9 chiaramente recuperato: la preoccupazione per il futuro delle comunit\u00e0. Per essere discepoli del Signore non basta lasciarsi assorbire dal lavoro quotidiano nella sua immediatezza. Nel presente dobbiamo gi\u00e0 coltivare il futuro che desideriamo. \u00c8 quanto insegna Ges\u00f9 in quella sera. Egli ha davanti ai suoi occhi un gruppo di poche e fragili persone; li guarda con affetto e sogna l\u2019umanit\u00e0 intera radunata attorno a quella mensa. Certo \u00e8 davvero ingenuo confidare l\u2019eredit\u00e0 in quelle mani. Ma \u00e8 l\u2019ingenuit\u00e0 di Dio che si fida e si affida ai piccoli e ai deboli. Ges\u00f9 dice che non li lascer\u00e0 soli, come degli orfani abbandonati. Il termine ha forti connotazioni veterotestamentarie, ove l\u2019orfano \u00e8 il prototipo di colui che \u00e8 alla merc\u00e9 dei potenti, colui nei cui confronti si commettono non poche ingiustizie. Ges\u00f9 non lascer\u00e0 i suoi indifesi. E annuncia la vicinanza di un \u201cconsolatore\u201d (alla lettera un \u201csoccorritore\u201d), che \u00e8 lo \u201cSpirito di verit\u00e0\u201d. Il termine \u201csoccorritore\u201d, applicato allo Spirito Santo, sta a significare colui che aiuta in qualunque circostanza, soprattutto in quelle pi\u00f9 difficili. Finch\u00e9 \u00e8 stato con i suoi, Ges\u00f9 stesso li ha aiutati, istruiti e difesi. \u201cQuand\u2019ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro \u00e8 andato perduto, tranne il figlio della perdizione\u201d (Gv 17,12), dice Ges\u00f9 nella preghiera al Padre. D\u2019ora in poi sar\u00e0 lo Spirito il loro soccorritore permanente. Egli \u0096 dice Ges\u00f9 \u0096 rimarr\u00e0 con voi per sempre. C\u2019\u00e8 bisogno dello Spirito di Ges\u00f9, perch\u00e9 nel mondo non si trova; \u00e8 uno Spirito che il mondo n\u00e9 vede n\u00e9 conosce; \u00e8 estraneo alle logiche di questo mondo, alle ideologie di menzogna, a quei sistemi perversi che opprimono gli uomini e perpetuano la violenza. Ma lo Spirito di Ges\u00f9 \u00e8 estraneo anche ai tanti spiriti che posseggono i nostri cuori e i nostri pensieri. Mi riferisco allo spirito di indifferenza, allo spirito dell\u2019amore solo per se stessi, allo spirito di orgoglio, di inimicizia, di invidia, di menzogna, di arroganza. E quanti altri ancora! Non c\u2019\u00e8 bisogno di ricorrere ad una vetero-demonologia, che poi viene facilmente rimossa dalla nostra razionalit\u00e0, per parlare di spiriti, e neppure c\u2019\u00e8 bisogno di credere, a possessioni diaboliche.<br \/>\nSi tratta piuttosto di riconoscere, con maggiore realismo, che di spiriti cattivi ne circolano davvero molti. Ma tali spiriti non sono strani. Essi si vestono di normalit\u00e0. Le esagerazioni sono un furbesco espediente, per poter vivere tranquilli. In realt\u00e0 ognuno di noi dovrebbe riconoscere di essere posseduto, e tranquillamente, senza troppo contrastarli, da questi spiriti cattivi. Sono essi che fanno danno, che moltiplicano le violenze, le solitudini, le ostilit\u00e0, le guerre. Tutte queste cose nascono da cuori intristiti e incattiviti. Non andiamo a esaminare i casi eccezionali. Certo fanno preoccupare, ma sono solo la punta di una realt\u00e0 ben pi\u00f9 vasta. Quel che davvero rende infernale la nostra vita sono questi spiriti di egoismo ordinario che soggiogano i nostri cuori e guidano i nostri comportamenti in maniera distorta. Ecco perch\u00e9 c\u2019\u00e8 bisogno ancora oggi della Pentecoste. Abbiamo bisogno che lo Spirito del Signore scenda e faccia tremare, in uno spirituale terremoto, le pareti rigide e chiuse\u00a0del nostro cuore; c\u2019\u00e8 bisogno che una nuova fiamma si posi sul capo di ciascuno e scuota dalla pigrizia e dalla paura. Mentre siamo all\u2019inizio del terzo millennio ci \u00e8 chiesto di rivivere, per noi e per il mondo, il miracolo di quella prima Pentecoste che trasform\u00f2 il cuore e la vita dei discepoli.<br \/>\nMa da dove inizia il miracolo della Pentecoste? Non \u00e8 particolarmente complesso. Il miracolo inizia dall\u2019amore per Ges\u00f9, dall\u2019amore per il Vangelo. \u00c8 questo amore la prima fiammella che si posa sul capo dei discepoli e scalda il loro cuore. L\u2019amore per Ges\u00f9 \u00e8 perci\u00f2 l\u2019avvio di ogni esperienza religiosa cristiana. Ges\u00f9, nell\u2019ultima cena, rivolto ai discepoli disse loro: \u201cSe mi amate, osserverete i miei comandamenti\u201d. \u00c8 la prima volta nel Vangelo che Ges\u00f9 chiede ai discepoli di amarlo. Sino ad allora aveva chiesto che amassero il Padre, i poveri, i piccoli, che si amassero a vicenda tra loro. Ora, poco prima di morire, chiede che amino lui. Certo vi \u00e8 una domanda di affetto; ma l\u2019amore per Ges\u00f9 non termina a lui, si riversa con abbondanza su di noi. Dice Ges\u00f9: \u201cChi mi ama sar\u00e0 amato dal Padre mio e anch\u2019io lo amer\u00f2 e mi manifester\u00f2 a lui\u201d. Questa fiammella d\u2019amore che lo Spirito depone nel cuore di ognuno di noi \u00e8 la forza interiore che ci sostiene nel cammino della vita e ci fa crescere ad immagine del Signore Ges\u00f9. \u00c8 l\u2019energia che rigenera il mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Giovanni 14,15-21 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregher\u00f2 il Padre ed egli vi dar\u00e0 un altro Par\u00e0clito perch\u00e9 rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verit\u00e0, che il mondo non pu\u00f2 ricevere perch\u00e9 non lo vede e non lo conosce. 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