{"id":16888,"date":"2011-01-22T00:00:00","date_gmt":"2011-01-22T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/funerale-di-enrico-micheli.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:30","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:30","slug":"funerale-di-enrico-micheli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/funerale-di-enrico-micheli.html","title":{"rendered":"Funerale di Enrico Micheli"},"content":{"rendered":"<p>Carissima  signora Maria Rita, cari figli Paolo e Massimiliano, Caro Carlo,<\/p>\n<p>Gentili  autorit&agrave; del Governo, della citt&agrave;, della regione, sorelle e fratelli tutti,<\/p>\n<p>Enrico,  per l&#8217;ultima volta, ha traversato la soglia di questa chiesa, la &#8220;sua&#8221; chiesa a  Terni. Oggi le porte si sono come spalancate, commosse, per accogliere questo  suo figlio che ha contribuito a renderla bella e che forse la vedeva gi&agrave; come il  primo gradino della scala che porta nel paradiso, come narra la cappella accanto  all&#8217;altare, chiamata appunto del &#8220;paradiso&#8221;. Ed &egrave; di qui che Enrico inizia la  sua salita verso il cielo. Il male, per tanti anni ha e in tanti modi ha cercato  di colpirlo, ultimamente si accanito nuovamente contro di lui e ce lo ha  strappato con violenza, e troppo presto. Le ultime settimane sono state davvero  dure per lui, con il dolore che non lo risparmiava. L&#8217;affetto di chi gli &egrave; stato  vicino era come una goccia di sollievo in un mare di dolore. Sia per lei, cara  Signore, un conforto. E&#8217; stata accanto ad un uomo grande e buono, come tutti voi  familiari potete testimoniare.<\/p>\n<p>L&#8217;altra  sera, quando don Demetrio gli ha amministrato l&#8217;unzione degli infermi, Enrico  gli teneva stretta la mano, riconoscente per quella compagnia. Era l&#8217;uomo  credente, che anch&#8217;io ho avuto il privilegio di conoscere e di stimare, che si  preparava all&#8217;incontro con il suo Signore. Enrico era consapevole di quanto gli  stava accadendo e ha affrontato quest&#8217;ultimo tratto della vita, da credente.  Certo, sono stati momenti difficili per lui. Ma il Signore gli stava accanto  come al Figlio sulla croce. Il Vangelo ci racconta la vicinanza del padre a quel  Figlio messo in croce. E non lo ha abbandonato. Come con Ges&ugrave; cos&igrave; anche con  Enrico ha fatto il Padre del cielo. E ora accoglie Enrico nel mistero della  risurrezione del Figlio, dopo che Enrico &egrave; passato in quello della morte. E&#8217; ci&ograve;  che celebriamo in questa Santa Liturgia. E la Chiesa, consapevole di questo  mistero, ci fa cantare tra poco: &#8220;Ai tuoi fedeli Signore la vita non &egrave; tolta ma  trasformata. E mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, ci viene  preparata un&#8217;abitazione eterna nel cielo&#8221;. E&#8217; il cuore della fede cristiana. E,  in certo modo, &egrave; anche la narrazione della vita di Enrico che ha vissuto per  anni la fragilit&agrave; del corpo senza tuttavia lasciar prevalere la rassegnazione e  la rinuncia. Enrico ha saputo spendere la sua vita, anche quando la malattia gli  era compagna quotidiana, per il servizio ai suoi e alla societ&agrave;. &nbsp;<\/p>\n<p>Care  sorelle e cari fratelli, &egrave; una grande sapienza guardare la vita con lo sguardo  evangelico. Ci aiuta a vivere ed anche a morire. Non che scompaiano il dolore e  la tristezza. Il distacco &egrave; sempre difficile e con la morte diventa lacerante.  Ma il Vangelo ci soccorre e ci dona una visione nel cielo. Le parole evangeliche  che quel padrone disse al primo dei servi al momento del suo ritorno sono  dirette soprattutto ad Enrico: &#8220;Vieni servo buono e fedele, sei stato fedele nel  poco, ti dar&ograve; potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone&#8221;. Enrico  le ascolter&agrave; da Dio stesso mentre lo accoglie sulla soglia della citt&agrave; santa, la  Gerusalemme del cielo. E potr&agrave; cos&igrave; prendere parte alla gioia del Signore. E  vedr&agrave; accorrere anche la mamma Tecla e il pap&agrave; Foscolo che vengono per  abbracciarlo. Ed anche gli amici, i tanti amici che ha conosciuto e amato. E&#8217; la  liturgia del cielo, di cui questa che celebriamo &egrave; un segno. &#8220;Vieni, Enrico &#8211;  gli dice il Signore -, vieni servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti  dar&ograve; potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone&#8221;.<\/p>\n<p>Enrico,  possiamo dirlo, i cinque talenti che ha avuto li ha impiegati tutti. Li aveva,  eccome, anche se non se n&#8217;&egrave; mai vantato. Forse anche per il carattere schivo e  riservato che aveva e che gli faceva fuggire i riflettori. Ma &egrave; stato sempre  schietto, senza mai nascondere la verit&agrave;, anche nei momenti pi&ugrave; difficili. Come  si usa dire: &#8220;non guardava in faccia a nessuno&#8221; quando si trattavano le cose  pubbliche. E i talenti li ha impiegati soprattutto per servire la societ&agrave;, non  li ha sepolti e neppure ha trafficato per il proprio tornaconto. Ha speso la sua  vita per la famiglia, per la crescita di tutti, a partire per quella dalla sua  Terni. Quante volte, con orgoglio, ripeteva: &#8220;la mia citt&agrave;&#8221;! Ne conosceva i  limiti, i ritardi, le lentezze, e non mancava di avvertirmi. Ma l&#8217;ha amata con  intensit&agrave;, anche se se non sempre &egrave; stato compreso o ricambiato. Non ha per&ograve; mai  ha cessato di amarla, magari rifugiandosi nella passione per la &#8220;ternana&#8221;.  Ricordo, ero appena arrivato, la domanda sui colori della maglia per vedere se  ero entrato davvero nella citt&agrave;. Il suo interesse per Terni e per l&#8217;Umbria &egrave;  stato costante. In molti lo avete notato e ricordato. E facciamo bene. Molti  peraltro sono anche quelli fatti senza che se ne avesse notizia, per  quell&#8217;attitudine al servizio che lo caratterizzava. Oggi, cari amici, siamo un  po&#8217; pi&ugrave; soli: questa terra perde un figlio, noi un amico caro, la citt&agrave; e la  regione un difensore. Lo stato saluta un servitore scrupoloso e fedele. E la  Chiesa lo accoglie tra le sue braccia per consegnarlo al Padre del cielo.<\/p>\n<p>Le  sue qualit&agrave; lo hanno portato a ricoprire uffici di alta responsabilit&agrave; in  momenti delicati nella vita del paese, da quelli manageriali a quelli di uomo di  governo. Enrico ha vissuto questo faticoso impegno con disponibilit&agrave; e sempre  appassionato. E, sempre militando nella parte che aveva scelto, non ha tuttavia  mai dimenticato di coinvolgere tutte le forze del paese perch&eacute; lo sviluppo fosse  effettivo e durevole per tutti. La faziosit&agrave; non gli apparteneva. E noi che lo  abbiamo conosciuto possiamo testimoniarlo. Enrico ha servito la vita pubblica,  senza risparmiarsi e senza approfittarne. Della politica aveva una concezione  alta, legata ad una visione alta e ad un&#8217;anima integerrima. Era consapevole del  momento delicato che stiamo vivendo e del bisogno di un nuovo slancio sia della  politica che dell&#8217;etica. Perseguiva una visione alta della societ&agrave;, che non  fosse schiacciata sull&#8217;immediato o peggio sul proprio affare. La sua sensibilit&agrave;  di fine scrittore lo ha aiutato molto a scendere nelle profondit&agrave; dei processi  storici che sfuggono ai superficiali e ai politicanti, ma che sono  indispensabili per una politica degna del nome. Nel libro ove raccoglie molti  suoi interventi con i quali scandiva il corso degli ultimi decenni, chiude la  raccolta con due pagine dalle quali traspare un uomo davvero appassionato del  nostro paese. Scrive, con filo di amarezza: &#8220;Credemmo nella qualit&agrave; della  politica e pensammo lungo il corso degli anni, sempre, a una Italia migliore  culturalmente, dal punto di vista etico, sociale e politico, padrona del proprio  destino, modello per gli altri come spesso &egrave; stata nella storia, spinta dal  cambiamento generazionale, dal talento e dalla fantasia&#8221;. Ma, conclude: &#8220;Ci&ograve; non  &egrave; avvenuto&#8221;.<\/p>\n<p>Non  ha lasciato tuttavia prevalere la rassegnazione, anche se l&#8217;analisi della  societ&agrave; continua nella sua dura crudezza: &#8220;La politica ha fallito troppe  occasioni, il paese se ne &egrave; accorto, ne ha preso atto, ha lasciato le vecchie  ideologie, si &egrave; frammentato attorno a concetti generici, insufficienti,  superficiali, rivolti alla tutela individuale contro l&#8217;idea della solidariet&agrave;  collettiva. Ci&ograve; ha consentito il prevalere dell&#8217;ipocrisia nella politica con  l&#8217;elusione dell&#8217;interesse pi&ugrave; alto e generale&#8221;. Ma poi chiude il libro, come a  volerle consegnare a noi, con queste ultime parole: &#8220;Mai rinunciare  all&#8217;ottimismo e alla curiosit&agrave;. E&#8217; certo che prima o poi l&#8217;Italia sar&agrave; in grado  di risollevarsi&#8221;. Sono parole che accogliamo e che vogliamo conservare nella  memoria personale e collettiva, mentre lo consegniamo nelle mani di Dio.<\/p>\n<p>Questa  concezione appassionata e alta della vita pubblica &#8211; pi&ugrave; volte ne abbiamo  parlato assieme &#8211; nasceva in lui da una profonda coscienza religiosa che sapeva  distinguere i piani senza tuttavia separarli. Enrico, aveva un profondo senso di  Dio e amava la Chiesa. La voleva ancor pi&ugrave; chiaramente evangelica o, come lui  amava dire, &#8220;giovannea&#8221;. E per questo con libert&agrave; ne seguiva la vita. Amava  soprattutto quel grande papa che fu Giovanni XXIII, come il Concilio Vaticano II  che non cessava di esaltare. Quella stagione della Chiesa gli era rimasta nel  cuore. Amava una Chiesa che stesse con le porte aperte sul mondo; non perch&eacute;  cedesse al mondo, semmai per mostrare quell&#8217;amore di Dio che sa chinarsi sulla  vita perch&eacute; di tutti perch&eacute; sia bella e serena.<\/p>\n<p>Caro  Enrico, ci mancherai. Ci mancheranno le tue analisi, le tue visioni, soprattutto  la tua compagnia. Oggi, grati al Signore per quanto hai saputo dare alla nostra  societ&agrave;, non vorremmo lasciarti. La nostra fede tuttavia ci apre uno spiraglio  oltre la morte. Tu un giorno scrivesti Le  scale del paradiso  e ti ritrovasti finalista al premio Strega. Oggi quelle scale le stai salendo.  Noi ti accompagniamo con la nostra preghiera mentre scompari dai nostri sguardi.  Ci fa male non vederti pi&ugrave;. Tu, per&ograve;, dal cielo, continua a guardare e amare la  tua famiglia, la tua Terni e questo nostro Paese, che hai amato e servito,  perch&eacute; torni ad essere &#8211; come tu dici e speri &#8211; &#8220;modello per gli altri come  spesso &egrave; stato nella storia&#8221;. E il Signore ti doni la sua pace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissima signora Maria Rita, cari figli Paolo e Massimiliano, Caro Carlo, Gentili autorit&agrave; del Governo, della citt&agrave;, della regione, sorelle e fratelli tutti, Enrico, per l&#8217;ultima volta, ha traversato la soglia di questa chiesa, la &#8220;sua&#8221; chiesa a Terni. 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