{"id":16675,"date":"2000-04-19T00:00:00","date_gmt":"2000-04-19T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/messa-crismale-2000.html"},"modified":"2013-05-16T23:59:23","modified_gmt":"2013-05-16T21:59:23","slug":"messa-crismale-2000","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/messa-crismale-2000.html","title":{"rendered":"Messa crismale 2000"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Carissimi sacerdoti, cari fratelli e sorelle, <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">questa celebrazione \u00e8 posta dalla Chiesa quasi come la porta attraverso cui entrare nel triduo pasquale che inizier\u00e0 domani con la liturgia del Gioved\u00ec Santo. In tutte le chiese cattoliche del mondo i vescovi oggi, o domattina, celebrano assieme ai loro sacerdoti la liturgia per la consacrazione degli olii santi. E\u2019 un momento di particolare intimit\u00e0 tra il vescovo e i suoi sacerdoti, un\u2019intimit\u00e0 bella e profonda che affonda le sue radici nel sacramento stesso dell\u2019ordine sacro. Permettetemi perci\u00f2, cari fedeli, che mi rivolga anzitutto ai sacerdoti, primi e indispensabili collaboratori del vescovo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari sacerdoti, faccio mie le parole che il Signore rivolse ai suoi discepoli quel lontano Gioved\u00ec Santo: \u201cHo desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi\u201d. Sono passati poco meno di duemila anni da quel giorno, ed io le sento vere anche per me. S\u00ec, posso dire che ho davvero desiderato molto questo incontro con tutti voi. Fin dall\u2019inizio ho pensato a voi e ho pregato per ciascuno di voi, come vi ho scritto nella lettera che ho voluto inviarvi durante i miei esercizi spirituali. Ed vi confesso che uno dei motivi principali che mi ha spinto a scegliere la Settimana Santa per l\u2019ingresso in Diocesi \u00e8 stato proprio quello di iniziare il mio ministero episcopale assieme a voi, quasi a voler entrare in Diocesi non da solo ma con tutti i sacerdoti; entrare non in modo isolato ma in comunione piena con tutto il presbiterio. Gi\u00e0 domenica scorsa ho voluto abbracciare ciascuno di voi, uno per uno, davanti a tutti nella santa liturgia delle Palme. Oggi vi \u00e8 come un clima pi\u00f9 intenso, pi\u00f9 intimo, pi\u00f9 pieno di comunione. Per questo vorrei che la liturgia di questa sera la vivessimo con quegli stessi sentimenti che Ges\u00f9 e discepoli avevano quel giorno mentre si raccoglievano nella sala bella, al piano superiore. E questa cattedrale \u00e8 la sala bella, il luogo alto della nostra Diocesi. Ebbene io vorrei partire da qui con tutti voi, con ciascuno di voi, per tutto il cammino che il Signore ci conceder\u00e0 di fare. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Potremmo dire che la nostra Diocesi riparte dal Cenacolo, dal luogo ove il Signore Ges\u00f9 \u201cdopo aver amato i suoi, li am\u00f2 sino alla fine\u201d. Da dove potremmo ripartire, se non da questo amore. E\u2019 dal cuore del Gioved\u00ec Santo sgorga il nostro sacerdozio. E oggi pulsa qui il cuore della Diocesi di Terni, Narni e Amelia. E tutti noi sacerdoti siamo coloro che aiutano a trasmettere il sangue dell\u2019amore di Ges\u00f9 in tutto il corpo della comunit\u00e0 cristiana. Che il cuore perci\u00f2 sia uno, come scrivono gli Atti degli Apostoli per l\u2019intera comunit\u00e0 cristiana: \u201cavevano un cuor solo e un\u2019anima sola\u201d. Che questo presbiterio batta all\u2019unisono, che sia attraversato dagli stessi sentimenti che sono in Cristo Ges\u00f9, il quale non trattenne nulla per s\u00e9 ma umili\u00f2 se stesso prendendo la forma di servo. Dobbiamo modellarci su Ges\u00f9. Non su un Ges\u00f9 generico, ma su Ges\u00f9 che durante la cena si abbassa sino a lavare i piedi ai discepoli, su Ges\u00f9 che si fa pane spezzato e sangue versato per tutti. Quanta distanza tra noi e questo Ges\u00f9! Ma oggi, questa distanza possiamo accorciarla, e assieme \u00e8 pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 facile. Per questo ci accingiamo ad entrare non da soli all\u2019appuntamento pasquale, ma assieme. Con questa celebrazione, in certo modo, vogliamo vivere e manifestare il nostro comune sacerdozio, vogliamo rigenerare la nostra fraternit\u00e0 sacerdotale, irrobustire l\u2019amicizia tra noi, un\u2019amicizia concreta, fatta di gesti, di parole, di incontri, di sostegno, di correzione e di esortazione, di pazienza ma anche di creativit\u00e0. Ne abbiamo bisogno tutti. Ne ha bisogno l\u2019intero presbiterio. Ciascuno di noi ha una sua storia particolare, una sua cultura, una sua provenienza, ma siamo chiamati a formare un solo corpo. E il Signore Ges\u00f9, che ha abbattuto ogni muro di divisione, ha fatto di noi, che eravamo lontani o veniamo da lontano, un unico corpo, un unico cuore, un unico spirito. Ripartire dal Cenacolo perci\u00f2 vuol dire modellare la nostra vita su Ges\u00f9, lasciando indietro le nostre asperit\u00e0, le nostre particolarit\u00e0. Siamo chiamati a salire assieme su quella sala alta per avere la compassione che Ges\u00f9 aveva per le folle stanche e sfinite che erano come pecore senza pastore. Si tratta di costruire \u2013 non \u00e8 scontato, per questo parlo di costruzione, di lavoro, di fatica &#8211; dentro ciascuno di noi, e anche all\u2019interno dell\u2019intero presbiterio, la comune compassione di Ges\u00f9 per la gente che ci \u00e8 stata affidata. Nessuno di noi \u00e8 un eroe, nessuno di noi \u00e8 un pastore solitario; siamo tutti uomini deboli e bisognosi di aiuto e di amore. Oggi ci riconosciamo tutti figli dell\u2019unico pastore, a lui chiediamo di donarci il suo stesso Spirito. Ricordiamocelo, cari sacerdoti, tutti noi siamo figli prima di essere padri. Invochiamo oggi il Signore perch\u00e9 ci sostenga e ci protegga, perch\u00e9 l\u2019intera nostra vita sia guidata dalla sua Parola e non dalle nostre abitudini o dalle nostre tradizioni e convinzioni pi\u00f9 o meno radicate. Non difendiamo noi stessi, quel che dobbiamo difendere \u00e8 la salvezza del nostro popolo. Non siamo sacerdoti per noi, ma per il popolo che ci \u00e8 stato affidato. In tal senso direi che non basta essere santi ciascuno per proprio conto, \u00e8 l\u2019intero presbiterio che deve essere santo. A tutti noi, in solidum \u00e8 affidata la comunit\u00e0 cristiana di terni, Narni e Amelia. Con questo spirito di comunione spirituale e pastorale vorrei che accingessimo al lavoro comune che ci attende. Per parte mia, cari confratelli, cercher\u00f2 di essere accanto a ciascuno di voi perch\u00e9 tutti assieme possiamo somigliare sempre pi\u00f9 a Ges\u00f9, unico pastore, l\u2019unico che ha dato davvero tutta la sua vita per il suo popolo. La nostra salvezza sta perci\u00f2 nel restare stretti accanto a Ges\u00f9 Buon Pastore, nel commuoverci come lui si commuoveva sui deboli e sui peccatori, nel servire tutti come lui serviva la gente, nel rivolgerci a Dio con la stessa confidenza e fiducia con cui lui si rivolgeva al Padre. Questo vuol dire essere conformi a Cristo, avere cio\u00e8 la forma, il pensiero, lo spirito, l\u2019animo di Cristo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Nella sua prima predica a Nazareth, aveva appena trenta anni, applic\u00f2 a se stesso le parole del profeta Isaia: \u201cmi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libert\u00e0 gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore\u201d. E\u2019 il Vangelo che ci viene consegnato in questo giorno. Noi, poveri uomini, fragili e deboli, noi, proprio noi siamo chiamati ad annunciare un anno di grazia, un giubileo; noi, proprio noi chiamati a predicare il Vangelo ed essere pieni di amore e di misericordia. Cari sacerdoti, me lo sentirete dire molte volte, ma \u00e8 quello che Ges\u00f9 ci ha lasciato come compito sin dall\u2019inizio: il Vangelo \u00e8 il tesoro pi\u00f9 prezioso che noi abbiamo. Ascoltiamolo, predichiamolo e facciamolo leggere. E il Vangelo render\u00e0 le nostre parrocchie non luoghi freddi e rituali, ma case di misericordia e di amore. Di queste case hanno bisogno i piccoli e i grandi, gli uomini e le donne, tutti, chi sta bene e chi sta male. Per questo oggi vi vengono consegnati gli olii santi; siano come l\u2019olio del buon samaritano, olio che conforta, che cura, che guarisce e che consacra il nostro popolo a Dio e al suo culto. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi sacerdoti, cari fratelli e sorelle, &nbsp; questa celebrazione \u00e8 posta dalla Chiesa quasi come la porta attraverso cui entrare nel triduo pasquale che inizier\u00e0 domani con la liturgia del Gioved\u00ec Santo. 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