{"id":16690,"date":"2000-07-01T00:00:00","date_gmt":"2000-07-01T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/sinodo-di-spoleto.html"},"modified":"2013-05-16T23:59:22","modified_gmt":"2013-05-16T21:59:22","slug":"sinodo-di-spoleto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/sinodo-di-spoleto.html","title":{"rendered":"Sinodo di Spoleto"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Omelia apertura Sinodo a Spoleto<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Sono particolarmente grato a Mons. Fontana per l\u2019invito rivoltomi a presiedere questa liturgia per l\u2019inizio del Sinodo Diocesano. La fraterna amicizia che ci lega da tanti anni trova in questo invito una singolare occasione di comunione. Come vescovo della diocesi vicina mi sento altres\u00ec onorato di poter salutare voi tutti chiamati a un atto, qual \u00e8 il Sinodo, che \u00e8 tra i pi\u00f9 alti, se non il pi\u00f9 alto, nella vita di una diocesi. Queste mie bervi riflessioni le porgo con affetto e con amicizia, sapendo bene che la vostra ricchezza diviene anche ricchezza mia e della mia diocesi. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Non \u00e8 senza senso profondo che la vostra diocesi si accinga a celebrare il Sinodo proprio all\u2019inizio di un nuovo millennio. Anzi, credo che nel vostro Sinodo ci sia il mistero di una vocazione da accogliere. Il tempo che viene non \u00e8 un semplice cambio di calendario, ma una chiamata del Signore all\u2019intera Chiesa diocesana di Spoleto. A voi raccolti in assemblea \u00e8 chiesto di alzare lo sguardo da se stessi o dalle proprie singole realt\u00e0 ecclesiali per guardare pi\u00f9 in alto e oltre ancora. Vi \u00e8 chiesta l&#8217;audacia di indicare all\u2019intera comunit\u00e0 diocesana un nuovo cammino per il secolo che viene. Il tesoro di grazia che vi \u00e8 stato donato, e che sinora questa chiesa ha custodito, va fatto crescere perch\u00e9 porti nuovi frutti. Non basta pi\u00f9 vivere come sino ad ora abbiamo fatto; non basta pi\u00f9 continuare con i ritmi di sempre. E\u2019 giunto il momento di andare oltre, senza fermarsi sul gi\u00e0 fatto. Ciascuno di noi pu\u00f2 cedere alla tentazione di dire: cosa posso o debbo fare di pi\u00f9? Non \u00e8 sufficiente continuare come ho sempre fatto, magari facendolo meglio? Care sorelle e cari fratelli, questa era la stessa domanda che il giovane ricco fece al Signore. Egli credeva di aver fatto gi\u00e0 il possibile. Cosa poteva fare ancora? In realt\u00e0 quella domanda nascondeva la paura di perdere le sue ricchezze, le sue sicurezze e le sue abitudini. Anche noi spesso crediamo di fare tutto il possibile. La verit\u00e0 \u00e8 che se non si abbandona qualcosa non ci si rinnova. Se non ci apriamo con maggiore generosit\u00e0 e audacia al Vangelo, questa diocesi, il mondo, il nuovo secolo, saranno meno aperti all\u2019amore. La nostra speranza, invece, \u00e8 che il tempo che viene sia un tempo e un mondo pi\u00f9 carico d\u2019amore.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Non dobbiamo dimenticare che veniamo da uno dei secoli pi\u00f9 tragici dell\u2019intera storia umana. E il secolo iniziato non appare migliore o meno pericoloso. Non \u00e8 questa la sede per tracciare, anche solo sommariamente, i tratti della nuova civilt\u00e0 che si sta creando. Ma un punto credo sia necessario sottolinearlo. Se da una parte avanza il processo di globalizzazione del mondo, dall\u2019altra cresce l\u2019individualismo personale e nazionale. Non viene certo globalizzata la solidariet\u00e0, come lo stesso Giovanni Paolo II chiedeva lo scorso 1 maggio. La conseguenza \u00e8 il ripiegamento su se stessi sia dei singoli che delle nazioni. Nel nuovo millennio siamo tutti entrati come a testa bassa, scarichi di sogni, di utopie, di prospettive ampie e generali. Ognuno, spinto a chiudersi nel proprio particolare, fa parte di una societ\u00e0 di orfani, di uomini e di donne privi di amore, privi di difesa, privi di parole autorevoli sulla loro vita. In questo vuoto d\u2019amore, la solitudine diviene il dramma dei nostri tempi. Diceva madre Teresa: \u201cLa peggiore malattia dell\u2019Occidente oggi non \u00e8 la tubercolosi e la lebbra, ma il non sentirsi amati e desiderati, il sentirsi abbandonati. La medicina pu\u00f2 guarire le malattie del corpo, ma l\u2019unica cura per la solitudine, la disperazione e la mancanza di prospettive \u00e8 l\u2019amore. Vi sono numerose persone al mondo che muoiono per un pezzo di pane, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d\u2019amore\u201d. Si tratta di un dramma non teorico o astratto, ma esistenziale, concreto, che tocca la vita quotidiana di tutti. E\u2019 il dramma dei giovani alla ricerca disperata di un senso per le loro giornate, e perci\u00f2 costretti a fare i salti mortali per attirare l\u2019attenzione su di s\u00e9. E\u2019 il dramma degli anziani che si sentono messi da parte dopo una vita di lavoro, e se poi non sono pi\u00f9 autosufficienti non resta loro altro che l\u2019abbandono in un angolo di qualche cronicario. E\u2019 il dramma delle donne e degli uomini adulti costretti a una durissima concorrenza sul lavoro per poter sopravvivere. Non mi fermo su quel che la solitudine vuol dire per i poveri e per i tanti abbandonati che non sanno appunto dove sbattere la testa. Un mondo di persone sole, senza amore, potremmo dire orfani di padri e di madri. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La gente cerca comunque qualche rifugio, tenta la fortuna in ogni modo, oppure ricorre a forme pi\u00f9 diverse pur di trovare una speranza. Tutti cercano protezione. E forse \u00e8 proprio qui uno dei nodi della cosiddetta rinascita religiosa (o \u201crivincita di Dio\u201d, come qualcuno ha scritto), dopo la crisi delle ideologie e dei facili messianismi o fondamentalismi. Ma il fenomeno va letto con attenzione. Penso alla New Age. Mai prima d\u2019ora, e mai in cos\u00ec tanti paesi del mondo, uomini anche istruiti e all\u2019apparenza sofisticati sul piano intellettuale si sono ritrovati con tale senso di impotenza, in un vortice di idee contraddittorie, dissonanti e passibili di provocare disorientamento. Ogni giorno porta con s\u00e9 una nuova moda, una nuova scoperta scientifica, una nuova religione o un nuovo manifesto. E ciascuna di queste mode ha i suoi sacerdoti e i suoi guru, buoni per qualche ora o per qualche giorno&#8230;Insomma, gli uomini cercano disperatamente qualcosa, qualsiasi cosa, in cui per\u00f2 possano credere. C\u2019\u00e8 una spasmodica ricerca di benessere, di armonia, di protezione. La sfida che oggi dobbiamo raccogliere non \u00e8 tanto l\u2019ateismo teorico o la negazione di Dio attraverso la proclamazione di ideologie assolutiste, quanto la mancanza di senso della vita, che possiamo chiamare con molti nomi, ma che si pu\u00f2 riassumere nell\u2019assenza di una parola vera sulla propria vita, che \u00e8 assenza di Paternit\u00e0 e di Maternit\u00e0. <\/P><br \/>\nAbbiamo ascoltato dal Vangelo: \u201cDove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro\u201d. E\u2019 la proposta del Vangelo al mondo contemporaneo. Ad un mondo di soli si propone una Chiesa di comunione, ad un mondo di orfani una Chiesa come famiglia. E\u2019 famiglia \u201cspirituale\u201d, ossia animata dallo Spirito Santo, e per questo ben pi\u00f9 forte e ampia di quella basata solo sui vincoli della carne. Dare un Padre e una Madre a uomini e a donne che sono soli e orfani, racchiude a mio avviso l\u2019intera pastorale. In un mondo di orfani e di sbandati, l\u2019annuncio evangelico deve concretizzarsi nell\u2019offrire una famiglia reale, concreta, con un Padre buono e una madre misericordiosa. Una famiglia ove si vivono i sentimenti evangelici della paternit\u00e0 di Dio, della maternit\u00e0 della comunit\u00e0 e della fraternit\u00e0 tra i fratelli \u00e8 quello di cui tutti abbiamo bisogno, noi e gli altri, voi e la terra spoletina. In questa linea deve realizzarsi la vita di ogni comunit\u00e0 cristiana, diocesana, parrocchiale, religiosa, di movimento, di gruppo: essere davvero una famiglia, ove l\u2019anonimato \u00e8 bandito, ove la fraternit\u00e0 non \u00e8 una parola vuota, ove la misericordia e il perdono sono pane quotidiano. Solo una Chiesa come famiglia di Dio pu\u00f2 annunciare al mondo un Dio credibile e un Vangelo che attrae. Un Dio slegato da una famiglia, fosse anche l\u2019Essere Perfettissimo, a chi interessa? Forse ai filosofi per rendere organico il loro pensiero o il quadro teorico da essi costruito, non certo a quella mamma con il marito che la violenta e con il figlio ch\u2019\u00e8 senza lavoro! E una Chiesa arida, fredda e anonima, priva di un Padre e quindi del calore dello Spirito, senza la familiarit\u00e0 e la fraternit\u00e0 di una vera famiglia, come pu\u00f2 attirare ed essere credibile?<br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Il Sinodo che state per iniziare non \u00e8 allora un evento solitario nella vita di questa diocesi, e neppure una pura indicazione di metodo. E\u2019 piuttosto l\u2019esperienza di una Chiesa come famiglia e, per questo, diviene l\u2019immagine che presiede l\u2019intera vita diocesana per il tempo che viene. Qui voi sperimentate la vita della famiglia di Dio, con tutta la sua ricchezza e tutta la sua fatica. Certo \u00e8 che ognuno deve abbandonare se stesso per unirsi profondamente agli altri e formare \u201cun cuore solo e un anima sola\u201d, come scrivono gli Atti degli Apostoli della prima comunit\u00e0 cristiana. E\u2019 nell\u2019assemblea dei fratelli che Dio ha posto il Vangelo. E\u2019 qui che trovate la Parola del Signore, come scrive il libro del Deuteronomio, perch\u00e9 essa \u00e8 in mezzo a voi, \u00e8 nella vostra bocca e nel vostro cuore. E tutto quel che dite e fate deve tendere alla costruzione comune: \u201cNon fate nulla per spirito di rivalit\u00e0 o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umilt\u00e0, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri\u201d. E\u2019 l\u2019esortazione di Paolo perch\u00e9 le vostre assemblee siano secondo lo Spirito del Signore. La celebrazione del Sinodo \u00e8 pertanto il momento privilegiato ove i credenti, raccolti nella comunione rispettosa dei diversi carismi, vivono l\u2019esperienza alta della bellezza e della grandezza della famiglia di Dio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Vorrei chiudere questa mia riflessione con una citazione di un antico Padre della Chiesa. Scrive la Lettera di Clemente a Giacomo: \u201cTutta la realt\u00e0 della Chiesa pu\u00f2 essere paragonata a una grande nave, la quale attraverso una violenta tempesta, porta uomini che provengono da molte regioni e che vogliono abitare la sola citt\u00e0 del buon regno. Il padrone di questa nave dunque sia per voi il buon Dio; il capitano sia paragonato a Cristo, il sottopilota al vescovo, i marinai ai presbiteri, i caporematori ai diaconi, gli arruolatori ai catechisti. Tutta la moltitudine dei fratelli, \u00e8 rappresentata dai passeggeri; il mondo \u00e8 il mare, i venti contrari sono le tentazioni, le persecuzioni, i pericoli e le tribolazioni di ogni genere sono le grandi ondate; le bufere torrentizie che vengono da terra sono i discorsi degli sviati e dei falsi profeti; le sporgenze e le asprezze dei luoghi sono quei potenti giudici che minacciano cose terribili; le secche e i luoghi infestati da mostri sono gli insensati e coloro che dubitano circa le promesse della verit\u00e0; gli ipocriti possono essere paragonati ai pirati, quando al vortice terribile, al baratro infernale, agli urti cruenti, ai cedimenti mortali, pensate che sono solo i peccati. Se volete, dunque, navigando con il buon vento, essere condotti al porto della citt\u00e0 sperata senza pericolo, pregate in modo di essere esauditi: ora le preghiere diventano esaudite grazie alle buone opere.&nbsp; <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">I passeggeri, dunque, rimangano calmi, ciascuno seduto saldamente al proprio posto, perch\u00e9 con il loro disordine non provochino qualche scossone o facciano piegare la nave su di un lato. Gli arruolatori si ricordino delle paghe. I diaconi non trascurino nulla di ci\u00f2 che \u00e8 stato loro affidato. I presbiteri, come marinai, abbiano cura di dare a ciascuno le cose necessarie. Il vescovo, come vigile sottopilota, riferisca solo gli ordini del capitano. Cristo sia amato come il capitano salvatore, e si presti fede solo alle sue parole. Tutti poi preghino Dio per una felice navigazione\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Omelia apertura Sinodo a Spoleto &nbsp; Sono particolarmente grato a Mons. Fontana per l\u2019invito rivoltomi a presiedere questa liturgia per l\u2019inizio del Sinodo Diocesano. La fraterna amicizia che ci lega da tanti anni trova in questo invito una singolare occasione di comunione. 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