{"id":16849,"date":"2010-02-14T00:00:00","date_gmt":"2010-02-14T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/san-valentino-2010.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:31","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:31","slug":"san-valentino-2010","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/san-valentino-2010.html","title":{"rendered":"San Valentino 2010"},"content":{"rendered":"<p>Signor Sindaco, Signor Prefetto, gentili autorit&agrave; provinciali, regionali, militari, <br \/>care sorelle e fratelli,<\/p>\n<p>la festa del Patrono &egrave; una occasione opportuna per raccordare il cuore della Chiesa a quello della citt&agrave; nella quale vive. E&#8217; il vangelo stesso che abbiamo ascoltato a suggerirlo: il buon pastore &#8211; dice Ges&ugrave; ai discepoli di ieri e di oggi &#8211; d&agrave; la propria vita per le pecore. E&#8217; quel che ha fatto Valentino. Egli non &egrave; stato certo un mercenario che ha speso la sua vita per se stesso e per i propri affari. La sua vita l&#8217;ha spesa per aiutare i deboli, guarire i malati, radunare la comunit&agrave; cristiana di Terni, aiutare i giovani a sposarsi, confortare i piccoli. E&#8217; stato un buon pastore. E non si &egrave; fermato a pensare solo ai cristiani di Terni; &egrave; andato oltre quel recinto, come del resto Ges&ugrave; stesso: &#8220;E ho altre pecore che non provengono da questo recinto, anche quelle io devo guidare&#8221;. Valentino and&ograve; anche a Roma ove convert&igrave; l&#8217;intera famiglia dell&#8217;allora sindaco. E fu la causa della morte: fu martirizzato sulla via Flaminia, appunto, il 14 febbraio. Oggi noi ricordiamo quel giorno, il giorno del suo martirio: Valentino diede la sua vita, fino all&#8217;effusione del sangue, per Ges&ugrave; e per comunicare il Vangelo agli uomini del suo tempo. E&#8217; questo il Valentino che veneriamo. E per noi resta un esempio. <br \/>La sua tensione di amore ci spinge prendere coscienza dell&#8217;impegno della Chiesa verso la nostra citt&agrave;. Nell&#8217;ultima Lettera Pastorale, Eucarestia e Citt&agrave;, ho riflettuto sul singolarissimo rapporto che lega la comunit&agrave; cristiana alla citt&agrave; nella quale vive. E&#8217; un rapporto assai stretto che sgorga dalla Eucarestia, matrice di una socialit&agrave; nuova. Per noi cristiani, l&#8217;amore per la citt&agrave; nasce e cresce con l&#8217;Eucarestia. Da essa sgorga un modo nuovo di stare assieme, non pi&ugrave; basato sugli interessi individuali ma sull&#8217;amore per tutti, un amore che non conosce limiti e confini. Questo amore viene immesso dai cristiani nella vita della citt&agrave; come il lievito nella pasta. Per questo la Chiesa e la Citt&agrave;, pur essendo distinte, hanno per&ograve; bisogno l&#8217;una dell&#8217;altra. Se la Chiesa &egrave; chiamata ad amare la Citt&agrave; e a ricordarle il primato di Dio, la Citt&agrave; da parte sua ricorda alla Chiesa che la salvezza &egrave; comunione tra tutti e non sopravvivenza di singoli. <br \/>Questo mutuo servizio, che unisce da secoli la storia di Terni, diviene un legame importante nei momenti di difficile passaggio storico, come quello che stiamo vivendo. Conosciamo tutti le difficolt&agrave; della crisi che si abbattono sul mondo intero, sulla nostra Regione e su Terni. Come non pensare ai problemi dello sviluppo, alle difficolt&agrave; delle imprese e alla questione del lavoro? Siamo non poco preoccupati per i problemi relativi all&#8217;occupazione che si presentano di una gravit&agrave; senza pari, e penso in particolare alla vicenda della Merloni che riguarda migliaia di operai e quindi di famiglie che tremano per il loro futuro. I tempi sono difficili e richiedono un&#8217;attenzione vigile da parte di tutti. E, tornando alla nostra citt&agrave;, non possiamo ragionare su come uscire dalla crisi senza riflettere con franchezza e lucidit&agrave; sugli elementi di debolezza di Terni e sui mezzi con i quali possiamo operare per colmare le nostre lacune e ridurre i nostri ritardi. Molti sono i nodi problematici e la crisi non contribuisce certo a scioglierli. Anzi, ce li ripresenta in tutta la loro complessit&agrave; richiamandoci ad un robusto e coraggioso impegno di rinnovamento. Per parte nostra abbiamo evidenziato questi nodi in quella &#8220;agenda per il futuro della citt&agrave;&#8221; nel convegno del 14 giugno 2008 e in maniera analoga li abbiamo affrontati a livello della Regione nel convegno sul bene comune dell&#8217;Umbria promosso dalla CEU ad Assisi nel dicembre del 2009. Un incontro che ha fornito alla realt&agrave; regionale indicazioni significative per il dibattito di questi mesi.<\/p>\n<p>Un punto fondamentale, emerso in questi due appuntamenti, mi pare opportuno richiamare, ossia la centralit&agrave; del bene comune. E&#8217; a dire che tutte le istituzioni della citt&agrave;, dalla scuola all&#8217;universit&agrave;, dall&#8217;impresa alle organizzazioni ecclesiali, dalla politica all&#8217;amministrazione, dall&#8217;industria al sindacato, dalla cultura alle altre realt&agrave; civili, tutte sono chiamate a pensare e a operare  per il bene comune. S&igrave;, il bene comune &egrave; il risultato dell&#8217;azione di tutte le realt&agrave; sociali della citt&agrave;. Non &egrave; un dato acquisito. Al contrario, &egrave; urgente che cresca la consapevolezza di questa responsabilit&agrave;. Il bene comune della citt&agrave;, infatti, deve caratterizzarsi in modo dinamico come l&#8217;insieme delle condizioni sociali grazie alle quali gli uomini e le donne possono perseguire il loro perfezionamento con sempre maggiori opportunit&agrave;. Il bene comune &egrave; dunque plurale perch&eacute; perseguito in prima persona da molti e realizzato attraverso una sana competizione tra tutte le sfere sociali della citt&agrave;. Il bene comune &egrave; il frutto, per usare le parole di Benedetto XVI (Caritas in Veritate n.57),  di un assetto poliarchico della citt&agrave;, un assetto caratterizzato da una sorta di virtuosa separazione sociale dei poteri politici, economici, religiosi, scientifici. Un assetto nel quale non ci sono primati o supremazie di alcun tipo, n&eacute; politiche, n&eacute; economiche, n&eacute; religiose, n&eacute; scientifiche. Le esigenze del bene comune cos&igrave; concepito richiedono a noi tutti uno sforzo di discernimento per cogliere, alla luce del Vangelo e dell&#8217;esperienza della citt&agrave; in questi ultimi tempi, alcuni problemi pi&ugrave; urgenti (Gaudium et Spes n.46). <br \/>La citt&agrave; deve tornare a crescere sia culturalmente che moralmente, sia socialmente che economicamente. E questo &egrave; possibile unicamente se tutte le sue componenti organizzate riescono a capire e realizzare un&#8217;azione comune sulle questioni strategiche della crescita. Si fa fatica a lavorare insieme, a mettere in moto una dinamica collettiva virtuosa che sommi i punti di forza della citt&agrave; e non lasci le zavorre che appesantiscono e i poteri che vietano. L&#8217;azione comune &egrave; ancor pi&ugrave; indispensabile quando si hanno di fronte questioni essenziali per il nostro futuro. Ne va della stessa identit&agrave; della nostra citt&agrave;. E&#8217; urgente raccogliersi e chiedersi assieme chi siamo e cosa vogliamo diventare. La risposta non &egrave; n&eacute; scontata n&eacute; immutabile nel tempo. E se non vogliamo lasciarci superare dagli eventi &egrave; indispensabile che immaginiamo e orientiamo, tutti insieme, senza supremazie, il nostro futuro. L&#8217;identit&agrave; della citt&agrave; &egrave; fatta dalla interazione delle sue componenti pi&ugrave; vive. E quindi deve essere una identit&agrave; plurima e flessibile, non il semplice inventario delle tradizioni e dei comportamenti del nostro passato. Tradizioni e comportamenti del passato debbono essere rivisti alla luce delle sfide dell&#8217;oggi. L&#8217;identit&agrave; della citt&agrave; contribuiamo tutti a costruirla. Essa viene tessuta con i nostri comportamenti quotidiani, per questo &egrave; nelle mani di tutti noi. Terni oggi ha bisogno di reinventare la sua identit&agrave;: deve essere a pi&ugrave; facce, pi&ugrave; aperta, pi&ugrave; mobile, pi&ugrave; disponibile alle contaminazioni esterne, pronta al dialogo concreto con le realt&agrave; urbane che la circondano, dall&#8217;area romana alle altre aree dell&#8217;Italia centrale, ma anche con le altre citt&agrave; del paese, dell&#8217;Europa e del mondo intero. Terni ha bisogno di essere ancor pi&ugrave; e ancor meglio &#8220;citt&agrave;&#8221;, ossia luogo fisico e spazio di relazioni privi di steccati, di chiusure, di pregiudizi.<\/p>\n<p>Cari amici, nella ricerca di questa identit&agrave; rinnovata &egrave; fondamentale il ruolo della cultura. S&igrave;, dobbiamo pensare di pi&ugrave;, dibattere di pi&ugrave;, studiare di pi&ugrave;, osare di pi&ugrave;. La cultura non &egrave; solo la chiave per la produzione e il riconoscimento di questa identit&agrave; e dei suoi segni, ma anche un potente fattore di crescita della citt&agrave;. Se questo &egrave; vero in via generale, per Terni lo &egrave; ancor pi&ugrave; visto il difficile processo di uscita da un passato economico ed industriale inesorabilmente tramontato. La cultura diventa in questi casi un fattore di crescita perch&eacute; riesce a legare insieme la trama delle relazioni sociali della citt&agrave;. Noi cristiani siamo interpellati in maniera particolare proprio per la dimensione sociale che sgorga direttamente dal Vangelo e dalla Eucarestia. La riflessione sulla cultura ci spinge a considerare in maniera rinnovata il nostro impegno pastorale. La Chiesa diocesana, le parrocchie e le diverse istituzioni, debbono essere luoghi ove la fede diviene cultura. Solo cos&igrave; infatti  riusciamo a comunicare il Vangelo. Non mancano esempi positivi nei diversi campi perch&eacute; cresca la comprensione e la comunicazione della fede, perch&eacute; sia affermi una cultura della solidariet&agrave; e dell&#8217;accoglienza. Per questo oggi, festa del Patrono, viene organizzato un pranzo con gli anziani di Terni. E&#8217; evidente poi che la famiglia &egrave; chiamata ad occupare un posto decisivo nel campo della educazione e della trasmissione della cultura della citt&agrave; nelle diverse generazioni. Sono particolarmente lieto che sia stata approvata nei giorni scorsi una legge regionale sulla famiglia. E&#8217; indubbio per&ograve; l&#8217;urgenza che le famiglie riscoprano la indispensabile fatica educativa perch&eacute; la citt&agrave; non sia frantumata sin dall&#8217;infanzia dei suoi figli. Non possiamo comunque lasciare solo ad alcuni un compito che spetta all&#8217;intera societ&agrave; e in particolare ad alcune sue istituzioni. <br \/>Penso anzitutto all&#8217;universit&agrave; che in queste settimane &egrave; al centro di un ampio dibattito cittadino. Non c&#8217;&egrave; dubbio che sia cruciale per il futuro di Terni. L&#8217;universit&agrave; &#8211; come anche i centri di ricerca sui quali tanto stiamo investendo in questi anni &#8211; sono fabbrica di conoscenza, di capitale umano, di innovazione tecnologica, di nuovo sviluppo del territorio. Di qui la domanda sull&#8217;investimento delle risorse per l&#8217;universit&agrave; e sulla sua qualit&agrave;. Non basta gloriarsi del nome, &egrave; indispensabile la qualit&agrave;. Solo cos&igrave; l&#8217;universit&agrave; pu&ograve; esprimere la sua potenzialit&agrave; ed essere strumento per far crescere una pi&ugrave; robusta capacit&agrave; di guida nei confronti della citt&agrave;. L&#8217;universit&agrave;, chiamata alla ricerca e all&#8217;insegnamento, deve puntare con decisione alla qualit&agrave; in un contesto che richiede uno stretto legame con il territorio e con la sua realt&agrave; economica. <br \/>La riflessione sul ruolo della cultura per la crescita della citt&agrave; sarebbe tuttavia incompleta se non prendesse in considerazione anche il mondo della scuola. E&#8217; una questione che ci sta particolarmente a cuore. La scuola infatti incontra tutti i nostri ragazzi e i nostri giovani. Terni ha una bella tradizione nel campo dell&#8217;istruzione e della scuola. Non possiamo tuttavia nasconderci che spesso la citt&agrave; tutta intera, dal mondo della politica a quello dell&#8217;economia, dalla realt&agrave; delle famiglie alla stessa comunit&agrave; ecclesiale, dimentica il valore della scuola per la crescita della citt&agrave; stessa. E la scuola, a sua volta, non riflette sul ruolo che ha nei confronti del bene comune della citt&agrave;. Non dobbiamo comunque correre il rischio di abdicare alla sfida educativa. Sarebbe una tragedia. Spesso purtroppo sono le famiglie ad essere poco esigenti nei confronti della qualit&agrave; della scuola e del suo rigore educativo. Non di rado, infatti, finiscono con il rinunciare del tutto a valorizzare la funzione educativa della scuola, magari perch&eacute; hanno perso di vista la loro primaria funzione educativa. La scuola &egrave; al centro della questione educativa che riguarda la societ&agrave; nel suo insieme e che si fonda sulla continua ricerca di un equilibro fecondo tra libert&agrave; e disciplina, tra dialogo e autorit&agrave;. Dobbiamo interrogarci se la scuola a Terni percepisce questo suo ruolo cruciale nei confronti della citt&agrave;. Solo cos&igrave; riuscir&agrave; ad evitare l&#8217;appiattimento, a premiare ed incoraggiare il merito, a valorizzare le singole persone scoprendo i talenti di ognuno. E&#8217; importante sottolineare come buona parte di quanto la scuola riesce a fare in questo campo dipenda da scelte delle istituzioni locali, la scuola stessa in primo luogo ma anche la politica, l&#8217;impresa, la comunit&agrave; religiosa, le fondazioni bancarie. Possiamo dunque parlare di un futuro della scuola a Terni che dipende da Terni e di un futuro di Terni che dipende dalla scuola. <br \/>Cari amici, cultura, universit&agrave; e scuola sono luoghi decisivi, se cos&igrave; posso dire, per la nostra citt&agrave;. Come dicevo, da essi dipende in gran parte la qualit&agrave; stessa della vita della citt&agrave; La citt&agrave; infatti ben prima di essere composta dalle case, dalle strade e dalle fabbriche &egrave; fatta di uomini e di donne. La citt&agrave; siamo noi e i nostri comportamenti. Per questo siamo chiamati a stringerci in una sorta di nuovo patto per Terni, ad alzare lo sguardo dai nostri orizzonti individuali o di gruppo e osare immaginare la Terni di domani. Essa non &egrave; frutto di cammini individuali ma di una passione comune da riscoprire e da far crescere. Per questo credo sia importante un cambiamento profondo nel cuore. Non dobbiamo sottovalutare quel &#8220;mercenario&#8221; che &egrave; in ciascuno di noi, ossia quell&#8217;istinto a pensare anzitutto al proprio interesse e al proprio guadagno, non importa se individuale o di gruppo civile o religiosa. Sant&#8217;Agostino avvertiva: &#8220;Due amori danno origine a due citt&agrave;: la citt&agrave; terrena il cui amore di s&eacute; giunge sino al disprezzo di Dio; e la citt&agrave; celeste il cui amore di Dio giunge sino al disprezzo di s&eacute;&#8221;(libri 11-14). Il santo vescovo non intendeva affermare l&#8217;esistenza di due citt&agrave; distinte, quella di Dio e quella degli uomini, egli voleva piuttosto sottolineare due modi di vivere dentro la stessa citt&agrave;, due atteggiamenti, due amori, due modi di intendere la propria vita. Questi due amori &#8211; avverte Sant&#8217;Agostino &#8211; portano a due esiti opposti: &#8220;l&#8217;uno &egrave; sociale e l&#8217;altro egoista; l&#8217;uno tiene conto dell&#8217;utilit&agrave; comune in vista della societ&agrave; del cielo, l&#8217;altro riduce lo stesso bene comune al suo potere spinto dal sentimento dell&#8217;arroganza nel comandare&#8221;(De genesi ad litteram, 11, 15). Care sorelle e care fratelli, l&#8217;amore che dobbiamo vivere &egrave; quello che ci porta a servire il bene comune della citt&agrave;, il bene comune di questa nostra regione, il bene comune del nostro paese e quello del mondo. Questo &egrave; l&#8217;amore che sgorga dal Vangelo. Questo &egrave; l&#8217;amore che edifica sin da questa terra la citt&agrave; del cielo. San Valentino aiuti ciascuno di noi e l&#8217;intera citt&agrave; a incamminarsi sulla via di questo amore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Signor Sindaco, Signor Prefetto, gentili autorit&agrave; provinciali, regionali, militari, care sorelle e fratelli, la festa del Patrono &egrave; una occasione opportuna per raccordare il cuore della Chiesa a quello della citt&agrave; nella quale vive. 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