{"id":18952,"date":"2014-04-10T16:45:51","date_gmt":"2014-04-10T14:45:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=18952"},"modified":"2014-04-10T16:52:59","modified_gmt":"2014-04-10T14:52:59","slug":"la-carta-dei-diritti-della-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-carta-dei-diritti-della-famiglia.html","title":{"rendered":"La Carta dei diritti della famiglia"},"content":{"rendered":"<p><b><\/b>Oggi la famiglia sta traversando una profonda crisi in tutti i paesi industrializzati che hanno fatto propria la cultura occidentale, ma lo \u00e8 anche negli altri paesi quando uno strato sociale comincia a elevare il grado di cultura e il tenore di vita, indipendentemente dall\u2019identit\u00e0 religiosa delle popolazioni.\u00a0 E\u2019 come se la cultura globalizzata avesse come primo effetto quello di indebolire prima e distruggere poi la famiglia e, con la famiglia, ogni forma associata stabile. E\u2019 vero che oggi la famiglia vive una situazione che definirei paradossale. Da un lato infatti si attribuiscono ai legami familiari un grande valore, sino a farne la chiave della felicit\u00e0, dall\u2019altro \u00e8 divenuta il crocevia di tutte le fragilit\u00e0: i legami vanno a pezzi, le rotture coniugali sono sempre pi\u00f9 frequenti e, con esse, l\u2019assenza di uno dei due genitori. E vediamo che le famiglie si disperdono, si dividono, si ricompongono, tanto da poter affermare che \u201cla deflagrazione delle famiglie \u00e8 il problema numero uno della societ\u00e0 odierna\u201d.<i> <\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><i>Il processo di \u201cindividualizzazione\u201d della societ\u00e0<\/i><\/p>\n<p>Le prime avvisaglie del profondo cambiamento che stava investendo la famiglia appaiono negli anni Settanta, quando la cultura dominante spinge gli individui ad essere gli artefici unici del proprio destino e la famiglia \u00e8 sentita come un impedimento alla piena realizzazione di s\u00e9. David Cooper, uno psichiatra sudafricano, nel 1970 scrisse un piccolo libro dal significativo titolo, <i>La morte della famiglia<\/i>, ove tra l\u2019altro scriveva: \u201cLa famiglia nelle sue metamorfosi sociali rende anonimi gli individui che lavorano o vivono insieme in una qualsiasi struttura istituzionale\u201d. E, riferendosi ad uno dei compiti pi\u00f9 alti della famiglia come quello dell\u2019educazione, aggiunge: \u201c<i>Tirare su<\/i> un bambino equivale in pratica a buttare gi\u00f9 una persona\u201d. Insomma, basta con la famiglia immagine della societ\u00e0 globale! Un\u2019affermazione analoga si applica al rapporto tra donna e famiglia: la famiglia per se stessa rende schiava la donna, la quale per liberarsi ha bisogno di una forte modifica delle idee convenzionali di coniugalit\u00e0 e maternit\u00e0. Al testo di Cooper si pu\u00f2 aggiungere quello di A. Mitscherlich, uno studioso di psicologia sociale, dal titolo <i>Verso una societ\u00e0 senza padre<\/i>. L\u2019autore sostiene che la societ\u00e0 deve emanciparsi da gerarchie rigide e ingombranti per esaltare il soggetto e la sua autonoma libert\u00e0.<\/p>\n<p>Tali auspici degli anni Settanta sono giunti a maturazione: oggi, in effetti, viviamo in una societ\u00e0 composta di individui ove l\u2019<i>io<\/i> prevale sul <i>noi<\/i>, il <i>singolo<\/i> sulla <i>societ\u00e0<\/i>, mentre la <i>solitudine<\/i> guadagna sempre pi\u00f9 terreno rispetto alla <i>comunione<\/i>, e i diritti dell\u2019<i>individuo<\/i> prevalgono sui diritti della <i>famiglia<\/i>. Ed \u00e8 sentito come insanabile il conflitto tra lo \u201cspirito di famiglia\u201d e i \u201cdiritti dell\u2019individuo\u201d. E\u2019 pacifico ormai pensare che il regno dell\u2019individuo possa realizzarsi sulle ceneri di ogni concezione della famiglia. In estrema sintesi si potrebbe dire: \u00e8 vero oggi siamo tutti pi\u00f9 liberi. Ma non possiamo non aggiungere: ma tutti pi\u00f9 soli. La famiglia, in una sorta di ribaltamento culturale, non \u00e8 pi\u00f9 \u201ccellula base della societ\u00e0\u201d ma \u201ccellula base dell\u2019individuo\u201d. E\u2019 l\u2019individuo, il nuovo padrone. Tutto ruota attorno a lui, famiglia compresa. Il padre, in effetti, \u00e8 scomparso. Lacan parla della \u201cevaporazione del padre\u201d, e Recalcati scrive <i>Che resta del padre?<\/i> Una scrittrice italiana, Elena Rosci, pubblica un volume dal titolo <i>La maternit\u00e0 pu\u00f2 attendere. Perch\u00e9 si pu\u00f2 essere donna senza essere madre<\/i> (2013). L\u2019intento \u00e8 quello di liberare le donne dalla eccessiva preoccupazione della maternit\u00e0. Quanto ai figli sorprende che, una volta emancipati dalla famiglia (quanti matrimoni negli anni Sessanta e Settanta si sono celebrati pur di scappare di casa!), pur essendo ora pi\u00f9 liberi continuano a restare a casa fino ad et\u00e0 adulta.<\/p>\n<p>La difesa ad oltranza dell\u2019individualismo \u00e8 legata sempre pi\u00f9 fortemente ad una concezione della vita labile e \u201cmovimentista\u201d: tutto \u00e8 \u201cliquido\u201d si dice. E\u2019 saltata qualsiasi pretesa del \u201cper sempre\u201d. La cultura dominante non concepisce pi\u00f9 il matrimonio \u201cper sempre\u201d. Quando i giovani si sposano \u00e8 ormai normale avere sempre il piano \u201cB\u201d, il divorzio che deve essere sempre pi\u00f9 breve. Mi chiedo: perch\u00e9 si pu\u00f2 dire \u201cfor ever\u201d per la propria squadra di calcio e non \u201cmia moglie o mio marito for ever\u201d? Evidentemente c\u2019\u00e8 un problema culturale. Purtroppo la caduta del \u201cper sempre\u201d non riguarda solo la scelta matrimoniale ma tutti gli ambiti della vita. La paura del futuro, aggrava e giustifica tale posizione. Insomma, per dirla con papa Francesco, \u00e8 difficile prendersi cura per sempre gli uni degli altri. E\u2019 il trionfo dell\u2019individualismo.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E\u2019 ovvio che in tale contesto culturale, la famiglia, come \u00e8 stata concepita per secoli, non trova pi\u00f9 un orizzonte nel quale iscriversi ed essere quindi considerata nella sua effettiva forza e dignit\u00e0. E\u2019 scomparsa quella che poteva chiamarsi una cultura della famiglia. Oggi la famiglia (padre-madre-figli) non \u00e8 pi\u00f9 una dimensione ordinaria. Se in passato era difficile non sposarsi dopo i venti anni, oggi \u00e8 normale non farlo anche fino ai trentacinque. E il traguardo del matrimonio avviene alla fine, quando tutto \u00e8 sistemato. Scompare cos\u00ec la concezione del matrimonio come la scelta di costruire assieme il futuro. Oggi, ci si assicura prima il futuro personale, e poi ci si sposa.<\/p>\n<p>Non si vuole, ovviamente, sottostimare la conquista dei diritti individuali. Ma non possono essere esaltati a scapito della dignit\u00e0 dei diritti della famiglia e del suo ruolo nella societ\u00e0. Per di pi\u00f9 stiamo assistendo alla perdita delle protezioni che la famiglia aveva nel passato mentre \u2013 anche a livello legislativo &#8211; si \u00e8 sempre pi\u00f9 attenti a sostenere i diritti degli individui. E questo accade anche se \u00e8 proprio la famiglia che, soprattutto in tempi di crisi come in questo tempo, sostiene in maniera capillare il tessuto sociale ed economico. E\u2019 la famiglia che sostiene sulle proprie spalle il carico del peso fiscale pi\u00f9 che i vantaggi della sua ridistribuzione. Per cui \u00e8 sempre pi\u00f9 frequente che ritiene la famiglia una struttura opprimente, poco efficace e anche poco conveniente visto il pesante carico fiscale.<\/p>\n<p>Della famiglia, pi\u00f9 che il nucleo in quanto tale, interessa il singolo in quanto cittadino e lavoratore \u2013 cos\u00ec nella Costituzione Italiana -; le sue altre \u201cqualifiche\u201d (marito-moglie, padre-madre, fratello-sorella, genitori-figli\u2026) non riguardano la vita pubblica ed \u00e8 peraltro \u201causpicabile\u201d che lo Stato se ne disinteressi evitando indebite interferenze. La libert\u00e0 del singolo \u00e8 percepita a servizio della felicit\u00e0 di colui che ne gode. L\u2019individualizzazione dei diritti (quelli fondamentali, dell\u2019uomo, dei minori ecc.) \u00e8 cosa in s\u00e9 positiva, in quanto fa parte di un movimento nato dopo la seconda guerra mondiale per reagire alla negazione della persona tipica dei sistemi totalitari, ma oggi i diritti individuali prevalgono sulla coesione sociale. Se pensiamo a quanto affermava Cicerone a proposito della famiglia: <i>principium urbis e quasi seminarium rei pubblicae<\/i>, vediamo sia grande la distanza rispetto alla considerazione che la cultura contemporanea ha di essa.<\/p>\n<p>Con l\u2019indebolimento della cultura della famiglia, si indebolisce anche quella della stessa societ\u00e0. Il discorso si farebbe lungo sia a livello cittadino, di stati, di gruppi di nazioni, e cos\u00ec oltre. L\u2019individualizzazione che fa deflagrare la famiglia porta alla deflagrazione anche degli stati (c\u2019\u00e8 oggi una corsa preoccupante a dividersi) e delle alleanza continentali. Insomma, non \u00e8 lo \u201cstare insieme\u201d ma lo stare separati ad essere diventata la principale strategia per sopravvivere nelle megalopoli contemporanee. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria crisi della socialit\u00e0 e delle tante forme comunitarie conosciute siano ad oggi, dagli storici partiti di massa alla citt\u00e0-comunit\u00e0, alla famiglia stessa intesa come dimensione associata di esistenza. Alcuni studiosi \u2013 penso a Roberto Volpi &#8211; rilevano la crescita di famiglie \u201cunipersonali\u201d. In Europa i numeri sono vertiginosi. Insomma, se da una parte c\u2019\u00e8 il crollo dei matrimoni e delle famiglie \u201cnormo-costituite\u201d, dall\u2019altra crescono quelle formate da una sola persona, uni-personali (in Italia quest\u2019ultime sono passate da 5,2 milioni nel 2001 a\u00a0 7,2 milioni tra il 2001 e il 2011). Accade quindi che la diminuzione dei matrimoni religiosi e civili non si \u00e8 trasferita nelle altre forme di convivenza, ma nella crescita di persone che scelgono di stare da sole. Le stesse convivenza sono sempre pi\u00f9 indebolite. Ogni legame impegnativo \u00e8 sentito come insopportabile. La deriva \u00e8 chiara: si va verso una societ\u00e0 de-familiarizzata, fatta di persone sole che si uniscono senza alcun impegno.<\/p>\n<p>Il crollo della famiglia non si sta traducendo nella crescita di diverse modalit\u00e0, bens\u00ec in meno famiglia e nella crescita di persone che scelgono di vivere da sole. L\u2019esaltazione senza freno dell\u2019individuo conduce inesorabilmente allo sfarinamento della stessa societ\u00e0, allo sgretolamento di qualsiasi forma di legame che voglia essere un minimo saldo e duraturo. E\u2019 la deriva amara di una cultura individualista che sta prevalendo su tutto. In tal senso si deve dire che la crisi della famiglia \u00e8 anzitutto sul piano culturale e quindi anche sociale. E\u2019 qui che si deve compiere uno sforzo congiunto che coinvolga sia i credenti \u2013 delle diverse tradizioni religiose &#8211; che gli uomini di buona volont\u00e0.<\/p>\n<p><i>La famiglia risorsa della societ\u00e0<\/i><\/p>\n<p>Di fronte a questo quadro che appare non poco problematico, \u00e8 urgente ridare dignit\u00e0 culturale e centralit\u00e0 alla famiglia nel contesto della societ\u00e0 contemporanea: la famiglia va riportata nel cuore del dibattito, nel centro della visione della politica e della stessa economia, come pure della vita delle comunit\u00e0 cristiane. In tale prospettiva appare in tutta la sua forza la decisione di Papa Francesco di celebrare ben due Sinodi sulla famiglia. Ed \u00e8 lungimirante la sua volont\u00e0 di coinvolgere in maniera la pi\u00f9 larga possibile l\u2019intera comunit\u00e0 cristiana in tale preoccupazione. Sa bene, Papa Francesco, che la societ\u00e0 globalizzata potr\u00e0 trovare un futuro di civilt\u00e0 se e nella misura in cui sar\u00e0 capace di promuovere una cultura della famiglia che la ripensi come nesso vitale tra la felicit\u00e0 privata e la felicit\u00e0 pubblica. E in tale prospettiva la Chiesa si pone come promotrice di una nuova prospettiva pastorale che \u00e8 vitale per la Chiesa stessa ma anche per immettere nel tessuto della societ\u00e0 un lievito nuovo. E\u2019 il servizio che la Chiesa pu\u00f2 rendere alla societ\u00e0 contemporanea perch\u00e9 non affondi nella globalizzazione della solitudine e della indifferenza.<\/p>\n<p>Si deve affermare con coraggio, comunque, che la famiglia non \u00e8 morta. Nonostante il difficilissimo momento che sta traversando, la famiglia resta nei fatti la risorsa pi\u00f9 importante delle societ\u00e0 contemporanee perch\u00e9 crea quei beni relazionali che nessun\u2019altra forma di vita pu\u00f2 creare. E\u2019 unica nella sua capacit\u00e0 generatrice di relazioni. Nessun altra forma ha le sue potenzialit\u00e0 associative. Il suo genoma non cessa di esistere perch\u00e9 rappresenta quanto di pi\u00f9 umanizzante vi \u00e8 nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Quest\u2019affermazione trova supporto nelle ricerche empiriche che rilevano la famiglia al primo posto in assoluto nei desideri degli intervistati: la famiglia \u00e8 sentita dalla maggioranza delle popolazioni di tutti i paesi come il luogo della sicurezza, del rifugio, del sostegno per la propria vita (in Italia circa l\u201980% dei giovani in et\u00e0 da matrimonio dichiarano di preferire il matrimonio (civile o religioso che sia), solo il 20% opta per la convivenza; di questo 20% sembra che solo il 3% considera la convivenza una scelta definitiva, l\u2019altro 17% la pensa transitoria in attesa del matrimonio. In Francia il 77% dei giovani francesi desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita; la percentuale arriva all\u201984% per i giovani dai 18 a 24 anni). La stabilit\u00e0 coniugale resta un valore importante e un\u2019aspirazione profonda, anche se la convinzione di stare insieme \u201cper sempre\u201d ha sempre meno dignit\u00e0 culturale, anzi si ritiene sia impossibile.<\/p>\n<p>E\u2019 indubbio che la famiglia sia ancora oggi la risorsa pi\u00f9 preziosa della societ\u00e0: in essa si apprende il <i>noi<\/i> dell\u2019oggi e del futuro attraverso la generazione dei figli. E\u2019 un\u00a0 tema delicatissimo questo. Certamente \u00e8 poco lungimirante la tendenza crescente in Italia ad avere un solo figlio (se questo fenomeno crescer\u00e0, come purtroppo sembra accadere, che ne sar\u00e0 tra qualche anno del termine \u201cfratello\u201d, \u201csorella\u201d?). Ancor peggiore sar\u00e0 la condizione di quella societ\u00e0 che non genera figli. Pretendere poi il matrimonio solo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 l\u2019amore \u2013 \u00e8 questo il motivo per sostenerlo anche tra persone dello stesso sesso -, significa non comprendere la differenza che c\u2019\u00e8 tra l\u2019amore coniugale, che per sua natura richiede anche la generazione, e le altre molteplici <em>forme<\/em> di amore, tutte ovviamente legittime ed anche auspicabili. Ma l\u2019amore coniugale ha una sua propria dimensione che lo distingue dagli altri. E pretendere una uguaglianza che richiede l\u2019abolizione della diversit\u00e0 apre la via a derive pericolose.<\/p>\n<p>Ci troviamo in un delicatissimo crinale storico: uno spartiacque antropologico. In estrema sintesi si potrebbe dire che da una parte vi \u00e8 l\u2019affermazione biblica \u201cNon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d \u2013 da cui \u00e8 originata la famiglia \u2013 e dall\u2019altra il suo esatto opposto, ossia \u201c\u00e8 bene che l\u2019individuo sia solo\u201d. L\u2019<i>io<\/i>, l\u2019individuo, sciolto da qualsiasi vincolo, viene contrapposto al <i>noi<\/i>. E la famiglia, fondamento del disegno di Dio sull\u2019umanit\u00e0, \u00e8 divenuta la pietra d\u2019inciampo dell\u2019individualismo, che deve essere quindi quanto meno scansata, se non distrutta. Ma la famiglia, nonostante tutti gli attacchi, resta salda, per sua forza interna: non esistono sostituti o equivalenti funzionalit\u00e0 della famiglia. E\u2019 un ideale che chiede stabilit\u00e0: \u00e8 uno dei cardini di quel nuovo umanesimo di questo nuovo millennio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>La Carta dei diritti della famiglia <\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In tale nuovo contesto vorrei collocare la <i>Carta dei diritti della famiglia<\/i>. Essa affonda le radici nel Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 1980 voluto dal Beato Giovanni Paolo II. E\u2019 singolare che anche lui abbia indetto il suo primo Sinodo sulla famiglia. Giovanni Paolo II accolse la richiesta dei padri sinodali e la ripropose autorevolmente nella <i>Familiaris Consortio<\/i>. Dopo aver denunciato gli attacchia all\u2019istituto familiare, scrive\u00a0: \u201cPer questo la Chiesa difende apertamente e fortemente i diritti della famiglia dalle intollerabili usurpazioni della societ\u00e0 e dello Stato. In particolare, i Padri Sinodali hanno ricordato, tra gli altri, i seguenti diritti della famiglia: 1) di esistere e di progredire come famiglia, cio\u00e8 il diritto di ogni uomo, specialmente se povero, a fondare una famiglia e ad avere i mezzi adeguati per sostenerla; 2) di esercitare la propria responsabilit\u00e0 nell&#8217;ambito della trasmissione della vita e di educare i figli; 3) dell&#8217;intimit\u00e0 della vita coniugale e familiare; 4) della stabilit\u00e0 del vincolo e dell&#8217;istituto matrimoniale; 5)\u00a0 di credere e di professare la propria fede, e di diffonderla; 6) di educare i figli secondo le proprie tradizioni e valori religiosi e culturali, con gli strumenti, i mezzi e le istituzioni necessarie; 7) di ottenere la sicurezza fisica, sociale, politica, economica, specialmente dei poveri e degli infermi; 8) il diritto all&#8217;abitazione adatta a condurre convenientemente la vita familiare; 9) di espressione e di rappresentanza davanti alle pubbliche autorit\u00e0 economiche, sociali e culturali e a quelle inferiori, sia direttamente sia attraverso associazioni; 10) di creare associazioni con altre famiglie e istituzioni, per svolgere in modo adatto e sollecito il proprio compito; 11) di proteggere i minorenni mediante adeguate istituzioni e legislazioni da medicinali dannosi, dalla pornografia, dall&#8217;alcoolismo, ecc.; 12) di un onesto svago che favorisca anche i valori della famiglia; 13) il diritto degli anziani ad una vita degna e ad una morte dignitosa; 14) il diritto di emigrare come famiglie per cercare una vita migliore\u201d (Propositio 42)\u201d.<\/p>\n<p>Giovanni Paolo II chiude questo passaggio assicurando: \u201cla Santa Sede, accogliendo l&#8217;esplicita richiesta del Sinodo, avr\u00e0 cura di approfondire tali suggerimenti, elaborando una \u00abcarta dei diritti della famiglia\u00bb da proporre agli ambienti e alle Autorit\u00e0 interessate\u201d. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia, istituito immediatamente dopo il Sinodo, il 9 maggio 1981, fu incaricato dal papa di preparare tale testo. I lavori di stesura terminarono con l\u2019approvazione della Carta avvenuta il 22 ottobre 1983.<\/p>\n<p>La <i>Carta<\/i> si iscrive nel contesto giuridico della <i>Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo, <\/i>promulgata dall\u2019ONU nel 1948, ove la famiglia occupa il posto che le compete<i>, <\/i>ma lo \u00e8 in forma contratta e non esauriente. Di qui, l\u2019impegno della Santa Sede per dilatare quei pochi ma essenziali principi sulla famiglia che senza dubbio meritavano di essere rivistati. Chi legge oggi la <i>Carta dei diritti della famiglia <\/i>arriva facilmente a concludere che le indicazioni prospettate allora mantengono una forte, duplice valenza: anzitutto quella di una descrizione estremamente corretta dell\u2019identit\u00e0 della famiglia, presentata nel <i>Preambolo<\/i>, e poi quella di un\u2019altrettanto corretta e condivisibile esortazione ai governi, agli Stati, alle societ\u00e0 civili, alle Organizzazioni internazionali, alle famiglie stesse e a tutti gli uomini e a tutte le donne <i>di buona volont\u00e0<\/i>, perch\u00e9 l\u2019impegno per la tutela e la promozione della famiglia siano potenziati e non vengano meno.<\/p>\n<p>Questa duplice valenza rappresenta il filo rosso che traversa i dodici, densi articoli della <i>Carta <\/i>stessa. Come ho appena accennato nella prima parte vi \u00e8 stata un\u2019accelerazione della storia senza eguali relativamente alla famiglia. Da una parte \u00e8 stata riconfermata nel suo valore, ma dall\u2019altra viene alterata nella sua identit\u00e0. Infatti, grazie al dilatarsi di quella che nel <i>Preambolo <\/i>della <i>Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo <\/i>venne a suo tempo correttamente definita come una vera e propria <i>fede nei diritti umani, <\/i>la famiglia negli ultimi anni ha ottenuto in tutto il mondo il riconoscimento che le \u00e8 dovuto (il che \u00e8 il presupposto indispensabile per l\u2019impegno contro tutte le torsioni e le deformazioni che continuano a tormentarla). In effetti il dibattito sull\u2019identit\u00e0 della famiglia e sulla sua dignit\u00e0 appare, da un punto di vista teoretico e dottrinale, sostanzialmente concluso. I principi indicati nel <i>Preambolo <\/i>della <i>Carta dei diritti della Famiglia <\/i>non trovano pi\u00f9 <i>dottrinalmente <\/i>confutazione alcuna (se non su punti marginali, sui quali \u00e8 opportuno continuare a impegnarsi, ma il cui mancato riconoscimento non incrina la considerazione appena fatta) e, cosa ancor pi\u00f9 significativa, essi sembrano essersi definitivamente incarnati in tutte le culture interculturali che caratterizzano il mondo contemporaneo.<\/p>\n<p>Ma se a livello <i>dottrinale <\/i>il concetto di <i>famiglia <\/i>presentato e difeso nella <i>Carta <\/i>appare inoppugnabile, a livello <i>sociologico <\/i>le cose purtroppo sembrano andare ben diversamente: la famiglia appare sempre pi\u00f9 sfocata. Non \u00e8 per\u00f2 l\u2019idea della famiglia che viene messa in crisi, bens\u00ec l\u2019idea della sua <i>necessariet\u00e0 sociale<\/i>. La famiglia, oggi, non viene pi\u00f9 n\u00e9 confutata, n\u00e9 negata: la scandalosa esclamazione di Andr\u00e9 Gide, contenuta nelle <i>Nourritures Terrestres<\/i> (del lontano 1897), <i>Familles<\/i>, <i>je<\/i> <i>vous<\/i> <i>hais<\/i>! appare lontana. Come dicevo, la famiglia non viene negata e nemmeno confutata, ma si accetta che accanto ad essa emergano forme di vita e di esperienza relazionale che sono apparentemente compatibili con essa, ma che nella realt\u00e0 delle cose la scardinano.<\/p>\n<p>Uno degli atteggiamenti pi\u00f9 tipici del tempo in cui viviamo, quello non solo della tolleranza, ma del riconoscimento della legittimit\u00e0 di ogni <i>stile di vita, <\/i>ci sta portando a modellare il vivere sociale secondo paradigmi caratterizzati da un individualismo che non ha solo natura psicologica (fenomeno questo proprio di ogni tempo e ordinariamente designato col termine di <i>egoismo<\/i>), ma che ha inedite e culturalmente autorevoli ricadute socio-relazionali. Ci\u00f2 che si sta appannando \u00e8 la percezione che nella logica della durata,<i> <\/i>che qualifica in modo cos\u00ec forte l\u2019esperienza umana, i vincoli familiari non sono riducibili al prodotto di una scelta di vita,<i> <\/i>ma costituiscono al contrario il presupposto di ogni scelta dotata di senso.<\/p>\n<p>Se rileggiamo la <i>Carta dei diritti della famiglia<\/i> sotto questa angolatura, essa, sottolineando verit\u00e0 di principio a cui non corrispondono pi\u00f9 (se non in parte) pratiche ad esse coerenti, ci fornisce un aiuto prezioso a capire i paradossi che caratterizzano il mondo di oggi. Il <i>Preambolo <\/i>della <i>Carta <\/i>da questo punto di vista \u00e8 particolarmente prezioso: ad ogni suo punto sembra corrispondere, nella prassi, un punto simmetricamente alternativo. Il punto A rileva come i diritti dell\u2019individuo abbiano una <i>fondamentale dimensione sociale: <\/i>l\u2019individualismo contemporaneo, come abbiamo visto, non riesce pi\u00f9 a cogliere questo punto, perch\u00e9 non riuscendo a riconoscere oggettivit\u00e0 alle dimensioni sociali in cui si manifesta l\u2019umanit\u00e0 dell\u2019uomo (come appunto \u00e8 il caso della famiglia), le vede come il prodotto <i>artificiale <\/i>di scelte private, eventuali e insindacabili.<\/p>\n<p>La nitida affermazione (del punto B) che vede nel matrimonio un\u2019unione intima di vita <i>nella complementariet\u00e0 tra un uomo e una donna, <\/i>appare oggi sfocata, a seguito della martellante riproposizione delle diverse forme dell\u2019ideologia del <i>gender, <\/i>che sostengono (contro ogni buon senso) il primato della scelta soggettiva del <i>genere <\/i>nei confronti dell\u2019oggettivit\u00e0 della sessualit\u00e0 biologica. Che il matrimonio (punto C del <i>Preambolo<\/i>) costituisca l\u2019<i>istituzione naturale <\/i>alla quale \u00e8 affidata <i>in maniera esclusiva <\/i>la missione di trasmettere la vita \u00e8 diventata anch\u2019essa un\u2019osservazione problematica, non perch\u00e9 gli Stati e gli ordinamenti abbiano deciso di degiuridicizzare i vincoli coniugali, ma perch\u00e9 essi si sono rivelati assolutamente disposti a riconoscere un valore assolutamente pari alla generativit\u00e0 coniugale e a quella extra-coniugale (senza considerare come la migliore tutela dei diritti dei figli esiga invece il riconoscimento dei primato della prima sulla seconda). Potremmo continuare, analizzando in maniera similare tutti gli ulteriori punti del <i>Preambolo, <\/i>fino alla fine, fino alla lettera M.<\/p>\n<p>Dobbiamo comprendere che quello della famiglia, oggi, non pu\u00f2 essere posto come un problema dottrinale, n\u00e9 tanto meno come un problema accademico. Non \u00e8 la <i>teoria della famiglia <\/i>quella che oggi merita di essere oggetto di dibattito; anzi, \u00e8 percezione abbastanza diffusa quella per la quale discutere <i>oggi <\/i>di famiglia \u00e8 divenuto pressoch\u00e9 impossibile, a fronte del vuoto argomentativo che occupa ogni riferimento ad essa. Ci\u00f2 che \u00e8 in gioco non \u00e8 il <i>pensato <\/i>e nemmeno il <i>pensabile <\/i>in tema di famiglia<i>:<\/i> \u00e8 piuttosto il <i>vissuto <\/i>o, per meglio dire, il <i>vivibile<\/i>: \u00e8 la stessa <i>esperienza <\/i>che rende <i>umana <\/i>la nostra vita quotidiana. Dominata dalla logica della <i>funzionalit\u00e0, <\/i>in particolare tecnologica (che in s\u00e9 e per s\u00e9 non \u00e8 affatto da condannare, perch\u00e9 \u00e8 anzi il frutto dell\u2019uso ottimale della ragione umana) l\u2019esperienza contemporanea si sta assuefacendo all\u2019idea che quello della vita privata, quello degli affetti, quello delle convivenze, l\u2019ordine in una sola espressione riassuntiva della <i>nuda vita, <\/i>come \u00e8 stato efficacemente definito, non sia un <i>ordine oggettivo, <\/i>ma il mero frutto di scelte occasionali, singole, che possono essere esibite, ma non possono essere giustificate e a cui non ha senso attribuire vincoli o responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>E\u2019 per questo che le <i>alternative alla famiglia <\/i>non vengono presentate come conflittuali rispetto ad essa, ma come semplicemente <i>addizionali <\/i>o <i>integrative. <\/i>Esse pretendono di rappresentare un <i>di pi\u00f9, <\/i>non <i>un altro. <\/i>Ma, comunque si vogliano vedere le cose, \u00e8 un <i>di pi\u00f9 <\/i>corrosivo: corrosivo a livello di senso comune, di psicologia sociale e della stessa auto interpretazione dell\u2019uomo. Una <i>corrosivit\u00e0 <\/i>della quale stiamo in questi ultimi tempi prendendo forzosamente atto, grazie ai dibattiti e alle polemiche in merito all\u2019<i>omoparentalit\u00e0 <\/i>e alla stessa impossibilit\u00e0 <i>linguistica <\/i>di denominare queste nuove forme di genitorialit\u00e0 omosessuale e multipla che stanno facendo pressione, in molti paesi, per accedere a un pieno riconoscimento legale. Un riconoscimento che viene sempre pi\u00f9 di frequente concesso (senza parlare della vecchia Europa, ormai un decimo degli stati degli USA riconoscono i matrimoni omosessuali) nella piena inconsapevolezza che la posta in gioco non \u00e8 il dilatarsi dei diritti umani (come si continua a ripetere), ma il fondamento della titolarit\u00e0 dei diritti umani, cio\u00e8 quella stessa <i>identit\u00e0 della persona, <\/i>che solo nella famiglia trova le sue radici.<\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 un <i>animale familiare: <\/i>\u00e8 solo nella famiglia che egli costruisce la sua identit\u00e0 psicologica, linguistica, morale, culturale, relazionale, sociale. Per assolvere a questo suo compito costitutivo, di formazione delle singole identit\u00e0 personali nel contesto delle generazioni, la famiglia ha bisogno di essere a sua volta riconosciuta nella sua identit\u00e0.<i>\u00a0 <\/i>La <i>Carta, <\/i>nel <i>Preambolo, <\/i>al punto E, la definisce <i>comunit\u00e0 di amore e di solidariet\u00e0. <\/i>Amore e solidariet\u00e0 sono esperienze umane primarie, personalissime, ma non riducibili a esperienze soggettive,<i> <\/i>inafferrabili e insindacabili. Amore e solidariet\u00e0 ci provocano, perch\u00e9 mettono in gioco la nostra responsabilit\u00e0. E la responsabilit\u00e0 \u00e8 un vincolo interpersonale, cui nessuno pu\u00f2 arbitrariamente e unilateralmente rinunciare o abdicare.<\/p>\n<p>Per questo la famiglia ha <i>diritti fondamentali <\/i>e, sempre per questo, i singoli hanno nei confronti della famiglia <i>doveri irrinunciabili. <\/i>La duplice frenesia che tormenta il mondo d\u2019oggi si illude di poter declinare amore e solidariet\u00e0 in una piena polivalenza di forme; si illude di poter trasformare il <i>politeismo etico, <\/i>che secondo Max Weber sarebbe il contrassegno della modernit\u00e0, in un <i>polimorfismo familiare<\/i>. Non \u00e8 possibile. Un\u2019attenta e rigorosa rilettura della <i>Carta dei diritti della famiglia <\/i>ci pu\u00f2 aiutare a percepire nello stesso tempo lo scollamento che caratterizza la rivendicazione odierna dei diritti umani tra vincolo e arbitrio e la profonda esigenza di superare tale scollamento, attraverso una riflessione onesta ed austera. La <i>Carta<\/i> \u00e8 un aiuto in pi\u00f9 per sottolineare la famiglia come soggetto giuridico di diritti.<\/p>\n<p>Purtroppo \u00e8 restato un documento poco conosciuto. Il pontificio Consiglio per la Famiglia ha voluto rilanciarlo. In essa si presenta in modo organico e con linguaggio giuridico il \u201cdover essere\u201d intrinseco al progetto divino della Famiglia. Nella <i>Presentazione<\/i> si legge: \u201cI diritti proposti devono essere compresi secondo il carattere specifico di una \u2018Carta\u2019. In alcuni casi, essi esprimono postulati e principi fondamentali per una legislazione da attuare e per lo sviluppo della politica famigliare. In tutti i casi, sono un appello profetico in favore dell\u2019istituzione familiare, la quale deve essere rispettata e difesa da tutte le usurpazioni\u201d. E proprio in quanto universali, queste affermazioni sono rivolte non solo ai governi civili, per avere adeguata attuazione nelle legislazioni e nelle politiche familiari, ma anche \u201ca tutti i membri e le istituzioni della Chiesa\u201d: anzi, si pu\u00f2 dire che la comunit\u00e0 ecclesiale deve essere il luogo privilegiato in cui riconoscere e proteggere i diritti fondamentali della famiglia.<\/p>\n<p>Tali principi conservano, anche nel mutato contesto culturale, tutta la loro validit\u00e0. Sono convinto che i cultori del Diritto sono chiamati a raccogliere la sfida in difesa della famiglia dagli attacchi violentissimi a cui \u00e8 sottoposta, e soprattutto ad aiutarla perch\u00e9 essa possa esprimere la sua straordinaria ricchezza per far crescere quel \u201cnoi\u201d che diviene scuola di convivenza tra diversi. La famiglia \u00e8, come amava ripetere Benedetto XVI, \u201cpatrimonio dell\u2019umanit\u00e0\u201d. Per questo credo che debba divenire sempre pi\u00f9 tema della riflessione anche giuridica. E non solo civile, ma anche canonica. Il mio augurio \u00e8 che anche nel versante canonico \u2013l\u2019odierna giornata ne \u00e8 un esemplare attuazione \u2013 si moltiplichino riflessioni e dibattiti, nella consapevolezza di svolgere un preziosissimo servizio alla Chiesa e all\u2019intera societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi la famiglia sta traversando una profonda crisi in tutti i paesi industrializzati che hanno fatto propria la cultura occidentale, ma lo \u00e8 anche negli altri paesi quando uno strato sociale comincia a elevare il grado di cultura e il tenore di vita, indipendentemente dall\u2019identit\u00e0 religiosa delle popolazioni.\u00a0 E\u2019 come se la cultura globalizzata avesse [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":27566,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-18952","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/default.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18952","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18952"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18952\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27566"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18952"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18952"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18952"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}