{"id":16644,"date":"2006-03-03T00:00:00","date_gmt":"2006-03-03T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/trigesimo-della-morte-di-don-andrea-santoro.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:32","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:32","slug":"trigesimo-della-morte-di-don-andrea-santoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/trigesimo-della-morte-di-don-andrea-santoro.html","title":{"rendered":"Trigesimo della morte di don Andrea Santoro"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici,<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">abbiamo sentito il bisogno di radunarci assieme per ricordare don Andrea qui, nel Seminario Romano Maggiore, dove con lui abbiamo passato sei anni della nostra vita e dove don Andrea amava tornare. Credo che tutti noi, in questo mese, siamo tornati con la mente a ripercorrere gli anni che abbiamo vissuti assieme. E quanti ricordi ci sono tornati alla mente! Per me partono sin dalla met\u00e0 degli anni Cinquanta nelle scuole medie al Seminario Romano Minore. Dopo i lunghi anni di vita comune nel seminario, le nostre strade si sono divise e quella di don Andrea \u00e8 giunta sino in Turchia dove proprio un mese fa, al termine della messa, mentre pregava davanti l\u2019altare, \u00e8 stato colpito al cuore. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Nel Vangelo che abbiamo ascoltato si parla dell\u2019apostolo Andrea che, assieme a Filippo, va da Ges\u00f9 per riferirgli di alcuni greci che volevano vederlo; una iniziativa che sembra sintetizzare l\u2019intera vita di don Andrea: portare tutti a Ges\u00f9, anche quei \u201cgreci\u201d. Era un desiderio profondo di don Andrea: portare tutti a Ges\u00f9, anche quel pugno di fedeli di Trebisonda, e in ogni caso portare a tutti l\u2019amore di Ges\u00f9. E lo portava, come lui stesso scrive nella sua ultima lettera, \u201cin punta di piedi, con umilt\u00e0, ma anche con coraggio\u201d. E, in effetti, non si \u00e8 mai tirato indietro, appunto come Filippo e Andrea fecero in quel giorno. Dopo aver riferito a Ges\u00f9 la richiesta i due si sentirono rispondere dal Maestro che era giunta la sua \u201cora\u201d, quella di essere glorificato. Quell\u2019ora che non era ancora giunta a Cana, quell\u2019ora da cui i discepoli pi\u00f9 volte volevano allontanarlo, quell\u2019ora era finalmente giunta. Ed \u00e8 giunta anche per don Andrea. Nessuno di noi lo avrebbe voluto e forse ancora oggi facciamo fatica ad accettarlo. Eppure don Andrea \u00e8 venuto al mondo per quest\u2019ora, per quel 5 febbraio scorso. Egli, vero \u201calter Christus\u201d, al termine della celebrazione della Messa, mentre pregava, \u00e8 stato glorificato da Dio, come sta scritto: \u201cse il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserver\u00e0 per la vita eterna\u201d(Gv 12, 24-25). L\u2019 \u201cora\u201d della sua morte \u00e8 stata la ragione della sua esistenza, di tutto il suo percorso di seminarista e di prete. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">S\u00ec, don Andrea \u00e8 stato scelto da Dio fin dal seno materno per essere glorificato, perch\u00e9 fosse esempio di un amore che non consoce limiti, neppure quello della morte. Noi non lo sapevamo e tanto meno lo intuivamo, e tuttavia abbiamo avuto la grazia di vivere accanto a lui, chiamato ad essere martire. \u00c8 una grazia essergli stati vicini. Ed ora che \u00e8 stato \u201conorato\u201d dal Padre credo dobbiamo fare tesoro della sua testimonianza. Il Papa Benedetto, pi\u00f9 volte e fin dal primo momento ha parlato dell\u2019esemplarit\u00e0 di don Andrea, una esemplarit\u00e0 per i preti di oggi e in particolare direi per i \u201cpreti romani\u201d. Nell\u2019incontro che avuto gioved\u00ec scorso con clero di Roma lo ha ricordato con queste parole: \u201cIl luminoso esempio di don Andrea: morire per Cristo nel momento della preghiera e testimoniare da una parte l\u2019interiorit\u00e0 della propria vita e, dall\u2019altra, la propria testimonianza per gli uomini in un punto realmente panperiferico del mondo, circondato dall\u2019odio e dal fanatismo di altri. \u00c8 una testimonianza che ispira tutti a seguire Cristo, a dare la vita per gli altri e a trovare proprio cos\u00ec la Vita\u201d. Il cardinale Ruini, facendosi eco di queste parole ha parlato di don Andrea come di un martire e ha promesso che sar\u00e0 aperta la causa di beatificazione. Noi \u2013 penso a noi suoi compagni di seminario e al Seminario stesso \u2013 dovremmo forse essere tra i primi a raccogliere l\u2019invito del cardinale per portare avanti questa sua proposta. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">In ogni caso, il martirio di don Andrea ci interroga. Mi tornano in mente le parole della Lettera agli Ebrei quando, parlando dei martiri che ci circondano, ci ricorda che noi \u201cnon abbiamo resistito fino al sangue\u201d (cfr. Eb 12,4). Don Andrea \u00e8 il primo martire del Seminario Romano. Da compagno che era, \u00e8 divenuto ora maestro, nel senso che ci mostra come amare, come vivere il nostro sacerdozio, come testimoniare la ricchezza di quell\u2019amore che anche lui ha appreso dalle sorgenti profonde del Seminario Romano, di questa Chiesa romana chiamata a \u201cpresiedere alla carit\u00e0\u201d. Facciamo bene ad essere orgogliosi di lui. Dobbiamo anzi proporlo come esempio ai giovani di questa e di tante altre citt\u00e0, dicendo a tutti che \u00e8 bello essere preti come don Andrea e che, soprattutto, c\u2019\u00e8 bisogno oggi di preti come lui perch\u00e9 solo cos\u00ec possiamo servire il Vangelo e cambiare il mondo. Egli ci mostra quell\u2019eccesso di amore spesso davvero nei nostri paesi ricchi e tra noi. Eppure senza questa eroicit\u00e0 nell\u2019amore lo stesso Vangelo rischia di essere come svuotato della sua forza di cambiamento. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Non \u00e8 stata facile o lineare la vita di don Andrea. Chi pi\u00f9 gli \u00e8 stato pi\u00f9 vicino ne \u00e8 a conoscenza. E non sono mancate le incomprensioni. Don Andrea lo sapeva bene, ma non fuggiva dalla radicalit\u00e0 evangelica, pur con tutti i limiti che ciascuno di noi ha. E forse pi\u00f9 volte forse ha applicato anche a se stesso le parole di Ges\u00f9: \u201cOra l\u2019anima mia \u00e8 turbata; e che devo dire? Padre salvami da quest\u2019ora? Ma per questo sono giunto a quest\u2019ora! Padre glorifica il tuo nome!\u201d Forse queste parole se le \u00e8 ripetute nel gennaio scorso quando tornava in Turchia e il clima non era certo dei pi\u00f9 tranquilli; oppure le ha meditate le tante volte che la santa inquietudine evangelica che gli bruciava dentro lo spingeva a cercare quelle vie che solo il Signore conosceva. Nell\u2019ultima lettera, dopo un episodio di violenza che aveva subito da parte di giovani musulmani turchi, scrive: \u201cDevo dirvi la verit\u00e0: ho avuto paura e per qualche notte non ho dormito\u201d. Ma don Andrea \u00e8 rimasto l\u00ec, in quel palmo di terra periferica con meno di dieci cristiani, per continuare a offrire la sua buona testimonianza. E non sapeva che stava per \u201cterminare la sua corsa\u201d(cfr. At 20,24) e che era in procinto di ricevere la corona di gloria. Il Signore, anno dopo anno, passo dopo passo, per vie che forse neppure lui conosceva, lo ha guidato verso il martirio. La sua permanenza in Turchia \u00e8 un mistero di amore che forse solo ora comprendiamo in tutta la sua forza profetica. Don Andrea aveva comunque compreso che in quel crocevia il Signore lo aveva posto per gettare ancora una volta il seme del Vangelo. Quel seme \u00e8 caduto in terra e ha dato molto frutto. Lo nota nella sua ultima lettera: \u201cIl regno dei cieli non \u00e8 forse simile a un granellino di senape, il pi\u00f9 piccolo tra tutti i semi? Lo getti e poi lo lasci fare\u2026\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Dopo che una ragazza musulmana, dentro la piccola Chiesa di Trebisonda, gli ha detto assieme ad altre amiche: \u201cAnche noi ti vogliamo bene\u201d, don Andrea ha scritto: \u201cDirsi \u2018ti vogliamo bene\u2019, dentro una chiesa, tra cristiani e musulmani mi \u00e8 sembrato un raggio di luce. Basterebbe questo a giustificare la mia venuta\u201d. S\u00ec, don Andrea \u00e8 voluto tornare l\u00e0 dove il cristianesimo aveva mosso i primi passi, come per coglierne la linfa vitale che, unica, pu\u00f2 ridare speranza al mondo. Vi \u00e8 andato sapendo che quella terra aveva bisogno di una rinnovata testimonianza evangelica. Ma vi \u00e8 andato con il senso del debito, il debito di riconoscenza per quella terra d\u2019Oriente che dato la fede all\u2019Europa. Andare in Turchia perci\u00f2 non era per lui una decisione privata, frutto di sue opzioni. Andrea \u00e8 andato non da solo ma a nome della Chiesa di Roma. Mi raccontava il cardinale Ruini che quando, parlandone con lui,&nbsp; gli diceva che era una sua scelta, don Andrea ribatteva con vigore: \u201cno, non vado a nome mio, vado a nome della Diocesi di Roma\u201d. Dalla Chiesa dell\u2019apostolo Pietro, don Andrea, si recava nella terra della Chiesa dell\u2019apostolo Andrea, il primo dei chiamati, per offrire quella testimonianza di amore che sola pu\u00f2 lenire e guarire la ferita lacerante della divisione. S\u00ec, don Andrea aveva compreso che solo l\u2019amore evangelico vissuto sino in fondo pu\u00f2 sanare la divisione. Per questo don Andrea \u00e8 un testimone del dialogo ecumenico. Ed \u00e8 anche un martire del dialogo tra le religioni e tra i popoli. Lo diceva spesso: \u201cLa mia missione \u00e8 il dialogo tra le fedi\u201d, sapendo che nel Medio Oriente incrociava sia l\u2019ebraismo che l\u2019islam. E ha scelto come missione di essere un ponte, proprio mentre questo nostro mondo sembra perseguire una recrudescenza di conflittualit\u00e0. Non \u00e8 il conflitto tra civilt\u00e0 che ci salva, ma l\u2019incontro franco e saldo che ci suggerisce l\u2019amore cristiano.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Fa bene rileggere queste parole della sua ultima lettera che mostrano su quale roccia fosse costruita la sua testimonianza: \u201cIl vantaggio di noi cristiani nel credere in un Dio inerme, in un Cristo che invita ad amare i nemici, a servire per essere \u201csignori\u201d della casa, a farsi ultimo per risultare il primo, in un vangelo che proibisce l\u2019odio, l\u2019ira, il giudizio, il dominio, in un Dio che si fa agnello e si lascia colpire per uccidere in s\u00e9 l\u2019orgoglio e l\u2019odio, in un Dio che attira con l\u2019amore e non domina con il potere, \u00e8 un vantaggio da non perdere. \u00c8 un \u201cvantaggio\u201d che pu\u00f2 sembrare \u201csvantaggioso\u201d e perdente e lo \u00e8, agli occhi del mondo, ma \u00e8 vittorioso agli occhi di Dio e capace di conquistare il cuore del mondo. Diceva san Giovanni Crisostomo: Cristo pasce agnelli, non lupi. Se ci faremo agnelli vinceremo, se diventeremo lupi perderemo. Non \u00e8 facile, come non \u00e8 facile la croce di Cristo sempre tentata dal fascino della spada\u2026Ci sar\u00e0 chi voglia essere presente in questo mondo mediorientale semplicemente come \u201ccristiano\u201d, \u201csale\u201d nella minestra, \u201clievito nella pasta, \u201cluce\u201d nella stanza, \u201cfinestra\u201d tra muri innalzati, \u201cponte\u201d tra rive opposte, \u201cofferta\u201d di riconciliazione?\u201d Caro don Andrea queste tue parole sigillate con il sangue sono un dono per la Chiesa e per il mondo. L\u2019eco straordinaria che ha avuto la tua morte mostra il bisogno che tutti abbiamo di queste tue parole, di questa tua testimonianza. In esse c\u2019\u00e8 l\u2019eco di tutto il Vangelo. E dal cielo in questo mese \u00e8 venuta nuovamente quella voce che diceva: \u201cL\u2019ho glorificato e di nuovo lo glorificher\u00f2!\u201d <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">\u00c8 venuta per te, caro Andrea, la glorificazione della morte che ti ha aperto il paradiso. Ma quella voce di che di nuovo ti glorificher\u00e0. Questa volta la glorificazione sar\u00e0 profezia per noi e per il mondo quando salirai sugli altari. Le tue parole di amore, segnate dal sangue, sono la buona notizia che consegni anche a noi perch\u00e9 la portiamo al mondo. S\u00ec, cari amici, la morte di don Andrea \u00e8 una buona notizia risuonata ovunque in queste settimane perch\u00e9 gli uomini intraprendano il cammino della pace, dell\u2019incontro, della comprensione reciproca, del perdono, il cammino dell\u2019amore. Qualche tempo fa, quando qualcuno voleva che sorgesse anche tra i cristiani quel clima di violenza che sta avvelenando il mondo, don Andrea disse: \u201cNoi siamo uomini della croce, non della spada\u201d. E lo \u00e8 stato davvero, sino in fondo, uomo della croce trafitto nel cuore da un proiettile come quello di Ges\u00f9 lo fu con una lancia. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici, non a caso abbiamo vissuto accanto a lui. Il suo martirio \u00e8 un dono e una responsabilit\u00e0 per ciascuno. E permettetemi un ricordo personale. Proprio a met\u00e0 marzo di 36 anni fa, pi\u00f9 o meno a quest\u2019ora, in questa stessa cappella, eravamo stesi per terra mentre si cantavano le litanie dei santi per l\u2019ordinazione diaconale sua e presbiterale mia. Ora Andrea, in piedi davanti all\u2019altare del cielo, fa parte di quella schiera innumerevole di testimoni \u201cche sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell\u2019Agnello\u201d(Ap 7,14). Dal cielo, accanto a Maria, Madre nostra e fiducia nostra, ci guarda e ci viene accanto per accompagnarci. Avviciniamoci a lui e, come quei greci, chiediamogli di mostrarci Ges\u00f9. Con la sua morte ci ha gi\u00e0 mostrato la via, quella dell\u2019amore che non conosce confini e che salva noi stessi e il mondo. E speriamo di poter contemplare con lui il volto buono e misericordioso del Padre. Don Andrea aiutaci!<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\"><A href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/vescovo\/interventi\/arch.php?cat_id=1&#038;subcat_id=4&#038;id_dett=160\">LA MORTE DI DON ANDREA SANTORO&nbsp;<\/A><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Cari amici, &nbsp; abbiamo sentito il bisogno di radunarci assieme per ricordare don Andrea qui, nel Seminario Romano Maggiore, dove con lui abbiamo passato sei anni della nostra vita e dove don Andrea amava tornare. 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