{"id":16923,"date":"2012-04-06T00:00:00","date_gmt":"2012-04-06T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/pasqua-2012-venerdi-santo.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:30","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:30","slug":"pasqua-2012-venerdi-santo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/pasqua-2012-venerdi-santo.html","title":{"rendered":"Pasqua 2012 &#8211; Venerd\u00ec santo"},"content":{"rendered":"<\/p>\n<p>Abbiamo ascoltato la Passione del Signore secondo Giovanni. Ciascuno di noi, al sentire la lettura, ha provato un senso di afflizione, ed &egrave; tentato di dire: &#8220;io non lo avrei fatto&#8221;, oppure di giustificarsi: &#8220;non sono Pilato, non sono Erode, non sono nemmeno Giuda&#8230;&#8221;. Ma c&#8217;&egrave; anche Pietro; non &egrave; il peggiore dei discepoli; anzi, se non &egrave; il migliore, &egrave; certamente il pi&ugrave; importante, quello a cui Ges&ugrave; ha affidato la maggiore responsabilit&agrave;. Pietro ha una grande idea di s&eacute;, &egrave; orgoglioso, persino permaloso. Si offende quando Ges&ugrave; gli dice che lo tradir&agrave;: &#8220;Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte&#8221;, risponde. Eppure, basta una donna per far crollare tutto. Fu l&#8217;incontro con lo sguardo di Ges&ugrave; che sconvolse Pietro: &#8220;Allora il Signore, voltatosi, guard&ograve; Pietro, e Pietro si ricord&ograve; delle parole che il Signore gli aveva detto&#8221;(Lc 22, 62). Noi, care sorelle e cari fratelli, non siamo degli eroi; siamo come tutti. Questa sera siamo almeno come Pietro! Se i nostri occhi questa sera incrociano quelli di Ges&ugrave; che va a morire per noi, ricorderemo le parole del Signore e saremo liberati dai nostri tradimenti e dalle nostre paure. E&#8217; la grazia di questo giorno: poter stare sotto la croce.<br \/>\nLa Chiesa, con questa santa celebrazione, vuole toccarci il cuore, vuole spingerci alle lacrime. Davanti a questa morte la Chiesa non celebra neppure la Santa Messa, e al vescovo, che rappresenta la comunit&agrave; diocesana, &egrave; chiesto persino di togliersi l&#8217;anello, per fargli sentire quasi fisicamente la morte dello sposo. E&#8217; come dirci: non vi dimenticate di questa morte. In genere, infatti, Ges&ugrave; muore nel disinteresse generale e nello smarrimento dei suoi. Forse c&#8217;&egrave; solo uno che piange: Dio Padre. Ascolteremo il Suo pianto, tra poco, mentre ci avvicineremo per baciare la Croce, nelle antiche parole delle &#8220;Lamentazioni&#8221;. Sentiremo il lamento del Signore: &#8220;Popolo mio, che cosa ti ho fatto, perch&eacute; tu mi mettessi in croce&#8221;? Cos&igrave; piange Dio, davanti a noi, come nessuna donna ha pianto sopra il suo sposo o sopra i suoi figli: &#8220;Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che ti ho contristato? Dammi una risposta!&#8221; E, sgomento, il Signore continua a non darsi pace: &#8220;Io davanti a te ho squarciato il mare, e tu con la lancia mi hai squarciato il petto. Io ti ho fatto strada con la nube, e tu mi hai trascinato al pretorio di Pilato. Io ti ho dissetato con acqua dalla rupe nel deserto, e tu mi hai dissetato con fiele e aceto. Io ti ho dato lo scettro regale, e tu mi hai dato sul capo una corona di spine&#8221;. Non si d&agrave; pace il Signore: &#8220;che altro avrei dovuto fare e non l&#8217;ho fatto?&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Ed in effetti, cosa non ha fatto Ges&ugrave;? Anche dalla croce ha continuato a pensare agli altri. Non si &egrave; rinchiuso, come in genere facciamo noi, a versare lacrime solo su s&eacute; stesso, sui propri guai, sul proprio destino. Lacrime sterili, perch&eacute; non scendono in un terreno che d&agrave; frutti buoni, ma in quello dell&#8217;amore per s&eacute; che genera solo amarezza e violenza. Quel giorno, come oggi, Ges&ugrave;, non guarda se stesso, non piange su se stesso e sui propri guai. Egli, dall&#8217;alto della croce, guarda il giovane discepolo e l&#8217;anziana madre, guarda ciascuno di noi, guarda i bambini orfani delle guerre, guarda i poveri che stanno morendo di fame, guarda i giovani senza speranza e gli adulti induriti dalla vita. Non chiede aiuto per s&eacute;. Si preoccupa della madre e del giovane discepolo. Che ne sarebbe stato di loro? E disse alla madre: &#8220;Donna, ecco tuo figlio&#8221;, e al giovane discepolo: &#8220;Ecco tua madre&#8221;. E da quel giorno &#8211; nota l&#8217;evangelista &#8211; Giovanni la prese con s&eacute;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Da un amore come quello di Ges&ugrave; nasce la vita, sgorga l&#8217;amicizia, spunta la solidariet&agrave;. E&#8217; un amore grande, che sconfigge ogni male, che abbatte ogni tristezza; &egrave; un amore che apre le porte del paradiso al ladrone, che apre le porte del cuore a Maria e a Giovanni, che apre i nostri cuori all&#8217;amore. Oggi, come Ges&ugrave; sulla croce, da questa cattedrale, come da ogni chiesa del mondo, i cristiani non pregheranno solo per se stessi, non pregheremo solo per noi, come in genere facciamo, ma per il mondo intero, per tutti i popoli, per chi crede e per chi non crede, per gli ebrei e per i credenti di altre religioni, per i poveri e per chi &egrave; angosciato, per i deboli e per ci governa. E&#8217; la grande preghiera universale, una preghiera che abbraccia il mondo intero come ha fatto Ges&ugrave; allargando le sue braccia sulla croce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo ascoltato la Passione del Signore secondo Giovanni. Ciascuno di noi, al sentire la lettura, ha provato un senso di afflizione, ed &egrave; tentato di dire: &#8220;io non lo avrei fatto&#8221;, oppure di giustificarsi: &#8220;non sono Pilato, non sono Erode, non sono nemmeno Giuda&#8230;&#8221;. 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