{"id":16894,"date":"2011-04-11T00:00:00","date_gmt":"2011-04-11T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/messa-di-pasqua-alle-acciaierie-2.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:30","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:30","slug":"messa-di-pasqua-alle-acciaierie-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/messa-di-pasqua-alle-acciaierie-2.html","title":{"rendered":"Messa di Pasqua alle acciaierie"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt;\" class=\"MsoNormal\">Care sorelle e cari fratelli,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt;\" class=\"MsoNormal\">i nostri occhi sono ancora pieni dell&rsquo;incontro che  abbiamo avuto a Roma con papa Benedetto XVI nel ricordo della vista che  Giovanni Paolo  II, trenta anni fa, fece a Terni e qui nelle acciaierie. Recandoci  a Roma abbiamo voluto come ricomprendere il senso di quella visita e le parole  che il papa disse allora, ma anche mettere nelle mani di Benedetto XVI i nostri  problemi e ascoltare da lui una parola di speranza. Oggi, ci troviamo di nuovo  qui nel luogo del lavoro abituale per celebrare la Pasqua assieme alle nostre  famiglie, alle mogli, ai mariti, ai figli. E&rsquo; una splendida tradizione che ci  aiuta a vivere meglio la Pasqua. Come voi sapete il termine &ldquo;pasqua&rdquo; vuol dire  passaggio, ossia passaggio dalla morte alla vita. E noi tante volte dobbiamo  fare Pasqua, tante volte dobbiamo fare un passaggio, ossia uscire da una  situazione di morte per passare ad un&rsquo;altra che sia di vita, fino all&rsquo;ultima  Pasqua, quella che ci permette di passare da questa terra al  cielo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt;\" class=\"MsoNormal\">Oggi, abbiamo ascoltato il Vangelo della risurrezione di  Lazzaro. Per lui accadde una Pasqua straordinaria, un passaggio per certi versi  unico. Lazzaro era caduto malato e poi lo raggiunse la morte. Ai familiari e  conoscenti non restava altro che avvolgerlo nelle bende e deporlo nella tomba.  Ma, ecco Ges&ugrave;, l&rsquo;amico, un amico che non abbandona, che non dimentica. Quando  seppe che Lazzaro era morto, decise di andare a trovarlo e giunto alla tomba si  mise a piangere. Si era intanto preso il rimprovero di una delle sorelle: &ldquo;Se tu  fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto&rdquo;. E&rsquo; come dire: &ldquo;se tu fossi  stato qui non mi sarebbero successe queste disgrazie&rdquo;. Una frase che forse tante  volte abbiamo detto o pensato anche noi. In verit&agrave;, il Vangelo ci dice che non &egrave;  Ges&ugrave; a stare lontano, ma noi a stare ontani da lui e dagli altri. Anzi, talora  siamo noi a impedirgli di avvicinarsi, come fecero gli apostoli, i quali non  volevano che Ges&ugrave; andasse presso Gerusalemme visto che i farisei volevano  ucciderlo. E quando Ges&ugrave; disse di aprire la toma le sorelle volevano fermarlo:  sta nella tomba gi&agrave; da quattro giorni! Ma Ges&ugrave; non si rassegna. E va  avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt;\" class=\"MsoNormal\">Ma chi &egrave; Lazzaro, oggi? Forse non &egrave; una persona sola,  magari sono tanti, a volte interi paesi. S&igrave;, i Lazzaro oggi sono tanti. Le tombe  nelle quali vengono rinchiusi sono diversissime tra loro, ma pur sempre tombe.  Da esse infatti &egrave; difficile uscire anche perch&eacute; si viene legati mani e piedi  senza poter camminare liberamente. Enumerarle sarebbe lunghissimo. Un cenno per&ograve;  debbo farlo. Non ci troviamo forse di fronte ad una tomba quando il lavoro &egrave;  fonte di morte? E non si &egrave; rinchiusi in una tomba quando, come abbiamo detto al  papa, ci sono fabbriche che chiudono per interessi egoistici di parte senza  tener conto delle centinaia di famiglie che vengono messe sul lastrico? E quando  non c&rsquo;&egrave; lavoro per i giovani, non mettiamo di fatto sulla loro vita e sul loro  futuro una lastra pesante come quella che fu messa sulla tomba di Lazzaro? E,  per passare ad un altro campo, quando si chiudono le frontiere, non trasformiamo  il Mediterraneo in una tomba ben pi&ugrave; profonda di quella dove fu messo Lazzaro? E  potremmo continuare. Dio ci guardi da stare dalla parte di chi vuole che le  tombe restino e che le lastre pesanti non vengano  tolte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt;\" class=\"MsoNormal\">Ma ecco il perch&eacute; noi oggi celebriamo la Pasqua. E la  celebriamo qui, nel luogo del lavoro. Deve essere anche questo un luogo di vita  e di risurrezione. Vogliamo oggi raccogliere la forza che abbiamo vissuto nel  pellegrinaggio a Roma. Da tante parti d&rsquo;Italia mi hanno chiamato per  sottolineare l&rsquo;importanza di quel nostro gesto per tutto il mondo del lavoro.  Davvero, cari amici, abbiamo almeno sollevato almeno un poco quella lastra  pesante che oscura un problema, e spesso un dramma che schiaccia la vita di  tanti. Ieri finalmente si &egrave; alzata una voce contro il lavoro precario. Il papa,  che ha accettato di parlare sul lavoro e sulla sua dignit&agrave;, sicurezza e  stabilit&agrave;, come ha esplicitamente ripetuto, &egrave; stato colpito dalla nostra unit&agrave;  d&rsquo;intenti. S&igrave;, abbiamo vissuto un piccolo miracolo. E va coperto. S&igrave;, non  dobbiamo perdere quello spirito di unit&agrave; e di speranza che abbiamo vissuto in  quel giorno. In tanti ci hanno guardato e si &egrave; accesa anche in loro una piccola  luce. Dobbiamo continuare su questa strada. La lastra pesante dell&rsquo;ingiustizia e  della rassegnazione deve essere rotolata via con decisione e siamo chiamati a  sciogliere molte bende. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt;\" class=\"MsoNormal\">Le prime da sciogliere per&ograve; sono quelle che ci legano gli  occhi e il cuore, quelle di ciascuno di noi. A volte, cari amici, ci  autobendiamo. Lo facciamo ad esempio ogni volta che ci rassegniamo, che ci  ripieghiamo su noi stessi; ogni volta che ciascuno pensa di salvarsi da solo;  ogni volta che si pensa solo al proprio benessere senza considerare quello degli  altri. E potremmo continuare. Le bende, cari amici, dobbiamo per&ograve; togliercele  altrimenti ne resteremo prigionieri. Non dimentichiamo perci&ograve; il clima che  abbiamo vissuto assieme quel sabato mattina, conserviamo nella mente e nel cuore  le parole che il Papa ci ha detto. Vorrei stamparle e consegnarvele a tutti,  sono gli auguri per la Pasqua che desidero farvi giungere. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt;\" class=\"MsoNormal\">C&rsquo;&egrave; bisogno che tutti assieme aiutiamo questa nostra  citt&agrave; a sciogliersi dalle bende che la trattengono l&agrave; dov&rsquo;&egrave;. Dobbiamo muoverci e  muoverci assieme. Tutti dobbiamo ascoltare la voce di Ges&ugrave; che ci invita ad uscire fuori e  aiutarci gli uni gli altri per sciogliere ci&ograve; che ci tiene bloccati. Dobbiamo  liberare le energie che pure questa citt&agrave; ha. Forse sono troppo i lacci che ci  impediscono di camminare con maggiore speditezza. Quelle parole di Ges&ugrave; sono anche per noi:  &ldquo;Togliete la pietra&rdquo; e poi &ldquo;liberatelo e lasciatelo andare&rdquo;. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 0pt;\" class=\"MsoNormal\">Cari amici, forse le nubi possono anche coprire il cielo  dei nostri cuori o il cielo di questa nostra citt&agrave;. Non lasciamo ci abbattere,  non lasciamoci intristire. E&rsquo; Pasqua. O, se volete, c&rsquo;&egrave; bisogno della Pasqua,  della risurrezione dei nostri cuori e di questa citt&agrave;. Questa celebrazione che  in certo modo l&rsquo;anticipa sul calendario liturgico, &egrave; come l&rsquo;invito della  sentinella del mattino che sulle mura della citt&agrave; dice a tutti: un nuovo tempo  pu&ograve; iniziare, qualche germoglio si vede, le acciaierie reggono la sfida, il  Fondo di Solidariet&agrave; ha bisogno di sostegno ma ancora tiene, qualche prospettiva  positiva nel campo della ricerca si &egrave; aperta, e il Signore ci sta accanto. Ma  come quel giorno di Lazzaro chiede a tutti non di fermarsi a piangere su se  stessi, non di rassegnarsi all&rsquo;odore da morto, ma di adoperarsi tutti per  rotolare via la pietra pesante che chiude e che opprime la vita e di impegnarsi  tutti a sciogliere ci&ograve; che ci lega ad un passato triste. Terni ha bisogno di  risurrezione, certo! Ma non temiamo, il Signore ci sta accanto e ci aiuter&agrave;.  Buona Pasqua, buona risurrezione!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, i nostri occhi sono ancora pieni dell&rsquo;incontro che abbiamo avuto a Roma con papa Benedetto XVI nel ricordo della vista che Giovanni Paolo II, trenta anni fa, fece a Terni e qui nelle acciaierie. 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