{"id":16855,"date":"2010-03-25T00:00:00","date_gmt":"2010-03-25T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/funerale-del-vescovo-franco-gualdrini-a-santa-maria-maggiore.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:31","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:31","slug":"funerale-del-vescovo-franco-gualdrini-a-santa-maria-maggiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/funerale-del-vescovo-franco-gualdrini-a-santa-maria-maggiore.html","title":{"rendered":"Funerale del vescovo Franco Gualdrini a Santa Maria Maggiore"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Eminenze, eccellenze, cari sacerdoti,  care sorelle e cari fratelli,<\/p>\n<p align=\"justify\">ci siamo raccolti  attorno all&#8217;altare per dare il nostro ultimo saluto a Mons. Gualdrini e  consegnarlo nelle mani del Signore. Questa Basilica lo ha visto spendere con  generosit&agrave; e passione, per dieci anni, gli ultimi della sua vita, le sue energie  sacerdotali. Mi diceva non molti giorni fa che, una volta guarito, sarebbe  tornato a svolgere il suo ministero a Santa Maria Maggiore. Questa Basilica  l&#8217;amava con particolare affetto. L&#8217;amore alla Madre di Dio era uno dei cardini  della sua vita spirituale e pastorale. Nel testamento descrive l&#8217;intero  itinerario della sua esistenza scandendolo con i nomi dei diversi titoli di  Maria dei luoghi ove ha svolto il suo ministero, dall&#8217;Immacolata di San  Francesco di Faenza, a Santa Maria della Misericordia della cattedrale di Terni,  alla Salus populi romani di questa patriarcale Basilica. Ringrazio  l&#8217;Ariciprete, l&#8217;eminentissimo cardinale Francis Law, e tutti i capitolari, per  questa celebrazione funebre con la quale consegniamo questo servo fedele nelle  mani del Signore.<\/p>\n<p align=\"justify\">La sera della  domenica, poco prima di morire, ha voluto che stessi con lui e che pregassimo  assieme, e con le due suore, come se prevedesse la sua partenza, ha voluto che  il Magnificat, questa volta, fosse cantato. E&#8217; con l&#8217;eco nel cuore di questo  canto, accanto all&#8217;immagine di Maria, salus populi romani, che vogliamo  salutarlo mentre inizia questo suo ultimo tratto di cammino che lo separa dal  cielo. &#8220;Il Signore mi ha donato lunghi anni di vita&#8221;, mi diceva in questi ultimi  tempi, era lieto della vita che il Signore gli aveva permesso di compiere. Aveva  solo chiesto di essere liberato da una morte improvvisa: &#8220;perch&eacute; &#8211; scrive nel  testamento -, quando verr&agrave;, desidero prepararmi alla morte, confidando nella tua  misericordia&#8221;. E cos&igrave; &egrave; stato. Domenica ha ricevuto il santo Viatico a casa, nel  suo letto, e al termine del Giorno del Signore ha chiuso la sua vita terrena. Ci  ha mostrato come muore un vescovo della Chiesa. Aggiunge nel testamento: &#8220;Sono  certo &#8211; nella fede, speranza e carit&agrave; &#8211; che attraverso la morte potr&ograve; essere  accolto tra le tue braccia, accompagnato da Maria e dai miei santi Patroni, in  Paradiso&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Care sorelle e cari  fratelli, ci uniamo anche noi a Maria e ai santi Patroni per consegnarlo al  Signore. Lo accompagnate voi amici antichi che lo avete visto fin da giovane qui  a Roma, voi amici &#8211; o meglio figli &#8211; che lo avete avuto rettore nell&#8217;Almo  Collegio Capranica, voi carissimi membri del Capitolo della Basilica che egli  sentiva fratelli suoi carissimi, e lo accompagniamo noi della Chiesa di Terni  che abbiamo avuto la gioia di averlo vescovo, fratello ed amico. Lo  accompagniamo con la nostra preghiera, oggi in questa Basilica e domani nella  cattedrale di Terni, ove ha voluto essere sepolto. Ma &egrave; Ges&ugrave; stesso, che lo ha  scelto come suo ministro, a pregare per lui: &#8220;Padre, voglio che quelli che mi  hai dato siano anch&#8217;essi con me dove sono io perch&eacute; contemplino la mia gloria,  quella che tu mi hai dato&#8221; (Gv 17, 24), abbiamo ascoltato dalla preghiera  sacerdotale di Ges&ugrave;. E mons. Gualdrini che per tanti anni ha ripetuto  sull&#8217;altare le parole stesse di Ges&ugrave; gli sar&agrave; accanto nell&#8217;altare del cielo. E  tra noi resta la memoria di un vescovo, di un prete che parla con autorevolezza  in questo anno sacerdotale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Figlio della Chiesa  di Faenza, Mons. Gualdrini ne ha assorbito quella sapienza sacerdotale che tante  figure di preti e di vescovi hanno segnato la vita della Chiesa. Mons. Gualdrini  ha assorbito tale tesoro di sapienza sacerdotale e lo ha riversato nei  numerosissimi giovani che ha formato nel seminario di Faenza, per undici anni, e  poi nell&#8217;Almo Collegio Capranica. ove succedeva a mons. Mons. Gualdrini giunse  al Collegio nell&#8217;ultima fase del Concilio Vaticano II e, di fatto, &egrave; stato per  il Capranica il rettore di tutta la prima lunghissima fase del postconcilio.  Quando nel 1983 lascer&agrave; il Collegio per il servizio episcopale a  Terni-Narni-Amelia eravamo ormai nel pieno del pontificato di Giovanni Paolo  II. Molti hanno ammirato la lucidit&agrave; con cui ha seguito questa fase  difficilissima, preparando un grande numero di presbiteri, italiani e non solo,  a vivere il ministero nelle nuovo e prospettive conciliari e nelle complessit&agrave;  che la cultura pubblica andava assumendo anche in Italia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Arrivato al  Collegio nel 1964 riusc&igrave;, in breve tempo a riorganizzarne il patrimonio. E gi&agrave;  dopo cinque anni riusc&igrave; a inaugurare un sistema di borse di studio, che, di  fatto, ricuperava l&#8217;intuizione  originale del Cardinale Domenico Capranica,  fondatore del Collegio nel 1457. E&#8217; stata una delle numerose manifestazioni  concrete del suo impegno di educatore di preti per la Chiesa del XX secolo. Per  quasi un ventennio mons. Gualdrini ha guidato il collegio con una dedizione,  assoluta, calorosa, unita a una fedelt&agrave; costante alle singole persone degli  alunni e degli ex alunni. Era evidente a tutti che il rettore non solo amava i  propri alunni e li seguiva minuziosamente, ma in molti casi li ammirava in senso  vero e proprio facendoli crescere con la sua stima incoraggiante. Ha fatte sue  le esortazioni di Paolo a Timoteo: &#8220;Annuncia la Parola,, insisti al momento  opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimit&agrave; e  insegnamento&#8221;. Voi tutti, carissimi vescovi e preti ex-alunni, potreste  commentare con ricchezza di esempi queste parole scorrendo l&#8217;opera di educatore  di mons. Gualdrini. Voi siete la sua corona pi&ugrave; bella che, assieme a quella  della diocesi di Terni-Narni-Amelia, egli presenta al Signore e con qualche  orgoglio. E, mentre si avvia verso il cielo, sentiamo l&#8217;eco delle parole  dell&#8217;apostolo a Timoteo: &#8220;&egrave; giunto il momento che io lasci questa vita, ho  combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora  mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi  consegner&agrave; in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno  atteso con amore la sua manifestazione&#8221;(2Tim 4,8).<\/p>\n<p align=\"justify\">La sua tensione  educativa lo ha portato ad allargare la sua azione pastorale. In collaborazione  con il capranicense mons. Bartoletti, Segretario Generale della C.E.I. e  Presidente della &#8220;Pontificia Commissione per la promozione della donna nella  Chiesa e nella Societ&agrave;&#8221;, voluta da Papa Paolo VI nel 1972, mons. Gualdrini  lavor&ograve; tenacemente al progetto della Comunit&agrave; Santa Cecilia, una  istituzione ecclesiale guidata dalla Commissione episcopale per il Collegio  Capranica, destinata a sostenere ragazze inviate dalle diocesi a Roma per  affrontare studi teologici di eccellenza. Questa comunit&agrave; femminile, ancora  attivissima, che nel coso degli anni ha contribuito alla formazione di oltre  trecento giovani donne, fu per mons. Gualdrini &#8211; proprio fino ai suoi ultimi  giorni &#8211; motivo di gioia e di orgoglio confessato e oggetto privilegiato di  attenzione costante.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa passione  educativa lo ha accompagnato anche nei diciassette di episcopato a Terni. Ha  continuato a preferire l&#8217;educare al comandare; per questo amava il colloquio,  confidava nella persona umana, nella sua coscienza e nella sua libert&agrave;. Voi  tutti siete testimoni del suo carattere solare, immediato, diretto,  condiscendente. La sua gioia era la comunione concreta, direi lo stare  fisicamente accanto alle persone. E&#8217; stato di quelli che hanno accolto con gioia  il Concilio, ritenendolo una straordinaria grazia dello Spirito alla Chiesa del  Novecento. Sentiva la responsabilit&agrave; di essere vescovo della Chiesa diocesana di  Terni-Narni-Amelia. Ed era orgoglioso di essere stato vescovo solo di questa  Chiesa. E ha voluto scegliere per questo di essere sepolto nella cripta della  Cattedrale che lui stesso ha voluto restaurare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Senza mai rinnegare  le proprie origini socialmente e culturalmente elevate, mons. Gualdrini am&ograve;  tutto il popolo di Dio, in tutte le sue componenti: preti ma anche tanto i  laici, e particolarmente attento fu alle donne, nella Chiesa e fuori ed anche  oltre i confini. Volle con determinazione che la Diocesi si proiettasse nella  cooperazione missionaria fondando una parrocchia a Ntambue nella Repubblica  Popolare del Congo che pi&ugrave; volte ha voluto vistare. Nella preparazione al  Giubileo del 2000, anno nel quale terminava il ministero episcopale a Terni,  volle scegliere come punto focale la santit&agrave;, e &#8211; ancora una volta nella linea  di radicale coerenza al Concilio &#8211; la chiamata di tutti alla santit&agrave;. Sentiva la  santit&agrave; come il culmine stesso del ministero episcopale. E la propose con  coraggio in tutte le sedi, ecclesiali e non. E la esigeva anzitutto da s&eacute;. Nel  testamento, dopo aver lodato e ringraziato il Signore per i tanti benefici  ricevuti, tratta il tema della santit&agrave; e lo fa con il suo modo proprio: &#8220;Invece,  invece la santit&agrave;! Oh! Sempre agognata, mai raggiunta, la grande nostalgia che  mi rimane nel cuore. Compatiscimi, Signore, per non averla voluta perseguire  sufficientemente o, meglio, per non essermi sufficientemente aperto ad  accogliere questo tuo dono supremo&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Oggi, ricordiamo un  altro vescovo, mons. Oscar Arnulfo Romero, ucciso sull&#8217;altare proprio in questa  stessa ora, trenta fa. La santit&agrave;, diceva Romero, &egrave; martirio, ossia dare la  propria vita per il Signore e per tutti. In una omelia per un prete assassinato,  diceva: &#8220;Non tutti, dice il Concilio Vaticano II, avranno l&#8217;onore di dare il  loro sangue fisico&#8230; Dio per&ograve; chiede a tutti coloro che credono in lui lo spirito  del martirio&#8230; dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita &egrave; dare  nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in  quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco? Come la d&agrave; la  madre, che senza timore, con la semplicit&agrave; del martirio materno, d&agrave; alla luce,  allatta, fa crescere e accudisce con affetto suo figlio. E&#8217; dare la vita &#8230;&#8221;.  Cari amici, i discepoli, siano essi vescovi, preti, laici, mamme, pap&agrave;, tutti  sono chiamati al martirio, a dare la propria vita per il Signore. Mons.  Gualdrini amo vederlo tra questi. Oggi sta davanti a noi, debole eppure forte.  Forte per aver speso tutta la sua vita come prete e come vescovo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Chiediamo al  Signore di accoglierlo tra le sue braccia. E chiediamo a lui di intercedere per  noi perch&eacute; possiamo camminare sulla via della santit&agrave; seguendo il Signore e  servendo coloro che ha affidato alle nostre cure.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eminenze, eccellenze, cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli, ci siamo raccolti attorno all&#8217;altare per dare il nostro ultimo saluto a Mons. Gualdrini e consegnarlo nelle mani del Signore. Questa Basilica lo ha visto spendere con generosit&agrave; e passione, per dieci anni, gli ultimi della sua vita, le sue energie sacerdotali. 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