{"id":16713,"date":"2001-04-12T00:00:00","date_gmt":"2001-04-12T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/messa-crismale-2.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:35","slug":"messa-crismale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/messa-crismale-2.html","title":{"rendered":"Messa crismale"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Carissimi sacerdoti, care sorelle cari fratelli,<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt\">abbiamo iniziato questa celebrazione con la benedizione della nuova porta centrale della cattedrale che reca, incise nel bronzo, le parole di Ges\u00f9: \u201cIo sono la porta, chi passer\u00e0 per me sar\u00e0 salvo\u201d. E\u2019 la porta che ricorda il Grande Giubileo. Attraverso di&nbsp; essa, potremmo dire, siamo entrati nel nuovo millennio. Non l\u2019abbiamo chiusa, infatti, terminato il Giubileo; al contrario, l\u2019abbiamo fatta nuova come per indicare una rinnovata decisione da parte nostra e dell\u2019intera diocesi di entrare nel nuovo tempo a partire da Ges\u00f9. Egli ci appare, nella porta, come un\u2019energia di amore, come una forza che spacca anche la durezza del ferro. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt\">Questa porta ci conduce a disporci attorno all\u2019altare, come attorno a Ges\u00f9. E\u2019 una disposizione nuova, sebbene non ancora definitiva. Mentre la porta \u00e8 definitiva, qui invece siamo in una vera e propria ricerca. E\u2019 la ricerca di un centro verso cui orientarci e attorno a cui stringerci. Lo spazio sacro, infatti, non \u00e8 neutrale, non \u00e8 senza una direzione: tutto converge verso Ges\u00f9. L\u2019antica invocazione pronunciata all\u2019inizio dell\u2019eucarestia: \u201cConversi ad Dominum\u201d, \u201crivolgetevi al Signore\u201d, torna ad essere un invito pressante per tutti&nbsp; noi. Tutti: vescovo, sacerdoti, diaconi, fedeli, tutti dobbiamo rivolgerci al Signore e stringerci attorno a Lui. Ecco perch\u00e9 tutto converge nell\u2019altare che sta nel centro della cattedrale. La sede, l\u2019ambone, i fedeli, tutto e tutti siamo come diretti verso Cristo. E\u2019 quasi una obbligazione fisica, una sorta di costrizione a superare il ripiegamento su di s\u00e9. E\u2019 facile, infatti, estremamente facile, ripiegarci sul nostro egocentrismo; \u00e8 facile cedere alla tentazione di mettere o imporre se stessi al centro di tutto. Qui no. Al centro c\u2019\u00e8 solo Ges\u00f9. Lui \u00e8 la pietra angolare su cui costruire saldamente la nostra fraternit\u00e0. Giovanni Paolo II, nella sua lettera \u201cNovo Millennio Ineunte\u201d, ci ricorda che \u201cnon si tratta di inventare un nuovo programma. Il programma gi\u00e0 c\u2019\u00e9\u2026 Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia\u2026\u201d. Dobbiamo \u201cripartire da Cristo\u201d, ripartire da questo altare. Ed \u00e8 significativo che questo nuovo altare della cattedrale sorga quasi esattamente sulla tomba del primo vescovo di questa Chiesa, Anastasio, come a volerci legare alle origini stesse della Diocesi. Dalla testimonianza dell\u2019origine, la nostra preghiera sale in alto verso la cupola sino all\u2019altare del cielo. E con evidenza quasi fisica facciamo nostra l\u2019antica preghiera: \u201cSalga a te Signore la nostra preghiera come incenso e tu ascolta e perdona\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">La liturgia di questa sera, anche attraverso i segni della nuova porta e del nuovo ordine dell\u2019area presbiterale, sottolinea l\u2019unit\u00e0 del vescovo con i sacerdoti e i diaconi attorno a Ges\u00f9. E\u2019 una celebrazione tutta piena di intimit\u00e0. E per me si aggiunge, carissimi sacerdoti e cari diaconi, il ricordo commosso della celebrazione dello scorso anno. Vi dissi quel giorno che uno dei motivi principali che mi aveva spinto a scegliere la Settimana Santa per l\u2019ingresso in Diocesi era stato proprio quello di iniziare il mio ministero episcopale assieme a voi, nella Liturgia crismale, quasi a voler entrare in Diocesi non da solo ma con tutti i sacerdoti; entrare non in modo isolato ma in comunione piena con tutto il presbiterio. E ricordo l\u2019abbraccio con ciascuno di voi. E come non ricordare quello con don Giovanni Zanellato e con don Giovanni Federici? Oggi, \u00e8 passato un anno, il clima \u00e8 ancor pi\u00f9 intenso, e per me ancor pi\u00f9 pieno di comunione. S\u00ec, \u00e8 cresciuta la comunione. E benedico e ringrazio il Signore. Ci siamo conosciuti, abbiamo percorso un buon tratto di strada. L\u2019anno giubilare \u00e8 stato una benedizione per noi e per l\u2019intera nostra diocesi. Non posso qui ripercorrere il cammino che abbiamo fatto. Voglio per\u00f2 ricordare che si sono aggiunti a noi nel sacerdozio anche don Stefano e don Claudio, e anche don Riccardo che ha scelto di incardinarsi nella nostra Diocesi. Questa sera li sentiamo particolarmente vicini a noi, com\u2019era vicino a Ges\u00f9 quella sera dell\u2019ultima cena il giovane discepolo che egli amava. Si aggiunger\u00e0 a noi anche don Stefano Mazzotti che sar\u00e0 ordinato diacono nella domenica in albis. Assieme a loro vorrei ricordare anche don Edmund e don Leopoldo, lontani nello spazio, non certo dal nostro cuore. Un ricordo particolare vorrei fare per don Antonio Marconi, don Gaetano Zandon\u00e0, don Giuseppe De Santis, don Francesco Lombardi e il carissimo don Antonio Conti che non possono essere tra noi per questa celebrazione. Li ricordiamo tutti al Signore, qui, nella cattedrale, che sempre pi\u00f9 diviene la sala addobbata del piano superiore, quella sala bella di cui parla il Vangelo, s\u00ec davvero bella, da cui nessuno \u00e8 escluso e nella quale tutti sono attesi e accolti. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Cari sacerdoti, cari diaconi, <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">ebbene, vorrei ripartire da questa \u201csala bella\u201d con tutti voi, con ciascuno di voi, per riprendere con maggior forza il cammino che il Signore ci prepara nel tempo che viene. Avete lavorato molto nell\u2019anno trascorso. E voglio dirvi tutto il mio affetto e tutta la mia gratitudine. S\u00ec, grazie di cuore a tutti voi, a ciascuno di voi, cari sacerdoti e cari diaconi, iniziando da don Antonio Maniero che mi \u00e8 vicino nel portare la responsabilit\u00e0 dolce e grave del governo di questa Chiesa. Il Vangelo che ci \u00e8 stato annunciato ci riporta a Nazareth, quando Ges\u00f9 inizi\u00f2 il suo ministero. Quel giorno anche lui \u201cprese il largo\u201d, dispieg\u00f2 le sue vele al vento dello Spirito per annunciare il Vangelo ai poveri, per portare la liberazione ai prigionieri e ai ciechi la vista. Lasci\u00f2 la vita di sempre, abbandon\u00f2 le abitudini consolidate da trenta anni, abitudini certamente buone e sante, ma era giunto un nuovo momento, un momento opportuno, per rispondere alle nuove domande e alle nuove attese del mondo. E\u2019 un invito pressante anche a ciascuno di noi e all\u2019intera Diocesi. Oggi, non stiamo compiendo un rito stanco. Si tratta piuttosto di aprire anche le nostre vele al vento dello Spirito e &nbsp;prendere il largo, come il Papa ci ha esortato a fare, con le parole che Ges\u00f9 disse a Pietro quando lo esort\u00f2 a gettare nuovamente le reti. Ma cosa vuol dire per noi \u201cprendere il largo\u201d? Vuol dire andare incontro all\u2019uomo, andare incontro a tutti, andare incontro ai poveri e ai deboli, senza porsi nessun confine. Ecco il senso anche della nuova mensa dei poveri che apriremo nei giorni prossimi. Andare incontro a tutti, perch\u00e9 nessuno resti senza amore. C\u2019\u00e8 bisogno di gettare ancora le reti al largo delle nostre citt\u00e0 e dei nostri paesi. C\u2019\u00e8 bisogno che il Vangelo sia annunciato con pi\u00f9 vigore, particolarmente alle giovani generazioni; c\u2019\u00e8 bisogno che un nuovo anno di grazia sia predicato. Sono tanti ancora i prigionieri e numerosi sono coloro che badano solo a&nbsp; stessi senza preoccuparsi di altro. Eppure credo che un impegno rinnovato possa farci gustare frutti ancor pi\u00f9 abbondanti. Sono evidenti i segni di una piccola, nuova primavera. Vari sacerdoti tra voi \u2013 per fare un solo esempio &#8211; mi hanno parlato di una crescita di partecipazione alla Messa domenicale. E comunque tutti siamo testimoni della grande domanda di vita nuova che sale dalla nostra gente. La seminagione, antica e nuova, ha fatto germogliare la messe. E sento vere per noi le parole di Ges\u00f9 ai discepoli: \u201cLevate i vostri occhi e guardate i campi che gi\u00e0 biondeggiano per la mietitura\u201d(Gv 4,36). Non possiamo, cari sacerdoti, lasciarci cogliere dal sonno in cui caddero i tre discepoli di Ges\u00f9 nell\u2019orto degli ulivi. Oggi, il Signore si avvicina a noi, a ciascuno di noi, certo anche per svegliarci dal sonno delle nostre abitudini che talora ci rendono pi\u00f9 funzionari che pastori, ma egli si avvicina soprattutto per chiederci, come a Pietro: \u201cMi vuoi bene tu, pi\u00f9 di costoro?\u201d E\u2019 una domanda d\u2019amore, prima che d\u2019impegno. La nostra risposta diamola ora con generosit\u00e0 rinnovando le promesse fatte davanti al vescovo nel giorno della nostra ordinazione sacerdotale: \u201cSignore, tu lo sai che rivoglio bene!\u201d <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi sacerdoti, care sorelle cari fratelli, &nbsp; abbiamo iniziato questa celebrazione con la benedizione della nuova porta centrale della cattedrale che reca, incise nel bronzo, le parole di Ges\u00f9: \u201cIo sono la porta, chi passer\u00e0 per me sar\u00e0 salvo\u201d. E\u2019 la porta che ricorda il Grande Giubileo. 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