{"id":19095,"date":"2014-04-24T19:57:03","date_gmt":"2014-04-24T17:57:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19095"},"modified":"2014-04-24T20:02:11","modified_gmt":"2014-04-24T18:02:11","slug":"famiglia-e-vita-nel-magistero-di-jorge-mario-bergoglio-arcivescovo-di-buenos-aires","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/famiglia-e-vita-nel-magistero-di-jorge-mario-bergoglio-arcivescovo-di-buenos-aires.html","title":{"rendered":"Famiglia e Vita nel magistero di Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires"},"content":{"rendered":"<p><em>Introduzione al numero di &#8220;Familia et Vita&#8221; di aprile 2014<\/em><\/p>\n<p>\u00abLa famiglia \u00e8 una condizione necessaria perch\u00e9 una persona prenda coscienza e valorizzi la sua dignit\u00e0: nella nostra famiglia siamo stati portati alla vita, siamo stati accettati in quanto preziosi per noi stessi; in famiglia ci vogliono bene cos\u00ec come siamo, si valorizza la nostra felicit\u00e0 e la vocazione personale, al di l\u00e0 di ogni interesse. Senza la famiglia, che riconosce la dignit\u00e0 della persona per se stessa, la societ\u00e0 non riesce a \u201cpercepire\u201d questo valore nelle situazioni estreme. Soltanto una mamma e un pap\u00e0 possono dire con gioia, con orgoglio e responsabilit\u00e0: noi saremo genitori, abbiamo concepito nostro figlio\u00bb[1].<\/p>\n<p>\u00abIl matrimonio precede lo Stato, \u00e8 la base della famiglia, cellula della societ\u00e0, anteriore a ogni legislazione e anteriore alla stessa Chiesa\u00bb[2].<\/p>\n<p>All\u2019inizio di questa nostra <em>Presentazione<\/em> ho scelto due semplici citazioni perch\u00e9 lasciano ben intendere l\u2019approccio che papa Francesco \u2013 allora arcivescovo di Buenos Aires \u2013 ha seguito nel suo magistero per riflettere sul significato, l\u2019identit\u00e0 e il ruolo della famiglia nella Chiesa e nel mondo e sul valore stesso del matrimonio e della Vita.<\/p>\n<p>Per il vescovo argentino, la famiglia \u00e8 una realt\u00e0 concretissima, umana, ove s\u2019apprende l\u2019arte della Vita e dell\u2019Amore. La famiglia \u00e8 fatta di volti, di persone che amano, parlano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita a ogni costo. Si diventa persona stando in famiglia, crescendo con mamma e pap\u00e0, respirando il tepore della casa, vero nido e culla della vita. \u00c8 nella famiglia che riceviamo il nome e, quindi, la nostra dignit\u00e0. La famiglia \u00e8 il luogo dell\u2019amicizia, degli affetti, lo spazio dell\u2019intimit\u00e0, ove s\u2019apprende l\u2019arte del dialogo e della comunicazione interpersonale. Ci sono brevi discorsi, omelie e riflessioni di mons. Jorge Mario Bergoglio sulla famiglia e sul valore della Vita che lasciano quasi ri-ascoltare la dolce nenia di un tempo che le nonne cantavano ai propri nipoti, come altres\u00ec immaginare volti solcati dalla rughe di anziani consumati dal sacrificio, dall\u2019amore per i figli, e ri-sentire pure il brusio che fuoriesce dal cortile ove i fanciulli di una volta scorazzavano all\u2019aria aperta e giocavano e cantavano. Immagini concrete di una famiglia e dei suoi membri che rappresentano un anello di una lunga catena che \u00e8 la Vita.<\/p>\n<p>Il matrimonio, poi, \u00e8 nel progetto di Dio da sempre ed \u00e8 la base della famiglia perch\u00e9 in esso si realizza il processo di umanizzazione del mondo, di ogni persona e di ogni societ\u00e0. Il matrimonio \u00e8 una specie di \u201cprimo sacramento\u201d dell\u2019umano, ove la persona scopre se stessa, si auto-comprende in relazione agli altri e all\u2019amore che \u00e8 capace di ricevere e di scambiarsi.<\/p>\n<p>Senza questo dato antropologico di base non \u00e8 possibile, per l\u2019arcivescovo rio-platense, avviare alcuna riflessione teologica sul valore e il significato della famiglia e della stessa Vita. Inoltre, senza una lettura \u201cin contesto\u201d[3] della famiglia e un\u2019attenta analisi delle condizioni sociali, economiche, politiche, culturali e religiose in cui la vita delle persone si esprime, ogni altra speculazione \u2013 pure filosofica e sacramentale \u2013 risulterebbe inutile e soprattutto inefficace. In qualche modo, ognuno di noi nasce \u2013 \u00e8 consegnato al mondo \u2013 attraverso il vissuto della propria famiglia ed \u00e8 il frutto di un amore sponsale che riceve nel matrimonio la dignit\u00e0 di sacramento.<\/p>\n<p><strong>1. Attraversati da due forze<\/strong><\/p>\n<p>La famiglia nel magistero dell\u2019allora presule di Buenos Aires, mons. Jorge Bergoglio, appare attraversata da due forze che si compenetrano e si sostengono reciprocamente.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 per sua natura centripeta. Si tratta della Vita che attira ogni cosa a s\u00e9 e da cui tutto scaturisce come da una sorgente immensa e senza fine che riversa le sue acque in cascate profonde e raggiunge i rivoli pi\u00f9 silenziosi della terra. Ognuno di noi \u00e8 inserito in questo flusso della Vita che ci trasporta nel tempo di generazione in generazione: facciamo tutti parte di un unico popolo santo di Dio che \u00e8 \u201cfamiglia di famiglie\u201d, ove la memoria \u2013 premessa perch\u00e9 ci sia un vero futuro per i giovani e per le future generazioni \u2013 \u00e8 consegnata agli anziani e custodita gelosamente nell\u2019esperienza di gratitudine che ciascuno \u00e8 in grado di compiere in quanto persona, ossia essere in relazione e comunione.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8, per essenza, centrifuga. \u00c8 l\u2019Amore come dono di s\u00e9 senza misura, una fiamma che quanto pi\u00f9 brucia tanto pi\u00f9 si rinnova e trova vigore e alimento. \u00c8 l\u2019Amore, infatti, che ci personalizza, che ci rende persona, che ci fa esistere.<\/p>\n<p>Queste \u201cforze\u201d sono come due facce di una stessa medaglia: hanno origine in Dio; ossia provengono dalla Trinit\u00e0 che si \u00e8 rivelata pienamente nella morte e risurrezione di Ges\u00f9 Cristo, Verbo fatto carne, che ha posto nella coppia umana (maschio e femmina) il segno indelebile e intergenerazionale della sua presenza come Volto eterno tra i popoli.<\/p>\n<p><em>a) L\u2019energia della Vita<\/em><\/p>\n<p>Con l\u2019espressione \u201cforza\u201d o \u201cenergia\u201d della Vita, papa Francesco non intende \u2013 allora come oggi \u2013 fare un semplice riferimento ai segni che ognuno di noi lascia nel tempo e nella storia sociale in virt\u00f9 della propria esistenza. \u00c8 dimostrato come, nel giro di poche generazioni, all\u2019incirca dopo un secolo, non resta pi\u00f9 traccia di noi stessi, di quello che siamo stati e abbiamo vissuto, creato, compiuto e prodotto. La \u201cVita\u201d \u00e8 da interpretare non semplicemente come <em>b\u00ecos<\/em>, bens\u00ec quale <em>zo\u00ea<\/em>[4]. \u00c8 una forza intergenerazionale che attraversa il tempo, la storia (fin dal seno di Abramo), le societ\u00e0, i mondi dell\u2019uomo, e si rinnova l\u00ec dove le comunit\u00e0 e i popoli si aprono al dono dell\u2019Amore e sanno fare tesoro della propria memoria[5]. Sarebbe, infatti, molto riduttivo \u2013 anche se possibile \u2013 rileggere il ruolo della famiglia e il significato dell\u2019esistenza di ciascuno di noi nell\u2019orizzonte mondano e naturale della propria sola \u201cbiografia\u201d o \u201cvissuto generazionale\u201d. Quando il cardinale Bergoglio immagina la famiglia ha davanti a s\u00e9 dei volti molto concreti: nonni, giovani, adulti e bambini che con il loro esserci e agire fanno la comunit\u00e0 e alimentano l\u2019umanit\u00e0 e lo stesso popolo santo di Dio che in Abramo ha la sua radice germinale. Noi tutti siamo inseriti in questo flusso della Vita che ci porta e ci rende protagonisti del nostro essere e agire nella misura in cui amiamo la Vita e la custodiamo in ogni suo aspetto o fase.<\/p>\n<p>In noi, sembra ricordare in pi\u00f9 occasioni il cardinale Bergoglio, c\u2019\u00e8 pi\u00f9 del personale \u201cvissuto\u201d e delle poche e deboli tracce lasciate dalle nostre famiglie e comunit\u00e0. Noi siamo portatori di un\u2019Origine divina che ci precede e che ci attende \u2013 e quindi ci anticipa \u2013 come Patria e Meta del nostro andare per il mondo. \u00c8 la Vita divina nella quale ogni persona umana \u2013 di generazione in generazione \u2013 \u00e8 inserita da sempre, gi\u00e0 nel suo atto originalissimo del concepimento e del proprio vivere comune[6]. Siamo come degli anelli che, nella catena del tempo, trasportiamo \u2013 di generazione in generazione \u2013 i valori, gli ideali e i gesti di amore e di tenerezza che ogni popolo \u00e8 in grado di compiere nell\u2019unico e pur variegato cammino dell\u2019umanit\u00e0[7].<\/p>\n<p>In questa prospettiva possiamo rileggere un\u2019espressione che ritorna continuamente nei pronunciamenti di papa Francesco quand\u2019era pastore della Chiesa rio-platense: \u201caver cura\u201d o anche \u201cprendersi cura\u201d (<em>take care<\/em>) della Vita in tutte le sue et\u00e0 e manifestazioni (giovani, anziani, bambini), promuovendo la cultura dell\u2019incontro[8] ed educando al significato autentico dell\u2019Amore[9].<\/p>\n<p><em>b) Il potere dell\u2019Amore<\/em><\/p>\n<p>Con il termine \u201cforza\u201d o \u201cenergia\u201d dell\u2019Amore, invece, papa Francesco fa riferimento direttamente al senso cristiano di <em>Agap\u00ea<\/em>, ossia all\u2019Amore gratuito come dono di s\u00e9 per l\u2019altro. \u00c8 il potere dell\u2019Amore crocifisso, del Cristo che, innalzato da terra, donando tutto di s\u00e9, attira tutti al suo cuore. <em>Agap\u00ea<\/em> ingloba in s\u00e9 la forza dell\u2019<em>er\u00f4s<\/em> e l\u2019energia dinamica e generosa della <em>phil\u00eca<\/em>, senza le quali l\u2019Amore stesso \u2013 ma anche il nostro essere famiglia \u2013 apparirebbe vuoto, povero, disincarnato, privo di storicit\u00e0 e di concretezza, ma altres\u00ec di futuro, cio\u00e8 di segni lasciati nel tempo come testimonianza della stessa Vita[10].<\/p>\n<p>\u201cAmare\u201d, nella concezione di mons. Bergoglio, non vuol dire guardarsi negli occhi e sospirare, quanto, piuttosto, prendersi per mano e camminare assieme verso la stessa m\u00e8ta, ripetendosi \u2013 l\u2019uno all\u2019altra \u2013 \u201ctu non morirai, perch\u00e9 io dar\u00f2 la vita per te\u201d. In tal senso, l\u2019amore familiare e sponsale ci dice che si pu\u00f2 amare solo per sempre, pienamente, definitivamente, senza alcuna precariet\u00e0 o provvisoriet\u00e0[11], e che le prove, i sacrifici e le crisi dell\u2019Amore sono nient\u2019altro che un passaggio obbligato per crescere nel Bene e nella Verit\u00e0, senza rimpianti n\u00e9 ingratitudine. Chi ama si dona completamente e non se ne pente: non rinfaccia quello che ha dato, n\u00e9 ricorda le proprie rinunce. Chi ama impara a vivere la propria crisi davanti a Dio, all\u2019interno della propria famiglia. L\u2019Amore, cos\u00ec, si conferma come un \u201cesodo senza ritorno\u201d, un \u201cavvento senza rimpianto\u201d, perch\u00e9 la gratitudine prende il sopravvento sulla stessa paura di donarsi e di sacrificarsi per l\u2019altro. Chi ama veramente \u2013 \u00e8 questa l\u2019esperienza dei genitori, dei nonni, dei giovani, dello stesso Ges\u00f9 Cristo \u2013 non rinfaccia niente, non richiede indietro quello che ha perso o donato e non dice \u201cho lasciato\u201d ma, come il buon discepolo, ripete \u201cho trovato un tesoro\u201d (cf. <em>Mt<\/em> 13,44-46).<\/p>\n<p>\u00c8 a partire dal riconoscimento di queste due \u201cenergie\u201d che la famiglia pu\u00f2 essere considerata come il primo luogo educativo della fede e della crescita umana di ogni persona. Di fatti, come ci ricorda papa Francesco anche in alcuni suoi ultimi pronunciamenti, \u00e8 nella famiglia che impariamo ad amare e riceviamo il dono della fede[12]. La famiglia diviene, in questa prospettiva, soggetto di evangelizzazione perch\u00e9 \u00e8 uno spazio interumano che custodisce e genera la vita ed \u00e8 prima cellula in cui si diffonde l\u2019Amore e s\u2019impara ad amare.<\/p>\n<p><strong>2. Le due costanti: \u201cFamiglia e Vita\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201cFamiglia e Vita\u201d diventano, cos\u00ec, due costanti nel magistero dell\u2019arcivescovo di Buenos Aires che vorrei richiamare considerandone alcuni punti\u00a0 (o aspetti) fondamentali, consapevoli che, per papa Francesco, ogni riflessione sulla famiglia e sulla stessa vita non pu\u00f2 non tener conto della recezione degli insegnamenti della Chiesa, soprattutto del Concilio ecumenico Vaticano II \u2013 in particolare della <em>Gaudium et spes<\/em> \u2013, nonch\u00e9 di una sana e concreta riflessione biblica sulla creazione della persona umana (a immagine e somiglianza di Dio[13]), della crisi stessa che la famiglia attraversa nel nostro tempo[14] e, soprattutto, della concezione della Chiesa come popolo di Dio (\u201cfamiglia di famiglie\u201d) incarnato nella storia e che fa la societ\u00e0 che noi stessi viviamo. In tal senso, la famiglia pu\u00f2 definirsi Chiesa domestica in quanto vive il Vangelo e la fede in Ges\u00f9 Cristo in uno spazio urbano concreto[15], ossia in quegli androni della societ\u00e0 per colpa dei quali diventa veramente difficile testimoniare la propria fede e diventare soggetto di evangelizzazione o agente credente.<\/p>\n<p><strong>3. L\u2019efficacia del simbolo e delle metafore<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Il modo di procedere di papa Francesco, oggi come allora, non \u00e8 volutamente sistematico: le coordinate prevalgono sulle subordinate e il linguaggio simbolico diventa molto evocativo e lascia intendere un approccio pi\u00f9 intuitivo alla realt\u00e0 dell\u2019uomo, della famiglia, come pure al mistero di Dio e alla valutazione dei problemi che assillano la Chiesa e che toccano la sua missione nel mondo d\u2019oggi. Questo vuol dire, in positivo, che molte delle sue riflessioni ed espressioni \u2013 a volte quasi sincopate, messe tra parentesi da un certo silenzio meditativo e da metafore allusive \u2013 seguono la logica del \u201cnon detto\u201d che,\u00a0 paradossalmente, rivelano pi\u00f9 di quello che dicono e danno molto a pensare sul significato della famiglia, sul valore della vita[16] e sulle sfide che attendono ciascuno di noi per essere testimoni credibili di Ges\u00f9 Cristo in un mondo che \u00e8 completamente cambiato ma che, per grazia di Dio, non resta totalmente chiuso alla buona novella del Vangelo. Il simbolo, si sa, \u00e8 per sua natura relazionale e partecipativo. Cos\u00ec come la metafora apre l\u2019intelligenza a nuovi significati e a riflessioni pi\u00f9 profonde che non sarebbero possibili se il pensiero restasse chiuso nelle maglie delle definizioni e nelle strettoie dei concetti.<\/p>\n<p>Ci si rende conto che il linguaggio del cardinale Jorge Bergoglio, almeno nelle sue riflessioni sulla famiglia e sulla vita, cos\u00ec come sul divorzio, sull\u2019educazione, sul lavoro, sull\u2019eutanasia e la povert\u00e0, assume toni accorati e spesso indaga quella dimensione esistenziale della persona attraverso alcune domande di senso \u2013 \u201cChi siamo?\u201d, \u201cDove andiamo?\u201d, \u201cPerch\u00e9 ci troviamo qui?\u201d \u2013 che inchiodano ogni uomo, credente e non, e obbligano a una risposta ben precisa. Si tratta, in base alla risposta proferita, di essere \u2013 positivamente \u2013 a favore della vita e del processo di umanizzazione del mondo e della societ\u00e0 o, contrariamente, di procedere \u2013 negativamente \u2013 verso la morte dell\u2019umano e della dimensione pi\u00f9 profonda della nostra esistenza. La fede, sembra dirci il cardinale Bergoglio, ci umanizza, cos\u00ec come l\u2019Amore in quanto dono di s\u00e9 ci rende persone e diventa la risposta al problema dell\u2019uomo e al senso della vita.<\/p>\n<p>Il parlare franco e diretto di papa Francesco, oggi[17] come allora, sui grandi temi della giustizia, dell\u2019amore, della verit\u00e0, della famiglia, del futuro dei popoli e della missione della Chiesa nel mondo, riflette quella sapienza del Vangelo che \u00e8 propria dei cuori umili e puri, e risente di quella forza dell\u2019annuncio \u2013 della Pasqua di Cristo \u2013 che gli fa vedere e credere a una Chiesa viva, aperta alla volont\u00e0 di Dio e capace di leggere i segni dei tempi nell\u2019oggi della nostra storia. \u00c8 questa la sua preziosa eredit\u00e0 che tutti noi possiamo raccogliere per quanto concerne la famiglia (dono e compito) e il grande mistero della Vita, consapevoli che, da molte sue provocazioni e intuizioni, si aprono nuovi spazi di riflessione sulla vocazione e i diritti dell\u2019uomo[18] e sul destino dei popoli[19], come altres\u00ec sulla libert\u00e0 di coscienza e sul fatto che nessuno di noi pu\u00f2 sostituirsi alle scelte dell\u2019altro, neanche in campo etico o bio-medico.<\/p>\n<p>Noi possiamo semplicemente illuminare le coscienze e orientare gli uomini e le donne del nostro tempo alla Verit\u00e0 e ai valori della Vita, secondo la logica esigente del Vangelo, ma non possiamo assolutamente sostituirci alle persone e alle famiglie che devono decidere cosa fare e come agire. Questo perch\u00e9 ogni riflessione sulla famiglia e sul grande mistero della Vita non pu\u00f2 non avvenire che \u201cin contesto\u201d[20], considerando determinate condizioni culturali, sociali, storiche, politiche, economiche e spirituali di un popolo.<\/p>\n<p>Sensibile a un certo metodo dei primordi della teologia dell\u2019America Latina, il cardinale Bergoglio manifesta un\u2019attenzione alla storia, ai processi sociali, economici e politici che attentano al primato della famiglia, ai diritti dell\u2019infanzia e della libert\u00e0 fondamentale di ogni persona. La sua critica serrata alla povert\u00e0, allo sfruttamento, alla cultura dello scarto, al relativismo etico e all\u2019ideologia della post-modernit\u00e0, ci dicono che egli ama la vita e che la \u00abfamiglia \u00e8 il centro naturale della vita umana, che non \u00e8 \u201cindividuale\u201d, ma personale-sociale\u00bb e che \u00abrisulta falsa ogni contrapposizione tra persona e societ\u00e0\u00bb[21].<\/p>\n<p><strong>4. Il centro naturale della vita umana<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Se \u00e8 vero che amare ed essere amati \u00e8 la risposta al problema dell\u2019uomo e al senso della vita (E. Fromm), allora la famiglia, nella visione del cardinale rio-platense, \u00e8 il luogo dove si impara ad amare, nonch\u00e9 il centro naturale della vita umana. Non esistendo alcuna contrapposizione tra persona e societ\u00e0, il presule argentino indaga in lungo e in largo, nelle sue omelie, conferenze, come anche nei suoi discorsi, le due dimensioni costitutive della persona: quella individuale e quella sociale. In conflitto non sono queste due dimensioni, ma possono esserci, invece, gli interessi individuali e quelli sociali. Cos\u00ec, scrive il cardinale Bergoglio, \u00abla Chiesa medita sulla famiglia \u2013 fondamento della vita personale e sociale \u2013, la promuove nei suoi valori pi\u00f9 profondi e la difende quando viene attaccata o svalutata\u00bb[22].<\/p>\n<p><em>a) Due valori essenziali: stabilit\u00e0 e fecondit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>La famiglia, fondata sul matrimonio, possiede \u00abdue valori essenziali per ogni societ\u00e0 e per ogni cultura: la stabilit\u00e0 e la fecondit\u00e0. Molti nelle societ\u00e0 moderne tendono a considerare e difendere i diritti dell\u2019individuo, che \u00e8 una cosa molto buona. Per\u00f2, non per questo si deve dimenticare l\u2019importanza che hanno per ogni societ\u00e0 \u2013 cristiana o meno \u2013 i ruoli fondamentali che esistono soltanto nella famiglia fondata sul matrimonio. I ruoli della paternit\u00e0, della maternit\u00e0, della figliolanza e della fraternit\u00e0 che sono alla base di qualunque societ\u00e0 e senza i quali ogni societ\u00e0 gradualmente perde consistenza e diventa anarchica\u00bb[23]. Qui \u00e8 ripreso il <em>Documento di Puebla <\/em>che s\u2019ispira a <em>GS<\/em> (nn. 49-50, con riferimento all\u2019amore coniugale e alla fecondit\u00e0 del matrimonio)\u00a0 e rilegge queste quattro relazioni come elementi che sono alla base della vita della stessa Chiesa e si esprimono in: esperienza di Dio come Padre, esperienza di Cristo come fratello, esperienza di figli \u201cin, con e per il Figlio\u201d, esperienza di Cristo come Sposo della Chiesa. Quindi, \u00abla vita in famiglia riproduce queste quattro esperienze fondamentali e ne partecipa nel suo piccolo; sono quatto volti dell\u2019amore umano\u00bb[24]. Puebla ci parla della famiglia come centro in cui trovano il loro pieno sviluppo queste quattro relazioni fondamentali della persona. La familiarit\u00e0, il nostro \u201cessere familiare\u201d, non pu\u00f2 fare a meno della paternit\u00e0, della figliolanza, della fraternit\u00e0 e della nuzialit\u00e0. La ragione teologica profonda di questo essere familiare ha, per il cardinale di Buenos Aires, le sue radici nel fatto che la famiglia \u00e8 l\u2019immagine di un Dio che nel suo mistero pi\u00f9 profondo non \u00e8 solitudine, ma una famiglia. Per questo, \u00abla legge dell\u2019amore coniugale \u00e8 comunione e partecipazione, non dominazione\u00bb[25].<\/p>\n<p>La rivelazione del Dio uno e trino, che ci annuncia Ges\u00f9 Cristo, \u00abtrova nelle famiglie di ogni popolo il suo miglior interlocutore. Perch\u00e9? Perch\u00e9 la famiglia \u00e8 l\u2019ambito stabile e fecondo di gratuit\u00e0 e amore in cui la Parola pu\u00f2 essere accolta e meditata poco a poco e crescere come un seme che diventa un grande albero. Perch\u00e9? Poich\u00e9 i ruoli che interagiscono nella famiglia e che sono essenziali per la vita personale e sociale, sono essenziali anche per Dio stesso: la vita familiare permette di ricevere la rivelazione dell\u2019amore familiare di Dio in modo intelligibile: \u00e8 la fede che assimiliamo insieme al latte materno. Non per nulla, il cammino che il Signore stesso ha scelto per rivelare se stesso e salvarci \u00e8 stato di stabilire la sua dimora in mezzo alla storia degli uomini, in quel centro di comunione e partecipazione che \u00e8 la prima Chiesa, che \u00e8 stata la Santa Famiglia di Nazareth\u00bb[26].<\/p>\n<p>Sulla scia della Conferenza di Puebla, il cardinale Bergoglio mette in evidenza il forte senso della famiglia che hanno i popoli del Sud del mondo per affermare poi che la parrocchia \u2013 \u201ccomunit\u00e0 di comunit\u00e0 e movimenti\u201d \u00e8 principalmente la \u201cfamiglia di Dio\u201d, una fraternit\u00e0 animata dallo spirito di unit\u00e0 e non una struttura o un territorio n\u00e9 un edificio. La parrocchia \u00e8 lo specchio delle famiglie e raccoglie le ansie, le attese, le speranze, le gioie e i dolori delle nostre famiglie. In tal senso, come non esistono famiglie in astratto, cos\u00ec non possono esserci parrocchie ideali o concepite solo nella mente. Se la parrocchia pu\u00f2 essere il luogo privilegiato della comunione e della partecipazione \u00e8 perch\u00e9 in essa si riflettono le stesse dinamiche del vissuto familiare che \u00e8 animato dalla fede in Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>Alla domanda \u201cPerch\u00e9 questa centralit\u00e0?\u201d, l\u2019arcivescovo rio-platense risponde cos\u00ec: \u00abPerch\u00e9 la centralit\u00e0 della famiglia e della parrocchia [\u2026] \u00e8 una centralit\u00e0 concreta, storica, situata, una centralit\u00e0 comune che ha dato spazio alla grazia e ha generato una cultura evangelizzata e un modo inculturato di vivere il Vangelo. Queste istituzioni assicurano ai nostri popoli un luogo di promozione e di servizio che altre istituzioni non sono in grado di gestire. La centralit\u00e0 produce cultura e la nostra fede \u00e8 una fede che s\u2019incultura. Inoltre, per conseguire una buona e profonda inculturazione, la fede entra in comunione con quei centri in cui la cultura \u00e8 in fermento, se ne alimenta, s\u2019inculca nei cuori, si istituzionalizza. Pertanto, per essere ci\u00f2 che sono, autentici \u201ccentri\u201d di comunione e partecipazione, la famiglia e la parrocchia devono nutrire e coltivare le grazie costitutive che costantemente ricevono dalla propria natura e dallo Spirito\u00bb[27].<\/p>\n<p>b) La famiglia, luogo naturale della Parola e dell\u2019Amore<\/p>\n<p>Qui il cardinale Bergoglio sottolinea due grazie che trovano nella famiglie e nella parrocchia un luogo insostituibile. Si tratta della Verit\u00e0 e dell\u2019Amore. La famiglia, come la parrocchia, \u00e8 uno spazio aperto alla Parola e, quindi, alla Verit\u00e0. La famiglia \u00e8 il luogo naturale della Parola e delle Parole e si costituisce con le parole fondamentali dell\u2019Amore, attraverso quel \u201cs\u00ec, lo voglio\u201d che stabilisce un\u2019alleanza tra gli sposi per sempre. \u00abNella famiglia, il neonato si apre al senso delle parole grazie all\u2019affetto e al sorriso materno e paterno e trova il coraggio di parlare. Nella famiglia la parola vale per la persona che la dice e tutti hanno una voce, piccoli, giovani, adulti e anziani. Nella famiglia la parola \u00e8 degna di fiducia perch\u00e9 conserva la memoria dei gesti di affetto e si proietta in nuovi gesti quotidiani di affetto. Possiamo riassumere le nostre riflessioni dicendo che la famiglia \u00e8 il luogo della parola perch\u00e9 \u00e8 centrata sull\u2019amore. Le parole dette e ascoltate in famiglia non passano, ma ruotano sempre intorno al cuore, illuminandolo, guidandolo, incoraggiandolo. Il consiglio paterno, la preghiera imparata leggendo le labbra materne, la confidenza fraterna, i racconti dei nonni\u2026 sono parole che costituiscono il piccolo universo concentrato in ogni cuore\u00bb[28].<\/p>\n<p>Il cardinale Bergoglio sembra dirci che la fede passa per il vissuto della famiglia e si nutre di quella dimensione affettiva insostituibile della quale nessuno di noi pu\u00f2 farne a meno. \u00c8 la dimensione antropologica del nostro esistere e vivere, del nostro stesso credere in Ges\u00f9 Cristo! La famiglia svolge, cos\u00ec, un ruolo fondamentale di mediazione storica per il dono della fede e lo stesso annuncio del Vangelo. Tale mediazione rende tutti responsabili e protagonisti della missione come autentici mediatori. Se gli intermediari cercano di fare sconti a tutte le parti, al fine di ottenere un guadagno per s\u00e9, il mediatore, invece, \u00e8 colui che non trattiene nulla per s\u00e9, ma si spende generosamente, fino a consumarsi, sapendo che l\u2019unico guadagno \u00e8 il bene dell\u2019altro.<\/p>\n<p>La grazia dell\u2019Amore ci permette, in famiglia come in parrocchia, di accettare l\u2019altro in modo gratuito, di creare e di imparare a perdonare. Famiglia e parrocchia sono spazi aperti dell\u2019Amore e costituiscono una vera palestra della Vita per imparare ad accogliere tutti, senza esclusione di alcuno. \u00abLa famiglia e la parrocchia sono il luogo dell\u2019accoglienza, della comunione nell\u2019amore profondo, pi\u00f9 che in certi costumi che cambiano continuamente [\u2026]. La centralit\u00e0 della famiglia, la protezione della porta che d\u00e0 accesso all\u2019intimit\u00e0, la gioia semplice della mensa familiare, il luogo in cui ci si cura dalle malattie e ci si riposa, dove ci si pu\u00f2 mostrare ed essere accettati cos\u00ec come siamo, questi valori rimangono validi e vitali per ogni cuore umano\u00bb[29].<\/p>\n<p><em><strong>\u00a0<\/strong>c) Le sfide attuali della famiglia<\/em><\/p>\n<p>Nelle sue riflessioni sulla famiglia, il vescovo di Buenos Aires parla della crisi dei valori sociali e morali che investono le comunit\u00e0 di oggi in termini di sfide che ci coinvolgono e innanzi alle quali la Chiesa non pu\u00f2 restare inerme, n\u00e9 apparire sprovveduta o senza proposte concrete per la loro risoluzione. In tal senso, la crisi che investe le famiglie a vasto raggio d\u2019azione diventa una sfida attuale per l\u2019evangelizzazione della cultura e l\u2019inculturazione del Vangelo[30].<\/p>\n<p>La prima sfida consiste, in quanto famiglia, nel ricentrarci su Cristo. In ambito familiare si tratta di ricentrarsi sulla persona battezzata che dovr\u00e0 generare la cultura cristiana, ossia dovr\u00e0 essere evangelizzatrice e agire a beneficio dei propri fratelli, specialmente di quelli pi\u00f9 emarginati. \u00c8 una nuova prospettiva sulla linea dell\u2019educazione alla fede. Bisogna porre al centro dell\u2019annuncio tutta la persona nella sua dimensione comunitaria. Di fronte alla crisi culturale di proporzioni inaspettate in cui viviamo, scrive il vescovo Bergoglio \u2013 riprendendo il n. 52 della <em>Redemptoris missio<\/em>) \u2013, \u00e8 necessario uno sforzo speciale per inculturare il messaggio di Ges\u00f9, in modo che i valori cristiani possano trasformare i diversi nuclei culturali, purificandoli, se necessario, e consentendo il consolidamento di una cultura cristiana che rinnovi, estenda e unifichi i valori storici passati e presenti, al fine di rispondere in misura adeguata alle sfide del nostro tempo. \u00abIl fatto \u00e8 che il centro \u00e8 un elemento costitutivo profondo della nostra cultura latino-americana, e che \u00e8 fortemente \u201ccircolare\u201d. Aiuta tenere questo in mente, per poter pensare bene molte cose che non si comprendono partendo da una concezione razionalista lineare, che considera il progresso come abbandono del centro, come l\u2019emergere di cose nuove che non hanno nulla a che vedere con quelle vecchie [\u2026]. La cultura e la fede latinoamericane sono state generate e sono profondamente centrate su centri concreti di \u201ccomunione e partecipazione\u201d: centri spaziali, come i santuari, e centri temporali, come le grandi feste, in cui la comunione e la partecipazione raggiungono il loro massimo splendore\u00bb[31]. Occorre valorizzare questi centri che sono necessari perch\u00e9 una cultura nasca e viva, in quanto da ci\u00f2 dipendono la sua stabilit\u00e0 e la sua fecondit\u00e0.<\/p>\n<p>La seconda sfida si esprime, essenzialmente, nella lotta alla cultura dell\u2019esclusione e dell\u2019emarginazione[32]. Ampi strati della popolazione mondiale sono esclusi ed emarginati dallo stesso fenomeno della globalizzazione e delle nuove tecnologie. Non si tratta soltanto del fenomeno della povert\u00e0 e dello sfruttamento o dell\u2019oppressione, bens\u00ec di qualcosa di nuovo: gli esclusi non sono solo sfruttati, ma soprattutto \u201cavanzano\u201d e rappresentano \u201clo scarto\u201d, il rifiuto della societ\u00e0 pi\u00f9 ricca e tecnologicamente avanzata. Si \u00e8 cos\u00ec generata una cultura dualistica ove ci\u00f2 che sembra pi\u00f9 moderno e progressista convive con ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 antico e disprezzabile. \u00abQuesta cultura ha come orizzonte una visione individualistica e un\u2019ossessione consumistica in cui predomina la preoccupazione economica [\u2026]. La globalizzazione ha significato un rapido deterioramento delle radici culturali con l\u2019invasione delle tendenze appartenenti ad altre forme di <em>ethos<\/em> culturale che si manifestano in generi musicali, commerci alimentari, centri commerciali, mezzi di comunicazione, ecc.\u00bb[33]. Tutto ci\u00f2 \u00e8 a deterioramento della tradizione cristiana.<\/p>\n<p>La terza sfida che il vescovo di Buenos Aires intravede \u00e8 quella della secolarizzazione che intende ridurre la fede e la Chiesa all\u2019ambito della sfera privata e dell\u2019intimit\u00e0. Per ovviare a questo fenomeno mondiale occorre riscoprire il carattere pubblico e comunitario della fede, puntando molto sulla formazione dei laici e l\u2019evangelizzazione di gruppi professionali e di ampio impegno culturale. Formare alla testimonianza e al senso ecclesiale della fede \u00e8 un processo complesso e duraturo che tocca anche il mondo dei giovani attraverso una pastorale giovanile che deve fare i conti con i cambiamenti sociali che i giovani stessi subiscono.<\/p>\n<p>Per rispondere a queste tre grandi sfide, il cardinale Bergoglio intravede nella pastorale della catechesi e sociale un mezzo privilegiato per trasmettere e rafforzare la fede della comunit\u00e0, soprattutto la fede dei giovani. La catechesi \u00e8 uno dei pilastri dell\u2019azione pastorale ed \u00e8 un momento essenziale del processo stesso di evangelizzazione. La pastorale sociale, invece, permette di ricongiungere fede e vita, culto e testimonianza dei valori evangelici nella vita personale, familiare e sociale.<\/p>\n<p>La quarta sfida, che segna con i suoi mutamenti l\u2019azione evangelizzatrice della Chiesa, \u00e8 quella economica. La perdurante crisi economica nella quale ci troviamo segnala il problema di utilizzo di forze materiali, che fatica a trovare le regole di un mercato globale capace di tutelare una convivenza pi\u00f9 giusta, a servizio degli ultimi. In questa sfida rientra, per il vescovo Bergoglio, la coscienza del debito sociale che abbiamo nei confronti della societ\u00e0 della quale facciamo parte. Il debito sociale \u00e8 costituito da privazioni che mettono in grave rischio il sostentamento della vita, la dignit\u00e0 delle persone e le opportunit\u00e0 di realizzazione umana[34]. Il debito sociale \u00e8 anche un debito esistenziale di crisi del senso della vita. Per superare il debito sociale \u00e8 necessario ricostruire il tessuto sociale e i legami sociali. Si tratta di una questione antropologica perch\u00e9 tocca la dignit\u00e0 di una persona e del suo far parte di un popolo. L\u2019aumento della povert\u00e0 determina anche l\u2019esclusione sociale degli ultimi e fomenta la cultura dello scarto.<\/p>\n<p>La denuncia \u00e8 forte: \u00abLa cultura attuale tende a proporre stili di vita contrari alla natura e alla dignit\u00e0 dell\u2019essere umano. L\u2019impatto dominante degli idoli del potere, la ricchezza e il piacere effimero si sono trasformati, al di l\u00e0 del valore della persona, nella massima norma di funzionamento, e nel criterio decisivo dell\u2019organizzazione sociale. La crisi economico-sociale e il conseguente aumento della povert\u00e0 sono causate dalle politiche ispirate da forme di neoliberalismo che considerano il profitto e le leggi di mercato come parametri assoluti a danno della dignit\u00e0 della persona e dei popoli [\u2026]. La perdita del senso della giustizia e la mancanza di rispetto verso gli altri si sono aggravate, portandoci a una situazione di iniquit\u00e0. La conseguenza di questa situazione \u00e8 la concentrazione delle ricchezze fisiche, monetarie e dell\u2019informazione in mano a poche persone, con il conseguente aumento della disuguaglianza e dell\u2019esclusione\u00bb[35].<\/p>\n<p>La povert\u00e0 non risulta essere una tappa casuale del progresso, bens\u00ec il risultato di situazioni e strutture economiche, sociali e politiche[36]. Il debito sociale esige la realizzazione della giustizia sociale e chiama in causa tutti gli attori sociali, in particolare lo Stato, i dirigenti politici, il capitale finanziario, gli imprenditori, gli agricoltori, gli allevatori, gli industriali, i sindacati, le Chiese e tutte le altre organizzazioni sociali. Al debito sociale occorre dare una risposta etica che s\u2019ispira ai valori del Vangelo e che fa dell\u2019economia del dono e della condivisione la medicina che guarisce da ogni forma d\u2019ingiustizia e di povert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>5. Accogliere e curare ogni et\u00e0 della vita: bambini, giovani e anziani<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>C\u2019\u00e8 un\u2019omelia molto bella dell\u2019arcivescovo Jorge Mario Bergoglio tenuta in occasione della celebrazione della Messa per la vita il 25 marzo 2011 nella Cattedrale di Buenos Aires. Rileggendo l\u2019esperienza di Maria, che accoglie la Parola dell\u2019angelo Gabriele e accompagna la vita di Ges\u00f9 giorno per giorno \u2013 passando per l\u2019esilio, ritornando poi a Nazareth, e salendo verso Gerusalemme, fino al Calvario \u2013, il nostro vescovo lascia intendere che ognuno di noi, sull\u2019esempio della Vergine Maria, \u00e8 chiamato ad accompagnare con tenerezza le tappe della vita fino alla fine[37].<\/p>\n<p>Il 2011 fu, per espresso desiderio di Benedetto XVI, l\u2019anno della vita. Durante la celebrazione, il vescovo Bergoglio si chiese come noi oggi accogliamo la vita di una persona dal suo concepimento fino alla sua morte. La domanda \u00e8 cos\u00ec resa: \u00abSappiamo accompagnare la vita? La vita dei nostri ragazzi, dei nostri figli e di coloro che non lo sono\u2026 sappiamo dare ai ragazzi degli incentivi durante la loro crescita? Sappiamo porre dei limiti nella loro educazione? E i ragazzi che non sono nostri, quelli che \u2013 perdonatemi l\u2019espressione \u2013 sembrano i \u201cfigli di nessuno\u201d preoccupano anche me? Sono vita! \u00c8 alito di Dio! O mi preoccupa di pi\u00f9 prendermi cura del mio animale domestico [\u2026]? Mi prendo cura della vita dei bambini quando crescono? Mi preoccupo per le compagnie che frequentano? Mi preoccupo affinch\u00e9 crescano maturi e liberi? So educare i figli nella libert\u00e0? Mi preoccupo dei loro svaghi [\u2026]? E la vita continua a crescere e Maria continua ad accompagnarla\u2026 e io, come Maria, la accompagno? E i tuoi genitori? E i tuoi nonni? E i tuoi suoceri? Li accompagni? Ti preoccupi per loro? Vai a fargli visita? A volte \u00e8 molto doloroso, ma non c\u2019\u00e8 altra soluzione se non che stiano in una casa di riposo a causa di problemi di salute o della famiglia stessa\u2026 per\u00f2, quando si trovano l\u00ec, perdo un sabato o una domenica per stare con loro? Ti prendi cura di questa vita che si sta spegnendo e che ti ha dato la vita?\u00bb[38].<\/p>\n<p>Nel considerare tutto il percorso della vita \u2013 di quella di Ges\u00f9 come di quella di ciascuno di noi e dei nostri genitori, della stessa Chiesa \u2013, il vescovo Bergoglio d\u00e0 un nome e un volto ai componenti della famiglia per dire che occorre prendersi cura di ogni et\u00e0 della vita. Il suo modo di procedere \u00e8 tipicamente sapienziale e rispecchia la visione biblica del tempo e della famiglia. \u00c8 come dire: c\u2019\u00e8 un\u2019et\u00e0 \u2013 un tempo \u2013 per ogni cosa (cf. <em>Qo<\/em> 3,1-15). Quella che Qohelet ci offre in questo brano \u00e8 una stupenda meditazione poetica sul tempo dell\u2019uomo, su questo mistero che accompagna l\u2019esistenza umana dal suo primo apparire nel mondo fino alla morte. In questa rassegna, sfilano i tempi dell\u2019uomo con un ritmo implacabile e inarrestabile, ma anche monotono e apparentemente predeterminato; eppure su di essi si leva la domanda radicale di senso da parte del nostro saggio, portavoce di un\u2019umanit\u00e0 inquieta e in cerca di senso. Una pagina, dunque, di straordinaria potenza, quanto mai moderna, che ci interroga e interpella sul senso della vita. Per il vescovo Bergoglio la risposta \u00e8 semplice: per scoprire il senso della vita occorre prendersi cura di ogni et\u00e0 della vita, di tutti i tempi dell\u2019uomo, dal suo concepimento fino all\u2019uscita dalla vita.<\/p>\n<p>Prendersi cura delle et\u00e0 della vita significa riconoscere una visione integrale della persona nella sua dimensione individuale e sociale. Oggi, come allora, papa Francesco pone molta attenzione allo stretto legame che c\u2019\u00e8 tra i giovani e gli anziani e che invece \u00e8, spesso, misconosciuto dalla nostra societ\u00e0 e dalla cultura edonistica in cui crescono i nostri ragazzi. Prendersi cura della vita in tutte le fasce d\u2019et\u00e0 della persona umana significa seminare speranza e dare futuro alla stessa umanit\u00e0. \u00abUn popolo che non si cura dei suoi bambini e dei suoi anziani ha cominciato a essere un popolo in decadenza; prendersi cura dei bambini e degli anziani, poich\u00e9 in essi sta il futuro di un popolo: i bambini, perch\u00e9 sono la forza che porter\u00e0 avanti la patria; gli anziani, perch\u00e9 sono il tesoro della sapienza che si sparge su quella forza. Forza e sapienza\u2026 Prendersi cura della vita \u00e8 seminare speranza\u00bb[39].<\/p>\n<p>Bambini, giovani e anziani sono persone profondamente vincolate alla famiglia e alla Vita. Nella sua riflessione su <em>La famiglia alla luce del Documento di Aparecida<\/em>, il cardinale Bergoglio a un certo punto, parlando proprio delle persone, afferma: \u00abNella seconda parte del capitolo, il Documento affronta l\u2019ampia tematica dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, il bene degli anziani, la dignit\u00e0 e la partecipazione delle donne, la responsabilit\u00e0 dell\u2019uomo e padre di famiglia, la cultura della vita e la difesa dell\u2019ambiente (DA 438-475). Ciascuna di queste \u201cpersone\u201d \u00e8 profondamente vincolata alla famiglia\u00bb.<\/p>\n<p>Senza commentare ogni condizione e ogni sfida delle persone, mons. Bergoglio si sofferma in particolare su due tappe della vita che considera fondamentali per la crescita nella pace delle diverse generazioni: l\u2019infanzia e la vecchiaia. Sono i due estremi della vita e i pi\u00f9 vulnerabili e i pi\u00f9 dimenticati. \u00abUna societ\u00e0 che abbandona i bambini e che sopprime gli anziani sta ipotecando il proprio futuro\u00bb[40]. I bambini sono dono della benedizione di Dio e segno della sua presenza nel mondo!<\/p>\n<p>Sul modello di Aparecida, mons. Bergoglio denuncia lo stato di povert\u00e0, di sofferenza e di violenza vissuto da molti bambini e dai giovani, facendo esplicito riferimento al lavoro minorile, ai bambini di strada e violentati, a quelli portatori di Hiv, agli orfani, ai bambini soldato, ai bambini illusi e disillusi ed esposti alla pornografia e alla prostituzione forzata, tanto virtuale quanto reale. \u00abQuesta realt\u00e0 ci parla di un degrado morale sempre pi\u00f9 esteso e profondo, che ci porta a domandarci come recuperare il rispetto per la vita e per la dignit\u00e0 dei nostri bambini. A molti di loro stiamo rubando l\u2019infanzia e stiamo ipotecando il loro futuro e il nostro: una responsabilit\u00e0 che, come societ\u00e0, condividiamo e che pesa di pi\u00f9 su coloro che hanno maggior potere, educazione e ricchezza. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che ogni bambino emarginato, abbandonato o che vive per la strada, con limitato accesso ai benefici dell\u2019educazione e della salute, \u00e8 espressione completa non solo di un\u2019ingiustizia ma anche di un fallimento istituzionale che comprende la famiglia ma anche chi la circonda, le istituzioni del quartiere, la parrocchia e i diversi dipartimenti dello Stato, nelle varie espressioni\u00bb[41]. A tal proposito, il monito del Vangelo \u00e8 chiaro e forte: \u00abChi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me\u00bb (<em>Mt<\/em> 18,5); \u00abGuardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perch\u00e9 vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che \u00e8 nei cieli\u00bb (<em>Mt<\/em> 18,10).<\/p>\n<p>All\u2019altra estremit\u00e0, mons. Bergoglio, ritrova gli anziani che sono la memoria della nostra famiglia, della stessa societ\u00e0. Gli anziani sono definiti come \u00abi depositari della memoria collettiva di una nazione e di una famiglia\u00bb[42]. Sul modello di Aparecida e di quello biblico, la vecchiaia \u00e8 descritta come un bene e non come una disgrazia. \u00abEssere anziani, nel contesto culturale della post-modernit\u00e0, vuol dire fare riferimento a qualcosa che \u00e8 passato di moda, che \u00e8 invecchiato, che non ha pi\u00f9 voce. Molti di loro, nello schema neoliberale, sono considerati un peso economico [\u2026]. Gli ospizi e gli istituti geriatrici sono diventati dei veri \u201cdepositi di vecchi\u201d [\u2026]. Aparecida incoraggia il dialogo inter-generazionale, il rispetto e la gratitudine per gli anziani, il riconoscimento delle loro fatiche e l\u2019attenzione umana e spirituale nei loro confronti (DA 447-450)\u00bb. Per mons. Bergoglio, la famiglia \u00ab\u00e8 l\u2019ambito in cui gli anziani si trovano accolti e compresi\u00bb[43]. Gli anziani sono un dono per la Chiesa: essi ci sostengono con la loro preghiera e con la loro saggezza, ed \u00e8 attraverso di loro che ci pu\u00f2 essere la profezia nel popolo di Dio e nel mondo.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione umana e spirituale agli anziani costituisce una vera sfida per le nostre comunit\u00e0 ecclesiali oggi. Si tratta di una sfida che papa Francesco lancia tuttora quando parla della cultura dello scarto e delle divergenze divenute sempre pi\u00f9 grandi tra il mondo dei giovani e quello degli anziani (i due poli della vita).<\/p>\n<p>A tal proposito, vale la pena riportare uno stralcio del <em>Discorso <\/em>di papa Francesco rivolto ai giovani argentini nella Cattedrale di S. Sebasti\u00e1n il 25 luglio 2013: \u00abIo penso che, in questo momento, questa civilt\u00e0 mondiale sia andata oltre i limiti, sia andata oltre i limiti perch\u00e9 ha creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita che sono le promesse dei popoli. Esclusione degli anziani, ovviamente. Uno potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cio\u00e8 non ci si prende cura degli anziani; ma c\u2019\u00e8 anche un\u2019eutanasia culturale, perch\u00e9 non li si lascia parlare, non li si lascia agire. E l\u2019esclusione dei giovani. La percentuale che abbiamo di giovani senza lavoro, senza impiego, \u00e8 molto alta e abbiamo una generazione che non ha esperienza della dignit\u00e0 guadagnata con il lavoro. Questa civilt\u00e0, cio\u00e8, ci ha portato a escludere i due vertici che sono il nostro futuro. Allora i giovani: devono emergere, devono farsi valere; i giovani devono uscire per lottare per i valori, lottare per questi valori; e gli anziani devono aprire la bocca, gli anziani devono aprire la bocca e insegnarci! Trasmetteteci la saggezza dei popoli! Nel popolo argentino, io chiedo, di vero cuore, agli anziani: non venite meno nell\u2019essere la riserva culturale del nostro popolo, riserva che trasmette la giustizia, che trasmette la storia, che trasmette i valori, che trasmette la memoria del popolo. E voi, per favore, non mettetevi contro gli anziani: lasciateli parlare, ascoltateli e andate avanti. Ma sappiate, sappiate che in questo momento voi, giovani, e gli anziani, siete condannati allo stesso destino: esclusione. Non vi lasciate escludere [\u2026]. Non dimenticate: fatevi sentire; abbiate cura dei due estremi della vita, i due estremi della storia dei popoli, che sono gli anziani e i giovani\u00bb.<\/p>\n<p>Durante l\u2019<em>Angelus<\/em> del 26 luglio 2013, affacciandosi dal balcone dell\u2019arcivescovado di Rio de Janeiro, papa Francesco ha citato il <em>Documento <\/em>di Aparecida l\u00ec dove dice che \u00abI bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perch\u00e9 porteranno avanti la storia, gli anziani perch\u00e9 trasmettono l&#8217;esperienza e la saggezza della loro vita\u00bb (n. 447). Questo rapporto, questo dialogo tra le generazioni \u00e8 un tesoro da conservare e alimentare. In questa sede, il papa aveva anche detto che \u00abI santi Gioacchino e Anna fanno parte di una lunga catena che ha trasmesso la fede e l\u2019amore per Dio, nel calore della famiglia, fino a Maria che ha accolto nel suo grembo il Figlio di Dio e lo ha donato al mondo, lo ha donato a noi. Il valore prezioso della famiglia come luogo privilegiato per trasmettere la fede! Guardando all\u2019ambiante familiare vorrei sottolineare una cosa: oggi, in questa festa dei santi Gioacchino e Anna in Brasile come in altri Paesi, si celebra la festa dei nonni. Quanto sono importanti nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanit\u00e0 e di fede che \u00e8 essenziale per ogni societ\u00e0! E come \u00e8 importante l\u2019incontro e il dialogo tra le generazioni, soprattutto all\u2019interno della famiglia\u00bb.<\/p>\n<p>Quando i due poli della vita non sono tenuti pi\u00f9 assieme, si corre il rischio di disgregare non solo la famiglia ma anche la societ\u00e0. Compito della Chiesa, dunque, \u00e8 lavorare affinch\u00e9 questi due poli siano ben saldi tra di loro attraverso la cultura dell\u2019accoglienza e dell\u2019incontro.<\/p>\n<p>Dei giovani, nella Scrittura, si vanta soprattutto la bellezza e il vigore: presso di essi l\u2019anziano pu\u00f2 ricevere sostegno e calore. E se l\u2019ornamento dei giovani \u00e8 soprattutto la forza (cf. <em>Pv<\/em> 20,29), quello dell\u2019anziano \u00e8 la sapienza (cf. <em>Gb<\/em> 12,12). E se tipico della giovinezza sono le indecisioni della timidezza (cf. <em>Giud. <\/em>8,20) e una repulsione davanti a determinati compiti (cf. <em>Ger<\/em> 1,6), che si basa soprattutto sulla consapevolezza della mancanza di esperienza (cf. <em>1Re<\/em> 3,7ss; <em>1Sam<\/em> 17,33), caratteristico degli anziani \u00e8 la crescente debolezza. Nell\u2019unica lamentazione, che sola \u00e8 univocamente pregata da una persona anziana (cf. <em>Sal<\/em> 71), sono menzionate le forze sfuggenti (v. 9) e le molte e dure fatiche (v. 20). Colui che sta invecchiando teme di essere emarginato e lasciato solo. Eppure, nell\u2019antico Israele, gli anziani sono quelli di et\u00e0 matura che hanno il diritto di parlare in comunit\u00e0 e di giudicare. L\u2019uomo che si fa vecchio \u00e8 colui che annuncia alla generazione futura la forza e la giustizia di Dio che Dio stesso fin dalla giovinezza gli ha insegnato (vv. 17-19). Senza gli anziani non abbiamo pi\u00f9 memoria e, quindi, non potr\u00e0 esserci alcun futuro, perch\u00e9 la memoria \u00e8 sempre prospettica, ossia fa tesoro del passato per aprire un varco nel presente e spianare la strada oltre l\u2019oggi della nostra storia. Senza i giovani siamo destinati a morire e a vivere privi di speranza, nell\u2019insuccesso, incapaci di compiere gesti di grande rinnovamento e di profondo cambiamento.<\/p>\n<p>Questi due poli della vita (giovinezza e vecchiaia) ci offrono una visione armonica del tempo che, nella Bibbia, \u00e8 disposto diversamente da come noi lo immaginiamo e mai si riduce alla semplice durata di un fenomeno. Il tempo \u00e8 sempre un <em>kair\u00f3s<\/em>, ossia un tempo disponibile, favorevole, buono, opportuno, per incontrare Dio e fare un\u2019esperienza autentica di salvezza. Questo tempo \u00e8 cos\u00ec posizionato: il futuro (<em>\u2019ahar\u00eet<\/em>) \u00e8 alle nostre spalle (<em>\u2019ahar<\/em>); il passato, invece, \u00e8 di fronte a noi. E noi siamo come dei giovani rematori che, per procedere in alto mare, sulla barca, devono remare all\u2019indietro e avanzare nell\u2019incerto futuro guardando il passato (l\u2019esperienza degli anziani) che ci sta di fronte e che orienta il nostro andare verso il futuro, ossia in avanti, cio\u00e8 dietro, di spalle. Noi siamo come un rematore il quale si sposta di spalle verso il futuro: egli \u00e8 in grado di raggiungere la m\u00e8ta nella misura in cui sa orientarsi sui dati che sono posti di fronte a lui.<\/p>\n<p><strong>6. L\u2019icona della presentazione di Ges\u00f9 al Tempio<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Si \u00e8 soliti indicare nella Santa Famiglia di Nazareth l\u2019icona pi\u00f9 vera e concreta della famiglia, di come le nostre famiglie devono essere, ossia una \u00abChiesa domestica\u00bb[44] in cui si pratica il Vangelo vivo di Ges\u00f9 Cristo. Tuttavia, accanto a questa primordiale immagine della famiglia, ce ne \u00e8 un\u2019altra che meglio pone in evidenza il fatto che ogni famiglia \u00e8 agganciata alle generazioni precedenti e pu\u00f2 avere futuro solamente se fa tesoro della memoria prospettica rappresentata, come dice papa Francesco, dall\u2019unione dei due poli della vita: la giovinezza e la vecchiaia.<\/p>\n<p>Questa seconda immagine ci \u00e8 consegnata nella scena lucana della presentazione di Ges\u00f9 al Tempio per la purificazione (cf. <em>Lc<\/em> 2,22-38). Giotto ha dipinto questa scena in modo straordinario nel transetto destro della Basilica inferiore di Assisi: il vecchio Simeone, segno della profezia dello Spirito, tiene in braccio il bambino Ges\u00f9, e la profetessa Anna, avanzata negli anni, \u00e8 ritratta nel gesto di lodare Dio e di annunciare la salvezza a chi aspettava la redenzione d\u2019Israele. Mentre Giuseppe e Maria si recarono al tempio per soddisfare un precetto della Legge, Simeone \u2013 che rappresenta la memoria prospettica d\u2019Israele \u2013 \u00e8 mosso dallo Spirito e riconosce in quel bambino la Luce delle genti[45]; cos\u00ec pure la profetessa Anna, oramai intima del Signore e custode delle attese del suo popolo, porta nel suo cuore la benedizione di Dio e la certezza che ogni speranza si pu\u00f2 realizzare in quel bambino. Questi due anziani annunciano alla generazione futura la forza e la giustizia di Dio che ci ha redenti in un infante e sono gli anelli di quella promessa che trova nel seno di Abramo la sua stessa origine. I due vegliardi sono come \u00abil tizzone della memoria che condensa, come la brace il fuoco, i valori che ci fanno grandi\u00bb[46], e ci dicono che ogni famiglia, come quella di Nazareth, \u00e8 inserita nella storia di un popolo e non pu\u00f2 esistere senza le generazioni precedenti.<\/p>\n<p>Nell\u2019incontro tra il vegliardo Simeone e Maria, giovane madre, Antico e Nuovo Testamento (due generazioni a confronto) si congiungono in modo mirabile nel rendimento di grazie per il dono della Luce, che ha brillato nelle tenebre e ha impedito loro di prevalere. Anche la famiglia di Nazareth, piccola Chiesa domestica, alla luce della scena della presentazione di Ges\u00f9 al Tempio, diviene \u201cfamiglia di famiglie\u201d, ossia popolo santo di Dio erede di una promessa che finalmente si \u00e8 compiuta: perch\u00e9 il Padre, in Cristo, per la potenza dello Spirito Santo, si \u00e8 preso cura di tutta la stirpe di Abramo (cf. <em>Eb<\/em> 2,16).<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong>[1] <em>Omelia nella festa di san Gaetano<\/em> (7-8-2007).<\/p>\n<p>[2] <em>Lettera sul matrimonio<\/em> (5-7-2010).<\/p>\n<p>[3] A tal proposito, considerando le difficili situazioni di vita che attraversano molte famiglie in America Latina, il cardinale Bergoglio segnala: la povert\u00e0 e l\u2019indigenza di numerose famiglie; l\u2019emigrazione per situazioni lavorative difficili e a causa di violenza di molte regioni del continente latino-americano; la violenza che distrugge i legami familiari; il crescente numero di abusi sessuali all\u2019interno delle famiglie; il divorzio che irrompe come un diritto legittimo; le campagne antivita che si fanno largo in molte popolazioni attraverso i mezzi di comunicazione e la legislazione; l\u2019abbandono degli anziani; lo sfruttamento dei minori.<\/p>\n<p>[4] Cf. almeno il contributo del cardinale Jorge Mario Bergoglio in <em>La famiglia alla luce del Documento di Aparecida<\/em>, l\u00ec dove fa riferimento alla famiglia come \u201cpatrimonio dell\u2019umanit\u00e0 e ricchezza dei nostri popoli\u201d e anche alla \u201ccultura della vita e difesa dell\u2019ambiente\u201d.<\/p>\n<p>[5] A tal proposito, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, nella Conferenza tenuta presso l\u2019Associazione Cristiana di Imprenditori (1-9-1999) \u2013 intitolata <em>Educare alla cultura dell\u2019incontro<\/em> \u2013, parlando della vita fa riferimento alla memoria di un popolo (come quello argentino) che non pu\u00f2 ridursi a un semplice registro. \u00c8 necessario che ogni popolo abbia, nella sua memoria storica, spirituale e culturale la consapevolezza della propria dignit\u00e0. In quel contesto, il cardinale Bergoglio parl\u00f2 di \u201ctizzone della memoria\u201d che condensa, come la brace il fuoco, i valori che ci fanno grandi, tra cui: il modo di celebrare e difendere la vita, di accettare la morte, di prenderci cura delle fragilit\u00e0 dei nostri fratelli pi\u00f9 poveri, di aprire le mani alla solidariet\u00e0 di fronte al dolore e alla povert\u00e0, di fare festa e di pregare, etc\u2026 L\u2019appello al \u201crecupero della memoria\u201d \u00e8 forte anche nell\u2019<em>Omelia<\/em> del 25-5-2001 nel contesto della Messa per il <em>Te Deum<\/em>: \u00abDal profondo delle nostre risorse, dalle esperienze di fede comunitaria della nostra storia e senza che siano influenzate dalle nostre disgrazie, devono tornare alla nostra memoria tane forme culturali di religiosit\u00e0 e arte, di organizzazioni comunitarie e di successi individuali o di gruppo. Perch\u00e9 il recupero delle nostre risorse, di ci\u00f2 che abbiamo ereditato, \u00e8 il propulsore per il futuro [\u2026]. Recuperare la nostra memoria significa [\u2026] contemplare gli slanci di un\u2019anima che resiste all\u2019oppressione\u00bb (n. 6). Si tratta della memoria viva delle pi\u00f9 profonde risorse morali di un popolo, in questo caso quello argentino.<\/p>\n<p>[6] Di fatti, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, per definire l\u2019uomo, pur consapevole dell\u2019esistenza di tante vie (della filosofia, della cultura, delle scienze), predilige quella della teologia o dell\u2019incarnazione (Cristo rivela pienamente l\u2019uomo all\u2019uomo stesso e gli mostra la sua dignit\u00e0) che ci guida verso la pedagogia divina attraverso la quale sappiamo ci\u00f2 che siamo per imparare ad essere ci\u00f2 che siamo realmente secondo il progetto di Dio. In tal senso, l\u2019educazione \u00e8 un vero processo di umanizzazione e si esprime cos\u00ec: \u201csapere ci\u00f2 che l\u2019uomo \u00e8\u201d per poter \u201cimparare a essere ci\u00f2 che \u00e8\u201d.<\/p>\n<p>[7] \u00abColoro che credettero, fin dall\u2019inizio sono nati e cresciuti in un popolo, in una famiglia. Dio non ha scelto uomini e donne che crescessero\u00a0 da soli nella fede, li ha fatti crescere in un popolo. Dai tempi del nostro padre Abramo fino ad oggi, sempre in un popolo, in una famiglia, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 crescita se non in seno a un popolo, nel seno di una famiglia\u00bb: (<em>Omelia<\/em> del 27-4-2006).<\/p>\n<p>[8] Cf. a tal proposito la conferenza <em>Educare alla cultura dell\u2019incontro<\/em>.<\/p>\n<p>[9] Belle e suggestive, su questo punto, le riflessioni del cardinale Bergoglio l\u00ec dove afferma che \u00absi cresce soltanto dove c\u2019\u00e8 Amore\u00bb: (<em>Omelia<\/em> del 27-4-2006).<\/p>\n<p>[10] Cf. Benedetto XVI, Lettera enciclica <em>Deus caritas est<\/em> (25-12-2005), nn. 3-8: <em>EV<\/em> 23,1543-1554.<\/p>\n<p>[11] Questo aspetto, papa Francesco lo ha richiamato nell\u2019incontro con i giovani ad Assisi (4-10-2013), mentre rispondeva alle domande poste da alcuni giovani nel piazzale antistante Santa Maria degli Angeli: \u00abPensiamo ai nostri genitori, ai nostri nonni o bisnonni: si sono sposati in condizioni molto pi\u00f9 povere delle nostre, alcuni in tempo di guerra, o di dopoguerra; alcuni sono emigrati, come i miei genitori. Dove trovavano la forza? La trovavano nella certezza che il Signore era con loro, che la famiglia \u00e8 benedetta da Dio col Sacramento del matrimonio, e che benedetta \u00e8 la missione di mettere al mondo i figli e di educarli. Con queste certezze hanno superato anche le prove pi\u00f9 dure. Erano certezze semplici, ma vere, formavano delle colonne che sostenevano il loro amore. Non \u00e8 stata facile, la vita loro; c\u2019erano problemi, tanti problemi. Ma queste certezze semplici li aiutavano ad andare avanti. E sono riusciti a fare una bella famiglia, a dare vita, a fare crescere i figli. Cari amici, ci vuole questa base morale e spirituale per costruire bene, in modo solido! Oggi, questa base non \u00e8 pi\u00f9 garantita dalle famiglie e dalla tradizione sociale. Anzi, la societ\u00e0 in cui voi siete nati privilegia i diritti individuali piuttosto che la famiglia \u2013 questi diritti individuali \u2013, privilegia le relazioni che durano finch\u00e9 non sorgono difficolt\u00e0, e per questo a volte parla di rapporto di coppia, di famiglia e di matrimonio in modo superficiale ed equivoco. Basterebbe guardare certi programmi televisivi e si vedono questi valori! Quante volte i parroci \u2013 anch\u2019io, alcune volte l\u2019ho sentito \u2013 sentono una coppia che viene a sposarsi: \u201cMa voi sapete che il matrimonio \u00e8 per tutta la vita?\u201d. \u201cAh, noi ci amiamo tanto, ma\u2026 rimarremo insieme finch\u00e9 dura l\u2019amore. Quando finisce, uno da una parte e l\u2019altro dall\u2019altra\u201d. \u00c8 l\u2019egoismo: quando io non sento, taglio il matrimonio e mi dimentico di quell\u2019\u201cuna sola carne\u201d, che non pu\u00f2 dividersi. \u00c8 rischioso sposarsi: \u00e8 rischioso! \u00c8 quell\u2019egoismo che ci minaccia, perch\u00e9 dentro di noi tutti abbiamo la possibilit\u00e0 di una doppia personalit\u00e0: quella che dice: \u201cIo, libero, io voglio questo\u2026\u201d, e l\u2019altra che dice: \u201cIo, me, mi, con me, per me \u2026\u201d. L\u2019egoismo sempre, che torna e non sa aprirsi agli altri. L\u2019altra difficolt\u00e0 \u00e8 questa cultura del provvisorio: sembra che niente sia definitivo. Tutto \u00e8 provvisorio. Come ho detto prima: mah, l\u2019amore, finch\u00e9 dura. Una volta ho sentito un seminarista \u2013 bravo \u2013 che diceva: \u201cIo voglio diventare prete, ma per dieci anni. Dopo ci ripenso\u201d. \u00c8 la cultura del provvisorio, e Ges\u00f9 non ci ha salvato <em>provvisoriamente<\/em>: ci ha salvati definitivamente!\u00bb.<\/p>\n<p>[12] Cf. ad esempio, Papa Francesco, <em>Omelia<\/em> (24-7-2013), n. 1: \u00abDavanti allo scoraggiamento che potrebbe esserci nella vita, in chi lavora all\u2019evangelizzazione oppure in chi si sforza di vivere la fede come padre e madre di famiglia, vorrei dire con forza: abbiate sempre nel cuore questa certezza: Dio cammina accanto a voi, in nessun momento vi abbandona! Non perdiamo mai la speranza! Non spegniamola mai nel nostro cuore!\u00bb. In quest\u2019occasione, papa Francesco, celebrando l\u2019Eucaristia nel Santuario di Nostra Signora di Aparecida, ha parlato della Vergine Maria che \u201cha amato ed educato Ges\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>[13] Su questo aspetto, il cardinale Bergoglio riprende l\u2019insegnamento di Giovanni Paolo II presente nell\u2019esortazione apostolica post-sinodale <em>Familiaris consortio<\/em> (22-11-1981) e fa riferimento al Documento di <em>Aparecida<\/em>. Cf. anche la sua riflessione su <em>Duc in altum. Il pensiero sociale di Giovanni Paolo II<\/em> nella quale emerge la dimensione comunitaria della persona e quella spirituale del lavoro.<\/p>\n<p>[14] Innanzi alla cultura del nichilismo occorre produrre una cultura dell\u2019incontro. Si tratta, per l\u2019allora presule di Buenos Aires, di seguire il realismo incarnato e di fare della persona umana il centro della nostra missione. Occorre, perci\u00f2, guardare all\u2019uomo \u201cin carne e ossa\u201d, con la sua concreta appartenenza culturale e storica. Cf. <em>Educare alla cultura dell\u2019incontro<\/em>.<\/p>\n<p>[15] A tal proposito, papa Francesco, nell\u2019<em>Omelia<\/em> del 27-7-2013, a Rio de Janeiro, incontrando i vescovi della XXVIII insieme ai sacerdoti, ai religiosi e ai seminaristi, parlando della missione e dell\u2019essere chiamati ad annunciare il Vangelo, ha cos\u00ec affermato: \u00abDio chiede che siamo missionari. Dove siamo? Dove Lui stesso ci colloca, nella nostra patria o dove ci ponga\u00bb (n. 2).<\/p>\n<p>[16] \u00c8 molto efficace, ad esempio, l\u2019espressione \u201cla colonna vertebrale in mano ai genitori\u201d che il cardinale Bergoglio utilizza per far comprendere il ruolo centrale e fondamentale dei genitori nell\u2019educazione cristiana dei figli (cf. il Discorso <em>Le parole del signor Arcivescovo durante il corso dei rettori. Alcune linee-guida sull\u2019educazione<\/em> del 9-2-2006). \u00c8 un linguaggio simbolico che arriva immediatamente al cuore dell\u2019ascoltatore e del lettore. Cos\u00ec come\u00a0 quando parla della casa la definisce un \u201cnido\u201d, per dire che \u00e8 la \u201cculla\u201d della vita. Cf. a tal proposito <em>La famiglia alla luce del Documento di Aparecida<\/em>.<\/p>\n<p>[17] Il linguaggio simbolico di papa Francesco sovrabbonda nelle sue omelie e nei suoi discorsi. L\u2019uso di metafore, di analogie e di detti popolari \u00e8 quasi quotidiano. Ricordiamo alcune sue espressioni molto incisive: \u00abil sudario non ha tasche\u00bb (<em>Omelia<\/em> [24-3-2013]); \u00abVedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia\u00bb (<em>Omelia<\/em> [19-9-2013]); \u00abcristiani per cos\u00ec dire satelliti\u00bb (<em>Omelia<\/em> [20-4-2013]); \u00abi cristiani malinconici hanno la faccia da peperoncini all\u2019aceto\u00bb (<em>Omelia<\/em> [10-5-2013]); \u00abla fede non pu\u00f2 essere un frullato\u00bb (<em>Discorso<\/em> [25-7-2013]); \u00abcristiani di pasticceria\u00bb (<em>Discorso<\/em> [4-10-2013]); \u00abLe suore siano gioiose. No ai sorrisi hostess\u00bb (<em>Discorso<\/em> [4-10-2013]).<\/p>\n<p>[18] Cf. almeno il <em>Discorso<\/em> tenuto in occasione della <em>Presentazione del libro <\/em>\u201cIglesia y Democracia en Argentina\u201d (6-3-2006).<\/p>\n<p>[19] Non \u00e8 da sottovalutare l\u2019analisi sociologica e la critica al modello economico tuttora vigente in America Latina che il cardinale Bergoglio fa nella <em>Conferenza inaugurale<\/em> tenuta in occasione del Seminario <em>I debiti sociali<\/em> il 30-9-2009.<\/p>\n<p>[20] Molte volte, il \u201ccontesto\u201d socio-culturale e politico-economico a cui fa riferimento il cardinale Bergoglio \u00e8 quello dell\u2019America Latina (ove sovrabbondano gli esclusi e gli sfruttati) o anche quello dell\u2019Occidente ormai sulla via del tramonto per quanto concerne la dignit\u00e0 dell\u2019uomo e il valore inalienabile della vita e della stessa libert\u00e0 religiosa. Cf. ad esempio la <em>Relazione<\/em> <em>alla V Conferenza del Celam <\/em>(1-5-2007) ove si afferma, a proposito della pastorale familiare, che la famiglia \u00absta attraversando una crisi profonda e la risposta della pastorale familiare, coniugale e prematrimoniale risulta insufficiente. Nella societ\u00e0 il matrimonio come sacramento ha perso molto valore\u00bb.<\/p>\n<p>[21] <em>Parrocchia e famiglia. Dichiarazione nella Plenaria della Pontificia Commissione per l\u2019America Latina<\/em> (18-1-2007).<\/p>\n<p>[22] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[23] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[24] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[25] <em>Ivi<\/em>. Qui \u00e8 ripresa un\u2019espressione di Giovanni Paolo II che tenne l\u2019omelia a Puebla durante la celebrazione eucaristica.<\/p>\n<p>[26] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[27] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[28] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[29] <em>Ivi.<\/em><\/p>\n<p>[30] Il\u00a0 tema dell\u2019inculturazione della fede \u00e8 ripreso in pi\u00f9 occasioni l\u00ec dove si parla della piet\u00e0 popolare come via per la nuova evangelizzazione. Cf. almeno <em>Cultura e religiosit\u00e0 popolare<\/em> (19-1-2008).<\/p>\n<p>[31] <em>Parrocchia e famiglia. Dichiarazione nella Plenaria della Pontificia Commissione per l\u2019America Latina<\/em> (18-1-2007).<\/p>\n<p>[32] Qui il nostro presule tiene conto soprattutto del contesto sociale in cui si trova la famiglia argentina. Cf. <em>Relazione alla V Conferenza del Celam<\/em> (1-5-2007).<\/p>\n<p>[33] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[34] Cf. <em>I debiti sociali<\/em> (20-9-2009).<\/p>\n<p>[35] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[36] Qui si riprende il magistero di Giovanni Paolo II, nonch\u00e9 quello di Benedetto XVI attraverso la citazione della lettera enciclica <em>Deus caritas est<\/em> (25-12-2005).<\/p>\n<p>[37] \u00abMaria, la donna che accoglie e accompagna la vita fino alla fine; con tutti i problemi che possono sorgere e anche tutte le gioie che la vita ci d\u00e0. Maria, la donna che in un giorno come oggi riceve la vita e la accompagna fino alla sua pienezza e non ha ancora terminato perch\u00e9 continua ad accompagnarci nella vita della Chiesa affinch\u00e9 vada avanti. La donna del silenzio, della pazienza, che sopporta il dolore, che affronta le difficolt\u00e0 e che sa rallegrarsi profondamente delle gioie del suo figlio\u00bb: (<em>Omelia<\/em> [25-3-2011]).<\/p>\n<p>[38] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[39] <em>Omelia<\/em> (2-10-2011) in occasione del XXXVII pellegrinaggio giovanile a piedi a Luj\u00e1n.<\/p>\n<p>[40] <em>La famiglia alla luce del Documento di Aparecida.<\/em><\/p>\n<p>[41] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[42] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[43] <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p>[44] Cf. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale <em>Familiaris consortio <\/em>(22-11-1981), n. 49: <em>EV <\/em>7,1678; Benedetto XVI, <em>Omelia<\/em> (3-6-2012).<\/p>\n<p>[45] Simeone si rivolge direttamente al Dio dell\u2019alleanza \u2013 per il quale era stato costruito il Tempio \u2013 e parla del compimento dell\u2019attesa di tutta la sua vita, la quale non era altro che l\u2019attesa di tutto il popolo dell\u2019antica alleanza. Parla della Luce che \u201cillumina le genti\u201d (i pagani) (cf. <em>Lc<\/em> 2,32), della luce che \u00e8 la gloria del popolo di Dio. La luce che \u00e8 il coronamento delle aspettative e delle speranze; che \u00e8 lo spalancarsi del Tempio al Dio dell\u2019alleanza attraverso il sacrificio.<\/p>\n<p>[46] <em>Educare alla cultura dell\u2019incontro<\/em> (1-9-1999).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione al numero di &#8220;Familia et Vita&#8221; di aprile 2014 \u00abLa famiglia \u00e8 una condizione necessaria perch\u00e9 una persona prenda coscienza e valorizzi la sua dignit\u00e0: nella nostra famiglia siamo stati portati alla vita, siamo stati accettati in quanto preziosi per noi stessi; in famiglia ci vogliono bene cos\u00ec come siamo, si valorizza la nostra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":19096,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-19095","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Copertina-min.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19095","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19095"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19095\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19096"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19095"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19095"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19095"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}