{"id":16752,"date":"2003-01-31T00:00:00","date_gmt":"2003-01-31T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/funerale-di-don-antonio-conti.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:33","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:33","slug":"funerale-di-don-antonio-conti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/funerale-di-don-antonio-conti.html","title":{"rendered":"Funerale di don Antonio Conti"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 14.2pt; LINE-HEIGHT: 150%\">Care sorelle e cari fratelli, <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 14.2pt; LINE-HEIGHT: 150%\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 14.2pt; LINE-HEIGHT: 150%\">monsignor Antoniio Conti \u00e8 tornato nella sua citt\u00e0 che l\u2019ha visto nascere il 3 marzo del 1916. \u00e8 tornato qui, nella sua cattedrale, ove \u00e8 stato ordinato sacerdote il 6 novembre del 1938 dal vescovo Mons. Boccoleri. Molte volte ci siamo sentiti telefonicamente e, ogni volta, speravo che potesse tornare a Terni per una visita. Purtroppo, le recarie condizioni della sua salute non glielo hanno mai permesso. Eccolo ora al centro, nel cuore, di questa cattedrale circondato dalla preghiera e dall\u2019affetto di noi tutti; dal tuo affetto Mons. Gualdrini: e ti ringrazio per essere venuto; dal vostro affetto, cari sacerdoti, che spesso mi avete arlato di lui; e dall\u2019affetto di tutti voi, care sorelle e fratelli, accorsi numerosi per dare l\u2019ultimo saluto ad un padre e ad un fratello cos\u00ec degno. E come non esprimere a voi, carissime Operaie della Grazia, sua famiglia prediletta, tutto il nostro dolore per una perdita come questa? <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 14.2pt; LINE-HEIGHT: 150%\">S\u00ec, possiamo paragonare il vostro dolore a quello di Eliseo che non voleva che il suo maestro, Elia, lo lasciasse. Anche voi, in questi anni, e in quest\u2019ultimo tempo in particolare, avete forse ripetuto: \u201cNon ti lascer\u00f2, non ti lascer\u00f2!\u201d E con voi, anche noi, anche questa nostra Chiesa sembra continuare questo grido. S\u00ec, non vorremmo lasciarlo. Come, del resto, lasciar partire un padre e un figlio come questo? Potremmo dire che \u00e8 stato uno dei chiamati della prima ora da quel \u00e8padrone di cui parla il Vangelo per andare a lavorare nella sua vigna. E subito vi \u00e8 andato. Ma non basta. Egli stesso, in certo modo, nei successivi 64 anni di sacedozio si \u00e8 fatto simile a quel padrone ed \u00e8 andato di ora in ora, di tempo in tempo, di citt\u00e0 in citt\u00e0, a Terni e a Piacenza, a chiamare altri operai perch\u00e9 lavorassero in quella vigna che ormai gli aveva rapito il cuore e la mente. Aveva compreso che non bastava che lavorasse lui in quella vigna. No, non \u00e8 rimasto semplicemente un fedele e onesto operai. Don Antonio \u00e8 stato rapito dall\u2019amore e ha sentito l\u2019urgente bisogno di chiamare altri operai. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 14.2pt; LINE-HEIGHT: 150%\">Care sorelle e cari fratelli, senza l\u2019amore per quel padrone che lo aveva chiamato nella prima ora e senza quella vigna di cui si \u00e8 innamorato \u00e8 impossibile comprendere Mons.Conti. Si potrebbero dire tante cose di lui, ma senza il fascino di Dio, che lui chiamava \u201cPadre amatissimo\u201d, e senza l\u2019amore appassionato per la Chiesa tutto diventa in lui incomprensibile. Oggi, guardando questo nostro fratello scorgiamo quanto l\u2019amore di Dio lo abbia travolto e quanto la passione per la Chiesa lo abbia divorato. Don Antonio, sin da quando giovanissimo divenne parroco, di santa Maria degli Spiazzi, suo primo incarico pastorale, non si \u00e8 pi\u00f9 fermato. Ha vissuto senza sosta la sua missione di pastore venuto per servire e non per essere servito. E davvero non aveva dove posare il capo. Non si \u00e8 pi\u00f9 risparmiato. L\u2019amore lo ha come travolto, trasportandolo dentro uno stile pastorale esagerato, generososo, creativo.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%\">Era da poco sacerdote e subito si \u00e8 dovuto scontrare con il dramma della guerra che fece subire a Terni pi\u00f9 di 100 bombardamenti che rasero quasi al suolo questa nostra citt\u00e0. Chi \u00e8 sopravvissuto ricorda don Antonio in quei giorni correre tra le case bombardate per aiutare chiunque avesse bisogno di aiuto, senza alcuna distinzione. E la presenza del rappresentante del Comune sta ad indicare il riconoscimento della citt\u00e0 per questo suo figlio. Fu un tempo tragico per tutti. Ma per lui, oltre la guerra, c\u2019era un altro dramma. Era lo stesso dramma che sentiva quel padrone del Vangelo nel vedere la sua vigna distruggersi senza che nessuno se ne prendesse cura. E don Antonio usc\u00ec. S\u00ec, vorrei dire che usc\u00ec come quel padrone, andando direttamente nella piazza per chiamare operai per la sua vigna. Erano tempi duri e difficilmente comprensibili. Oggi li chiamiamo tempi di scristianizzazione. Per primi se ne accorsero due preti di Parigi i quali&nbsp; osarono parlare della Francia come un paese di missione. Fecero un clamore enorme. Ma avevano ragione. Ebbene anche a Terni, don Antonio, nel 1944, ebbe la stessa intuizione. E subito raccolse un piccolo gruppo di giovani, sotto l\u2019auspicio del vescovo Felice Bonomini, che non a caso chiam\u00f2 \u201cGiovent\u00f9 missionaria\u201d, missionaria non fuori, nei cosiddetti paesi di missione, ma tra noi, a Terni, con la finalit\u00e0 di accogliere essi stessi il \u201cDono di Dio\u201d e con l\u2019impegno generoso di aiutare i fratelli a conoscere il mistero di Dio, la \u201cGrazia\u201d, appunto, e a viverlo quotidianemente nella vita. Tanti che stavano oziosi nella piazza della vita furono \u201cpresi a giornata\u201d da don Antonio e mandati a lavorare nella vigna del Signore. Riusc\u00ec a comunicare loro la passione per l\u2019evangelizzazione. Ader\u00ec con entusiasmo, ad esempio, all\u2019opera della Adorazione eucaristica diurna voluta dal vescovo nella chiesa di san Giovannino. Ma non possiamo enumerare ora le molteplici opere da lui ideate e dirette. Per tutte ricordo la fondazione, nel 1948, dell\u2019Ufficio Catechistico della nostra Diocesi. Don Antonio fu tra i primi in Italia a costituire il Centro Catechistico, che ebbe come suo cuore le Operaie della Grazia, con lo scopo di promuovere la formazione spirituale, dottrinale, e pastorale dei catechisti parrocchiali. Con loro, anim\u00f2 e guid\u00f2 a Milano, anche una casa editrice scolastica con una rivista per gli insegnanti della scuola primaria. La costruzione della Domus Gratiae, fi davvero un dono impareggiabile per la formazione dei sacerdoti, dei catechisti, degli insegnanti, delle famiglie della nostra diocesi. Non c\u2019\u00e8 dubbio che la nostra vita ecclesiale, penso in particolare alla catechesi e alla liturgia, deve a don Antonio Conti un decisivo apporto. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt\">Non sono mancate le difficolt\u00e0 nella vita di questo sacerdote. Esse lo hanno non poco provato, mai per\u00f2 frenato. Anzi, lo hanno ancor pi\u00f9 spronato a percorrere le piazze della vita ove il Signore lo inviava per continuare a radunare operai per la vigna del Signore. Dal 1986, don Antonio, con la Comunit\u00e0 delle Operaie della Grazia, \u00e8 stato accolto con amore e con stima dalla Diocesi di Piacenza. Anche qui la sua opera \u00e8 stata indefessa e intensa come mostra, ad esempio, l\u2019attivit\u00e0 del Centro di Vita \u201cLa vite e i tralci\u201d, divenuta luogo di preghiera e di incontro, sempre a servizio dei sacerdoti, delle parrocchie e dei gruppi. Potremmo dire che don Antonio ci lascia sulla piazza, mentre continuava, come quel padrone, sino all\u2019ultima ora del giorno,&nbsp; a chiamare \u201coperai\u201d per la vigna. Si \u00e8 riservato per s\u00e9 solo l\u2019ultimo momento della sua vita. E per don Antonio possiamo immaginare la conclusione della parabola mentre riceve la paga dal Signore. S\u00ec, il momento della sua morte lo ha vissuto, potremmo dire, come il momento di ringraziamento: circondato dalle sue sue &#8220;Operaie&#8221;, sul letto di morte, chiudeva il suo lavoro muovendo le labbra per pronunciare il Cantico del Magnificat. Ora, cantando, don Antonio, parte per il cielo. S\u00ec, un po\u2019 come Elia. Vorremmo chiedergli di lasciarci un poco del suo spirito. Non osiamo, come Eliseo fece con Elia, dirgli: \u201cDue terzi del tuo spirito diventino miei\u201d. Ma almeno raccogliamo il mantello che il profeta lasci\u00f2 cadere a terra. Scrive il secondo libro dei re: \u201cQuindi Eliseo raccolse il mantello, che era caduto ad Elia, e torn\u00f2 indietro, fermandosi sulla riva del Giordano\u201d. Mentre don Antonio sale verso il cielo raccogliamo la sua ansia pastorale, la sua passione per la catechesi, la sua impazienza per l\u2019annuncio del Vangelo. Questa missione \u00e8 il suo mantello. Cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli, non passiamo oltre, raccogliamo il mantello di Don Antonio e fermiamoci sulle rive di questa nostra terra per continuare la sua profezia. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%\">&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, &nbsp; monsignor Antoniio Conti \u00e8 tornato nella sua citt\u00e0 che l\u2019ha visto nascere il 3 marzo del 1916. \u00e8 tornato qui, nella sua cattedrale, ove \u00e8 stato ordinato sacerdote il 6 novembre del 1938 dal vescovo Mons. Boccoleri. 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