{"id":16832,"date":"2009-05-15T00:00:00","date_gmt":"2009-05-15T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/festa-di-santubaldo-a-gubbio.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:31","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:31","slug":"festa-di-santubaldo-a-gubbio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/festa-di-santubaldo-a-gubbio.html","title":{"rendered":"Festa di Sant&#8217;Ubaldo a Gubbio"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Carissimi mons. Mario e mons. Pietro, care sorelle e fratelli,<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">sono onorato per l\u2019invito a celebrare con voi questa liturgia pontificale per la festa di Sant\u2019Ubaldo. So bene quanto questi giorni siano a voi tutti cari e straordinari. Tutto ruota attorno alla straordinaria figura del vostro patrono. Anche la ben nota corsa dei ceri, che attira in citt\u00e0 migliaia di persone, ha il suo punto finale nell\u2019ingresso dei ceri nella chiesa che custodisce le spoglie di Sant\u2019Ubaldo. Questo santuario non \u00e8 per\u00f2 semplicemente il termine di una corsa incredibilmente faticosa a cui ogni eugubino ambisce partecipare. E\u2019 ben di pi\u00f9. Forse dobbiamo leggerla nel profondo. Cosa vuol dire? E\u2019 una semplice competizione che per di pi\u00f9 \u00e8 gi\u00e0 deciso come debba finire? Credo, cari amici eugubini, che essa ci richiami un\u2019altra corsa, quella del cuore. S\u00ec, anche il cuore di ciascuno di noi deve correre ed entrare nel cuore di Sant\u2019Ubaldo. Da lui infatti possiamo ancora oggi attingere quell\u2019amore che lo ha reso discepolo fedele di Ges\u00f9 e protettore di questa citt\u00e0. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">I tempi nei quali visse Ubaldo non erano facili. L\u2019intera Europa viveva un momento di grande cambiamento; iniziavano i primi commerci, ma assieme anche i conflitti, le violenze, le oppressioni. Ed erano tutte interne all\u2019Europa, anzi all\u2019Italia, all\u2019interno dell\u2019Umbria, tra Gubbio e Perugina, tra il Nord e il centro e cos\u00ec via. E molti cristiani, appartenenti sia al clero che al laicato, vivevano lontani dal Vangelo lasciando cos\u00ec che violenza crescesse. I poveri iniziarono ad essere pi\u00f9 numerosi e vennero sentiti come un pericolo. E si costruirono le mura per difendersi e leggi per rispedirli indietro. Come vedete, nonostante le dovute differenze la storia si ripete. Anche oggi continuiamo a costruire muri e a rispedire indietro coloro che cercano una vita pi\u00f9 serena. Penso a certe scelte verso gli immigrati, penso alle parole tristi del Papa di fronte al muro che separa israeliani e palestinesi, penso ai tanti muri interiori che alziamo spesso anche tra noi.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">In questo contesto Ubaldo non si lascia travolgere dalla violenza e neppure si rinchiude nel suo piccolo orizzonte. Esce persino da Gubbio. In verit\u00e0 comprese che senza Dio non si poteva vivere. La vita un po\u2019 triste di Gubbio non gli riempiva il cuore. E l\u2019esempio della Chiesa non era proprio nella linea del Vangelo. Ubaldo si mise a cercare e incontr\u00f2 un gruppo di monaci guidati dal grande Pier Damiani, uomo di Dio e riformatore della Chiesa. Ubaldo ne rimase affascinato. Gli piaceva la vita comune che facevano quei monaci: erano assidui nell\u2019ascolto del Vangelo, vivevano nella preghiera e nell\u2019amore vicendevole e aprivano le porte dei monasteri ai poveri e ai disperati. Questi monaci ispiravano la nascita di una Chiesa che fosse fermento di amore nelle citt\u00e0 che si stavano costruendo. Il fascino di questa vita che lui speriment\u00f2 a Fonte Avellana, volle riviverlo a Gubbio con alcuni sacerdoti. Gli importava solo questa vita evangelica, tanto che rinunci\u00f2 persino alla proposta di divenire arcivescovo di Perugia.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ma quando venne a mancare il vescovo a Gubbio, il Papa lo obblig\u00f2 a diventare vescovo di questa citt\u00e0. Questa nomina non esalt\u00f2 gli eugubini. Anzi, all\u2019inizio furono molto freddi, anche perch\u00e9 giudicarono male la sua bont\u00e0 verso tutti e la sua mitezza nel trattare con le persone. L\u2019accusa? E\u2019 \u201ctroppo mite\u201d. Cari amici, \u00e8 la stessa che fu fatta a Ges\u00f9: \u00e8 buono e tutti gli vanno dietro, bisogna eliminarlo. Ma \u00e8 la stessa accusa che viene fatta alla Chiesa di oggi quando molti le rimproverano di essere \u201cbuonista\u201d, magari perch\u00e9 spinge i fedeli ad accogliere chi lascia la sua terra, i suoi cari in cerca di una vita migliore. Ma per non essere \u201cbuonisti\u201d bisogna forse essere \u201ccattivisti\u201d? Essere cattivi \u00e8 quel che vuole il diavolo! E ne vediamo le conseguenze. E\u2019 l\u2019assenza della mitezza che sta rendendo amara la vita di questo nostro paese e del mondo. S\u00ec, c\u2019\u00e8 poco amore, poca accoglienza. Ognuno si preoccupa di se stesso e si difende dagli altri. Ma i disastri di questa mentalit\u00e0 sono sotto gli occhi di tutti. E badiamo bene, cari amici, essere \u201ccattivi\u201d \u00e8 la cosa pi\u00f9 facile. E\u2019 l\u2019essere buoni che richiede l\u2019aiuto di Dio. L\u2019apostolo Paolo \u2013 lo abbiamo ascoltato nella seconda lettura \u2013 ci esorta: \u201cscompaia da voi ogni asprezza, ira, clamore e maldicenza\u2026Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato voi in Cristo\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Purtroppo queste parole sono rare oggi. La cattiveria tra gli uomini ha superato gli argini invadendo tutti gli ambiti della vita: le case, le strade, le piazze, le scuole. Ed \u00e8 perpetrata a tutte le et\u00e0: sono violenti gli adulti ma anche i giovani e persino i ragazzi. Quanti giovani a 13 anni ormai si ubriacano tranquillamente e usano i coltelli per ferirsi! E quanto rapidamente si allarga il fenomeno del bullismo! E quanta violenza vediamo nelle nostre case! Quanti anziani abbandoniamo nei cronicari! C\u2019\u00e8 bisogno di pi\u00f9 mitezza, c\u2019\u00e8 bisogno che sant\u2019Ubaldo sia pi\u00f9 ascoltato. Egli ce lo insegna e lo implora. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Quando gli eugubini iniziarono a colpirsi tra fazioni sino a scannarsi gli uni gli altri, Ubaldo, disperato per questa sua comunit\u00e0 che si distruggeva con l\u2019odio vicendevole, fece una sceneggiata, si gett\u00f2 a terra sulla piazza fingendosi colpito a morte. A questo punto gli eugubini, pensando fosse rimasto vittima di un conflitto, si raccolsero attorno a lui. A questo punto, Ubaldo si alza e gli fa la lezione sulla pace e sull\u2019amore vicendevole. Ubaldo non amava scomunicare, non amava condannare. Con un amore sovrabbondante, anche furbo come l\u2019episodio che ho raccontato, riport\u00f2 la pace a Gubbio. Una cosa analoga mise in atto quando il Barbarossa assedi\u00f2 Gubbio per raderla al suolo. Ubaldo era ormai molto malato ma, convinto dalle suppliche degli eugubini, si rec\u00f2 dal Barbarossa. Costui non fu colpito dalla forza dei muscoli di Ubaldo \u2013 era molto malato \u2013 e tanto meno dai soldati che avrebbe potuto portare con s\u00e9. Barbarossa fu toccato nel cuore dalla mitezza di Ubaldo, dal suo amore profondo. E tolse l\u2019assedio alla citt\u00e0. E Gubbio fu salva una seconda volta. Non \u00e8 la forza della violenza che sconfigge il male, ma la mitezza, l\u2019amore che nasce dal Signore. Davvero possiamo applicare a Ubaldo quel che Ges\u00f9 disse ai discepoli che tornavano dalla loro prima missione: \u201cvedevo satana cadere dal cielo come la folgore\u201d. Ubaldo aveva fatto cadere la violenza distruttrice del Barbarossa. Con la sua mitezza aveva vinto quell\u2019uomo potente che metteva terrore per la sua forza. In quel giorno gli eugubini potevano ripetere le parole che abbiamo ascoltate dal Siracide: \u201cPremuroso di impedire la caduta del suo popolo fortific\u00f2 la citt\u00e0 contro un assedio. Com\u2019era stupendo quando si aggirava tra il popolo, quando usciva dal santuario dietro il velo, come il sole sfolgorante sul tempio dell\u2019altissimo, come l\u2019arcobaleno splendente tra nubi di gloria\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici, la mitezza, l\u2019amore, Ubaldo se l\u2019\u00e8 conquistata. Anche lui, come ciascuno di noi, era tentato di pensare solo a se stesso, ai suoi affari, alle sue cose. Come impar\u00f2 ad amare e ad essere mite? E\u2019 questa la domanda che dobbiamo porci, oggi. Ubaldo torna ad essere il vescovo, il maestro, il pastore del suo popolo. Egli si dedic\u00f2 anzitutto alla preghiera e all\u2019ascolto del Vangelo come aveva appreso dai monaci. E noi dovremmo chiederci: in quanti siamo fedeli a leggere il Vangelo? Era poi straordinario nell\u2019attaccamento alla Messa. E noi? Quanti di noi la frequentano almeno la domenica? Pensate che Ubaldo la cantava tutte le mattine! Mi ha sorpreso apprenderlo dalle cronache su di lui. C\u2019\u00e8, infine, la sua compassione per i deboli e i poveri. La pratica di queste tre cose lo ha plasmato, lo ha reso mite, lo ha impegnato a dare la sua vita per Gubbio. Ecco chi abbiamo oggi davanti ai nostri occhi. Se vogliamo raggiungere la mitezza del cuore dobbiamo imitarlo: pregare con il Vangelo, partecipare alla Messa la domenica e amare i poveri. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Voi sapete bene che non \u00e8 scontato comportarsi in questo modo. Ognuno di noi infatti \u00e8 portato ad ascoltare pi\u00f9 se stesso che il Vangelo, ad andare dove gli pare pi\u00f9 che a Messa, a pensare agli affari propri pi\u00f9 che a quelli dei poveri. Apprendere l\u2019amore, apprendere la mitezza richiede un impegno almeno quanto quello che richiede la corsa dei ceri; solo che invece di essere un impegno dei muscoli \u00e8 un impegno interiore, del cuore, dei sentimenti. Ma il mondo, Gubbio, ciascuno di noi ha bisogno di amore, di amicizia, di bont\u00e0. Se ciascuno resta per proprio conto vivremo tutti male. Solo l\u2019amore vicendevole ci render\u00e0 pi\u00f9 sereni, meno nevrotici, pi\u00f9 amici gli uni degli altri. Ges\u00f9 ha detto: \u201cI miti possederanno la terra\u201d. La violenza genera sempre altra violenza, e innesca una spirale senza uscita. Ubaldo ci insegna esattamente il contrario: solo la mitezza ci rende felici.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici eugubini. Ho scoperto anch\u2019io quanto il vostro protettore sia ricco di amore e di saggezza. Oggi ricordiamo il giorno della sua morte. Narrano le cronache che a Pasqua era ormai senza forze, ma gli eugubini volevano che celebrasse loro quella Pasqua. Ubaldo era per\u00f2 senza forze: \u201cNon ce la faccio! Proprio non ce la faccio!\u201ddiceva loro con un filo di voce. E gli usc\u00ec anche qualche lacrima. Ma vedendo tanta fede ed anche il pianto del Console che si era recato da lui per intercedere, raccolse le ultime sue forze e celebr\u00f2 la sua ultima Messa. E la cant\u00f2, come sempre. Per lui era sempre una festa. Quale esempio per noi che neppure la Domenica riusciamo ad andare a Messa! Ubaldo parl\u00f2 ai suoi figli del cielo, del paradiso che presto avrebbe visto. Al termine della Messa due uomini si avvicinano al vescovo: erano un padre e un altro che gli aveva ucciso il figlio. Quella mattina di Pasqua udendo le parole di Ubaldo si abbracciarono nel perdono. Continuiamo ancora, cari amici, ad ascoltare le parole di Sant\u2019Ubaldo, egli parla ancora oggi all\u2019inizio di questo millennio perch\u00e9 i nostri giorni siano di pace e non di violenza, di amore e non di conflitto. Avviciniamoci a questa nostra Messa come gli eugubini di allora si avvicinarono a quella Messa di Pasqua celebrata da Ubaldo. Egli oggi non ci parla del cielo, ma dal cielo. E\u2019 dal paradiso che continua a dirci: \u201cvogliatevi bene\u201d, amatevi gli uni gli altri\u201d, perdonatevi a vicenda\u201d, \u201caiutatevi\u201d e la vostra vita sar\u00e0 pi\u00f9 serena e pi\u00f9 felice. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Carissimi mons. Mario e mons. 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