{"id":18008,"date":"2013-09-05T14:13:06","date_gmt":"2013-09-05T12:13:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=18008"},"modified":"2017-08-24T00:34:55","modified_gmt":"2017-08-23T22:34:55","slug":"xxiv-domenica-del-tempo-ordinario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/xxiv-domenica-del-tempo-ordinario.html","title":{"rendered":"XXIV Domenica del Tempo Ordinario"},"content":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Luca 15,1-32<\/p>\n<p><em>Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: &#8220;Costui riceve i peccatori e mangia con loro&#8221;. Allora egli disse loro questa parabola: <\/em><\/p>\n<p><em> &#8220;Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finch\u00e9 non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perch\u00e9 ho trovato la mia pecora che era perduta. Cos\u00ec, vi dico, ci sar\u00e0 pi\u00f9 gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. <\/em><\/p>\n<p><em> O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finch\u00e9 non la ritrova? <!--more-->E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perch\u00e9 ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Cos\u00ec, vi dico, c&#8217;\u00e8 gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte&#8221;.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em> Disse ancora: &#8220;Un uomo aveva due figli. Il pi\u00f9 giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio pi\u00f9 giovane, raccolte le sue cose, part\u00ec per un paese lontano e l\u00e0 sperper\u00f2 le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominci\u00f2 a trovarsi nel bisogno. Allora and\u00f2 e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mand\u00f2 nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientr\u00f2 in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi lever\u00f2 e andr\u00f2 da mio padre e gli dir\u00f2: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono pi\u00f9 degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Part\u00ec e si incammin\u00f2 verso suo padre.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gett\u00f2 al collo e lo baci\u00f2. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono pi\u00f9 degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito pi\u00f9 bello e rivestitelo, mettetegli l&#8217;anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perch\u00e9 questo mio figlio era morto ed \u00e8 tornato in vita, era perduto ed \u00e8 stato ritrovato. E cominciarono a far festa. <\/em><\/p>\n<p><em> Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, ud\u00ec la musica e le danze; chiam\u00f2 un servo e gli domand\u00f2 che cosa fosse tutto ci\u00f2. Il servo gli rispose: E&#8217; tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perch\u00e9 lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbi\u00f2, e non voleva entrare. Il padre allora usc\u00ec a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute \u00e8 tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ci\u00f2 che \u00e8 mio \u00e8 tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perch\u00e9 questo tuo fratello era morto ed \u00e8 tornato in vita, era perduto ed \u00e8 stato ritrovato&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Nel Vangelo di questa domenica appare prima un pastore che chiama i suoi amici e dice loro: \u201cRallegratevi con me, perch\u00e9 ho trovato la mia pecora che era perduta\u201d (v. 6); poi una donna di casa che va dalle sue amiche e le invita: \u201cRallegratevi con me, perch\u00e9 ho ritrovato la dramma che avevo perduta\u201d (v. 9). E, infine, un padre che chiama i servi e dice loro: \u201cPortate qui il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perch\u00e9 questo mio figlio era morto ed \u00e8 tornato in vita\u201d (vv. 23-24). Sono tre modi per esprimere lo stesso stato d\u2019animo: la gioia di Dio quando ritrova i suoi figli che si erano smarriti. Vorrei immaginarla la gioia di Dio che esplode in ogni santa liturgia della domenica. S\u00ec! Ogni domenica Dio ci ritrova e fa festa. E possiamo paragonare il Signore a quel padre della parabola che dall\u2019alto della casa guarda verso le nostre strade e appena ci vede arrivare, come fece quel figlio che tornava, scende di corsa verso la porta per venirci incontro e abbracciarci. E in effetti la Santa liturgia si apre con l\u2019abbraccio di Dio: \u00e8 il momento del perdono. Subito siamo rivestiti della misericordia: \u201cPresto, portate qui il vestito pi\u00f9 bello e rivestitelo, mettetegli l\u2019anello al dito e i calzari ai piedi\u201d (v. 22). E possiamo intonare l\u2019inno di lode, il gloria. Eppoi si apre il lungo colloquio con la Parola di Dio, interrotto dalla nostra lontananza. Viene quindi il banchetto eucaristico che, nutrendoci con il pane santo e il calice della salvezza, ci trasforma sino a renderci simili al Figlio prediletto.<br \/>\nSi potrebbe dire che la domenica \u00e8 tutta qui: la festa dell\u2019abbraccio di Dio, la festa della grande misericordia. Una misericordia che \u00e8 raro trovare nel mondo, dove tanto spesso si incontra l\u2019assenza del perdono e, ancor pi\u00f9, dell\u2019amore. Tra di noi \u00e8 normale l\u2019affermazione di se stessi, la rivendicazione dei propri diritti e l\u2019insensibilit\u00e0 al perdono. I due figli della parabola, il minore e il maggiore, sono ambedue gretti ed egoisti. Verrebbe da dire: \u201cPovero padre con quei due figli!\u201d. Avevano tutto: il padre ricco e una casa grande; servi che li accudivano e possedimenti di cui godere. Avevano tutto, ma in comune. Preferirono la loro grettezza. \u201cPadre \u0096 disse il figlio pi\u00f9 giovane \u0096 dammi la parte del patrimonio che mi spetta\u201d (v. 12). Davvero sciocco! Preferisce una parte al tutto. In quel giovane, come spesso in ognuno di noi, c\u2019\u00e8 il fastidio per quanto \u00e8 comune; il fastidio di non essere padroni assoluti di se stessi e delle proprie cose. \u201cDammi quel che mi spetta! \u201d. \u00c8 un triste ritornello quotidiano. Il giovane si allontan\u00f2 da casa e visse da dissoluto. Nel contesto evangelico il termine \u201cdissoluto\u201d, pi\u00f9 che un comportamento immorale, significa una vita sciolta (dis-soluta) da ogni dipendenza, da quella del padre e della casa. Insomma vivere da dissoluto significa voler far da s\u00e9, senza ascoltare nessuno e senza dipendere da nessuno. Insomma, vivere da solo, lontano dal padre. Ma, comportandosi cos\u00ec, quel giovane si ritrov\u00f2 a fare il guardiano di porci.<br \/>\nUgualmente egoista fu il fratello maggiore. Non appena i servi gli riferirono il motivo della festa, si adir\u00f2 contro il padre e non volle entrare. Rifiuta la festa e la misericordia; preferisce un capretto per lui e qualche amico al vitello grasso e alla tavola imbandita con il fratello e tutti gli altri. Sembra strano che non si lasci prendere da quella festa; ma cos\u00ec accade ogni volta che si vuole la festa solo per s\u00e9. Il Padre gli dice: \u201cTutto ci\u00f2 che \u00e8 mio \u00e8 tuo\u201d (v. 31). Ma quel figlio preferisce rimanere fuori, nervoso e triste; sembra incredibile, eppure \u00e8 triste perch\u00e9 il padre ha organizzato una grande festa.<br \/>\nQuesti due figli non sono lontani da noi; convivono nel cuore di ciascuno di noi, accomunati dalla stessa voglia di avere tutto per s\u00e9. Esattamente il contrario di quello che desidera il Padre. Ma la voglia di possedere, di avere solo per s\u00e9, come il Vangelo ci mostra, conduce alla tristezza, e spesso anche alla rovina. Quel che per\u00f2 alla fine conta \u00e8 la capacit\u00e0 di rientrare in se stessi, di accorgersi della tristezza della propria condizione, di rialzarsi e ritornare alla casa del Padre. \u00c8 sufficiente solo ricordare queste parole evangeliche sulla misericordia di Dio che ci appare infinitamente pi\u00f9 grande del nostro peccato. \u00c8 proprio questo ricordo che ci d\u00e0 la forza di rialzarci e riprendere il cammino verso il Signore. Troveremo non un giudice, ma un padre che viene incontro per abbracciarci.<br \/>\nLa domenica \u00e8 il giorno benedetto per tornare. La santa liturgia ci viene incontro e sconfigge ogni nostra tristezza, ogni nostro peccato, ogni nostra chiusura. Lasciamoci prendere da questa festa e gustiamola. La domenica allarga il cuore, fa cadere i muri, fa aprire le porte della mente, fa vedere lontano verso il mondo, verso i poveri. La domenica \u00e8 larga, come larga \u00e8 la misericordia di Dio. La domenica \u00e8 ricca, non gretta; \u00e8 piena di sentimenti, pi\u00f9 bella dei nostri istinti banali e scontati. La domenica \u00e8 il giorno santo in cui Dio ci rende uomini e donne pi\u00f9 felici. Un antico inno, composto dal santo vescovo Giovanni Crisostomo, cantava: \u201cSe uno \u00e8 amico di Dio, goda di questa festa bella e luminosa. Chi ha lavorato e chi non l\u2019ha fatto, chi \u00e8 nella pace e chi \u00e8 nel dolore, chi si \u00e8 smarrito e chi \u00e8 stato a casa, chi \u00e8 appesantito e chi \u00e8 sollevato, tutti vengano e saranno accolti. La santa liturgia \u00e8 festa, \u00e8 perdono, \u00e8 abbraccio di Dio per ognuno\u201d. Cos\u00ec sia per noi oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Luca 15,1-32 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: &#8220;Costui riceve i peccatori e mangia con loro&#8221;. 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