{"id":18098,"date":"2013-09-25T13:15:15","date_gmt":"2013-09-25T11:15:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=18098"},"modified":"2013-09-25T13:18:20","modified_gmt":"2013-09-25T11:18:20","slug":"xxvi-domenica-del-tempo-ordinario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/xxvi-domenica-del-tempo-ordinario.html","title":{"rendered":"XXVI Domenica del Tempo Ordinario"},"content":{"rendered":"<p><em>Dal vangelo di Luca 16,19-31<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero mor\u00ec e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Mor\u00ec anche il ricco e fu sepolto. Stando nell&#8217;inferno tra i tormenti, lev\u00f2 gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi piet\u00e0 di me e manda Lazzaro a intingere nell&#8217;acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perch\u00e9 questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui \u00e8 consolato e tu sei in mezzo ai tormenti<!--more-->. Per di pi\u00f9, tra noi e voi \u00e8 stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, n\u00e9 di cost\u00ec si pu\u00f2 attraversare fino a noi. E quegli replic\u00f2: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perch\u00e9 ho cinque fratelli. Li ammonisca, perch\u00e9 non vengano anch&#8217;essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mos\u00e8 e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andr\u00e0 da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mos\u00e8 e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Oggi \u00e8 la domenica del povero Lazzaro, di colui che giace alla porta del ricco, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cade dalla mensa. Nell\u2019ultimo saluto durante i funerali preghiamo augurando al defunto di poter \u201ccon Lazzaro, povero in terra godere il riposo eterno del cielo\u201d. Il Vangelo vuole che incontriamo oggi i tanti poveri Lazzaro, ci insegna a commuoverci delle loro piaghe, a scandalizzarci per la fame. Accorgiamoci di lui, perch\u00e9 Lazzaro ci accoglier\u00e0 nel cielo, interceder\u00e0 per noi. \u201cAvevo fame e mi avete dato da mangiare; avevo sete e mi avete dato da bere\u201d. Ges\u00f9 vuole che gli uomini non vivano \u201cspensierati\u201d, da buontemponi, come dice il profeta Amos, che sciupano la vita e pensano che tutti siano come loro. Da \u201cspensierati\u201d si accetta un mondo di sofferenza e si costruisce un abisso d\u2019amore che non si pu\u00f2 pi\u00f9 colmare. Il contrario di un cuore spensierato e superficiale non \u00e8 una vita da eroi o agitata: \u00e8 un cuore umano e buono.<br \/>\n\u201cC\u2019era un uomo ricco che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente\u201d. Quest\u2019uomo, senza nome, non \u00e8 descritto come uno sprecone, e neppure come uno sfruttatore dei suoi servi. \u00c8 uno come tutti e si comporta nello stesso modo di quelli della sua condizione: vive spensieratamente la sua ricchezza. Il problema sta nel prosieguo della narrazione: \u201cUn mendicante di nome Lazzaro giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco\u201d. L\u2019evangelista in questo caso, riporta il nome, Lazzaro, e marca la differenza tra la sua situazione e quella del ricco. Questo quadro, che contrappone senza mezzi termini la vita consumista da una parte e la miseria pi\u00f9 nera dall\u2019altra, non era affatto considerato un\u2019ingiustizia dalla teologia degli scribi. E non ritenendola tale, con facilit\u00e0 si tranquillizzava la coscienza con la dottrina dell\u2019elemosina. Insomma, allora come oggi, si trovano le ragioni per far restare le cose come sono, per non cambiare neppure una palese ingiustizia come quella descritta dal Vangelo. Dopo la morte dei due protagonisti, si apre una scena completamente diversa. Ma questa volta appare chiaro quale sia il pensiero di Dio e il suo giudizio. Il ricco e Lazzaro sono ambedue \u201cfigli di Abramo\u201d. Ma Lazzaro siede con questi alla mensa celeste; il ricco, non accolto nei tabernacoli eterni, \u00e8 caduto nel luogo dei tormenti.<br \/>\nSe il ricco avesse aiutato Lazzaro, costui l\u2019avrebbe accolto nel cielo. Ma solo ora comprende la verit\u00e0 della vita; ed \u00e8 troppo tardi. Implicitamente, il ricco ammette l\u2019inevitabilit\u00e0 della sua attuale triste condizione, come prima accettava tranquillamente la sua spensieratezza e le sue vesti di porpora e bisso; non chiede infatti di cambiare luogo ma solo di poter essere sollevato un poco; gli basterebbe toccare con la lingua un dito bagnato nell\u2019acqua. Ma anche questo \u00e8 impossibile; neppure Dio pu\u00f2 superare l\u2019abisso che l\u2019uomo si costruisce attorno. Eppure, in questo mondo si continua la creazione di abissi tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, tra etnia ed etnia e, infine, sul piano planetario, tra paesi ricchi e paesi poveri. Lazzaro \u00e8 il barbone accanto a noi, \u00e8 lo straniero, \u00e8 una etnia oppressa, \u00e8 un popolo violentato e sfruttato. Dalla parabola, tuttavia, appare con estrema evidenza la predilezione di Dio per Lazzaro e per chi \u00e8, in ogni tempo della storia e in ogni parte del mondo, nelle sue stesse condizioni.<br \/>\nIl ricco e il povero muoiono. Ed il mondo si rovescia. Come nelle beatitudini: beato diventa il povero, mentre il ricco rimane solo con la sua ricchezza che non scalda, non soddisfa, tormenta. Il mondo alla rovescia \u00e8 Lazzaro con Abramo, nel seno d\u2019Abramo; mentre il ricco rimane senza qualcuno che lo accoglie, senza consolazione; era sazio ed ora ha fame; rideva ed ora piange. I tormenti del ricco di cui parla il Vangelo non sono una minaccia. Ges\u00f9 non spaventa, anzi rassicura gli uomini. Ma il Signore cerca di spiegare la vita cos\u00ec com\u2019\u00e8 davvero. Svela al ricco che non \u00e8 nella ricchezza che trova la gioia ed il futuro. E che senza l\u2019altro rimane solo e si costruisce un inferno. Che fare? C\u2019\u00e8 speranza per il ricco? Pu\u00f2 cambiare il ricco? Questa domanda angustia non poco Ges\u00f9. \u00c8 pi\u00f9 facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli, dir\u00e0. Am\u00f2 quell\u2019uomo ricco ma non fu amato. Che fare? Dobbiamo colmare tanti abissi d\u2019ignoranza, di distanza, di parole che mancano, di mani che non si tendono, di consolazione che viene negata. Colmiamo questi abissi, come l\u2019amministratore disonesto, investendo in misericordia; come il Samaritano, che con la compassione vuole bene ad uno sconosciuto e lo fa diventare il suo prossimo. Ges\u00f9 sembra insistere, descrivendo la risposta d\u2019Abramo al ricco, che non abbiamo bisogno di fatti miracolosi per convertire il cuore, per colmare questi abissi. Basta il Vangelo, che apre il cuore degli uomini e lo rende umano e vicino agli altri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Luca 16,19-31 C&#8217;era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 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