{"id":18964,"date":"2012-12-23T18:07:54","date_gmt":"2012-12-23T17:07:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=18964"},"modified":"2014-04-10T18:10:44","modified_gmt":"2014-04-10T16:10:44","slug":"la-famiglia-nello-spirito-del-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-famiglia-nello-spirito-del-natale.html","title":{"rendered":"La famiglia nello spirito del Natale"},"content":{"rendered":"<h4>Roma,\u00a0<time datetime=\"2012-12-22T00:00:00+00:00\">22 Dicembre 2012<\/time>\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.zenit.org\/\">Zenit.org<\/a>)\u00a0<a href=\"http:\/\/www.zenit.org\/it\/authors\/luca-marcolivio\">Luca Marcolivio<\/a>\u00a0|<\/h4>\n<p>Dopo essere stato per molti anni guida spirituale della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, poi, per dodici anni (2000-2012) vescovo di Terni-Narni-Amelia, lo scorso giugno, monsignor Vincenzo Paglia \u00e8 tornato a Roma, a seguito della nomina a presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.<\/p>\n<p>L\u2019ufficio del dicastero vaticano, in cui monsignor Paglia ci riceve per l\u2019intervista, \u00e8 significativamente a due passi dalla basilica di Santa Maria in Trastevere, dove \u00e8 stato parroco per una ventina d\u2019anni e dove trent\u2019anni ebbe inizio la pregevole iniziativa del pranzo di Natale con i poveri di Roma. Pochi metri pi\u00f9 in l\u00e0, la sede internazionale della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio.<\/p>\n<p>In questo angolo nel cuore di Trastevere si intrecciano il passato, il presente e il futuro di monsignor Paglia: tanti ricordi ed ispirazioni per l\u2019impegno pastorale attuale del quale il presule, a colloquio con ZENIT, ha tracciato le sfide pi\u00f9 attuali. Con un occhio alle festivit\u00e0 natalizie imminenti.<\/p>\n<p><strong>Eccellenza, quali sono le sfide di oggi per la famiglia, per la Chiesa e, quindi, anche per il dicastero da lei presieduto?<\/strong><\/p>\n<p>Mons. Paglia: Oggi ci troviamo di fronte a una singolare contraddizione: da una parte tutti i dati ci mostrano il bisogno di famiglia che emerge dal desiderio dei giovani. In paesi come l\u2019Italia o la Francia, quasi l\u201980% dei giovani vuole metter su famiglia, vuole vivere con un solo uomo o con una sola donna per tutta la vita. La contraddizione \u00e8 che questo desiderio \u00e8 stroncato non appena spunta, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una cultura dominante che, di fatto, \u00e8 opposta. E qui tocchiamo uno dei nodi cruciali della societ\u00e0 contemporanea, almeno quella occidentale, che per\u00f2 non viene percepito: se la Genesi afferma: \u201c<em>non \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo<\/em>\u201d (<em>Gen\u00a0<\/em>2,18), nella cultura contemporanea si dice che \u00e8 bene che l\u2019individuo sia \u201cassoluto\u201d, nel senso di\u00a0<em>ab solutus<\/em>, sciolto da qualunque legame con Dio, con gli altri, con la famiglia. In effetti il relativismo e l\u2019individualismo per affermarsi debbono anzitutto distruggere la famiglia in quanto \u00e8 il primo antidoto alla solitudine. Per questo l\u2019impegno della Chiesa \u2013 e in particolare del nostro dicastero &#8211; \u00e8, anche quello di risuscitare una nuova \u201ccultura della famiglia\u201d, perch\u00e9 la famiglia sia riportata al centro del dibattito politico, economico e culturale.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le strade?<\/strong><\/p>\n<p>Mons. Paglia: La prima \u00e8 eminentemente cristiana: le famiglie credenti devono testimoniare la fede e la bellezza della loro forza anche con tutti i problemi che ci sono. Ma le famiglie cristiane debbono anche portare la stabilit\u00e0 di un fondamento, l\u2019indissolubilit\u00e0 di un rapporto, altrimenti la societ\u00e0 stessa \u00e8 fondata sulla sabbia. La seconda strada \u00e8 di carattere pi\u00f9 culturale: dobbiamo essere capaci di tradurre in cultura questa aspirazione. Significa che dobbiamo far comprendere la ragionevolezza, la forza e la bellezza della famiglia per l\u2019intera societ\u00e0, non solo per la Chiesa. Questo richiede un impegno a tutto campo nel versante della cultura, dai mass media, ai dibattiti culturali, fino all\u2019arte e all\u2019impegno nelle sedi nazionali e internazionali, anche a livello legislativo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo la Chiesa a portare avanti questa battaglia. Nella misura in cui vi sia una bella testimonianza e un\u2019altezza culturale, certamente troveremo molti alleati, a partire dalle chiese cristiane, ortodosse in particolare, ma penso anche agli ebrei, ai musulmani, agli uomini di cultura. Guardiamo a cosa \u00e8 accaduto in Francia: i vescovi stanno facendo una battaglia contro il matrimonio gay, da un lato ovvia ma di grande interesse, ricevendo l\u2019appoggio del Gran Rabbino, della federazione luterana, di molti laici, di musulmani. Non stiamo trattando semplicemente una questione di fede ma uno dei pilastri della societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Cosa rispondere, per\u00f2, a coloro che dicono che \u201cla famiglia \u00e8 cambiata\u201d o che ci sono \u201cfamiglie di varia natura\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>Mons. Paglia: Da un lato la famiglia viene indebolita, \u201cpicconata\u201d, dall\u2019altro c\u2019\u00e8 chi la vuole a tutti i costi. C\u2019\u00e8 anche chi rifiuta il matrimonio e va a convivere ma poi vorrebbe essere equiparato a un matrimonio\u00a0<em>de iure<\/em>. Dobbiamo stare attenti a questa babele linguistica e ridare valore alle parole, perch\u00e9 il primo modo per distruggerci a vicenda \u00e8 togliere senso alle parole. \u00c8 vero che la famiglia nel corso dei secoli \u00e8 cambiata. In molti aspetti, grazie a Dio, \u00e8 cambiata in modo positivo: ad esempio non c\u2019\u00e8 dubbio che sia molto meglio che a scegliersi siano i due giovani e non i loro genitori. Con tutti i cambiamenti possibili, per\u00f2, una famiglia rimarr\u00e0 sempre composta da un uomo, una donna e dei figli, nonni e nipoti. Anche le case di 2000 anni fa erano diverse da oggi ma, nella sostanza erano sempre composte da quattro pareti e un tetto. La famiglia, in tutte le culture e a tutte le latitudini, ha una dimensione ben chiara. Ecco perch\u00e9 togliere questo fondamento o indebolirlo \u00e8 come togliere le fondamenta alla socialit\u00e0 e alla societ\u00e0. Cicerone definiva la famiglia con le seguenti parole: \u201c<em>Principium urbis et quasi seminarium rei publicae<\/em>\u201d. Insomma, la famiglia \u00e8 la prima piccola realt\u00e0, dove impariamo a convivere, dove impariamo come si diventa cittadini, \u00e8 il luogo dove si apprende ad edificare la cosa pubblica o, se si vuole, a convivere tra diversi. \u00c8 questa la ragione che rende saldi le citt\u00e0 e gli stati, il concetto stesso di nazione. Ecco perch\u00e9, se si distrugge la stabilit\u00e0, la fedelt\u00e0, il poter confidare in questa piccola societ\u00e0, noi miniamo tutto ci\u00f2 che sa di \u201cnoi\u201d, per esaltare solo l\u2019\u201cio\u201d. \u00c8 chiaro che una casa non si pu\u00f2 barattare con una colonna. Un mondo fatto di sole colonne \u00e8 invivibile: se poi le colonne si muovono, sbattono una contro l\u2019altra\u2026<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il prossimo appuntamento importante cui sta lavorando il Pontificio Consiglio per la Famiglia?<\/strong><\/p>\n<p>Mons. Paglia: Prima ancora dell\u2019Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia nel 2015, ci sar\u00e0 un incontro mondiale a Roma, il 26 e 27 ottobre, a conclusione dell\u2019Anno della Famiglia. Si tratta di un pellegrinaggio delle famiglie alla tomba di Pietro per mostrare la gioia di essere famiglie credenti. Purtroppo, mentre la famiglia, con tutti i suoi limiti resta la vera risorsa della societ\u00e0, come economia, come stabilit\u00e0, come rete di rapporti, il suo ruolo non \u00e8 riconosciuto. La famiglia \u00e8 sfruttata dalla societ\u00e0 e bastonata dalla cultura. Vorrei che emergesse quello che la famiglia \u00e8 ancora, nonostante la diminuzione della voglia di fare famiglia. Vorrei che genitori, figli, nonni, nipoti, invadessero Roma! In questo pellegrinaggio, vorrei che le famiglie dicessero a tutti: \u201cnon solo \u00e8 possibile ma \u00e8 anche bello e utile a tutti\u201d.<\/p>\n<p><strong>Eccellenza, in un suo libro, intitolato\u00a0<em>In cerca dell\u2019anima<\/em>, Lei descriveva un paese, l\u2019Italia, in grossa crisi di identit\u00e0 umana e spirituale. Questa \u201cperdita dell\u2019anima\u201d \u00e8 un problema anche mondiale? Il Natale pu\u00f2 aiutarci a ritrovare l\u2019anima perduta?<\/strong><\/p>\n<p>Mons. Paglia: \u00c8 un mondo che rischia di perdere l\u2019anima, perch\u00e9 pensa che l\u2019anima sia solo il mercato, il conflitto, il prevalere sugli altri ma non l\u2019amore. Ma l\u2019anima che pu\u00f2 rendere vivibile il mondo \u00e8 solo l\u2019amore, \u00e8 solo quel Bambino piccolo, che viene al mondo, appunto perch\u00e9 tutti possano accogliere l\u2019amore. In tal senso noi cristiani abbiamo un indispensabile compito: aiutare gli uomini di tutte le fedi e di tutte le culture a ritrovare l\u2019anima.<\/p>\n<p><strong>Come pu\u00f2 il Natale tornare a essere la festa della famiglia?<\/strong><\/p>\n<p>Mons. Paglia: C\u2019\u00e8 un semplice detto popolare che per\u00f2 ha un suo profondo senso: \u201c<em>Natale coi tuoi<\/em>\u201d. \u00c8 come se, a Natale, anche a livello popolare, si sentisse il bisogno di stare in casa. Secondo me \u00e8 molto profondo questo bisogno. A Natale vediamo che anche Ges\u00f9 per nascere ha bisogno di una famiglia, anche Dio per salvare gli uomini ha bisogno di una famiglia e deve chiedere l\u2019assenso di Maria e, attraverso l\u2019angelo, anche di Giuseppe. In questo senso il Natale mostra la bellezza e la preziosit\u00e0 della famiglia per tutti. Penso a quei poveri pastori, perseguitati dalla societ\u00e0 ebraica del tempo che furono i primi ad accorrere, trovando Maria, Giuseppe e il Bambino, quindi una famiglia &#8211; certamente singolare ma certamente famiglia. Per questo il mistero del Natale coinvolge in maniera diretta e molteplice le nostre famiglie. Ricordo da bambino, quando scrivevo la lettera da mettere sotto il piatto, ricordo l\u2019allestimento del presepe che coinvolge tutta la famiglia, per avere dentro casa questo mistero, ricordo la bellezza della messa di mezzanotte che commuove tutti (e se quella notte nevica non rimaniamo a casa, siamo spinti ancor pi\u00f9 ad andare!). Ecco perch\u00e9 il legame tra Ges\u00f9 che nasce e la famiglia \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 evidenti di questo mistero. Basti pensare al coinvolgimento degli artisti sul Natale: credo non ci sia poeta, pittore o scultore che non si sia confrontato con questo mistero.<\/p>\n<p><strong>In che modo la Sacra Famiglia di Nazareth \u00e8 un modello per le famiglie di ogni tempo e luogo?<\/strong><\/p>\n<p>Mons. Paglia: \u201c<em>Venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua Madre custodiva tutti questi fatti nel suo cuore<\/em>\u201d (<em>Lc<\/em>\u00a02,51). Queste righe del Vangelo di Luca descrivono trent\u2019anni di Santa Famiglia. La famiglia di Nazareth \u00e8 un grande esempio, tant\u2019\u00e8 che, l\u2019icona che ha guidato l\u2019evento di Milano e che ora custodiamo nel nostro dicastero \u00e8, appunto, l\u2019icona della Santa Famiglia, il cui centro \u00e8 Ges\u00f9. Non dobbiamo allora pensare che ogni famiglia debba tornare ad avere Ges\u00f9 come centro ed ispiratore? Non dobbiamo augurarci che i genitori si preoccupino dei figli come Maria e Giuseppe? Certo, non una preoccupazione ossessiva: Ges\u00f9 aveva la libert\u00e0 di andare con i parenti, persino di \u201cscomparire\u201d. Allo stesso tempo come possono i genitori non riflettersi nel rapporto che avevano Giuseppe e Maria? Vediamo una delicatezza straordinaria di rapporti, un\u2019attenzione reciproca unica, non perch\u00e9 fossero sempre d\u2019accordo, anzi ci fu un momento piuttosto critico e Giuseppe ebbe bisogno dell\u2019angelo. Non hanno bisogno di angeli anche le famiglie di oggi? Se la famiglia resta sola, \u00e8 difficile che sopravviva. Anche noi abbiamo bisogno di angeli che ci aiutino, che ci spieghino e ci sollecitino a riscoprire l\u2019affetto. L\u2019amore \u00e8 un arte non \u00e8 un sentimento. Purtroppo oggi \u00e8 scambiato come sentimento, quindi come tale \u201cmobile\u201d. L\u2019amore \u00e8 la nostra costruzione di una casa, l\u2019amore \u00e8 un progetto, l\u2019amore \u00e8 amicizia, \u00e8 perdono, \u00e8 costruire assieme un sogno che permanga. Lo \u00e8 anche la famiglia di Nazareth, sia pure in maniera non organica.<\/p>\n<p><strong>In qualit\u00e0 di parroco della basilica di Santa Maria in Trastevere, Lei \u00e8 stato, assieme alla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, l\u2019ideatore del pranzo di Natale con i poveri. Dopo il suo ritorno a Roma, come presidente di un dicastero vaticano, questo Natale avr\u00e0 occasione di tornarci?<\/strong><\/p>\n<p>Mons. Paglia: Vi parteciper\u00f2 anche perch\u00e9 quest\u2019anno ricorre il trentesimo anniversario. Questo pranzo nacque dal bisogno di offrire un gesto \u201crobusto\u201d che esaltasse il cambiamento che avveniva nella storia con la nascita di Ges\u00f9. Questo cambiamento doveva avere un risvolto \u201cfamiliare\u201d. L\u2019idea fu molto semplice: a Natale tutti vanno in famiglia, ma quelli che la famiglia non ce l\u2019hanno, le persone sole, quelle che vivono per strada? Dove vanno? Ecco l\u2019idea di aprire la basilica agli abbandonati, perch\u00e9 fossero loro la famiglia di Ges\u00f9. Insomma, una sorta di \u201cpresepe alla rovescia\u201d: viene Ges\u00f9 sulla terra e gli diamo una stalla; vengono i poveri e noi diamo loro una basilica. In tal senso questi trent\u2019anni hanno mostrato la bellezza di un gesto come questo. Il pranzo di Natale con i poveri si fa ormai in tutto il mondo, con pi\u00f9 di 130mila ospiti ogni anno, ed \u00e8 colto in questa prospettiva. Ricordo quando San Francesco d\u2019Assisi parlava del Natale, dicendo che era il giorno pi\u00f9 bello e che anche i poveri devono gioire. Diceva: \u201cSe dovessi parlare con il governatore di tutte le nazioni, farei spargere da mangiare in tutte le strade del mondo e in tutte le citt\u00e0, perch\u00e9 anche gli uccelli del cielo, anche gli animali gioiscano e mangino,\u00a0 a partire dai pi\u00f9 poveri\u201d. Del resto Betlemme vuol dire \u201ccitt\u00e0 del pane\u201d. Ecco perch\u00e9 partecipare per quest\u2019anno al pranzo di Natale, dopo trent\u2019anni dalla nascita, \u00e8 una conferma dell\u2019importanza che il Natale non sia un giorno vuoto o magari solo pieno di lampadine per le strade ma non nel cuore. Ricordo un\u2019anziana povera di Ostia, in uno dei nostri pranzi, seduta vicino a me. A un certo momento alz\u00f2 lo sguardo, ammirando i mosaici di Santa Maria in Trastevere, il cassettonato in oro, le pi\u00f9 di 400 persone in festa. Poi mi disse: \u201cDon Vincenzo, oggi, quasi quasi, stiamo meglio noi del Papa\u2026\u201d.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma,\u00a022 Dicembre 2012\u00a0(Zenit.org)\u00a0Luca Marcolivio\u00a0| Dopo essere stato per molti anni guida spirituale della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, poi, per dodici anni (2000-2012) vescovo di Terni-Narni-Amelia, lo scorso giugno, monsignor Vincenzo Paglia \u00e8 tornato a Roma, a seguito della nomina a presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. 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