{"id":16816,"date":"2009-04-08T00:00:00","date_gmt":"2009-04-08T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/pasqua-2009-messa-crismale.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:31","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:31","slug":"pasqua-2009-messa-crismale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/pasqua-2009-messa-crismale.html","title":{"rendered":"Pasqua 2009 &#8211; Messa crismale"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Carissimi sacerdoti e diaconi, sorelle e fratelli,<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">ci ritroviamo ancora una volta attorno all\u00a1\u00afaltare del Signore. Il vescovo, i sacerdoti e i diaconi, assieme a voi membri dei Consigli pastorali parrocchiali, siamo tutti accolti in questa liturgia di consacrazione degli Olii santi. Dalla cattedrale gli Olii verranno portati nelle chiese parrocchiali; una tradizione che risale alla prima Chiesa cristiana. Sia le Chiese d\u00a1\u00afOriente che quelle d\u00a1\u00afOccidente vivono da sempre questa tradizione che fa come da porta di ingresso al Triduo Sacro: nella cattedrale il vescovo consacra gli Olii degli infermi, dei catecumeni e il sacro crisma. E\u00a1\u00af una celebrazione posta nel cuore dell\u00a1\u00afanno liturgico e nel cuore della Chiesa diocesana. E resta uno dei pochi segni visibili dell\u00a1\u00afunit\u00a8\u00a4 della Chiesa diocesana. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Sono particolarmente lieto che per la Diocesi diventi sempre pi\u00a8\u00b4 un evento di crescita della comunione. Vorrei dire che abbiamo bisogno di vederci anche visibilmente gli uni accanto agli altri e tutti davanti al Signore. E\u00a1\u00af la nostra carta d\u00a1\u00afidentit\u00a8\u00a4, se cos\u00a8\u00ac posso dire. Il Signore ci raccoglie attorno a Lui come un pastore e ci invia a radunare gli altri. Qualche anno fa parlavamo di comunione e missione. Non sono due attivit\u00a8\u00a4, ma due facce dello stesso mistero e della stessa preoccupazione. Il cardinale Roncalli, in un ritiro del 1953, scriveva per s\u00a8\u00a6: \u00a1\u00b0Ci\u00a8\u00b0 che mi prende \u00a8\u00a8 la gravit\u00a8\u00a4 delle mie responsabilit\u00a8\u00a4 di pastore: non sono pi\u00a8\u00b4 di me, ma delle anime dei miei fedeli\u00a1\u00b1. Noi potremmo dire: \u00a1\u00b0ci\u00a8\u00b0 che ci prende \u00a8\u00a8 la gravit\u00a8\u00a4 delle nostre responsabilit\u00a8\u00a4 ecclesiali: noi siamo per noi stessi, ma per gli uomini e le donne di questa terra\u00a1\u00b1. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">S\u00a8\u00ac, care sorelle e cari fratelli, noi non possiamo vivere solo per noi stessi, ma per questa terra. Purtroppo non sempre ne abbiamo coscienza. Benedetto XVI reputa l\u00a1\u00afindividualismo religioso uno dei peccati pi\u00a8\u00b4 pericolosi del cattolicesimo moderno. Quante volte ci lamentiamo&nbsp; &#8211; e giustamente &#8211; per chi viene a chiedere la Messa per lui, o anche per chi non prega che per se stesso! Le riflessioni sarebbero molte sui pericoli dell\u00a1\u00afindividualismo religioso. Ma dobbiamo riflettere seriamente anche sull\u00a1\u00afindividualismo pastorale che pu\u00a8\u00b0 riguardarci pi\u00a8\u00b4 da vicino e che certamente rallenta se non annulla la testimonianza della Chiesa. Pi\u00a8\u00b4 volte abbiamo parlato della fatica che facciamo a pensare e a operare assieme; della fatica di incontrarsi e di avere un orizzonte pi\u00a8\u00b4 ampio dei confini della propria parrocchia; della difficolt\u00a8\u00a4 ad abbandonare le proprie idee e le proprie convinzioni per fare spazio a quelle comuni; della difficolt\u00a8\u00a4 a porre al centro della nostra attenzione i problemi della gente prima ancora dei nostri.&nbsp; E cos\u00a8\u00ac oltre. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;Questa celebrazione ci strappa dalle nostre parrocchie e ci \u00a1\u00b0costringe\u00a1\u00b1 a convenire in cattedrale. E noi \u00a8C dobbiamo dirlo a nostra consolazione \u00a8C ci lasciamo costringere. Cari sacerdoti e diaconi, direi che siamo venuti tutti. Questo mostra che comprendiamo il mistero grande della comunione donataci dal Signore. Noi tutti siamo legati gli uni agli altri, ancor prima che dalle nostre volont\u00a8\u00a4, dal sacramento dell\u00a1\u00afOrdine sacro. Certo, possiamo attutire, svilire o anche tradire questa comunione, ma non annullarla. E\u00a1\u00af un dono di Dio che dovremmo gustare in maniera pi\u00a8\u00b4 profonda. E\u00a1\u00af bello essere assieme questa sera attorno all\u00a1\u00afaltare e rinnovare le promesse fatte nella nostra ordinazione. Le faremo con una sola voce e soprattutto con un cuore solo. E vorrei che iniziassimo cos\u00a8\u00ac l\u00a1\u00afanno sacerdotale che Benedetto XVI aprir\u00a8\u00a4 a met\u00a8\u00a4 giugno per ricordare i 150 anni della morte del Santo Curato d\u00a1\u00afArs. E\u00a1\u00af un tempo in cui crescere nella coscienza di essere un unico presbiterio. E\u00a1\u00af urgente ribadire la necessit\u00a8\u00a4 di partecipare agli incontri comuni del clero, come anche a quelli settimanali delle vicarie. Cari sacerdoti, non mancate! A ciascuno di voi dico: \u00a1\u00b0gli altri hanno diritto alla tua presenza, hanno diritto di averti vicino, a sentirti accanto\u00a1\u00b1. E questa sera sentiamo la mancanza di coloro che non possono essere presenti, li sentiamo per\u00a8\u00b0 vicini a noi. E penso anzitutto a Mons. Antonio Maniero che mi ha incaricato di dirvi tutto il suo affetto e che pensa a tutti voi e tutti i giorni. La sua assenza mi pesa non poco. Ma \u00a8\u00a8 presente con una grande lezione di spiritualit\u00a8\u00a4 sacerdotale. Gli ho detto che il suo ministero, dal letto della malattia, non \u00a8\u00a8 meno efficace di prima. Assieme a lui sentiamo vicini anche mons. Marchetti, mons. Zanzotti e don Ciancuti che testimoniano la loro fedelt\u00a8\u00a4 al ministero pastorale. Preghiamo anche per don Sergio che sta in missione a Ntambue e per don Stefano Mazzotti nella nunziatura del Portogallo ed anche per don John che da tre giorni sta all\u00a1\u00afAquila per aiutare la popolazione colpita dal terremoto. E mentre affidiamo ancora una volta don Fabio Leonardis al Signore accogliamo nel presbiterio don Marcello da pochi giorni ordinato sacerdote. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Il mistero dell\u00a1\u00afunum presbiterium \u00a8\u00a8 legato strettamente all\u00a1\u00afunico Corpo di Cristo, la nostra Chiesa diocesana. Non c\u00a1\u00af\u00a8\u00a8 presbiterio (ossia vescovo e presbiteri) senza il popolo santo di Dio; cos\u00a8\u00ac come non c\u00a1\u00af\u00a8\u00a8 il capo senza il corpo. S\u00a8\u00ac, prima delle nostre individualit\u00a8\u00a4, esistiamo come un unico \u00a1\u00b0corpo\u00a1\u00b1, come un unico popolo di Dio, radunato dal Signore. Questa comunione \u00a8\u00a8 il mistero grande con cui Dio ha voluto salvare gli uomini. Nella Lumen Gentium si dice chiaramente: Dio non ha voluto salvare gli uomini singolarmente, ma radunandoli in un popolo. La Chiesa ci precede e ci avvolge. Ed \u00a8\u00a8 questa Chiesa, si questa nostra Chiesa diocesana, che il Signore dona alle nostre citt\u00a8\u00a4 perch\u00a8\u00a6 si incamminino verso il Cielo. Purtroppo \u00a8\u00a8 ancora flebile la coscienza di questo mistero di amore. Ed anche per questo che spesso languisce sia la comunione che la missione. In questi anni abbiamo individuato nella celebrazione eucaristica domenicale il punto focale da cui sgorga la nostra comunione e la missione della Chiesa nella citt\u00a8\u00a4. E stiamo continuando su questa via. La prossima lettera pastorale \u00a1\u00b0Eucarestia e citt\u00a8\u00a4\u00a1\u00b1 la stiamo scrivendo seguendo questo percorso. So che proprio in questi mesi i nostri consigli pastorali parrocchiali sono impegnati in queslo lavoro di discernimento.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">E questa sera ci viene incontro il brano evangelico di Ges\u00a8\u00b4 che torna a Nazaret, nella sua citt\u00a8\u00a4 natale. L\u00a1\u00afaveva lasciata da qualche tempo, ma vi torna con una coscienza nuova. Potremmo dire che \u00a8\u00a8 il paradigma di come i cristiani debbono entrare in citt\u00a8\u00a4, di come debbono vivere la propria fede nella citt\u00a8\u00a4. Ebbene, la prima cosa che Ges\u00a8\u00b4 fece fu entrare nella sinagoga nel giorno della festa e qui ascoltare la Scrittura. La prima opera della Chiesa e di ogni credente \u00a8\u00a8 ascoltare la Parola di Dio. In una societ\u00a8\u00a4 ove tutti siamo educati ad ascoltare solo noi stessi e le nostre preoccupazioni, o magari a stancare Dio con le nostre invocazioni \u00a8C un antico scrittore, Lucrezio, definiva questo modo di rivolgersi a Dio: \u00a1\u00b0faticare deos\u00a1\u00b1 &#8211; , la Chiesa si pone anzitutto in ascolto del suo Signore. Cos\u00a8\u00ac ha fatto Ges\u00a8\u00b4 a Nazaret. Oggi consegner\u00a8\u00b0 a ciascuno di voi e presto sar\u00a8\u00a4 portato nelle parrocchie il secondo volume dei Vangeli delle Messe di ogni giorno, da Pentecoste sino alla festa di Cristo Re, con un commento spirituale. Consegnatelo a pi\u00a8\u00b4 persone possibile. Molti mi hanno scritto o detto a voce quanto questa lettura sia importante per la loro vita. Vi assicuro l\u00a1\u00afho scritto con passione, cosciente che uno dei compiti pi\u00a8\u00b4 alti del vescovo \u00a8\u00a8 appunto spezzare il pane delle Scritture per tutti. Queste pagine offrono un pane buono che aiuta a credere e a vivere. Crediamo al Vangelo, alla forza di quelle parole: ascoltiamole, raccontiamole in famiglia, diamole come \u00a1\u00b0penitenza\u00a1\u00b1 alle confessioni. Questa \u00a8\u00a8 la nostra prima opera nella citt\u00a8\u00a4.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Dopo l\u00a1\u00afascolto viene l\u00a1\u00afattuazione. Ges\u00a8\u00b4 comment\u00a8\u00b0 quella parola come mai aveva fatto prima: \u00a1\u00b0oggi, si \u00a8\u00a8 compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato\u00a1\u00b1. Il linguaggio \u00a8\u00a8 semplice: ai poveri \u00a8\u00a8 annunciato l\u00a1\u00afamore, ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista e agli oppressi la libert\u00a8\u00a4. Sono azioni molto concrete, visibili, toccabili, verificabili. E\u00a1\u00af il primato dell\u00a1\u00afamore su cui da qualche tempo stiamo riflettendo. Non vorrei, care sorelle e cari fratelli, che la via di gesti concreti di amore verso i poveri che ciascuno di noi \u00a8\u00a8 chiamato a percorrere fosse dimenticata. Ovviamente non intendo dire che non si debba fare altro. Ma tutto deve partire dalla imitazione di Ges\u00a8\u00b4: il primato dell\u00a1\u00afamore per i deboli \u00a8\u00a8 la via per la salvezza di tutti e di tutto. E\u00a1\u00af con questa scelta che si entra in citt\u00a8\u00a4, \u00a8\u00a8 con questa prospettiva di amore gratuito per i poveri che la Chiesa inizia a parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo. Su questa strada molto cammino resta da compiere, a partire da ciascuno di noi e dalla Diocesi. I poveri, i deboli sono al centro del nostro cuore, come lo erano per Ges\u00a8\u00b4? Di qui si parte per quel discernimento che caratterizza la posizione della Chiesa nei confronti della vita della societ\u00a8\u00a4. In questo orizzonte, molte sono state li iniziative che hanno caratterizzato la vita della nostra Diocesi. Vorrei ricordarne oggi una che sta coinvolgendo tutte le Chiese dell\u00a1\u00afUmbria: la realizzazione di un Fondo di Solidariet\u00a8\u00a4 per venire incontro alle famiglie che sono colpite dalla crisi economica in atto. Abbiamo avviato il Fondo con la raccolta fatta nella quinta domenica di quaresima. E avremo certamente altre occasioni per parlarne, vista la gravit\u00a8\u00a4 della crisi che stiamo attraversando. Ma oggi non possiamo dimenticare la tragedia abbattutasi nella vicina regione abruzzese. La nostra regione ha conosciuto l\u00a1\u00afampiezza e la durata del dolore provocato dal terremoto. In questi giorni siamo vicini a questi nostri fratelli e sorelle che stanno traversando una settimana di vera passione. Preghiamo il Signore che questo venerd\u00a8\u00ac santo giunga presto alla Pasqua di una risurrezione per la loro vita. La Conferenza Episcopale Italiana, che ha gi\u00a8\u00a4 stanziato una somma, indice una grande colletta per domenica 19 aprile da destinare a questa popolazione. Anche noi ci uniremo a questo gesto di concreta misericordia. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Carissimi sacerdoti e diaconi, fratelli e sorelle, vivo questa celebrazione della consacrazione degli Olii con il cuore di quella donna di Betania che in casa di Simone il lebbroso, prima della Passione, vers\u00a8\u00b0 sul capo di Ges\u00a8\u00b4 l\u00a1\u00afolio profumato. Lo faceva per stare vicino a Ges\u00a8\u00b4 con tutto il suo affetto. Sia il nostro cuore simile a quello di questa donna per poter accompagnare il Signore in questi giorni e riabbraccialo nella sua risurrezione.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi sacerdoti e diaconi, sorelle e fratelli, &nbsp; ci ritroviamo ancora una volta attorno all\u00a1\u00afaltare del Signore. Il vescovo, i sacerdoti e i diaconi, assieme a voi membri dei Consigli pastorali parrocchiali, siamo tutti accolti in questa liturgia di consacrazione degli Olii santi. 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