{"id":16710,"date":"2001-03-31T00:00:00","date_gmt":"2001-03-31T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/raduno-delanspi.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:35","slug":"raduno-delanspi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/raduno-delanspi.html","title":{"rendered":"Raduno del&#8217;Anspi"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 un momento importante per voi, cari amici dell\u2019Anspi, ritrovarvi in questo appuntamento nazionale. Esso cade in un momento liturgico significativo, inizier\u00e0 tra pochi giorni la grande e santa settimana della passione di Ges\u00f9, ed anche in un tempo particolare che vede il nostro paese scosso da vicende tragiche che riguardano il mondo dei ragazzi e dei giovani. Tutti siamo interrogati da questi fatti. Ma essi interpellano con urgenza noi che abbiamo il compito di stare in mezzo ai giovani. I fatti di queste settimane passate ci dicono, attraverso la loro tragicit\u00e0, che non basta pi\u00f9 continuare come sempre abbiamo fatto, che non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente la pastorale ordinaria, che non \u00e8 pi\u00f9 adeguato il nostro e il vostro lavoro ordinario. C\u2019\u00e8 bisogno anche nel campo della pastorale giovanile di \u201cprendere il largo\u201d, di osare di pi\u00f9, di essere pi\u00f9 audaci e ancor pi\u00f9 generosi.<br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%\">Il Papa ce ne d\u00e0 per primo l\u2019esempio. Egli, durante la GMG, rivolgendosi ai giovani, con grande chiarezza disse loro: \u201cNon abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio\u201d. Si tratta di avere la stessa ambizione sui nostri giovani. In questo senso \u00e8 da intendere quanto dicevo prima, ossia che non basta pi\u00f9 l\u2019ordinariet\u00e0 del nostro impegno. Credo che \u00e8 facile correre il rischio di essere poco ambiziosi sui giovani; \u00e8 facile essere rassegnati su di loro. Non sognare pi\u00f9 per loro, con la scusa che dobbiamo essere realisti. Questa rassegnazione su di loro \u00e8 una grande mancanza di amore. Ed \u00e8 quello che ci rimproverano. Essi, infatti, hanno bisogno di padri, di madri che sappiano indicare loro un alto ideale. La loro debolezza sta spesso nell\u2019assenza di una paternit\u00e0 forte su di loro. E\u2019 pi\u00f9 facile inseguire i giovani, che essere loro padri. E\u2019 pi\u00f9 facile correre dietro di loro per attrarli, per aggirarli o per fare di loro uno spazio del mercato, che proporre la fatica della crescita e del cambiamento. E\u2019 raro oggi incontrare persone che con coraggio mostrino ai giovani un ideale alto, esigente, radicale. Certo, in quest\u2019ultimo caso, si corre il rischio del rifiuto. Educare, del resto, e voi me lo insegnate, \u00e8 sempre un rischio perch\u00e9 richiede una scelta e quindi un possibile rifiuto. Ma \u00e8 lo stesso rischio che corse anche Ges\u00f9, come mostra il brano evangelico del giovane ricco che se ne and\u00f2 via, triste. In ogni caso l\u2019incontro dei giovani con il Vangelo passa solo per quelle parole: \u201cSe vuoi essere perfetto, va vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi\u201d. Sono parole esigenti, non v\u2019\u00e8 dubbio, possono apparire anche irritanti o troppo coinvolgenti. Ma nel cammino cristiano non c\u2019\u00e8 altra strada. E la ragione sta nel fatto che esse nascono da un amore altrettanto esigente. Un amore che costringe anche Ges\u00f9 anche a costo della sua stessa vita. Solo chi \u00e8 disposto a dare la vita pu\u00f2 chiedere altrettanto. Ebbene, di un amore cos\u00ec hanno bisogno i giovani. Spesso, invece, sono lasciati soli, abbandonati al loro destino, anche se li aduliamo, li inseguiamo, li carezziamo, li blandiamo. <\/P><br \/>\nHanno bisogno di Ges\u00f9, di un amore come quello che egli ha avuto verso quella donna. Era destinata alla morte, come destinati alla morte sono tanti nostri ragazzi. A volte \u00e8 morte del cuore, altre volte morte anche del corpo. La nostra societ\u00e0, non di rado, li getta nel mezzo della piazza della vita senza prendersi una cura vera di loro, diventano solo oggetto di mercato, di sfruttamento, manovali della violenza. Il vangelo ci fa notare che a quegli scribi e farisei, sotto il velo dell\u2019osservanza della legge, non importava nulla di quella donna. Per Ges\u00f9 non \u00e8 cos\u00ec. Ges\u00f9 neppure li guard\u00f2. Si chin\u00f2 a terra come per essere vicino pi\u00f9 a quella donna che a loro. E si mise a \u201cscrivere con il dito per terra\u201d. Lasciatemi immaginare, cari amici, quella piazzetta come un oratorio, s\u00ec un oratorio, dove si affrontano la freddezza da una parte e l\u2019amore dall\u2019altra; il disinteresse ammantato di legalit\u00e0, e una paternit\u00e0 senza limiti. E\u2019 senza dubbio una scena strana, inusitata. Ma non debbono essere un po\u2019 inusitati anche i nostri oratori, i nostri spazi? La diversit\u00e0 sta in quella presenza \u201cinchinata\u201d. Non sappiamo cosa Ges\u00f9 scrisse e neppure cosa pensasse in quel momento. Una sola cosa era certa che egli stava accanto a quella povera donna. Noi, voi, dobbiamo stare accanto ai ragazzi, ai giovani, senza mai abbandonarli. Chini su di loro, come Ges\u00f9; ed esigenti con loro, come lo era Ges\u00f9.<br \/>\nGli altri, ad un certo momento, se ne andarono via tutti. Capita di sovente che i ragazzi e i giovani siano abbandonati al loro destino. Quel giorno, solo Ges\u00f9 rimase con quella donna. Si trovano l\u2019una davanti all\u2019altra, il bisogno di perdono e di aiuto e l\u2019amore con la misericordia. Ges\u00f9 riprende a parlare; lo fa come di solito, con il suo tono, la sua passione, la sua tenerezza, ed anche la sua fermezza. Alza la testa e chiede alla donna: \u201cDonna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?\u201d. Ed ella risponde: \u201cNessuno, Signore\u201d. La parola di Ges\u00f9 diviene profonda, per nulla indifferente, anzi piena di misericordia. E\u2019 una parola buona, di quelle che solo il Signore sa pronunciare: \u201cNeanche io ti condanno, va e d\u2019ora in poi non peccare pi\u00f9\u201d. Ges\u00f9 era l\u2019unico che avrebbe potuto alzare la mano e lanciare le pietre per lapidarla; l\u2019unico giusto. Invece, la prese per mano e l\u2019alz\u00f2 da terra; in verit\u00e0 la sollev\u00f2 dalla sua condizione di miseria, e la rimise in piedi: non era venuto per condannare, e tanto meno per consegnare alla morte; \u00e8 venuto per parlare e per rialzare alla vita. Dice a quella donna: \u201cva\u201d, come dire: ritorna alla vita, riprendi il tuo cammino. E aggiunge: \u201cnon peccare pi\u00f9\u201d, ossia: percorri la via sulla quale ti ho posto, la via della misericordia e del perdono. E\u2019 l\u2019esempio che ci deve guidare nella piazza di questo mondo, in quegli spazi che sono i nostri oratori, i nostri luoghi: prendere per mano i giovani e farli alzare dalla loro condizione perch\u00e9 riprendano a vivere con gioia e con dignit\u00e0. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 un momento importante per voi, cari amici dell\u2019Anspi, ritrovarvi in questo appuntamento nazionale. 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