{"id":19084,"date":"2014-03-31T07:19:05","date_gmt":"2014-03-31T05:19:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=19084"},"modified":"2014-04-24T18:23:37","modified_gmt":"2014-04-24T16:23:37","slug":"le-conseguenze-di-francesco-intervento-al-convegno-di-limes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/le-conseguenze-di-francesco-intervento-al-convegno-di-limes.html","title":{"rendered":"Le conseguenze di Francesco &#8211; Intervento al convegno di &#8220;Limes&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Francesco \u201cattore geopolitico\u201d: cos\u00ec lo definisce Lucio Caracciolo nell\u2019editoriale di questo numero di <em>Limes<\/em>. Non \u00e8 una definizione ovvia. Jorge Bergoglio ha una conoscenza diretta dell\u2019America Latina, \u00e8 stato pi\u00f9 volte in Europa ma conosce poco gli altri continenti, in particolare l\u2019 Africa e l\u2019 Asia, non \u00e8 mai stato negli Stati Uniti. Anche le sue conoscenza linguistiche sono limitate e la sua esperienza di vita \u00e8 profondamente segnata dal contesto argentino in cui \u00e8 vissuto.\u00a0 Questo papa, inoltre, non ama lo spazio, che per lui \u00e8 sinonimo di reti di controllo, forme anonime di dominio, occupazione del potere. \u201cIl tempo \u00e8 superiore allo spazio\u201d ama ripetere, sottolineando che \u201cdare priorit\u00e0 al tempo significa occuparsi <em>di iniziare processi pi\u00f9 che di possedere spazi<\/em>. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella societ\u00e0 e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finch\u00e9 fruttifichino in importanti avvenimenti storici\u201d (<em>Evangelii Gaudium<\/em> 223). A Francesco, insomma, non \u00e8 certo possibile attribuire ambizioni \u201cimperialistiche\u201d. In che senso, dunque, si tratta di un attore geopolitico?<\/p>\n<p>Caracciolo risponde che sono anzitutto la sua biografia e la sua spinta missionaria a farne un attore geopolitico. Tutti ricordiamo le sue prime parole su un papa \u201cpreso dalla fine del mondo\u201d. Si tratta del primo papa non europeo da moltissimi secoli e la sua elezione riflette un dato di fatto che si \u00e8 venuto affermando nel corso del Novecento e che si sta consolidando sempre di pi\u00f9: la maggioranza dei cattolici vive oggi fuori dall\u2019Europa ed \u00e8 in costante crescita, mentre in Europa il trend va in direzione opposta. L\u2019elezione di un papa non europeo manifesta visibilmente la spinta inevitabile a \u201cmetabolizzare\u201d, per cos\u00ec dire, questo dato numerico, ridefinendo il \u201cbaricentro\u201d della Chiesa cattolica. L\u2019<em>orbis<\/em> ha conquistato l\u2019<em>urbs<\/em>, Lucio Caracciolo ricorda la bella frase di Congar ai tempi del Vaticano II. Non mi pare per\u00f2 che ci\u00f2 significhi rimettere in discussione il ruolo del vescovo di Roma. Anzi, a suo modo, proprio l\u2019elezione di un papa latino-americano non solo ha portato una nuova linfa al papato ma ha contribuito anche ad una sorta di pi\u00f9 forte legittimazione di questa singolarissima istituzione. Non a caso ha voluto alla sera dell\u2019elezione il Cardinale Vicario di Roma accanto a s\u00e9.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che cambia \u00e8 piuttosto il rapporto tra Roma e il mondo cattolico nel suo complesso: all\u2019interno di una Chiesa cattolica sempre meno europea, con papa Bergoglio anche la Roma che lo ospita si sta liberando dal condizionamento di un orizzonte troppo europeo (e troppo italiano). Nella recente intervista al Corriere della Sera, Francesco ha ricordato di non aver mai parlato &#8211; nel suo primo anno di pontificato &#8211;\u00a0 dell\u2019Europa: se pensiamo all\u2019importanza del tema Europa nel magistero di Benedetto XVI la differenza \u00e8 evidentissima. La scelta del nome, Benedetto, \u00e8 in rapporto al monaco che aveva contribuito alla formazione della cultura europea. Mi pare interessante il saggio di Scaramuzzi e ben condivisibile il suo invito a non esagerare le differenze tra i due pontefici. E\u2019 nota l\u2019insistenza di papa Francesco perch\u00e9 Benedetto XVI non lesini gli incontri. E volentieri lo vede presente accanto a s\u00e9, come \u00e8 evvanuto nel giorno della creazione dei nuovo cardinale. Ma tornado al tema europeo. Andrea Riccardi, nel suo saggio in questo numero di Limes, nota che le Chiese in Europa soffrono indirettamente della pi\u00f9 generale decadenza europea, che spinge questo continente verso i margini delle dinamiche mondiali: hanno perso di visione universale, si sono provincializzate. E\u2019 impressionante il clima antieuropeo che si respira proprio in questi giorni nell\u2019Europa Occidentale.<\/p>\n<p>Naturalmente, \u00e8 troppo poco sottolineare\u00a0 che si tratta di un papa non europeo. Ancora pi\u00f9 importante \u00e8 ricordare la sua provenienza dal contesto latinoamericano. Jorge Bergoglio esprime la vitalit\u00e0 della Chiesa latinoamericana &#8211; e in particolare di quella argentina &#8211; come mettono bene in evidenza Lucio Brunelli e Gianni Valente. Il loro \u00e8 un saggio molto interessante, da cui emerge in modo concreto ci\u00f2 che viene spesso indicato in modo generico \u2013 e anche con qualche sufficienza &#8211; come il primato della pastoralit\u00e0 in papa Francesco. Trovo decisamente felice l\u2019 espressione \u201cgeopolitica della misericordia\u201d usata da Brunelli e Valente per indicare come il \u201cdecentramento\u201d di cui parla Francesco prima ancora che in chiave ecclesiastica &#8211; nel senso della valorizzazione delle Chiese locali e delle Conferenze episcopali nazionali \u2013 vada letto come \u201cpartecipazione della Chiesa alla storia e alla vita del mondo\u201d (p. 42): il \u201cpunto di vista di Dio sul mondo\u201d \u00e8 anzitutto quello di un amore che spinge la Chiesa ad abbracciare \u2013 anche in senso geopolitico \u2013 il mondo intero.<\/p>\n<p>N\u00e9 si deve dimenticare l\u2019influenza del contesto latino-americano nella recezione bergogliana del Concilio che emerge in particolare nel tema della collegialit\u00e0. A differenza di altri continenti, infatti, l\u2019America Latina presenta tratti culturali comuni, malgrado fortissime differenze. E non \u00e8 casuale che proprio in America Latina gli organismi di raccordo tra i diversi episcopati nazionali siano stati caratterizzati da maggior vitalit\u00e0 ed efficacia rispetto ad altri continenti. La collegialit\u00e0 non costituisce per Bergoglio un principio astratto ma si inserisce in concreto, da un lato, nel rapporto tra la Curia romana &#8211; da lui descritta come una sorta di \u201cintendenza\u201d &#8211; e le diverse Chiese locali, e dall\u2019altro in quello tra Chiese antiche e Chiese nuove, un problema cruciale per il cattolicesimo contemporaneo. Al primo problema ha fatto riferimento quando ha parlato degli aspetti cortigiani che ha definito \u201clebbra\u201d della Chiesa e il secondo \u00e8 stato da lui richiamato nell\u2019intervista alla Civilt\u00e0 Cattolica quando ha detto: \u00abLe Chiese giovani sviluppano una sintesi di fede, cultura e vita in divenire, e dunque diversa da quella sviluppata dalle Chiese pi\u00f9 antiche. Per me, il rapporto tra le Chiese di pi\u00f9 antica istituzione e quelle pi\u00f9 recenti \u00e8 simile al rapporto tra giovani e anziani in una societ\u00e0: costruiscono il futuro, ma gli uni con la loro forza e gli altri con la loro saggezza. Si corrono sempre dei rischi, ovviamente; le Chiese pi\u00f9 giovani rischiano di sentirsi autosufficienti, quelle pi\u00f9 antiche rischiano di voler imporre alle pi\u00f9 giovani i loro modelli culturali. Ma il futuro si costruisce insieme\u00bb.<\/p>\n<p>La radice biografica \u00e8 chiave anche per capire l\u2019approccio di papa Francesco ai principali problemi del mondo contemporaneo: gli fornisce una bussola per orientarsi con sicurezza in un mondo che ha avuto scarse occasioni di conoscere\u00a0 direttamente. E\u2019 il caso della globalizzazione, la grande questione sottesa a molte problematiche di geopolitica attuali. Dice Riccardi: \u201cla globalizzazione, Francesco l\u2019ha appresa nella sua Buenos Aires: una grande capitale globalizzata che racchiude in s\u00e9 svariati microcosmi religiosi, sociali e culturali. La Shoah e l\u2019ebraismo, l\u2019ortodossia russa e l\u2019Holomodor degli ucraini, il Metz Yergen degli armeni: tutte queste realt\u00e0 Bergoglio le ha conosciute, frequentate e interiorizzate\u201d(p.67). Questo papa ha capito bene il problema cruciale del mondo globalizzato e in particolare quello delle grandi citt\u00e0 cosmopolite che ne sono espressione, da Tokyo a Shanghai, da Rio de Janeiro a Delhi: il problema della convivenza tra uomini e donne diversi per motivi etnici, culturali, religiosi. Il male della globalizzazione, come spiega bene nella <em>Evangelii gaudium<\/em>, non \u00e8 solo economico \u2013 lo squilibrio crescente tra ricchi e poveri, tra chi \u00e8 incluso e chi \u00e8 considerato uno \u201cscarto\u201d \u2013 ma anche sociale e culturale, nel senso che disgrega e divide gli abitanti delle citt\u00e0 contemporanee. E\u2019 nel contesto delle megalopoli che si comprende l\u2019insistenza di papa Francesco sull\u2019attenzione da avere verso le periferie urbane ed esistenziali per toccare con mano e con sdegno gli inammissibili squilibri che separano i ricchi dai poveri.<\/p>\n<p>Il tempo in cui viviamo, il tempo della globalizzazione \u00e8 segnato infatti da una fortissima spinta individualista che inibisce l\u2019esigenza profonda presente in ogni uomo e in ogni donna: ossia vivere quegli stretti legami di solidariet\u00e0 che formano l\u2019unit\u00e0 di un popolo. Tale individualismo \u2013 il filosofo francese Gilles Lipovetsky parla di una \u201cseconda rivoluzione individualista\u201d &#8211; trova nella famiglia la prima resistenza in grado di contrastarlo. Per questo Francesco considera la famiglia una realt\u00e0 importantissima che deve essere sostenuta e aiutata. E ha proposto come primo tema, per impegnare tutta la Chiesa in un grande sforzo collegiale, proprio la famiglia. Su questo tema ha voluto un concistoro, un sinodo straordinario e un sinodo ordinario. Chiede che si parli tanto della famiglia, che sui suoi problemi si sviluppi una discussione il pi\u00f9 possibile ampia e aperta. Le divergenze di opinione non lo preoccupiamo, perch\u00e9 il papa guarda oltre: anche in questo caso, ci\u00f2 gli interessa non \u00e8 dare nuove definizioni o stabilire nuove regole, bens\u00ec avviare un grande processo storico per rinsaldare il rapporto tra la Chiesa e le famiglie e rivitalizzare la famiglia, oggi segnata da molteplici ferite. Anche il cosiddetto questionario inviato alle diocesi e di cui si \u00e8 molto parlato ha questo scopo. Non si tratta infatti di un questionario in senso proprio altrimenti sarebbe stato fatto in modo diverso, pi\u00f9 scientifico. Si tratta di uno strumento per &#8220;agitare le acque&#8221; per accendere una discussione e suscitare un interesse riguardo alla famiglia, insomma per mettere in modo nuove dinamiche. Nella sua prospettiva, infatti, pi\u00f9 si parla della famiglia pi\u00f9 si sviluppa attenzione verso di essa, pi\u00f9 si rafforza questo nucleo fondamentale pi\u00f9 si impedisce all\u2019uomo di essere solo e in balia di forze cieche.<\/p>\n<p>L\u2019uomo delle periferie, come ama presentarsi papa Francesco, sa dunque andare in profondit\u00e0 nell\u2019analisi dei fenomeni di globalizzazione e nelle loro conseguenze. Ma sa anche andare lontano? Geopolitica vuol dire entrare in situazioni diverse e complicate, capire realt\u00e0 e problemi ben oltre l\u2019orizzonte argentino. Proprio questo numero di Limes ci fa vedere come Francesco abbia gi\u00e0 mostrato la capacit\u00e0 di muoversi incisivamente su scenari diversi e complicati, come quello della Siria, si cui parla qui Marco Ansaldo, riscuotendo attenzione da parte di tutto il mondo islamico. Io stesso ho avuto modo di apprezzare l\u2019intensit\u00e0 della sua volont\u00e0 di dialogo con le altre religioni e il grande entusiasmo da lui suscitato in molti leader religiosi, quando li ricevette in occasione dell\u2019incontro internazione Uomini e Religioni, lo scorso ottobre. E poi parlano le sue nomine, a cominciare da quella di Parolin. Francesco ha ricordato pi\u00f9 volte in modo positivo l\u2019esperienza diplomatica del card. Casaroli ed \u00e8 interessante che abbia ripreso ad incontrare i nunzi, una prassi accantonata dal suo predecessore.<\/p>\n<p>Francesco \u00e8 gi\u00e0 entrato \u2013 altro risultato inatteso &#8211; in uno dei grandi nodi della geopolitica mondiale: \u00e8 entrato in un rapporto diretto con il ruolo degli Stati uniti nel mondo. Prima che egli si occupasse dell\u2019America, come sottolineano Massimo Faggiolo e Diego Fabbri \u00e8 stata l\u2019America ad occuparsi di lui, mediaticamente, proclamandolo uomo dell\u2019anno, tra i pi\u00f9 popolari del pianeta mentre Obama scivolava oltre la cinquantesima posizione secondo \u201cFortune\u201d. L\u2019America \u00e8 andata da papa Francesco prima che Francesco andasse all\u2019America in modo ancora pi\u00f9 evidente con la visita di Obama a Roma, intensamente voluta dal presidente americano che ne ha riportato una forte impressione, come ha voluto lui stesso sottolineare. E\u2019 stato un riconoscimento esplicito \u2013 un anno fa del tutto imprevedibile &#8211; della statura internazionale ormai riconosciuta al papa da tutti i principali leader mondiali: Putin, Merkel, Hollande, la regina Elisabetta\u2026<\/p>\n<p>Qualcosa di simile \u00e8 accaduto anche per quanto riguarda la grande potenza emergente del mondo di oggi: la Cina. Ne parla in questo numero Giorgio Cuscito, sottolineando l\u2019inusuale interesse manifestato dai media cinesi per l\u2019attuale capo della Chiesa cattolica, a differenza del trattamento riservato ai suoi predecessori. In questo caso, Francesco ha agito subito, evitando di farsi invischiare nel tradizionale immobilismo che blocca i rapporti sino-vaticani da oltre trent\u2019anni, e ha inviato un messaggio di auguri al presidente Xi Jinping eletto pochi giorni dopo la sua elezione. Lo ha rivelato lui stesso nell\u2019intervista a De Bortoli, aggiungendo che il presidente cinese ha risposto ai suoi auguri. Non \u00e8 una notizia da poco: altri papi hanno scritto a presidenti cinesi, ma questi non hanno mai risposto. Anche su questo terreno, dunque, Francesco ha gi\u00e0 colto un\u00a0 successo sorprendente. Limes non ha potuto registrare questa notizia per motivi di tempo, ma lo scambio tra Francesco e Xi Jinping conferma l\u2019intuizione di fondo di questo numero: ci troviamo di fronte ad \u201cattore geopolitico\u201d di grande rilievo che ci stupir\u00e0 ancora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesco \u201cattore geopolitico\u201d: cos\u00ec lo definisce Lucio Caracciolo nell\u2019editoriale di questo numero di Limes. Non \u00e8 una definizione ovvia. Jorge Bergoglio ha una conoscenza diretta dell\u2019America Latina, \u00e8 stato pi\u00f9 volte in Europa ma conosce poco gli altri continenti, in particolare l\u2019 Africa e l\u2019 Asia, non \u00e8 mai stato negli Stati Uniti. 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