{"id":16859,"date":"2010-04-01T00:00:00","date_gmt":"2010-04-01T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/pasqua-2010-messa-in-acciaieria.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:30","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:30","slug":"pasqua-2010-messa-in-acciaieria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/pasqua-2010-messa-in-acciaieria.html","title":{"rendered":"Pasqua 2010 &#8211; Messa in acciaieria"},"content":{"rendered":"<p>Celebrare la Pasqua qui in questo luogo di lavoro, e celebrarla prima che altrov,e pu&ograve; avere un suo senso. Spesso la Pasqua &egrave; solo un rito, ma non &egrave; solo questo. Anzi se facciamo festa a Pasqua &egrave; perch&eacute; ne abbiamo bisogno. La Pasqua, lo abbiamo ascoltato dal vangelo, comincia sempre davanti ad un sepolcro. Comincia sempre davanti a alcune donne, e questo &egrave; singolare, le quali vanno a fare un ultimo gesto di affetto a quell&#8217;uomo che le aveva capire, ma c&#8217;&egrave; un problema: chi rotoler&agrave; via quella pietra pesante che chiude il sepolcro?. Chi ci salver&agrave; dalla crisi che stiamo vivendo in questo momento? Chi ci toglier&agrave; quella pietra che spesso sta nei nostri cuori? Chi ci toglier&agrave; via quella solitudine che a volte ci rende tutti tristi, chi ci toglier&agrave; quella rassegnazione? Chi ci dar&agrave; una nuova energia per reagire di fronte alla tristezza che ha invaso il mondo e anche noi? Allora accade che ognuno &egrave; come chiuso dentro il proprio sepolcro a pensare agli affari propri. Questa rassegnazione richiede la Pasqua, richiede un cambiamento, una resurrezione. Facciamo bene a venire qui, perch&eacute; non &egrave; che si risorge come d&#8217;incanto, non &egrave; che noi risorgiamo all&#8217;amore, a una vita bella ad una speranza all&#8217;improvviso. Quando luned&igrave; scorso stavo al polo chimico con gli operai della Basell, per i quali la chiusura &egrave; una pietra pesante. Ma chi la toglie? Da soli forse?. Ho detto loro che sarei venuto qui e che avremmo pregato insieme perch&egrave; l&igrave; il buio &egrave; fitto, non solo l&igrave; ma in tante parti. Ecco perch&egrave; abbiamo bisogno della Pasqua, perch&eacute; abbiamo bisogno di risorgere da una condizione difficile, molto difficile. Sono lieto questa mattina di tornare. Per me non &egrave; mai un appuntamento scontato, anzi venire qui &egrave; anche per me un po&#8217; l&#8217;inizio della riflessione su che cosa vuol dire la Pasqua nel 2010. Abbiamo una serie di problemi gravi quelli che ognuno di s&eacute; porta nel cuore, legati alle vicende di casa, vicende che si conoscono in modo diretto, altre legate alle vicende del nostro paese o alla situazione internazionale che qui ovviamente si ripercuote in maniera particolare; in altre parti del mondo il sepolcro vuol dire guerre, violenze, ingiustizie. Abbiamo bisogno di risorgere, ma da soli non ce la facciamo. Ed ecco perch&eacute; venendo qui in qualche modo, vediamo che quella pietra pesante &egrave; stata un po&#8217; spostata. Chi di voi entrando in acciaieria vede anche quell&#8217;immagine che oggi ricordo, la statua del Ges&ugrave; che 50 anni fa veniva posta all&#8217;interno del cortile con l&#8217;allora cappellano padre Luigi Montanari. Sono 50 anni di quella presenza indica che noi abbiamo in lui un aiuto, un sostegno, perch&eacute; Ges&ugrave; &egrave; l&#8217;unico che venuto per dare la vita per tutti; avrebbe potuto fuggire, avendo avuto notizie che i preti di allora e responsabili volevano ucciderlo a Gerusalemme. Ma Ges&ugrave; disse &#8220;L&#8217;amicizia viene prima della mia stessa vita&#8221; .Ha poi subito un processo ingiusto, non si &egrave; ribellato, ha accettato la croce perch&eacute; non voleva lasciarci soli. Questo &egrave; l&#8217;amore di cui noi in questa settimana facciamo memoria. Quella croce che sar&agrave; accesa anche sul monte intorno alla citt&agrave;, non &egrave; un segno che pu&ograve; passare: certo se non si capisce non vale niente, al massimo diventa un monile che ci appendiamo al petto, c&#8217;&egrave; a chi d&agrave; fastidio e lo caccia. Ma su quella croce &egrave; stata sconfitta la legge del farsi i propri affari. Quella croce dobbiamo averla davanti agli occhi, perch&eacute; aiuta a pensare non solo a se stessi ma agli altri e aiuta me a preoccuparmi per tutti voi e fare del tutto perch&eacute; possiamo vivere una vita pi&ugrave; bella e pi&ugrave; giusta. Quella croce &egrave; un&#8217;energia che ci dice che, o stiamo legati al Signore gli uni agli altri o altrimenti non ce la faremo. Se ciascuno rimane per conto proprio rimane chiuso dentro il sepolcro. Possiamo camminare, mangiare, in realt&agrave; stiamo chiusi dentro la prigione che &egrave; quella dell&#8217;amore solo per se stessi. La Pasqua &egrave; la vittoria su questo, &egrave; togliere la pietra che ci schiaccia tutti. Ecco perch&eacute; ne abbiamo bisogno. Ges&ugrave; si &egrave; fatto pane spezzato sangue versato e facendo la comunione riceviamo nel cuore quella energia che ci permette di essere solidali, che ci permette di reagire a tutto ci&ograve; che vuole schiacciarci, renderci polverizzati. Abbiamo bisogno della Pasqua e di risorgere. Farlo qui significa che la Pasqua non &egrave; solo una celebrazione della Chiesa o di sacerdoti, la Pasqua &egrave; per noi. Da qui dobbiamo risorgere, dal luogo di lavoro che deve rinascere una nuova vita. Il lavoro deve ritrovare la sua dignit&agrave; e non essere solo uno strumento di guadagno. Anzi, a mio avviso, solo se ritroveremo la nostra dignit&agrave; riusciremo a ridare vigore ai nostri luoghi di lavoro. Non a caso noi uomini e donne non siamo le macchine, diversamente dobbiamo mettere un&#8217;energia che rinnova, che guarda con speranza che ci vede gli uni accanto agli altri, che ci aiuta vivere con serenit&agrave; anche il nostro lavoro. E qualora messi in pericolo ci vede solidali perch&eacute; sia difeso e sostenuto. Tutto questo nasce dalla Pasqua, da un cuore diverso che non pensa pi&ugrave; solo a se stesso ma che tiene alla vita di tutti. Questa &egrave; la Pasqua che noi quest&#8217;anno vogliamo vivere: questa &egrave; la Pasqua che vogliamo sperimentare concretamente perch&eacute; ciascuno possa sentirsi partecipe della vittoria del bene sul male,dell&#8217;amore sulla solitudine, della solidariet&agrave; sull&#8217;egoismo, della vita sulla rassegnazione. C&#8217;&egrave; un rischio di rassegnazione che vedo percorrere come un virus anche la nostra citt&agrave; di Terni e non solo. Abbiamo bisogno di rinascere da dentro, di dirci che ci vogliamo bene, di capire che Ges&ugrave; non &egrave; venuto perch&eacute; noi restassimo come siamo, &egrave; risorto per farci cambiare il cuore. Sono convinto che il mondo cambia se cambiamo noi. Credere che il mondo cambia perch&eacute; cambiamo qualche legge non funziona. Ma se non c&#8217;&egrave; un cambiamento interiore, un&#8217;energia che qui accogliamo il mondo non cambia. Ecco perch&eacute; abbiamo bisogno della Pasqua e della compagnia di Ges&ugrave; che non si &egrave; rassegnato alla morte ma &egrave; risorto perch&eacute; tutti potessimo risorgere. Buona Pasqua, allora, vuol dire allontanamento da noi di ogni solitudine, tristezza, ripiegamento su di s&eacute;. Buona Pasqua vuol dire davvero ritornare ad una vita pi&ugrave; bella, pi&ugrave; solidale, pi&ugrave; giusta, che ci renda partecipi e attori del risorgimento umano, culturale, sociale anche politico. Se non cambiamo noi non c&#8217;&egrave; l&#8217;energia, non si sogna pi&ugrave;, non si progetta pi&ugrave; non si pensa pi&ugrave; al futuro dell&#8217;Umbria perch&eacute; ciascuno pensa solo a sbarcare il lunario. La Pasqua ci aiuta a sognare un domani pi&ugrave; bello per i nostri piccoli. Sono lieto di questa tradizione che vede la famiglie radunarsi in questo momento veramente &egrave; una bella idea, perch&eacute; ci fa capire che questo non &egrave; un luogo separato lontano dalla vostra vita, ma proprio perch&eacute; &egrave; la vostra vita deve essere un luogo nel quale sentirsi partecipi di uno sviluppo pi&ugrave; giusto, di una dignit&agrave; pi&ugrave; robusta, perch&eacute; anche da qui dipende il futuro della citt&agrave;, delle vostre e tante famiglie di questa amata Terni. Vorrei augurare a tutti una Buona Pasqua di risurrezione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Celebrare la Pasqua qui in questo luogo di lavoro, e celebrarla prima che altrov,e pu&ograve; avere un suo senso. Spesso la Pasqua &egrave; solo un rito, ma non &egrave; solo questo. Anzi se facciamo festa a Pasqua &egrave; perch&eacute; ne abbiamo bisogno. La Pasqua, lo abbiamo ascoltato dal vangelo, comincia sempre davanti ad un sepolcro. 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