{"id":16719,"date":"2001-04-22T00:00:00","date_gmt":"2001-04-22T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/diaconato-di-stefano-mazzotti.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:35","slug":"diaconato-di-stefano-mazzotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/diaconato-di-stefano-mazzotti.html","title":{"rendered":"Diaconato di Stefano Mazzotti"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Era domenica, come oggi, quando Giovanni fu rapito in estasi e fu invitato a voltarsi. Anche noi, sorelle e fratelli, oggi siamo invitati a voltarci, a non guardare, come d\u2019abitudine, noi stessi e a non vagare dietro i nostri pensieri, ma a contemplare quel \u201cfiglio d\u2019uomo\u201d, lo stesso che era entrato nel cenacolo quella sera della prima Pasqua. Il Vangelo ci dice che i discepoli avevano le porte chiuse. Sembra un\u2019abitudine, visto che Ges\u00f9 le trov\u00f2 chiuse anche otto giorni dopo. E quante volte le trova chiuse ancora oggi! I nomi di queste porte chiuse sono tanti: egocentrismo, amore per se stessi, pigrizia, rassegnazione, sicurezza delle proprie idee, superbia, durezza del cuore, e cos\u00ec oltre. E tutti siamo abilissimi nel costruire tali porte chiuse. La nostra salvezza per\u00f2 sta nel fatto che Ges\u00f9 continua a superarle. Anche questa. Direi, anzi, che non solo le supera, le spalanca con questa ordinazione diaconale. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ci siamo raccolti in tanti attorno a don Stefano. Ringrazio mons. Gualdrini per la sua presenza e per quanto ha fatto per lui. E poi ci sono i familiari di Stefano, i sacerdoti e i diaconi della diocesi, i superiori e gli amici del Collegio Caprinica e i fedeli di questa parrocchia. Siamo qui per dirti, caro don Stefano, che ti vogliamo bene, e che oggi ti stiamo vicino con particolare affetto. Tu non viene da questa terra, ma oggi ti sentiamo ancor pi\u00f9 fortemente figlio di questa Chiesa, e ancor pi\u00f9 profondamente fratello nostro. S\u00ec ci stringiamo tutti con affetto attorno a te. Ma \u00e8 soprattutto il Signore a starti vicino e a guardarti con quello stesso sguardo di cui parla il Vangelo: \u201cGes\u00f9, fissatolo, lo am\u00f2\u201d (Mc 10,21). A te, soprattutto a te, oggi viene chiesto di volgere gli occhi oltre i sette candelabri d\u2019oro e vedere quel \u201cfiglio d\u2019uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d\u2019oro\u201d. Vedilo con gli occhi del tuo cuore. Scrive Giovanni che, al vederlo, cadde come morto, davanti lui. Anche tu, don Stefano, ti stenderai a terra, caduto come morto, per ricordare a te e noi tutti qual \u00e8 la nostra vera posizione davanti a Dio. Quel \u201cfiglio d\u2019uomo\u201d davanti a cui ti prostri, oggi sta in mezzo a noi. E sta non come uno che ambisce di essere servito, bens\u00ec come uno che serve, come uno che vuole coinvolgere te e noi nel suo cuore, nel suo servizio. Potremmo dire che Ges\u00f9, per primo, ha guardato oltre se stesso. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Quella sera di Pasqua disse ai discepoli: \u201cCome il Padre ha mandato me, cos\u00ec anch\u2019io mando voi\u201d (Gv 20, 21). Non solo essi non debbono stare pi\u00f9 a porte chiuse; essi debbono continuare la stessa sua missione. Caro don Stefano oggi Ges\u00f9 ti chiede di guardare oltre te stesso, come Lui ha sempre fatto, sin da quando non consider\u00f2 un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio e si fece servo, schiavo, per guadagnare tutti a Dio. Questa era la sua vita: servire il Padre. E per questo gli antichi lo chiamarono: \u201cdiacono del Padre\u201d. Quel \u201cfiglio d\u2019uomo con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una cintura d\u2019oro\u201d, era quel maestro e Signore che si era chinato pochi giorni addietro la veste con l\u2019asciugatoio e si era inginocchiato ai piedi dei discepoli per lavarglieli. Neppure i servi potevano lavare i piedi al maestro: solo gli schiavi. E Ges\u00f9 stava in mezzo ai suoi come \u201ccolui che serve\u201d, come diacono. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Anche tu hai l\u2019abito lungo fino ai piedi e sarai cinto al petto con una cintura d\u2019oro. Ti sono dati perch\u00e9 tu possa imitare Cristo \u201cservo\u201d, servo di Dio e degli uomini. Questo abito lungo e la cintura d\u2019oro non vengono da te. Li ricevi dal Signore. I nostri abiti naturali sono ben diversi. Altre sono le nostre abitudini naturali. Per noi \u00e8 naturale credere solo alle nostre sensazioni; fermarci solo a quel che vediamo e a quel che pensiamo; pensare che noi sappiamo cosa significa la nostra realizzazione. Del resto il mondo non ci esorta a realizzare noi stessi piuttosto che a fare la volont\u00e0 del Padre, nostra vera realizzazione? E siamo mai stati esortati dal mentalit\u00e0 del mondo a stenderci a terra, come fra poco don Stefano far\u00e0? Non ci esorta, invece, il mondo a stare in piedi e difendere la nostra dignit\u00e0? Del resto anche Tommaso, potremmo dire, voleva difendere la sua dignit\u00e0 di persona saggia, furba e per nulla credulona. Cos\u00ec Tommaso fredd\u00f2 la gioia dei discepoli che gli annunciavano il Vangelo di Pasqua: \u201cSe non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non creder\u00f2\u201d. E Ges\u00f9, ancora una volta, torn\u00f2 e super\u00f2 il suo orgoglio scettico con un amore senza limiti: \u201cMetti qua il tuo dito &#8211; disse a Tommaso &#8211; e guarda le mie mani. Accosta anche la tua mano e mettila nel mio costato; smetti di essere incredulo e diventa uomo di fede\u201d. Tommaso davanti a Ges\u00f9 ancora segnato dalle ferite della croce, non pot\u00e9 fare altro che confessare la sua fede: \u201cSignore mio e Dio mio!\u201d E Ges\u00f9 continu\u00f2: \u201cPerch\u00e9 hai veduto, hai creduto? Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno\u201d. E\u2019 la proclamazione dell\u2019ultima beatitudine del Vangelo. Da quel momento in poi, sino ad oggi, sono beati quelli che ascoltano. Ecco, caro don Stefano, il legame stretto tra il diaconato e il Vangelo. Beati quelli che ascoltano. S\u00ec saranno beati quelli ai quali annuncerai il Vangelo. La loro felicit\u00e0 dipender\u00e0 anche da te. Ecco perch\u00e9 il diacono \u00e8 anche servo della felicit\u00e0 degli uomini.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%\">Narra poi un\u2019antica leggenda che la mano destra di Tommaso rimase, sino alla sua morte, rossa di sangue, come segnata indelebilmente dall\u2019amore di Ges\u00f9. Oggi, con il sacramento del diaconato, anche tu, caro don Stefano, in certo modo, metti la tua mano nella ferita, nel cuore di Ges\u00f9, come per apprendere fisicamente da lui, dal suo cuore, l\u2019amore, la passione, il desiderio di servire non te stesso ma il Signore e i poveri, coloro che come Ges\u00f9 sono segnati dalle ferite della violenza e della cattiveria. Prima che un ministero, \u00e8 un cambiamento profondo del cuore: \u00e8 lasciarsi squarciare il proprio cuore. E come le ferite di Ges\u00f9, anche questa rester\u00e0 aperta per tutta la vita. S\u00ec, la tua mano e il tuo cuore, dovr\u00e0 essere sempre rossi del sangue di Ges\u00f9. Per questo, nella preghiera di ordinazione, chieder\u00f2 al Signore che tu \u201csia pieno di ogni virt\u00f9: sincero nella carit\u00e0, premuroso verso i deboli e i poveri, umile nel servizio, retto e puro di cuore, vigilante e fedele nello spirito\u201d. Non distogliere mai i tuoi occhi dal Signore Ges\u00f9 che \u00e8 venuto non per essere servito ma per servire. E sappi che questa non \u00e8 la via del sacrificio; al contrario, \u00e8 la via della beatitudine, come disse Ges\u00f9: \u201cC\u2019\u00e8 pi\u00f9 gioia nel dare che nel ricevere\u201d. Potremmo anche tradurre non c\u2019\u00e8 gioia pi\u00f9 grande che essere e fare il \u201cdiacono\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%\"><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era domenica, come oggi, quando Giovanni fu rapito in estasi e fu invitato a voltarsi. 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