{"id":16784,"date":"2008-02-14T00:00:00","date_gmt":"2008-02-14T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/san-valentino-2008.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:31","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:31","slug":"san-valentino-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/san-valentino-2008.html","title":{"rendered":"San Valentino 2008"},"content":{"rendered":"<p><P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;Carissimo mons. Franco Gualdrini, <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;gentili autorit\u00e0, <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;cari sacerdoti e diaconi, <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;carissimi monaci del monastero di Sant\u2019Arsenio,<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;care sorelle e fratelli tutti,<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ci ritroviamo ancora una volta, come ogni anno, su questo colle che conserva la memoria di San Valentino, patrono della Diocesi e della citt\u00e0 di Terni. Il Vangelo che ci viene annunciato in questa santa liturgia ci presenta Ges\u00f9 \u201cbuon pastore\u201d che offre la sua vita per le pecore. E\u2019 quel che visse San Valentino diciassette secoli or sono. Egli, sull\u2019esempio di Ges\u00f9 Buon Pastore, am\u00f2 questa citt\u00e0 con lo stesso amore che aveva Ges\u00f9, un amore che porta a pensare agli altri prima che a se stessi, a dimenticare il proprio personale interesse per fare spazio al bene comune. Questo amore ha spinto a scegliere San Valentino come patrono della Chiesa e della citt\u00e0 di Terni. Si legava cos\u00ec la chiesa alla citt\u00e0 e viceversa. Pi\u00f9 volte, anche in questi anni, abbiamo voluto sottolinearlo. E oggi questa festa ci invita a riconsiderare il legame tra la Chiesa e la citt\u00e0, due realt\u00e0 diverse tra loro e tuttavia strettamente legate. L\u2019amore \u00e8 il nome di tale legame.<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Per comprenderne meglio il senso \u00e8 utile una riflessione di Sant\u2019Agostino. Nella sua opera, \u201cLa citt\u00e0 di Dio\u201d, scriveva: \u201cDue amori danno origine a due citt\u00e0: la citt\u00e0 terrena il cui amore di s\u00e9 giunge sino al disprezzo di Dio; e la citt\u00e0 celeste il cui amore di Dio giunge sino al disprezzo di s\u00e9\u201d(libri 11-14). Agostino non intendeva affermare l\u2019esistenza di due citt\u00e0 distinte, quella di Dio e quella degli uomini. Egli voleva piuttosto sottolineare due modi di vivere dentro la stessa citt\u00e0, due atteggiamenti o, appunto, come lui stesso dice: due amori, due modi di intendere e vivere l\u2019amore. Questi due amori portano a due esiti opposti. E ne spiega il perch\u00e9: \u201cDi questi due amori, l\u2019uno \u00e8 santo e l\u2019altro \u00e8 empio: l\u2019uno \u00e8 sociale e l\u2019altro egoista; l\u2019uno tiene conto dell\u2019utilit\u00e0 comune in vista della societ\u00e0 del cielo, l\u2019altro riduce lo stesso bene comune al suo potere spinto dal sentimento dell\u2019arroganza nel comandare\u201d(De genesi ad litteram, 11, 15).<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Care sorelle e care fratelli, l\u2019amore che dobbiamo vivere \u00e8 quello che ci porta a servire il bene comune della citt\u00e0, il bene comune di questa nostra regione, il bene comune del nostro paese e quello del mondo. Questo \u00e8 l\u2019amore che sgorga dal Vangelo. Questo \u00e8 l\u2019amore che edifica sin da questa terra la citt\u00e0 del cielo. Al contrario, se lasciamo i nostri cuori e le nostre citt\u00e0 in preda agli istinti egocentrici, in balia dell\u2019amore solo per se stessi, schiavi delle soddisfazioni personali e dei propri affari, non solo non crescer\u00e0 tra noi la citt\u00e0 del cielo, ma edificheremo citt\u00e0 avvelenate dal male, dall\u2019ingiustizia e dalla violenza. E come non essere seriamente preoccupati per quanto abbiamo appreso circa le infiltrazioni della malavita organizzata anche nella nostra regione? Care sorelle e cari fratelli, abbiamo un urgente bisogno di amore evangelico, ossia di un amore che ci costringa a superare gli individualismi, che ci liberi dalla schiavit\u00f9 del denaro e del materialismo che acceca. E\u2019 l\u2019energia pi\u00f9 preziosa contro il radicarsi del male.<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E questo amore ce lo dona l\u2019Eucarestia. Essa ci strappa dalla concentrazione su noi stessi per coinvolgerci nel suo dinamismo d\u2019amore, nell\u2019essere anche noi \u201cpane spezzato\u201d e \u201csangue versato\u201d. Per questo \u2013 come pi\u00f9 volte abbiamo sottolineato nella Lettera pastorale L\u2019Eucarestia salva il mondo &#8211; l\u2019Eucarestia non si esaurisce all\u2019interno delle chiese; essa ci spinge ad uscire fuori e a continuare il culto a Dio centro la vita della citt\u00e0. Dopo esserci raccolti attorno all\u2019altare eucaristico siamo invitati a raccoglierci attorno all\u2019altare della citt\u00e0. Tradiremmo l\u2019Eucarestia se, uscendo di chiesa, ci rinchiudessimo nel nostro mondo. La citt\u00e0, l\u2019intera convivenza umana, per noi credenti \u00e8 come un altare. Dobbiamo preoccuparci di essa con la stessa cura, la stessa attenzione, la stessa passione con cui curiamo gli altari delle nostre chiese. Se nell\u2019Eucarestia c\u2019\u00e8 il Corpo di Cristo presente nel pane e nel vino consacrati, nella citt\u00e0 il sacramento di Cristo sono i poveri, i deboli, i malati, i soli, gli abbandonati. Anche questi altari dobbiamo servire. E c\u2019\u00e8 poi l\u2019altare della vita associata, \u00e8 l\u2019altare della giustizia, che deve anch\u2019essa attuata con cura e attenzione. S\u00ec, l\u2019a celebrazione dell\u2019Eucarestia ci rimanda ogni domenica alla citt\u00e0. E in questa festa sentiamo l\u2019urgenza di questo amore.<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Oggi Terni, assieme a questa terra, sta vivendo un momento delicato della sua storia; un momento di passaggio, di faticoso travaglio. Tutti siamo consapevoli che il passato non pu\u00f2 tornare e che il futuro non \u00e8 dietro l\u2019angolo; richiede anzi una creativit\u00e0 ben pi\u00f9 generosa di quella che mostriamo. Certo \u00e8 facile rinchiudersi in una avara pigrizia e magari dire con Geremia: \u201cAhim\u00e9, Signore, ecco io non so parlare\u201d(Ger 1,4). Ma il profeta Isaia ci mostra un altro atteggiamento: \u201cPer amore di Gerusalemme non tacer\u00f2\u201d(Is 62,1).&nbsp; S\u00ec, per amore di Terni non possiamo tacere, non possiamo ripiegarci in&nbsp; noi stessi. Il Signore chiede a tutti, ed anche alla nostra chiesa diocesana, di parlare, di riflettere, di dibattere, di individuare prospettive, insomma di ricomprendere le responsabilit\u00e0 che abbiamo per la vita della citt\u00e0. Lo chiede a noi sacerdoti perch\u00e9, comunicando il Vangelo con franchezza e passione, spingiamo i cuori dei credenti ad una maggiore generosit\u00e0 e creativit\u00e0 nei confronti della citt\u00e0. E lo chiede ai laici perch\u00e9 assumano in prima persona l\u2019impegno per una pi\u00f9 diretta responsabilit\u00e0 nella vita della citt\u00e0. Vedo il rischio per noi credenti di non interpretare con generosit\u00e0 le responsabilit\u00e0 nei confronti della vita di tutti. E\u2019 l\u2019Eucarestia che celebriamo ad esigerlo. Benedetto XVI, per indicarne la forza di cambiamento, la paragona alla fissione dell\u2019atomo: la Messa \u00e8 una sorta di esplosione nucleare di amore. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Per questo non siamo rassegnati sulla citt\u00e0, non possiamo lasciarci prendere solo dal lamento sterile di chi poi si ritira comunque a coltivare solo il proprio orto, piccolo o grande che sia. Ci\u00f2 di cui oggi abbiamo pi\u00f9 bisogno a Terni \u00e8 la speranza, direi anzi che \u00e8 urgente sviluppare una cultura della speranza, l\u2019unica che ci permette di resistere al declino. La speranza \u00e8 gi\u00e0 presente nel bagaglio della nostra storia, ma va alimentata. E l\u2019Eucarestia \u00e8 un fermento di speranza straordinario perch\u00e9 non cessa di spingerci verso il futuro. Di domenica in domenica veniamo esortati a non chiuderci nel presente, a non ripiegarci su noi stessi e sui nostri interessi individuali o di parte, a non chiuderci nei nostri piccoli e frammentati orizzonti. Terni ha risorse e talenti, ed anche un notevole serbatoio di generosit\u00e0. E\u2019 anche vero per\u00f2 che la difficile transizione, in corso ormai da decenni, non \u00e8 ancora sfociata in una soluzione convincente, robusta, giusta e solidale. Viviamo ancora tensioni contraddittorie, perdiamo ancora troppo spesso la speranza in un futuro umanamente e socialmente pi\u00f9 ricco e pi\u00f9 dinamico. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non possiamo ignorare che Terni, negli ultimi quaranta anni, ha perso terreno in confronto con molte altre realt\u00e0 del paese. E debbono preoccuparci i segnali di declino nel campo economico, in quello della cultura, delle relazioni sociali. In questi ultimi decenni grandi flussi di trasferimenti pubblici hanno contenuto questo parziale declino. In molti ci hanno aiutato: lo Stato nazionale, la Regione dell\u2019Umbria, la Comunit\u00e0 europea. Non solo: la globalizzazione economica ha prodotto anche nel nostro territorio investimenti e lavoro. Ma non possiamo non porci una domanda: gli investimenti pubblici e privati possono dimostrarsi efficaci se la citt\u00e0 finisce con il viverli in una prospettiva di passivit\u00e0? Ovviamente no. Gli investimenti diventano prospettiva di sviluppo solo se la citt\u00e0 li accoglie e li arricchisce con uno sguardo verso il futuro, verso il rinnovamento. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Abbiamo bisogno di risvegliare la speranza. Benedetto XVI nella sua ultima enciclica scrive: \u201cla fede non \u00e8 soltanto un personale protendersi verso le cose che debbono venire ma sono ancora totalmente assenti; essa ci d\u00e0 qualcosa\u2026Essa attira dentro il presente il futuro, cos\u00ec che quest\u2019ultimo non \u00e8 pi\u00f9 il puro \u201cnon ancora\u201d\u2026 Il presente viene toccato dalla realt\u00e0 futura.\u201d (Spe Salvi, n.7). Dobbiamo dare concretezza storica a questa cultura della speranza cambiando i nostri comportamenti, quelli individuali e quelli sociali. Dobbiamo abbandonare i bagagli ingombranti che ci appesantiscono e concentrarci su ci\u00f2 che ci rende pi\u00f9 capaci di costruire il nuovo. Non \u00e8 possibile sopravvivere senza un sussulto. Solo cos\u00ec eviteremo il declino. Le citt\u00e0 possono anche morire, pur restando geograficamente in piedi: la storia ce lo mostra. Ma possono anche reinventarsi. C\u2019\u00e8 bisogno perci\u00f2 di una passione nuova che ci coinvolga tutti per costruire il futuro della nostra citt\u00e0. E\u2019 un impegno che coinvolge ciascuno di noi in prima persona. Certo, c\u2019\u00e8 bisogno &#8211; e non solo a Terni &#8211; di una politica forte e responsabile. E la politica deve rinnovarsi, senza dubbio alcuno. Ma da sola non basta. Il nostro futuro \u00e8 in mano alla scuola, alle imprese, all\u2019universit\u00e0, alla ricerca scientifica, alle associazioni, alle famiglie, ai gruppi professionali, alle comunit\u00e0 cristiane e anche \u2013 ovviamente &#8211; alle sue istituzioni politiche. Ma tutte queste realt\u00e0 \u2013 ed \u00e8 un serissimo problema &#8211; debbono fare i conti con il bene comune; non debbono accontentarsi della semplice distribuzione di quanto c\u2019\u00e8, ma cooperare alla produzione di nuove risorse (economiche, sociali, culturali, spirituali) da mettere a disposizione di tutti.<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Cari amici, solo se allarghiamo la nostra mente e il nostro cuore avremo un futuro, sia come citt\u00e0 che come persone; solo se ci apriamo al nuovo, al non previsto, a ci\u00f2 che ci viene incontro, solo se operiamo per integrare e assimilare e non per dividere e difendere, possiamo dare corpo ad un futuro pi\u00f9 armonioso e pi\u00f9 ricco. E\u2019 stato cos\u00ec anche in passato. La Terni industriale ha avuto e dato futuro mediante l\u2019apertura, accogliendo il rischio dell\u2019innovazione, della diversit\u00e0, della pluralit\u00e0. Qualche segno di risveglio lo abbiamo vissuto. Penso, ad esempio, alla vicenda delle acciaierie e al cambiamento avvenuto da tre anni a questa parte. E\u2019 vero che i tempi ora sono diversi; ma dobbiamo riscoprire quella stessa generosa disponibilit\u00e0, e quella stessa lucida creativit\u00e0. Terni deve tornare ad essere una citt\u00e0 che attrae, che integra e che valorizza le persone; che guarda oltre i suoi confini, sia regionali che nazionali. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dobbiamo essere consapevoli che lo sviluppo della tecnologia non trova in se stesso la sua giustificazione ultima; tuttavia dobbiamo accogliere l\u2019innovazione tecnologica e la ricerca scientifica e orientarle al futuro nella speranza. Dobbiamo dare un\u2019anima alla tecnologia e alla ricerca scientifica, un traguardo etico e quindi sociale. Lo abbiamo fatto nel nostro passato; dobbiamo continuare a farlo con pi\u00f9 forza e pi\u00f9 convinzione. Non possiamo abituarci a pensare lo sviluppo della tecnologia come alternativo alla tutela della salute e dell\u2019ambiente. E neppure possiamo accettare l\u2019idea che il perseguimento dei risultati economici dell\u2019impresa sia in contraddizione con la garanzia delle condizioni di sicurezza per il lavoro all\u2019interno dell\u2019impresa. Il drammatico problema degli incidenti e delle morti sul lavoro che continua a lacerare questa nostra terra deve renderci ancor pi\u00f9 attenti e responsabili. Sappiamo bene ormai che solo una nuova cultura del lavoro che metta la dignit\u00e0 dell\u2019uomo in cima alla scala dei valori e non viceversa pu\u00f2 scongiurare il perpetuarsi di questa catena di morte. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Un nuovo sviluppo richiede uomini e donne capaci di riflessione profonda e di amore generoso. Sono questi gli uomini e le donne che Terni deve far crescere, accogliere, educare, ospitare: sono gli uomini e le donne di una nuova generazione che, sulle spalle della sapienza e delle opere delle generazioni che l\u2019hanno preceduta, costruiranno nuove imprese, nuove istituzioni culturali, nuove categorie dirigenti, nuove aggregazioni sociali. Sono questi gli uomini e le donne che renderanno Terni pi\u00f9 vivibile, pi\u00f9 bella, pi\u00f9 ricca, pi\u00f9 generosa. Dobbiamo porre molta pi\u00f9 attenzione ai nostri giovani. Dobbiamo vincere, e presto, la tentazione della asocialit\u00e0, dell\u2019isolamento che subdolamente si \u00e8 insinuato nelle nuove generazioni. C\u2019\u00e8 una grande responsabilit\u00e0 nell\u2019accogliere e nell\u2019aiutare la crescita delle nuove generazioni. E\u2019 nelle loro mani gran parte del futuro di Terni. <\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Cari amici sono molte altre le considerazioni da fare sulla vita della nostra citt\u00e0. Per parte mia ho voluto solo avviare una riflessione, Vorrei che nei mesi prossimi l\u2019intera comunit\u00e0 diocesana riflettesse sulle sue responsabilit\u00e0 verso Terni, come anche Narni e Amelia. Si tratta di mettere in atto dibattiti e riflessioni che potranno culminare in un incontro pubblico cittadino, al quale sono invitate anche le altre istituzioni. Gi\u00e0 dai giorni prossimi, anche con l\u2019aiuto degli interventi tenuti nelle feste di San Valentino negli anni precedenti, si possono avviare appositi incontri. L\u2019amore per la nostra citt\u00e0 ci spinge ad essere pi\u00f9 audaci e pi\u00f9 generosi per il futuro di questa nostra citt\u00e0. San Valentino ci aiuti a percorrere questo itinerario assieme e con slancio. Egli ci dona gi\u00f9 una luce: un citt\u00e0 che si fonda sull\u2019amore per tutti a partire dai poveri e dai malati, e che coinvolga i giovani con maggiore coraggio nel pensare e costruire il proprio futuro.<\/P><br \/>\n<P style=\"TEXT-ALIGN: justify\"><A href=\"http:\/\/www.reteblu.org\/tna\/sanvalentino.mp3\">ASCOLTA<\/A><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Carissimo mons. Franco Gualdrini, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;gentili autorit\u00e0, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;cari sacerdoti e diaconi, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;carissimi monaci del monastero di Sant\u2019Arsenio, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;care sorelle e fratelli tutti, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ci ritroviamo ancora una volta, come ogni anno, su questo colle che conserva la memoria di San Valentino, patrono della Diocesi e della citt\u00e0 di Terni. 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