{"id":16725,"date":"2007-04-04T00:00:00","date_gmt":"2007-04-04T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/pasqua-2007-messa-crismale.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:32","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:32","slug":"pasqua-2007-messa-crismale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/pasqua-2007-messa-crismale.html","title":{"rendered":"Pasqua 2007 &#8211; Messa Crismale"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Care sorelle e cari fratelli,<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">la Messa del Crisma \u00e8 un momento particolare nella vita delle diocesi: \u00e8 una liturgia, come sapete, che si celebra solo nelle cattedrali e vede raccolti tutti i sacerdoti attorno al vescovo. La liturgia evidenzia in maniera chiara sia l\u2019unit\u00e0 della comunit\u00e0 diocesana con il vescovo, i sacerdoti, i diaconi e i fedeli attorno all\u2019unico altare, sia la maternit\u00e0 della Chiesa. Infatti, gli Olii Santi, consacrati dal vescovo in questa liturgia solenne, partono di qui, dalla cattedrale, per raggiungere tutte le comunit\u00e0 parrocchiali ed essere il segno di quell\u2019amore materno che vede la Chiesa piegarsi teneramente sui suoi figli. La cattedrale appare come la madre delle altre comunit\u00e0 particolari, come la casa da dove in certo modo tutto nasce e a cui tutto torna. Ecco perch\u00e9 la cattedrale non appartiene a nessuna comunit\u00e0 particolare \u2013 talora non \u00e8 neppure parrocchia &#8211; perch\u00e9 \u00e8 di tutte. E\u2019 la casa della diocesi. Questa convinzione mi ha spinto a renderla bella, accogliente, splendente. Vi dissi fin dal mio ingresso: voglio che sia il segno della bellezza della nostra Chiesa. S\u00ec, una Chiesa bella che va onorata e rispettata, amata e difesa, ricordata nelle nostre preghiere e contemplata. E, con qualche orgoglio, nonostante tutti i nostri limiti, ho ascoltato le parole compiaciute del Papa di fronte alla relazione inviatagli per la visita ad limina. &nbsp;Sono lieto, care sorelle e cari fratelli, di accogliervi quest\u2019anno in una cattedrale ancora pi\u00f9 bella di prima. Desidero che tutti entrando qui ci sentiamo bene come i figli nella loro casa. Non che vogliamo fermarci tra noi, ma per stringerci ancor pi\u00f9 al Signore e allargare il nostro cuore e il nostro sguardo sulla sua misura. E la presenza del vescovo Federico, dell\u2019Uganda, che saluto con tutto il cuore, sta a ricordarci l\u2019universalit\u00e0 dell\u2019amore cristiano che non conosce confini di alcuna natura. Sentiamo tutti che \u00e8 importante riunirci in questa celebrazione. E la vostra partecipazione, cari sacerdoti, sta a dire il valore che voi stessi date a questo incontro. E cos\u00ec pure i diaconi che ci fanno corona. Come non gioire nel vedere il presbiterio riunito? <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Ma per la nostra Diocesi, la celebrazione della Messa crismale, ha una motivazione in pi\u00f9 che la rende significativa: la presenza dei membri dei consigli pastorali. In tal modo emerge ancor pi\u00f9 chiaro il mistero della Comunione che il Signore ci dona, tanto da dire con Pietro: \u201c\u00e8 bello per noi stare qui\u201d. S\u00ec, \u00e8 bello stare qui assieme perch\u00e9 vediamo una comunione concreta, fatta di volti e di storie diverse, ma uniti dall\u2019unico Spirito sino a formare unico corpo. E questo corpo, che la nostra Chiesa diocesana, abbiamo bisogno di vederlo. Se rimanessimo solo nelle nostre realt\u00e0 locali perderemmo quel respiro diocesano che non solo frena la dispersione e l\u2019inaridimento ma allarga il cuore. Sento urgente, care sorelle e cari fratelli, che la nostra comunione sia concreta, visibile, sperimentabile e quindi vera. E non pu\u00f2 non rattristarci il permanere di individualismi e di particolarismi anche pastorali. Il protagonismo ferisce la comunione e impoverisce la stessa azione pastorale. La comunione effettiva tra noi \u00e8 la garanzia della efficacia del nostro lavoro. E\u2019 in questa prospettiva che si inserisce anche la nuova Lettera Pastorale alla cui stesura ho voluto che tutti voi contribuiste. Al termine della Liturgia accoglier\u00f2 il lavoro di riflessione svolto in questo senso dai Consigli Pastorali. Anche per le prime due Lettere ho voluto coinvolgere clero, religiosi e laici; e debbo dirvi che ne ho tratto non pochi benefici. Questa volta, anche con questo gesto odierno, vorrei sottolineare ancor pi\u00f9 la necessit\u00e0 della comunione effettiva nella vita della nostra Chiesa diocesana. L\u2019elaborazione comune di linee pastorali che dovranno guidare il cammino dell\u2019intera diocesi sottolinea l\u2019indispensabilit\u00e0 di una effettiva comunione. E\u2019 la comunione infatti che rende il vescovo servo e non padrone, i sacerdoti collaboratori e non isolati protagonisti e i laici responsabili e non passivi fruitori. Tutti, care sorelle e cari fratelli, ciascuno secondo il proprio carisma, siamo responsabili dell\u2019unico Corpo di Cristo che \u00e8 la Chiesa, e tutti dobbiamo cooperare perch\u00e9 questo corpo cresca nella statura di Cristo. La Chiesa \u00e8 il Corpo di Cristo, oggi. E come Ges\u00f9 deve parlare, vivere e amare. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Vedo una provvidenziale coincidenza tra la liturgia crismale e il contenuto della lettera Pastorale. Il Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato esprime la centralit\u00e0 dell\u2019amore nella missione stessa di Ges\u00f9. E\u2019 quel che appare nella prima predica a Nazareth. Ges\u00f9 legge il brano del profeta Isaia: \u201cLo Spirito del Signore \u00e8 sopra di me, per questo mi ha consacrato con l\u2019unzione, e mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libert\u00e0 gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore\u201d. Terminata la lettura Ges\u00f9 commenta: \u201cOggi, si compie questa parola che voi avete udita con i vostri orecchi\u201d. Care sorelle e cari fratelli, anche noi dovremmo dire da questa cattedrale: \u201cOggi, si adempiono queste parole\u201d. La nostra Chiesa diocesana deve parlare questo stesso linguaggio, e quindi tutti dovremmo dire alla gente di Terni, Narni e Amelia: \u201cLo Spirito del Signore \u00e8 su di me\u2026mi ha mandato a portare un lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati\u2026\u201d. Questa \u00e8 la missione che viene affidata alla Chiesa: amare tutti, partendo dai pi\u00f9 deboli. L\u2019anno di grazia, perci\u00f2, \u00e8 giunto perch\u00e9 gli anziani sono aiutati, i senza casa sono ospitati, gli zingari non sono cacciati, i malati sono accompagnati, i carcerati sono visitati e ai poveri viene comunicato con i fatti che sono amati da Dio. Questa vocazione della Chiesa vorrei emergesse nella Lettera Pastorale. Tutti dobbiamo prenderne coscienza. Tutti dobbiamo ripartire da quella prima predica, ossia dall\u2019amore. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Care sorelle e cari fratelli, la nostra Diocesi (le nostre parrocchie), \u00e8 chiamata ad essere una Madre che sa fasciare e curare i cuori feriti e abbattuti, ad essere una Maestra che sa indicare la strada della verit\u00e0 dell\u2019amore. E\u2019 questa la Chiesa indicata dal Vangelo e che noi vogliamo vivere in questo tempo. S\u00ec, una Chiesa che sia Madre e Maestra per tutti, e che proprio per questo gode della simpatia di tutto il popolo, come scrivono gli Atti degli Apostoli della comunit\u00e0 di Gerusalemme, assieme all\u2019odio dei persecutori. E\u2019 un compito che spetta all\u2019intera comunit\u00e0 diocesana. Ma non c\u2019\u00e8 dubbio che a me vescovo e a voi sacerdoti questa vocazione \u00e8 affidata in maniera tutta particolare. Ed \u00e8 anche per questo che nella Liturgia crismale \u00e8 previsto il rinnovo delle promesse sacerdotali fatte nel giorno della consacrazione. Voi, cari sacerdoti e cari diaconi, le rinnovate davanti al Signore mentre siete circondati dai fedeli. E\u2019 un momento pieno di commozione. E\u2019 bello vedervi assieme e ancor pi\u00f9 bello sentire quell\u2019unica risposta fatta con la bocca di ciascuno che si unisce in un unico suono, in un\u2019unica risposta. C\u2019\u00e8 una bellezza nel vederci gli uni accanto agli altri. Anche chi non pu\u00f2 esserci lo sentiamo vicino. Mons. Gualdrini mi ha pregato di porgere a tutti il suo saluto. Ricordo anche don Maurizio, don Sergio e don Leopoldo, che sono a Ntambue; don Stefano in nunziatura nelle Filippine e don Riccardo in vista in Africa; don Luca che ha avuto proprio oggi la sorella morta e don Diego che l\u2019ha gravemente malata. Preghiamo per i sacerdoti malati e i pi\u00f9 anziani, mentre ricordiamo don Marconi che abbiamo accompagnato nella casa del Padre. Dicevo che c\u2019\u00e8 una bellezza nel presbiterio riunito, la cui radice sta nel comune sacerdozio che ci rende fratelli gli uni degli altri. Pi\u00f9 volte abbiamo riflettuto quest\u2019anno sulla nostra fraternit\u00e0 sacerdotale. E\u2019 un tesoro che dobbiamo gustare di pi\u00f9 e far crescere. Sappiamo che ci aiuta nella nostra vita quotidiana sia spirituale che pastorale. La fraternit\u00e0 \u00e8 come l\u2019amore: superare i limiti che ciascuno di noi ha, ci conforta, ci rende pi\u00f9 sereni, ci illumina e copre anche le colpe. Ed \u00e8 anche una luce per i nostri seminaristi i quali sono spronati sulla via del sacerdozio vedendo quanto ci vogliamo bene. Sono particolarmente lieto nell\u2019apprendere che in qualche vicaria si tiene regolarmente l\u2019incontro comune come a Terni, e a Narni addirittura settimanale. E aspetto con ansia che la casa di Amelia sia pronta per sostenere la vita fraterna dei sacerdoti. Non dobbiamo dimenticare che la fraternit\u00e0 diviene effettiva se \u00e8 praticata. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Carissimi sacerdoti, sostenuti da questa fraternit\u00e0, potremo con pi\u00f9 facilit\u00e0 compiere la nostra missione di essere padri e pastori. Direi, anzi che la Chiesa potr\u00e0 essere madre e maestra se noi siamo padri e pastori. S\u00ec, essere padri che sanno amare, commuoversi, comprendere, curare, generare alla vita cristiana; ed essere pastori che sanno comunicare al cuore della gente la Parola di Dio, sradicando cos\u00ec le radici amare dell\u2019individualismo e della violenza e far crescere l\u2019amore. Se saremo padri e pastori aiuteremo la Chiesa ad essere madre e maestra. Il tempo che viviamo \u00e8 segnato da una grande solitudine, come viene rappresentato nella parte bassa dell\u2019affresco della parete di fondo, e le citt\u00e0 sono inquinate dentro e fuori. C\u2019\u00e8 bisogno di una Chiesa che testimoni la forza del Vangelo che libera dalla violenza e dalla morte. In questa via noi sacerdoti gusteremo il senso delle antiche parole, \u201cVenite, vi far\u00f2 pescatori di uomini\u201d e tutti comprenderemo la parabola che dice: \u201cIl regno dei cieli \u00e8 simile ad una rete che raccoglie gli uomini\u201d. E\u2019 il senso dell\u2019affresco che mostra Ges\u00f9 \u201cbuon pastore\u201d, colui che ci salva e ci rende partecipi di questo mistero. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, &nbsp; la Messa del Crisma \u00e8 un momento particolare nella vita delle diocesi: \u00e8 una liturgia, come sapete, che si celebra solo nelle cattedrali e vede raccolti tutti i sacerdoti attorno al vescovo. 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