{"id":16865,"date":"2010-04-18T00:00:00","date_gmt":"2010-04-18T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/decennale-dellepiscopato.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:30","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:30","slug":"decennale-dellepiscopato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/decennale-dellepiscopato.html","title":{"rendered":"Decennale dell&#8217;episcopato"},"content":{"rendered":"<p>Gentili autorit&agrave;, care sorelle e fratelli tutti,&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;in questa terza domenica di Pasqua, il Vangelo ci riporta la terza volta che Ges&ugrave; si manifesta ai discepoli. E anche noi ci ritroviamo nella liturgia domenicale attorno all&#8217;altare, invitati da Ges&ugrave; stesso, come fece con i suoi discepoli su quella spiaggia: &laquo;Venite a mangiare&raquo;. Era ed &egrave; una scena colma di emozioni e di domande, soprattutto di una, quella che Ges&ugrave; fece a Pietro. Non fu una domanda sul passato e neppure sulle paure o sui tradimenti dell&#8217;apostolo. Ges&ugrave; non chiese n&eacute; chiarimenti n&eacute; spiegazioni, ma solo: &#8220;Simone di Giovanni, mi ami tu?&#8221;. Era la domanda centrale, risolutiva, quella che cambia la vita. Gli apostoli, erano tornati a fare i pescatori di pesci, non pi&ugrave; di uomini. Ma non riuscivano a pescare pi&ugrave; nemmeno i pesci. Il Vangelo nota che Ges&ugrave; si present&ograve; sulla riva. E lui che aveva detto loro in passato: &#8220;Senza del me non potete far nulla&#8221;, dice : &#8220;Gettate le reti dalla parte destra della barca e troverete&#8221;. Ed in effetti, obbedirono e non riuscivano pi&ugrave; a tirare su la rete tanto era piena di pesci. Davanti a tanto amore capiscono, o meglio il discepolo che Ges&ugrave; amava capisce e grida: &#8220;E&#8217; il Signore!&#8221; Giungono a terra e vedono il pranzo gi&agrave; preparato da Ges&ugrave;. Terminato il pranzo, con il fuoco ancora acceso, Ges&ugrave; guarda Pietro negli occhi e gli rivolge la domanda cruciale: &laquo;Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu pi&ugrave; di costoro?&raquo; Ges&ugrave; non ricord&ograve; a Pietro il triplice tradimento di qualche giorno prima, accanto al fuoco acceso ne cortile del Sommo Sacerdote. Gli chiese solo se lo amava. E Pietro, che si era vergognato di lui davanti ad una servetta, questa volta rispose: &laquo;Certo, Signore, tu lo sai che ti amo &raquo;. Era una risposta pi&ugrave; vera di quella che aveva dato nel cenacolo quando a Ges&ugrave; che gli ricordava la sua debolezza rispose: &laquo;Per te sono disposto ad andare in prigione e alla morte&raquo; (Lc 22,33). Ora, la risposta era pi&ugrave; vera, pi&ugrave; umana. E, a lui che certo non poteva vantare meriti, Ges&ugrave; disse: &laquo;Pasci i miei agnelli &raquo;; ossia, sii responsabile degli uomini e delle donne che ti affido. Ma come, proprio Pietro che aveva mostrato di non essere in grado di restare fedele, proprio lui doveva essere il responsabile? Proprio lui? S&igrave;, perch&eacute; ora Pietro accoglieva l&#8217;amore che Ges&ugrave; stesso gli donava; e nell&#8217;amore si diviene capaci di parlare, di testimoniare, di prendersi cura degli altri. Ges&ugrave; glielo chiede non una volta sola, ma tre volte, ossia sempre. La domanda sull&#8217;amore &egrave; centrale per la vita dei discepoli. Anche per noi, questa sera.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Sono passati dieci anni da quando ho iniziato con voi un comune cammino. Questa sera ci ritroviamo attorno a questo altare, davvero simile a quella brace accesa sulla riva del lago di Tiberiade, e qui il Signore ci serve la Messa, l&#8217;Eucarestia. Noi, sullo slancio missionario di Giovanni Paolo II, abbiamo &#8220;gettate le reti dalla parte destra della barca&#8221;, ossia secondo le indicazioni del Vaticano II. E i frutti sono stati abbondanti. S&igrave;, guardando indietro, a partire dagli anni del dopo Concilio con l&#8217;opera pastorale di mons. Quadri e del caro Mons. Gualdrini che da poco abbiamo accompagnato al cielo, possiamo dire che questa Chiesa diocesana &#8211; come tante altre &#8211; ha potuto gustare una pesca miracolosa. Le reti gettate sulla scia del Concilio hanno permesso un provvidenziale cammino. Gli apostoli contarono 153 grossi pesci. Forse noi non giungiamo a tanto. Ma di fronte alla scena evangelica che abbiamo ascoltato, ribadiamo il primato della Domenica e della Eucarestia. Potremmo dire di non esserci allontanati da quella spiaggia. Abbiamo posto al centro della nostra vita spirituale e della nostra preoccupazione pastorale l&#8217;incontro con Ges&ugrave; risorto. E&#8217; stata una scelta alta: nell&#8217;Eucarestia infatti c&#8217;&egrave; gi&agrave; tutto il mistero della salvezza. E&#8217; il miracolo dei miracoli. E&#8217; di qui che la Chiesa riprende vigore. Per questo riteniamo l&#8217;altare i cuore da cui rinasce anche il movimento della catechesi dell&#8217;iniziazione cristiana. Noi della Diocesi di Terni-Narni-Amelia ci gloriamo di celebrare con gioia la Messa della Domenica, siamo felici di parteciparvi con devozione, anzi con passione. La Messa &egrave; il centro della nostra vita e il tesoro pi&ugrave; grande che doniamo alle nostre citt&agrave;. Anche le Sante Scritture le accogliamo con la devozione e la solennit&agrave; con cui sono proclamate durante la Messa. Per questo cantiamo prima e dopo il Vangelo l&#8217;Alleluja. E, per parte mia, ho ritenuto compito primario del vescovo il commento alle Scritture perch&eacute; nessuno rimanesse privo di questo cibo. Care sorelle e cari fratelli, non dimenticate di leggere la Parola di Dio ogni giorno! E&#8217; il modo migliore per pregare. E chi di voi lo fa con regolarit&agrave; sa bene di quale tesoro si tratti.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dalla Eucarestia siamo spinti all&#8217;amore, all&#8217;amore di tutti e particolarmente dei poveri, come amava dire papa Giovanni XXIII. S&igrave;, l&#8217;amore per i poveri discende direttamente dalla Eucarestia. Nei poveri, infatti, &egrave; presente lo stesso Ges&ugrave; dell&#8217;Ostia consacrata. Non si pu&ograve; andare a Messa senza aiutare i poveri, altrimenti saremmo come quel sacerdote e quel levita della parabola del buon samaritano che pensano di salvarsi andando al tempio e lasciando solo quell&#8217;uomo mezzo morto. Dall&#8217;Eucarestia si sprigiona una forza che ci fa uscire da noi stessi e ci rende capaci di amare il mondo per renderlo pi&ugrave; giusto, pi&ugrave; umano, pi&ugrave; solidale. E&#8217; per questo che il tema ultimo che abbiamo affrontato, &#8220;Eucarestia e Citt&agrave;&#8221;, &egrave; come una esortazione a gettare le reti nel mare delle nostre citt&agrave;, nelle acque della nostra societ&agrave;. Troppo spesso ce ne siamo dimenticati, magari per pensare solo alle questioni interne alla nostra vita diocesana, parrocchiale o, peggio, a quella individuale. La domanda di Ges&ugrave; a quei sette apostoli: &#8220;non avete nulla da mangiare?&#8221;, &egrave; la domanda che gli uomini e le donne di questo inizio di millennio rivolgono alla Chiesa e anche a noi. E&#8217; una domanda di amore e di felicit&agrave;. Non sempre &egrave; esplicita, anzi spesso &egrave; nascosta dalla montagna di solitudine, di disinteresse, di rassegnazione. Tutti, in verit&agrave;, piccoli e adolescenti, giovani e meno giovani, adulti e anziani, tutti abbiamo bisogno di essere amati. Terni, Narni, Amelia, l&#8217;Umbria, hanno bisogni di amore.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ges&ugrave;, questa sera, a nome di tutti costoro ci guarda negli occhi e ci chiede: &#8220;Chiesa di Terni, mi ami?&#8221; Amiamo noi, care sorelle e cari fratelli, Ges&ugrave; e tutti coloro che hanno bisogno di essere amati e considerati? Ascoltiamo questa domanda. Se fissiamo i nostri occhi in quelli di Ges&ugrave;, li vedremo lucidi di commozione per questa nostra citt&agrave;, pieni di amore per i tanti poveri e soli, e diciamogli assieme a Pietro: &#8220;Tu lo sai, Signore, che ti amo&#8221;. Sia questa la nostra risposta, questa sera. L&#8217;amore, l&#8217;amore gratuito, &egrave; l&#8217;unica vera forza che abbiamo. E&#8217; l&#8217;unica risposta che pu&ograve; saziare il cuore della gente, l&#8217;unica ragione che pu&ograve; frenare le violenze, anche quelle di questi giorni, l&#8217;unica energia interiore che spinge ad aiutare gli altri, a dire loro parole sagge che giungano sino al cuore. L&#8217;autorit&agrave; di Pietro &#8211; anche quella della Chiesa e di ogni credente &#8211; si fonda sull&#8217;amore, su questo amore per gli altri. L&#8217;evangelista nota che Pietro era nudo, mentre stava sulla barca. Nudo non tanto di vestiti, ma di forza. Solo l&#8217;amore ci veste, solo l&#8217;amore ci rende capaci di dare un anima alla nostra societ&agrave;. Per questo Pietro riceve il mandato di &#8220;pascere&#8221; le pecore solo dopo aver risposto alla triplice domanda di amore. Questo &egrave; vero per Pietro e per ogni cristiano. E&#8217; vero per il nostro Papa, Benedetto XVI, di cui ricordiamo i primi cinque anni di pontificato. Cinque anni di amore per il Signore e per la sua Chiesa. Sin dall&#8217;inizio Benedetto XVI si &egrave; presentato come un &#8220;umile operaio&#8221; che vuole condurre il gregge affidatogli dal Signore sulla via dell&#8217;amore e della verit&agrave;. Ci stringiamo a lui con affetto dicendogli tutto il nostro affetto filiale. E ci auguriamo che l&#8217;anno prossimo possa venire a visitare la nostra Chiesa diocesana ed esortarci all&#8217;amore. Abbiamo bisogno di essere esortati all&#8217;amore per affrontare con maggiore audacia il decennio che si apre.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Care sorelle e cari fratelli, la domanda sull&#8217;amore &egrave; rivolta anche a me e a ciascuno di voi. C&#8217;&egrave; nella domanda di Ges&ugrave; anche un&#8217;ambizione: &#8220;Mi ami tu, pi&ugrave; di costoro?&#8221; C&#8217;&egrave; un di pi&ugrave; che ci viene chiesto. E come vorrei che questa Chiesa diocesana, che le nostre comunit&agrave; sentissero rivolta a se stesse questa domanda d&#8217;amore! L&#8217;amore fa uscire da se stessi e rende responsabili degli altri. L&#8217;amore di Ges&ugrave; &egrave; la nostra forza. Quel che conta &egrave; seguire Ges&ugrave;. &#8220;Seguimi!&#8221; &egrave; la parola che chiude questa pagina evangelica sull&#8217;amore. L&#8217;amore sul quale siamo interrogati, infatti, impegna anzitutto il Signore, ancor prima che noi. Ges&ugrave; ci ha amati per primo e mai pi&ugrave; ci abbandoner&agrave;, anche quando &laquo;un altro ci cinger&agrave; la veste e ci porter&agrave; dove noi non vorremmo&raquo;. Quel che conta &egrave; rispondere sempre alla domanda dell&#8217;amore. Il Signore ce la pone ogni domenica, anche questa sera. La pone a me, a ciascuno di voi, a questa Chiesa. Beati noi se risponderemo come Pietro: &#8220;Signore, tu sai che ti amiamo!&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gentili autorit&agrave;, care sorelle e fratelli tutti,&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;in questa terza domenica di Pasqua, il Vangelo ci riporta la terza volta che Ges&ugrave; si manifesta ai discepoli. E anche noi ci ritroviamo nella liturgia domenicale attorno all&#8217;altare, invitati da Ges&ugrave; stesso, come fece con i suoi discepoli su quella spiaggia: &laquo;Venite a mangiare&raquo;. 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