{"id":16895,"date":"2011-04-20T00:00:00","date_gmt":"2011-04-20T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/pasqua-2011-messa-crismale.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:30","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:30","slug":"pasqua-2011-messa-crismale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/pasqua-2011-messa-crismale.html","title":{"rendered":"Pasqua 2011 &#8211; Messa crismale"},"content":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, carissimi sacerdoti e diaconi,<\/p>\n<p>questa celebrazione crismale ci raduna attorno all&#8217;altare del Signore immediatamente prima di entrare nel Triduo Santo della Pasqua. La tradizione della Chiesa ne fa un momento unico nella vita delle Chiese diocesane. E&#8217; stata collocata, fin dall&#8217;antichit&agrave;, all&#8217;inizio del Triduo Santo perch&eacute; gli Olii santi fossero pronti per i sacramenti della Iniziazione Cristiana da amministrarsi nella Notte di Pasqua. L&#8217;alto significato cristologico, come appare anche dalle Scritture che sono annunciate, ha spinto inoltre a radunare l&#8217;intero presbiterio, con il vescovo, per concelebrare questo straordinario mistero di santit&agrave; e di missione: &#8220;Lo Spirito del Signore &egrave; su di me; per questo mi ha consacrato con l&#8217;unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio&#8221;(Lc 6,18). La Liturgia chiede ai sacerdoti di rinnovare, davanti al vescovo e alla comunit&agrave; cristiana, le promesse fatte nel giorno della ordinazione sacerdotale, come a rinnovare sia l&#8217;unzione che la missione. Tutti, e in particolare noi, cari sacerdoti, vediamo la bellezza dell&#8217;essere un unico presbiterio raccolto attorno all&#8217;altare del Signore. Il mistero del sacerdozio ordinato si rende visibile in maniera singolare questa sera. <br \/>C&#8217;&egrave; una grazia nel vedere con gli occhi, almeno una volta l&#8217;anno, cos&#8217;&egrave; il nostro presbiterio. Ed &egrave; facile capire cosa significa l&#8217;unit&agrave; dei sacerdoti: siamo legati gli uni agli altri dall&#8217;altare che &egrave; il cuore del nostro sacerdozio, il centro, anche fisico, della nostra corona, un legame pi&ugrave; profondo della coscienza che ne abbiamo. Questa sera, semmai, siamo invitato a riscoprirlo ancora di pi&ugrave;. E, parafrasando un&#8217;altra affermazione che ci &egrave; stata detta nel giorno della ordinazione, potrei dire a tutti voi: &#8220;Siate quel che vedete!&#8221;. Vivete e fate vedere questa comunione. Certo, richiede da parte nostra l&#8217;impegno a superare diffidenze e pigrizie, ma solo se ci vogliamo bene possiamo vivere appieno il nostro sacerdozio. <br \/>Per questo cari sacerdoti desidero sottolineare l&#8217;importanza degli incontri comuni, particolarmente quelli di Vicaria da tenersi ogni settimana. Non cesser&ograve; di esortarvi a parteciparvi. Ciascuno ne &egrave; responsabile. E ringrazio il Signore per il cammino fatto. E non nascondo il dispiacere per la freddezza di cuore di chi non vi partecipa. Vorrei che i nuovi Vicari Foranei &#8211; che ho scelto e nominato in base alle vostre indicazioni &#8211; tra le loro prime preoccupazioni avessero la realizzazione degli incontri comuni. E&#8217; una via maestra per l&#8217;unit&agrave; del presbiterio e per una maggiore efficacia del ministero. Cari sacerdoti, vi ringrazio di tutto cuore per l&#8217;impegno pastorale che manifestate. Che povera Chiesa saremmo senza di voi! E come non ringraziare il Signore per i tre nuovi sacerdoti che ho appena ordinati? Carissimi, don Marco, don Stefano e don Sergio &egrave; la prima volta che sedete tra noi: &egrave; un presbiterio straordinario. Siatene orgogliosi ed anche attenti servitori. E sentiamo vicini coloro che non sono potuti essere presenti, don Baliello, don Marco Crocioni, don Stefano Mazzotti, don Sergio, don Silvio e don Gabriele Amorosi. A loro va il nostro abbraccio e il nostro saluto. <br \/>Questa sera sono partecipi alla celebrazione anche i nuovi membri dei consigli pastorali. Oltre l&#8217;elezione del nuovo Consiglio Presbiterale da cui ho scelto il Collegio dei Consultori e poi i sette Vicari Foranei, c&#8217;&egrave; stata anche l&#8217;elezione dei nuovi membri Consigli Pastorali Parrocchiali e quindi anche il nuovo Consiglio Pastorale Diocesano. Insomma, c&#8217;&egrave; un rinnovamento significativo nella struttura organizzativa della Diocesi. Ovviamente non si tratta di un cambiamento puramente sul piano organizzativo. Anche perch&eacute; la ragion d&#8217;essere degli organismi di partecipazione &egrave; legata al mistero di comunione della Chiesa. Una comunione che non nasce da noi e che &egrave; anzitutto un dono di Dio che noi dobbiamo custodire e far crescere. Ma prima di essere opera nostra la Chiesa &egrave; opera di Dio e del suo Spirito. Quante volte purtroppo lo dimentichiamo! Quante volte pensiamo che siamo noi ad edificare il Corpo di Cristo! In verit&agrave;, solo Ges&ugrave; &egrave; morto per la Chiesa. Nessuno di noi lo ha fatto. Tutti siamo stati accolti, nessuno &egrave; padrone e tutti siamo figli e servi del Vangelo. Ecco perch&eacute; prendere parte a tali organismi di partecipazione ha senso unicamente se ci poniamo a servizio della comunione e della missione della Chiesa. Dobbiamo perci&ograve; evitare ogni atteggiamento di rivendicazione o di padronanza. L&#8217;unico atteggiamento consono &egrave; quello del servizio, il servizio alla comunione e alla missione. In questa prospettiva tali organismi sono preziosi e vanno guardati con attenzione e rispetto. Non tenerne conto vuol dire non comprendere il senso stesso della Chiesa e del suo mistero. <br \/>Care sorelle e cari fratelli, l&#8217;occasione del rinnovo di tutti gli organismi, non risponde semplicemente alla scadenza di calendario. C&#8217;&egrave; una lettura spirituale di quel che abbiamo vissuto nei giorni passati. Potremmo dire che si tratta di una chiamata del Signore perch&eacute; la nostra Chiesa diocesana viva in maniera pi&ugrave; generosa la sua missione. E il Signore sa bene che ce n&#8217;&egrave; bisogno. La vita della nostra citt&agrave; sta traversando un momento particolarmente difficile e richiede un&#8217;attenzione e una creativit&agrave; nuova da parte di tutti. La stessa cosa dobbiamo dire per la nostra regione e per il paese. Il clima che stiamo vivendo non &egrave; di speranza e di generosa solidariet&agrave;. Al contrario sembra crescere la pura e la chiusura. Basti pensare a quanto &egrave; accaduto per i profughi che fuggono dalla Tunisia e dalla Libia. Di fronte ai mutamenti epocali che stanno avvenendo nel Mediterraneo del Sud, noi pensiamo solo a come difenderci. Certo, dobbiamo affrontare con sapienza questo problema, ma affrontarlo con sapienza vuol dire essere consapevoli di quel che accade attorno a noi e nel mondo. Pensare di salvarsi rinchiudendoci nei nostri piccoli o grandi problemi vuol dire far vincere la pigrizia e chiudere gli occhi al futuro. Non posso continuare ad affrontare queste problematiche, ma dobbiamo essere consapevoli che il futuro della nostra citt&agrave; &egrave; indissolubilmente legato a quello della nostra regione, dell&#8217;Italia, dell&#8217;Europa e del mondo. <br \/>Qualcuno potrebbe dire: ma noi cosa possiamo fare? Forse per&ograve; in questa domanda &egrave; gi&agrave; rinchiusa la risposta negativa. E cadiamo cos&igrave; in un atteggiamento di rassegnazione. Ed eccoci ripetere stancamente le cose di sempre, anche le pratiche religiose e pastorali, magari senza interrogarsi sulla loro efficacia, senza sentire il tormento della lontananza di tanti fedeli, senza lasciarsi turbare dalla indifferenza di tanti, e alla fine senza neppure gioire delle cose belle che pure viviamo. Cosa possiamo fare? Possiamo fare molto! E a partire da noi stessi, dal cambiare almeno un poco il nostro cuore, concependo la vita un po&#8217; pi&ugrave; a servizio degli altri, del bene comune di tutti. Per questo c&#8217;&egrave; bisogno di una nuova seminagione evangelica anzitutto nei nostri cuori perch&eacute; sappiano impegnarsi con pi&ugrave; generosit&agrave; nel comunicare il Vangelo e per rendere la vita dei fratelli e delle sorelle pi&ugrave; serena, pi&ugrave; bella.<br \/>Forse proprio da questa occasione possiamo prendere un nuovo impulso. Il cammino che abbiamo compiuto sino ad ora ce lo suggerisce. Non ci mancano le parole e le indicazioni, e neppure i segni positivi di un cammino fatto assieme. C&#8217;&egrave; anche la novit&agrave; delle scelte per gli organismi di partecipazione. E soprattutto c&#8217;&egrave; la domanda della gente, dei piccoli, dei giovani, dei poveri, della citt&agrave;, che attende una risposta. Deve accadere anche a noi quel che avvenne a Nazaret quel sabato quando Ges&ugrave; si present&ograve; nella sinagoga. Ges&ugrave;, quel giorno, aveva un&#8217;attitudine nuova, e diede come un nuovo passo alla missione che il Padre gli aveva affidato. Si potrebbe dire che iniziava una &#8220;nuova evangelizzazione&#8221;. Riprese infatti le parole antiche di Isaia sulla missione del servo di Dio. Quante volte le avevano udite! La stessa cosa accade anche a noi con le parole evangeliche. Ma quella volta ci fu una novit&agrave;. Ges&ugrave; disse: &#8220;Oggi si adempie questa Scrittura&#8221;. E da quel momento Ges&ugrave; inizi&ograve; a percorrere le piazze e le strade della Palestina &#8220;comunicando il Vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermit&agrave;&#8221;, come notano gli evangelisti. Potremmo dire che si mise in stato di missione. Questo &egrave; il senso della cosiddetta &#8220;vita pubblica&#8221; di Ges&ugrave;. E cos&#8217;&egrave; per noi la &#8220;vita pubblica&#8221; se non metterci su questa stessa strada di Ges&ugrave;? Si tratta di uscire da una concezione individualistica e privatistica del cristianesimo, di abbandonare quella pigrizia pastorale che ci fa fare le stesse cose di sempre, avendo nel cuore uno slancio nuovo, un&#8217;energia spirituale che ci spinge ad una rinnovata missionari et&agrave;. <br \/>L&#8217;impegno per l&#8217;Iniziazione Cristiana &egrave; esattamente in questa prospettiva. Dobbiamo continuare quanto abbiamo iniziato con i ragazzi, ma &egrave; urgente avviare le altre prospettive: l&#8217;educazione dei piccoli e dei loro genitori, il coinvolgimento della comunit&agrave; parrocchiale, l&#8217;impegno per la vita delle nostre citt&agrave; e dei nostri paesi, e cos&igrave; oltre. Ripartiamo dall&#8217;altare. Ripartiamo dall&#8217;Eucarestia della Domenica. Di qui traiamo le energie per un nuovo impegno pastorale. Lo Spirito del Signore scenda su di noi e nuovamente ci invii a servire i poveri e a proclamare un anno di gioia per tutti. Questa Pasqua sia per tutti noi il passaggio ad una vita davvero nuova, pi&ugrave; generosa, pi&ugrave; attenta agli altri, pi&ugrave; gioiosa.<\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, carissimi sacerdoti e diaconi, questa celebrazione crismale ci raduna attorno all&#8217;altare del Signore immediatamente prima di entrare nel Triduo Santo della Pasqua. 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