{"id":17670,"date":"2020-07-15T00:03:21","date_gmt":"2020-07-14T22:03:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=17670"},"modified":"2020-05-25T18:46:45","modified_gmt":"2020-05-25T16:46:45","slug":"xvi-domenica-del-tempo-ordinario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/xvi-domenica-del-tempo-ordinario.html","title":{"rendered":"XVI Domenica del Tempo Ordinario"},"content":{"rendered":"<p><em><span style=\"font-size: small;\"><strong>+ <\/strong><\/span> Dal Vangelo secondo Luca<\/em><\/p>\n<p><em>In quel tempo, mentre erano in cammino, Ges\u00f9 entr\u00f2 in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospit\u00f2.<\/em><br \/>\n<em> Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.<\/em><br \/>\n<em> Allora si fece avanti e disse: \u00abSignore, non t\u2019importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti\u00bb. Ma il Signore le rispose: \u00abMarta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c\u2019\u00e8 bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sar\u00e0 tolta\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche in questa domenica il Signore ci ha raccolti per condurci con lui verso Gerusalemme. \u00c8 un viaggio diverso dainostri.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Non siamo noi infatti a stabilire la meta e neppure l\u2019itinerario. Non siamo noi i maestri e i pastori di noi stessi. In questo viaggio, che nelle domeniche ha come delle tappe, \u00e8 il Signore che sta davanti a noi.<\/p>\n<p>\u00c8 lui che guida i nostri passi, perch\u00e9 possiamo raggiungere la statura spirituale alla quale siamo chiamati. Domenica scorsa la liturgia ci ha fatti sostare accanto a quell\u2019uomo mezzo morto ch\u2019era stato abbandonato dal sacerdote e dal levita e ci ha mostrato nel buon samaritano l\u2019immagine vera del cristiano. Oggi, quasi a voler creare un dittico nel descrivere l\u2019identit\u00e0 del discepolo, viene aggiunta un\u2019altra immagine, quella di Maria seduta ai piedi del maestro. L\u2019evangelista Luca fa seguire immediatamente la scena di Marta e Maria a quella del buon samaritano. Volentieri ricordo un caro amico, Valdo Vinay, il quale amava ripetere che non era certo un caso la contiguit\u00e0 di questi due brani evangelici. Anzi, a suo parere, essi vanno letti sempre uniti, perch\u00e9 rappresentano il \u201cdittico\u201d dell\u2019identit\u00e0 del cristiano, che deve essere, nello stesso tempo, buon samaritano e Maria.<br \/>\nIn queste due immagini sono, infatti, rappresentate le due dimensioni inseparabili della vita evangelica: la carit\u00e0 e l\u2019ascolto della parola. Il Vangelo non prevede gli esperti della carit\u00e0 da una parte e gli esperti della preghiera dall\u2019altra. Ogni credente deve stare in ascolto di Ges\u00f9, come Maria, e nello stesso tempo deve curvarsi sull\u2019uomo lasciato mezzo morto lungo la strada, come fece il samaritano. Non esiste opposizione, quindi, tra carit\u00e0 e preghiera, tra \u201cvita attiva\u201d e \u201cvita contemplativa\u201d. Quella che il Vangelo stigmatizza \u00e8 piuttosto l\u2019opposizione tra il tirar via e il fermarsi davanti a chi ha bisogno, tra l\u2019essere presi totalmente dalle proprie cose e il lasciarsi trascinare dall\u2019ascolto del Vangelo. \u00c8 totalmente estranea al Vangelo quella contemplazione che ignora la pena quotidiana, come anche una vita presa tutta dai propri problemi e dai propri affanni.<br \/>\nMa fermiamoci all\u2019episodio evangelico di Marta e Maria. La loro casa si trovava in Betania, un sobborgo di Gerusalemme. Ges\u00f9 amava fermarsi da loro: vi trovava calore e affetto. Di fronte alle gravi e difficili dispute che lo aspettavano a Gerusalemme e soprattutto di fronte all\u2019ostilit\u00e0 sorda e cattiva che spesso vi riscontrava, si pu\u00f2 comprendere quanto fosse consolante per lui trovare una casa ove essere accolto e dove poter riposare. E per lui, che non aveva neppure una pietra come guanciale ove posare il capo, quella casa era davvero un rifugio desiderato. L\u2019amicizia di Lazzaro, di Marta e di Maria lo sosteneva nella sua faticosa missione evangelizzatrice. Di qui si pu\u00f2 comprendere il pianto di Ges\u00f9 di fronte alla morte dell\u2019amico Lazzaro. Ebbene, in questa casa di Betania \u0096 ma non dovrebbe essere cos\u00ec per tutte le case dei discepoli? \u0096 sembra ripetersi la stupenda scena descritta nel libro della Genesi (18,1-10), propostaci in questa domenica come prima lettura.<br \/>\nSi tratta dell\u2019episodio di Abramo che accoglie sotto la sua tenda tre pellegrini. A tutti noi \u00e8 noto il capolavoro del santo pittore russo Rublev, che ha immortalato questa scena con i tre angeli raccolti attorno alla mensa preparata da Abramo. Il pittore russo aveva ben in mente quanto \u00e8 scritto nella Lettera agli Ebrei: \u201cNon dimenticate l\u2019ospitalit\u00e0; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo\u201d (13,2). Qui, a Betania, i tre, con la loro squisita ospitalit\u00e0, hanno accolto l\u2019angelo di Dio, il maestro di Nazareth. Si potrebbe dire che nella scena di Marta e Maria, che accolgono Ges\u00f9, si porta al suo culmine l\u2019accoglienza di Abramo. Il Vangelo non vuole sminuire i gesti concreti di Marta: l\u2019accoglienza \u00e8 fatta anche di questo. Non vuole neppure fare delle due sorelle i simboli di due stati di vita. Il problema sta nella profondit\u00e0 dell\u2019accoglienza. Marta \u00e8 tutta presa dai molti servizi, preoccupata e agitata per molte cose, al punto da dimenticare il senso stesso di quello che stava facendo, ossia l\u2019accoglienza a Ges\u00f9. Pure nella parabola del buon samaritano potremmo dire che il sacerdote e il levita sono talmente presi dai loro compiti, anche religiosi, che dimenticano l\u2019essenziale del loro servizio, la compassione di Dio. Come sta scritto: \u201cMisericordia voglio, non sacrifici\u201d (Os 6,6).<br \/>\nNel caso di Marta \u00e8 talmente evidente il distorcimento dei fini che la donna, invece di pensare a Ges\u00f9 con affetto e premura, si lascia prendere dai nervi nel vedere Maria seduta ad ascoltare e scatta verso Ges\u00f9 rimproverandolo: \u201cSignore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire?\u201d (v. 41). Ges\u00f9, con calma e affetto, le risponde che lei si agita e si preoccupa per troppe cose, mentre una sola \u00e8 quella veramente necessaria: l\u2019ascolto del maestro. Questa \u00e8 la cosa migliore, perch\u00e9 cambia il cuore e la vita. Chi ascolta la Parola di Dio e la custodisce sar\u00e0 un uomo e una donna di misericordia e di pace. Maria, vera discepola di Ges\u00f9, ha scelto questa parte, la migliore: il primato assoluto, nella propria vita, dell\u2019ascolto di Ges\u00f9. Se lo ascolteremo, vivremo come lui e saremo salvi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>+ Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, mentre erano in cammino, Ges\u00f9 entr\u00f2 in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospit\u00f2. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. 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