{"id":16796,"date":"2008-08-24T00:00:00","date_gmt":"2008-08-24T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/funerale-di-don-fabio-leonardis.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:31","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:31","slug":"funerale-di-don-fabio-leonardis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/funerale-di-don-fabio-leonardis.html","title":{"rendered":"Funerale di don Fabio Leonardis"},"content":{"rendered":"<p><P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">Care sorelle e cari fratelli, &nbsp;<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ci ritroviamo in questa domenica di fine agosto in cattedrale per consegnare nelle mani del Signore don Fabio, figlio di questa Chiesa e fratello carissimo a noi tutti. Quante volte siamo entrati assieme in questo luogo! Quante riflessioni, dibattiti, idee, sogni per rendere la cattedrale non solo bella, ma viva nelle sue mura e in tutti i suoi particolari! Oggi, don Fabio vi entra per l\u2019ultima volta. Ha attraversato quella porta, la prima opera che abbiamo pensato e realizzato nel 2000, l\u2019anno del Giubileo: la porta della risurrezione. Ho voluto accoglierlo, come tante altre volte \u00e8 avvenuto. Oggi per\u00f2 anche le mura sembrano rendersi conto che \u00e8 l\u2019ultima volta che vedono questo prete piccolo di statura, esile, gracile, eppure con un amore cos\u00ec straordinario per questo luogo santo da distrarlo anche dalle cure per il suo corpo. S\u00ec, questa mura oggi sono meste; non solo le mura, ma tutto: il pavimento, il presbiterio, la navata, l\u2019abside, la volta, la facciata. Tutto \u00e8 stato amato e pensato anche da don Fabio. E lo scopo era chiaro: far parlare questo tempio della straordinaria fede che lo sostiene da secoli. Ed \u00e8 proprio questa fede che rende consapevoli persino le mura che se per don Fabio questa \u00e8 l\u2019ultima tappa della sua vita terrena \u00e8 per\u00f2 per lui la porta bella che gli apre il cielo. Anche la cattedrale, commossa assieme a noi, si piega per avvolgere di amore questo figlio che si \u00e8 speso per renderla bella, luminosa, eloquente di fede. Potremmo dire che \u00e8 mesta, ma orgogliosa di questo figlio; mesta, ma lieta di presentarlo al Signore. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nell\u2019ultimo incontro che ho avuto con lui mercoled\u00ec scorso, in ospedale, dove \u00e8 stato curato con cura ed amore e ringrazio di cuore tutti coloro che gli sono stati accanto, era ormai senza forze e parlava a stento. Mi ripeteva che non voleva morire. E gli rispondevo che non lo volevo neppure io &#8211; aggiungendo che tra l\u2019altro mi avrebbe messo in mezzo a una strada, e lui sorrideva \u2013 ma soprattutto non lo voleva Ges\u00f9. Per\u00f2 potevamo unirci alle sue parole: \u201cNelle tue mani, o Signore, affido il mio spirito\u201d. E don Fabio aggiunse: \u201cgli do tutto il mio spirito\u201d. E\u2019 il senso di questa celebrazione: deponiamo nelle mani di Dio don Fabio e tutto il suo spirito. In verit\u00e0, \u00e8 il Signore che con questa santa liturgia lo strappa dalla morte e lo conduce nella sua dimora di pace. S\u00ec, per noi credenti, la morte \u2013 culmine del potere del male che cerca di annientarci \u2013 \u00e8 come bloccata nella sua corsa. Ges\u00f9 infatti irrompere con forza e ci strappa dalle mani del Maligno. Quante volte ne abbiamo parlato con don Fabio, quando discutevamo il dipinto per la controfacciata della cattedrale! Ges\u00f9 risorto irrompe nel centro della scena e con la sua rete di amore ci libera tutti dall\u2019abisso della morte e ci porta in alto, verso la santa Gerusalemme. Don Fabio \u00e8 in quella rete, portato in alto dal Risorto. Per noi resta un dipinto, per lui \u00e8 ora realt\u00e0. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ho voluto scegliere per questa celebrazione il Vangelo di Zaccheo: ci fa intuire qualche scintilla di luce del questo mistero che don Fabio sta vivendo: l\u2019incontro con Ges\u00f9. L\u2019ha desiderato per tutta la vita, prima inconsapevolmente e poi pi\u00f9 chiaramente. Nell\u2019incontro di oggi per\u00f2 Ges\u00f9 non gli dice, come a Zaccheo: \u201cscendi subito, perch\u00e9 oggi debbo fermarmi a casa tua\u201d; piuttosto: \u201cScendi subito, perch\u00e9 oggi tu devi venire a casa mia\u201d. S\u00ec, scendi \u201csubito\u201d. Davvero don Fabio ci \u00e8 stato strappato troppo presto! La violenza del male, che \u00e8 sempre cieco, questa volta \u00e8 stato precipitoso. Lo avremmo voluto avere ancora con noi, per l\u2019amicizia, per la sua collaborazione. Sappiamo per\u00f2 che la morte, se da una parte sembra chiudere una storia umana, dall\u2019altra chiama il Signore ad aprire la porta verso l\u2019alto, verso l\u2019eternit\u00e0. Del resto, l\u2019intera vicenda terrena di don Fabio&nbsp; \u00e8 stata segnata da questo desiderio di andare oltre, di non restare prigioniero della banalit\u00e0, di vivere una vita piena. Me lo ripeteva il mese scorso mentre mi raccontava il suo passato. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Potremmo dire che ha cercato sempre, come Zaccheo, di salire pi\u00f9 in alto. Per molti anni non comprendeva bene cosa fosse questo suo anelito. Non gli era ancora chiaro che aveva un nome: Ges\u00f9. Ed ha salito tanti alberi sbagliati, che tali non erano, e ha trovato rovi, ortiche e spine che hanno segnato il suo corpo in maniera grave. Ma nel cuore, nel suo spirito, c\u2019era una scintilla che continuava ad ardere. Finch\u00e9 un giorno sal\u00ec, per caso, un po\u2019 come Zaccheo, su un albero vero. Racconta lui stesso che, spinto da curiosit\u00e0 non certo dalla fede, si rec\u00f2 in Piazza San Pietro. Era il 22 ottobre del 1978, il giorno dell\u2019inizio del pontificato di Giovanni Paolo II. E ud\u00ec quello straordinario invito: \u201cNon abbiate paura, aprite le porte a Cristo\u201d. Scrive don Fabio: \u201cIo fui colpito cos\u00ec tanto dalla dolcezza della sua voce e da quelle parole, che cominciai a piangere ininterrottamente\u201d.&nbsp; Non comprese subito quel che gli era accaduto. Ma questa volta il Signore, attraverso Giovanni Paolo II, lo aveva guardato e gli aveva toccato il cuore. Non dimentic\u00f2 pi\u00f9 quella voce. E pi\u00f9 tardi lo scrisse a Giovanni Paolo II che lo ricevette e lo abbracci\u00f2. Durante questo tempo di ricerca un sacerdote gli diede una Bibbia. Mi ha raccontato \u2013 lo ha anche scritto &#8211; che le lettere della Bibbia man mano che la leggeva gli saltavano dalle pagine e gli riempivano gli occhi, il cuore, la mente. Era come stordito da quelle pagine. E gli accadde quel che avvenne a Zaccheo dopo aver parlato con Ges\u00f9. Fabio decise di restituire la sua parte quando si trov\u00f2 davanti ad una ragazza appena travolta e uccisa da un\u2019auto alla stazione Termini di Roma. Voleva come ridarle la vita. In quel momento decise di farsi prete: \u201cl\u2019unico modo per ridare la vita a qualcuno \u2013 pens\u00f2 \u2013\u00e8 rinunciare alla tua\u201d. Si rec\u00f2 dai benedettini di San Paolo; buss\u00f2 alla porta e parl\u00f2 con l\u2019abate: \u201cCerco Dio!\u201d, gli disse. Mentre mi raccontava queste cose i suoi occhi si inumidivano &#8211; forse per la nostalgia forse per commozione certo lasciava trasparire l\u2019amore &#8211; e subito, com\u2019\u00e8 d\u2019uso nei monasteri, i monaci presenti gli baciarono i piedi. S\u00ec, vengono baciano i piedi a chi cerca il Signore. Che splendida lezione a noi che cerchiamo solo noi stessi e le nostre soddisfazioni! Non era per\u00f2 quella la sua via. E venne a Terni per studiare, ma visitava le chiese incuriosito, mi ricordava don Antonio. Incontr\u00f2 prima mons. Quadri e poi mons. Gualdrini ed entr\u00f2 nel Seminario Francese a Roma. Il 22 ottobre del 1988 \u2013 esattamente dieci anni dopo piazza san Pietro \u2013 fu ordinato sacerdote; ma la data fu scelta perch\u00e9 il 22 ottobre era l\u2019anniversario dell\u2019ordinazione di mons. Gualdrini. Anche da prete la sua ricerca di Dio non era terminata. Certo, ognuno di noi cerca il Signore con i tratti della sua storia passata, delle sue abitudini, dei suoi limiti, del suo carattere, e chi non ricorda i tratti burberi di don Fabio. Magari anche con san Pietro ci sar\u00e0 qualche problema in paradiso! La sua storia di prete la consociamo tutti. La conoscono i fedeli di Narni, di Papigno, di Lugnola e infine quelli della piccola chiesa di santa Maria degli Spiazzi che ha curato con amore e con dedizione e che questa mattina \u00e8 stata meta di un ininterrotto pellegrinaggio. Era divenuta la piccola chiesa del suo orgoglio.<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ho voluto ricordare seppure brevemente i suoi anni passati perch\u00e9 gettano un fascio di luce sula vita di don Fabio che le vicende della storia lo hanno portato nella nostra Diocesi facendolo partire dalla sua terra di Abruzzo, ove torner\u00e0 per esservi sepolto. Care sorelle di don Fabio, grazie per questo fratello. E\u2019 stato un dono per questa Chiesa diocesana. Senza dubbio resta un vuoto. Vorrei per\u00f2 che il suo spirito, che la sua ricerca di Dio, e quindi la ricerca del Bello, del Vero, della Luce, del Colore, restasse con noi. Certo, la sua presenza segna un incredibile numero di opere che hanno reso la nostra Diocesi un laboratorio di arte sacra noto non solo in Italia. La stessa citt\u00e0 di Terni ne ha avuto uno straordinario beneficio. Lo sapete bene voi, cari amici artisti. Assieme a don Fabio abbiamo vissuto un\u2019avventura nuova e straordinaria. Non era solo una questione di estetica, ma di ricerca alta, religiosa. Era l\u2019impegno di un prete che dava al suo ministero apostolico una caratura tutta particolare. Il suo impegno in questo campo infatti era diretto interamente ad esprimere il primato di Dio nella vita umana. Negli ultimi tempi, anche durante la malattia, non ha cessato di impegnarsi per i lavori che restano ancora aperti. L\u2019ultima volta che abbiamo visitato la Chiesa di Borgo Bovio mi disse: \u201cnon so se la vedr\u00f2 finita!\u201d Gli risposi che l\u2019avremmo inaugurata il 22 ottobre per i suoi venti anni di sacerdozio. E mi&nbsp; parlava di come aveva voluto il volto e il manto di Maria, pieno di amore e di misericordia per la gente di quel quartiere che aveva appositamente incontrato con il pittore Cinalli. E poi i volti dei santi della misericordia che devono circondare di forte serenit\u00e0 coloro che si recano nella cappella feriale. E l\u2019impiego per la prima volta dell\u2019acciaio per l\u2019arredo: quanti studi con Ceccobelli! E non ha dimenticato la Chiesa di Campomicciolo. Mi ha confidato qualche settimana fa che ha sognato l\u2019impianto figurativo e di averne gi\u00e0 parlato con Rainaldi. S\u00ec, il suo spirito vive in tutte queste opere, vive nel museo diocesano: a lui vorrei dedicare un\u2019apposita sala, come pure vive negli archivi e nelle biblioteche di Terni di Narni e di Amelia che sono stati riordinati. E straordinaria fu la prima avventura con la Chiesa di Portoghesi e il ciclo pittorico di Di Stasio nella Chiesa di Santa Maria della Pace e l\u2019opera in cattedrale con Borghi e i due pittori russi.<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma permette care sorelle e cari fratelli di dare almeno un cenno a questi ultimi mesi della sua vita. Don Fabio sapeva bene quale fosse la gravit\u00e0 del male che da anni lo aveva ferito. E lo ha affrontato da credente e da prete. Prima di entrare in ospedale ha chiesto l\u2019unzione degli infermi e l\u2019ha ricevuta da don Carlo Romani con commovente devozione. Intuiva che si avvicinava il giorno del grande incontro, quello che lo aveva spinto a bussare al monastero di San Paolo a Roma. Ed \u00e8 apparso ancor pi\u00f9 chiaro a noi, non di rado pigri nel leggere nel profondo del cuore di chi ci sta accanto per fermarci solo alle apparenze spesso devianti, quell\u2019anelito spirituale, quel desiderio di Dio che aveva segnato e cambiato la vita di don Fabio. Caro mons. Guladrini, grazie per averlo ordinato prete e per averlo incaricato ai beni culturali. Carissimi sacerdoti, cogliamo da questo confratello la sua ansia per una Chiesa bella e capace di attrarre anche i lontani mentre educa alla bellezza i vicini: credo sia una piccola eredit\u00e0 che ci lascia e che non dobbiamo lasciar cadere. Siano le nostre chiese tutte ancora pi\u00f9 belle! E con voi, cari amici del mondo dell\u2019arte, vorrei non disperdere quel fuoco che don Fabio ha acceso in questa nostra diocesi: \u00e8 stata un\u2019esperienza innovatrice che va custodita e continuata, arricchisce noi e la citt\u00e0. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Care sorelle e fratelli tutti, oggi don Fabio \u00e8 stato chiamato da Dio a scendere dall\u2019albero della sua vita terrena per essere accolto nella Gerusalemme del cielo. Ma i suoi segni, il suo spirito resta accanto a noi e in certo modo ci avvolge. Questa santa liturgia \u00e8 certo segnata dalla mestizia per il distacco ma \u00e8 anche piena di festa perch\u00e9 questo nostro fratello resta ancora con noi. Ai tuoi fedeli Signore la vita non \u00e8 tolta ma trasformata. Grazie Signore per averci dato don Fabio. Ora lo consegniamo a te. Egli ti viene incontro accompagnata da Maria, tua Madre, che don Fabio in tanti modi ha cantato nelle diverse chiese, e dalla sua bocca esce lo stesso suo canto: \u201cL\u2019anima mia magnifica il Signore, perch\u00e9 grandi cose ha fatto a me l\u2019onnipotente\u201d. Lo scrisse a Giovanni Paolo II nella lettera inviatagli nei giorni della sua ordinazione sacerdotale. Lo canta oggi, giorno del suo ingresso in paradiso: accoglilo Signore tra le tue braccia, stringilo al tuo cuore e presentalo ai santi e alle sante del cielo perch\u00e9 grande sia la sua gioia, ora e per sempre. <BR><BR>(foto di Enrico Valentini)<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, &nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ci ritroviamo in questa domenica di fine agosto in cattedrale per consegnare nelle mani del Signore don Fabio, figlio di questa Chiesa e fratello carissimo a noi tutti. Quante volte siamo entrati assieme in questo luogo! Quante riflessioni, dibattiti, idee, sogni per rendere la cattedrale non solo bella, ma [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16797,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-16796","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omelie"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/funerale1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16796","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16796"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16796\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16797"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16796"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16796"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16796"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}